Il ritorno dei cavernicoli
Nel suo articolo, pubblicato nelle pagine di Affari & Finanza, allegato al quotidiano la Repubblica di ieri, 29 novembre 2010, il o la giornalista che si sigla e.m.a. dimentica di dire quali animali sono stati scuoiati per realizzare la pelliccia di Karl Lagerfeld che illustra il pezzo. Oppure di precisare che si tratta di pelliccia sintetica. Vorremmo poter rassicurare gli amici animalisti, ma non abbiamo gli elementi sufficienti per farlo.
Il freddo è arrivato trionfa la pelliccia
Si fa presto a dire yeti. Quando arriva il grande freddo è meglio correre ai ripari, avvolgendosi in cappe bozzolo e in sontuosi velli giurassici di gusto paleochic. Come nell’ imminenza di una glaciazione o dopo un’ apocalisse ecologica. Come nel bellissimo film «The road» in cui per fronteggiare le insidie umane e meteorologiche Viggo Mortensen sfoggia un look da sopravvissuto stile «Day after».
Per rompere il ghiaccio allora anche Karl Lagerfeld chez Chanel (nella foto, un modello) ha un valido soluzione ad elevato tasso di stile: la «pelliccia fantasia». Studiata per una spedizione artica, riscalda i tweed, i tulle e le lane. I materiali sembrano screpolati, in rilievo con effetto sdrucito, con contorni che non sono mai definiti da un orlo, con frange di lana che evocano stoffe che si sgretolano a causa del freddo. I tessuti così trasformati decorano tailleur rivisitati, giacche e abiti in tweed. Gli stivali sono ricoperti di pelliccia con tacchi ispirati alle stalattiti, in tema con l’installazione iceberg fatta di 240 tonnellate di ghiaccio della Groenlandia, ricreato per la sfilata sotto le volte del Grand Palais che ricorda le prime scene di «2001Odissea nello spazio».
E al collo questa regina delle nevi esibisce un collier «primitivo», in rete di metallo argento da cui pendono frange di lana nera: qui però oltre il gelo c’ è di più. In realtà la rivoluzione digitale, basata su una realtà immateriale perché virtuale, ha prodotto una reazione estrema: il ritorno a una natura ancestrale, habitat ideale dei neocavernicoli capaci di cogliere il bello anche nell’ estetica neoprimitiva legata a materiali grezzi e forme «barbariche» ma in senso buono. Come quelle dei cappotti spigolosi di Maison Martin Margiela, degli scultorei capi sovrapposti di Viktor & Rolf, dei tubini di pelle di Sophia Kokosalaki decorati da un groviglio di fili di rame, delle creazioni visionarie di Rodarte e dei mantelli vaporosi di Custo Barcelona.
Lo stilista ha ribattezzato la sua collezione «Hairy Metal» e gioca con immaginifici puzzle grafici di peli ecologici dagli imprimés selvaggi ma anche con soprabiti di lamine d’ argento, siderali come i piumini di Moncler Gamme Rouge con cui Valli rinnova il gusto della space age, in omaggio a un’ artigianalità sperimentale che scava nella memoria dell’ uomo. Come ben sa l’ esperta di tendenze Li Edelkoort che nella mostra «Post Fossil» di scena a Tokyo ha prefigurato scenari eloquentemente neoprimitivi. «Il design lussuoso e autocelebrativo di un tempo ha le ore contate – spiega l’esperta di tendenze Li Edelkoort – i designer cercano le loro radici a volte spingendosi molto indietro nel tempo». Sarà questo il futuro della creatività? (e.m.a.)
La «pelliccia fantasia» di Karl Lagerfeld chez Chanel.
Le sobrie «collane» Lagerfeld indicate per chi soffre di cervicale.













