Meglio tradire un boss fuorilegge, sia pure in ritardo, che le leggi dello Stato

Pubblicato da Redazione il 6 dicembre 2010 in Politica |

L’idea che condivido con l’editore di questo blog è che si debba essere cronisti e non commentatori e penso che la maggior parte dei lettori, non solo i nostri, possa condividere.

Se pensiamo al successo del Tg di Mentana ne traiamo una conferma. Lessi in un articolato articolo su Repubblica tempo fa (non ne ricordo l’autore) che «Mentana dà le notizie e non le commenta, Minzolini commenta le notizie che non dà». Trovo che in questo semplice, azzeccato e simpatico aforisma ci sia del verissimo. Com’è altrettanto vero che c’è chi sa commentare in maniera eccelsa e riesce a dare grande dignità a questo tipo di giornalismo.

Ad esempio, non so da chi abbia imparato Michele Serra ma credo che abbia superato comunque i suoi maestri. Lui non intinge la penna nel veleno ma nella sagacia e nell’intelligenza. In tutti i modi, «c’è un tempo per raccontare e un tempo per commentare».  Sì, ma cosa, direte voi?

Parliamo di Fini e dei suoi.  Poche settimane or sono Il Secolo d’Italia chiede scusa a Montanelli: «Indro su Berlusconi avevi ragione tu».  Partiamo da qui. Ma noi lo abbiamo sempre pensato che avesse ragione, semplicemente perché se ne sapeva su Berlusconi e se ne sapeva su Montanelli, le loro storie erano ben conosciute. Persino Bossi sapeva. Quindi questo ravvedimento «secolare» fa trasecolare. Però, però, questi che venivano dal Msi, dal fascismo, erano nell’angolo. «Dio Patria e Famiglia», di matrice statalista, giustizialista e conservatrice, magari credevano ancora nell’uomo forte, mentre noi preferiamo credere nell’uomo. Poteva convivere il giustizialismo col «similgarantismo contestualizzato» del Berlusca? Forse, ma solo fino ad un certo punto, solo fino a questo punto. A Fini concediamo un’attenuante, non particolarmente generica: Berlusconi lo ha sdoganato. E lo penso non da oggi. Questo sdoganamento ha fatto bene all’Italia sul piano della democrazia.

Poi la fame di poltrone, covata per tutto il dopoguerra, ha portato alla ribalta personaggi che non hanno mai perso l’odore del fascismo, ma questi sono effetti collaterali. Adesso Libero, un giornale che evidentemente ha il titolo sbagliato, pubblica nomi, foto ed e-mail dei «traditori». Ecco quindi rispuntare lo squadrismo, si additano i singoli con una disperata azione violenta. Non so se il tradimento sia una categoria politica, ma se lo è dobbiamo chiedere; forse non è tradimento degli elettori (il mitico popolo sovrano) andare al potere non per fare l’interesse dei cittadini (dello Stato, della patria, se vi pare) ma i propri?  Viene voglia di comprare Libero per avere quelle e mail e scrivere a questi parlamentari: avete fatto una scelta dignitosa, siamo con voi.

Mario Mantovani


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