Lettere a Giuliano Molossi: il cacciatore titolato, lo sciopero alla De Amicis e Luigi Alfieri a Santo Domingo
Giuliano Molossi, direttore della Gazzetta di Parma.
Il brutto delle Lettere al direttore della Gazzetta di Parma è la loro effimera durata. In capo a poche ore sono destinate a fare un’immeritata fine nel cassonetto della raccolta differenziata. Neanche riciclo: nessuno avvolge più niente nella carta da giornale. E così, insieme alle più utili, vanno distrutte anche le più belle. Per belle non intendiamo necessariamente condivisibili (anzi!), ma meritevoli di nota e riflessione, vuoi per la prosa dell’estensore, vuoi per gli eccelsi contenuti che schiudono ai nostri sguardi scenari inimmaginabili. Perciò ci siamo dati il non lieve ma gradevole compito di pubblicare quelle che meritano di continuare a esistere per sempre nella Rete. Non ci ringrazi dottor Molossi, lo facciamo volentieri. E gratis. Ci permetta piuttosto una domanda: ma le legge tutte? Ed è più il divertimento o la noia? Ultima curiosità, ma non meno importante: perché il redattore di turno non corregge i refusi, che sono tanti ed entrano fastidiosamente negli occhi come moscerini estivi?
A proposito di caccia
Signor direttore,
tale Gian Carlo Magnani, pescacciatore, nella lettera «La caccia è uno sport» (Gazzetta del 3 novembre) dopo averla «redarguita» per essersi permesso (sic!) di pubblicare il pensiero di una lettrice a proposito della caccia, dei lupi e dei cacciatori, si spinge (ahimè) oltre, definendo la signora Verzelloni una kapo, una nazista, una razzista, una Welt Frau. E non accontentandosi di ciò, conclude il suo sproloquio augurandosi di «incontrare la signora nel bosco, durante una battuta di caccia al cinghiale, per avere con lei, vis a vis, uno scambio più ravvicinato di opinioni in merito…». Il signor Magnani, evidentemente oltremodo segnato dalla frase «abbattete i cacciatori», a mio avviso solo ironica e provocatoria, auspicando «che qualche associazione venatoria denunci la signora per istigazione a delinquere», ha pensato bene di lasciarsi andare a una serie di gravi e gratuiti insulti senza evidentemente pensare alle eventuali possibili conseguenze. Ma questa è un’altra storia. Ciò che invece mi preme dire a questo signore è che quello che lui definisce uno sport (la caccia), provoca nel nostro Paese, solo per fare un piccolo esempio, la morte 17.000.000 di piccoli uccelli che, entrando nei carnieri, vengono tolti alla Natura e al piacere di vederli volare liberi nei cieli. Lo sport, caro signor Magnani, è un’altra cosa: è agonismo, sacrificio, allenamento e soprattutto rispetto per l’avversario. E francamente non mi sembra che la caccia possa rientrare in questo ambito a meno che non si voglia far credere che si rispettano gli animali scaricando loro addosso una rosa di pallini di piombo. Due aspetti della caccia sono tuttavia positivi: 1) otto italiani su dieci ne chiedono l’abolizione; 2) i cacciatori calano ogni anno con una continuità impressionante. Sono infatti passati dal milione e settecentomila del 1980, agli attuali settecentomila. Avanti così!
Giorgio Mezzatesta Parma, 5 novembre 2010La replica del cacciatore
Egregio direttore,
mi consenta di controbattere ad alcune affermazioni di tale Giorgio Mezzatesta sulla mia persona in quanto cacciatore, pubblicate recentemente sulla sua rubrica «Lettere al Direttore». Gli antichi latini dicevano che, dal nome di una persona, si poteva risalire alla sua personalità. Ella, signor Mezzatesta, col cognome che si ritrova è già ben catalogato! Per sua norma e regola, io non sono un «tale» né un «signore» qualsiasi, ma bensì il Dr. Gian Carlo Magnani, laureato in Medicina e Chirurgia con il massimo dei voti e lode, con una tesi sperimentale presentata ad un Congresso mondiale di Radiologia ed edita a stampa con il mio unico nome. Specialista in Radiologia Generale, Radioterapia, Medicina Nucleare, Terapia Fisica con 60/60 e lode. Primario Radiologo dell’Usl di Parma a soli 38 anni, tra i più giovani d’Italia dell’epoca, fine anni settanta. Inoltre, al contrario di Ella, mon cher, petit Demiencephal, io non cerco visibilità né medaglie attaccando e criticando alcunché ed alcunchì, ma lavorando, quotidianamente, al servizio di persone che soffrono, talvolta con patologie incurabili, dando loro conforto e speranza, nonché la mia quarantennale esperienza in campo medico. Inoltre solo ed esclusivamente per Ella, mein lieb, klein Halbkopfmark, io al contrario di Ella quando parlo e scrivo, non sproloquio né vaneggio ma sentenzio! Per quanto riguarda la statistica da Lei citata, my dear, little Middlebrain, la trovo arcaica e ormai superata, in quanto i dati in mio possesso son ben diversi, ma alla fin fine a noi cacciatori che ce ne cale, a noi basta, ope legis, praticare liberamente il nostro meraviglioso e affascinante sport, incuranti dei ragli che ci circondano. Su un solo elemento sono d’accordo e cioè che siamo inesorabilmente sempre meno, pochi ma ottimi, per mancanza di rincalzi, tant’è che io auspicherei di essere inclusi nel W.W.F. come specie in estinzione, organismo ad Ella tanto caro ed al quale appartiene indissolubilmente come raro caso, se non unico, di Cassandraraglians.
Giancarlo Magnani Parma, 8 novembreNDR. Essere una testa intera non è sufficiente. Tra di esse possono esservi la testa di turco, la testa d’uovo, la testa vuota, la testa di cuoio e altre teste dagli attributi irriferibili.
Il «pescacciatore» Magnani
Signor direttore,
mio malgrado mi vedo costretto a rispondere alla lettera del pescacciatore Gian Carlo Magnani (Gazzetta di mercoledì 17 novembre). Pur essendo intrisa di frasi che vanno oltre il lecito sotto il profilo penale, non è mia intenzione, per ora, querelare questo signore, lasciando che siano i lettori della Gazzetta, e non il giudice, a giudicare le sue affermazioni. Il signor Magnani, non avendo evidentemente argomenti per controbattere alla mia del 5 novembre, sfoggiando una cultura veramente impressionante intercalata da versetti in una lingua a me, banale dottore senza grandi titoli, sconosciuta, si limita, povero, ad offendermi prendendo come spunto il mio cognome, come avviene a scuola fra i bambini. Ma il modo di comportarsi di questo signore certamente lascia il tempo che trova non fosse altro perché lui stesso si presenta elencando (sic!) tutta una serie di titoli di studio e voti di laurea che tanto mi ricordano il famoso detto «ma non sa chi sono io!» e che, a mio avviso, dovrebbero indurre ad una maggiore riflessione e senso di responsabilità soprattutto poi se si scrive su un giornale! Ma, evidentemente, signori si nasce e medici si diventa! E lei signor Gian Carlo manca di quel senso della misura (ma il problema è solo suo) che si deve avere quando si interloquisce con chi non la pensa come lei, soprattutto poi se ha un cognome che, pur sollecitando banali e scontate battute in individui irriverenti, merita rispetto perché portato, da generazioni, da persone perbene e da tutti conosciute e stimate. Ma al di là di ciò vista la veemenza della risposta, mi pare di capire che la mia lettera, che contestava la sua idea che la caccia è uno sport meraviglioso, abbia colpito nel segno causandole un così profondo turbamento. Non voglio andare oltre e anzi per dimostrarle che non mi sono sentito offeso dalle sue parole (avrebbe però dovuto farci conoscere, già che c’era, anche la votazione ottenuta alle elementari, alle medie e il voto in condotta…) mi conceda di inviarle, tramite la Gazzetta, i miei più sinceri e cordiali auguri di buona caccia. Più di così, mi creda, non posso fare!
Giorgio Mezzatesta Parma, 18 novembre 2010
Lo sciopero alla De Amicis
Egregio direttore,
le scrivo in merito all’episodio avvenuto il 17 novembre a Fidenza e che ha visto “protagonisti” (non per loro volontà) i bambini della Scuola “E. De Amicis”. Tra questi uno dei miei figli, sballottati tra una Scuola ed un’altra ed in balìa dell’autista dello scuolabus, causa uno sciopero “di un’ora” (?) dei bidelli. E’ giusto sottolineare che stiamo parlando di bambini di età compresa tra i 6 ed i 9 anni e, pertanto, veramente indifesi rispetto a queste situazioni paradossali e a cui molto difficilmente si riesce a spiegare il perché succedano queste cose. Qui non è in discussione il sacrosanto diritto di ogni lavoratore ad esprimere il proprio dissenso anche attraverso la forma dello sciopero, ma semmai il fatto che tutti (ma proprio tutti) debbano fare sempre il proprio dovere, ancora di più quando si tratta di bambini. In questo caso, è evidente, qualcosa non ha funzionato, qualcuno non ha fatto il proprio dovere. Ed è giusto che in questo caso chi non ha fatto il proprio dovere venga richiamato all’ordine. Vorrei fare notare che il Dirigente Scolastico del plesso non era presente nell’Istituto al momento dell’accaduto, non vi era almeno fino alle 9 dello stesso giorno, si è fatto negare al telefono per tutta la mattinata, negando, di fatto, il diritto del genitore ad essere informato, trincerandosi dietro al burocratico “prenda l’appuntamento” e non capendo la gravità di quanto accaduto. Mi aspetto che, visto il tanto parlare di meritocrazia e di assunzioni di responsabilità, almeno una volta qualcuno si prenda le proprie responsabilità, facendo pubblica ammenda e mettendo in campo tutta la volontà per porre correttivi e fare in modo che queste “assurdità” non succedano più. Questo è un dovere! P.S. A proposito di doveri, gli unici che lo hanno fatto sono stati i bambini e gli autisti.
Davide Aschieri Fidenza, 18 novembre 2010L’inferno e il paradiso
Egregio direttore,
a seguito dell’articolo uscito in data 27 ottobre 2010 su la Gazzetta di Parma, dal titolo «Hispaniola l’isola divisa tra inferno e Paradiso» a firma di Luigi Alfieri, in qualità di Direttrice dell’Ente del Turismo della Repubblica Dominicana in Italia, desidero intervenire per alcune importanti precisazioni. In primo luogo, non riesco proprio a comprendere per quale motivo, un giornalista che ha appena effettuato un viaggio stampa nel mio Paese andando a visitare la zona di Samanà, che non si trova al confine con Haiti, debba aprire il suo articolo parlando di inferno e paradiso. Forse nella volontà del giornalista c’era quella di valorizzare la destinazione paragonandola a un posto paradisiaco, ma il risultato ci sembra opposto. Aprire un articolo che dovrebbe valorizzare il mio Paese, parlando della vicina Haiti, è una scelta editoriale che, mi permetta, non condivido. Non capisco per quale motivo i recenti accadimenti dei nostri sfortunati vicini di casa debbano essere usati come termine di paragone. E’ vero, l’Hispaniola è un’isola divisa tra due nazioni, ma non capiamo per quale motivo, dopo il terremoto che ha colpito Haiti, per parlare di Repubblica Dominicana, bisogna menzionare il Paese confinante. Mi permetto anche di segnalare che nell’articolo sono presenti alcune imprecisioni o errori di battitura. Santo Domingo è la capitale del mio Paese, ma all’interno dell’articolo diverse volte il nome della capitale viene usato erroneamente come sinonimo del paese Repubblica Dominicana. Questo errore viene spesso commesso dagli italiani, e da anni, stiamo combattendo per modificare questa percezione, anche perché rischiamo di creare confusione nel lettore quando poi parliamo della Capitale. L’operatore turistico che organizza i corsi di ballo si chiama Altilis, non Altalis come indicato nel vostro box. Io non so se la persona che ha realizzato il titolo e i box è la stessa che ha firmato l’articolo, perché Samanà viene riportata senza l’accento nei box, mentre nell’articolo viene citata correttamente. Sperando di essere stata chiara, vi saluto cordialmente
Neyda Garcia
Direttrice Ente del Turismo della Repubblica Dominicana
Milano, 3 novembre 2010















E io che quasi mi vergognavo per il fatto che gli scacchi (ope legis come direbbe il professor Magnani, tiè!) sono consideratuna disciplina sportiva associata. Dopo avere letto il carteggio pro o contro la caccia devo ricredermi, non ho più dubbi; gli scacchi sono uno sport…
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Bello, il florilegio di lettere. Al pluridecorato Magnani, vorrei dire che aggiungo anche la mia, di mezze teste, e fa una, per dirgli che è un borioso maleducato, per come tratta le persone e uno scroccone perché il suo ‘sport’ lo pratica a casa d’altri, la campagna non è sua e con roba d’altri perché gli animali selvatici non sono suoi, malgrado ope legis. Si facesse il safari nel suo giardino. Grazie
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Sono con Vauro, e invito il Dr. Cav. Grand’Uff. Lup. Mann. Gian Carlo Magnani a prendere ben la mira!
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