L’orribile dehors di Parmacotto sfigura via Farini, ma continuano a dire che Parma è bella
Avevano tanto freddo, i poveri avventori. Non bastavano i funghi a riscaldarli. Battevano i denti e quelle bocche assiderate non potevano ingoiare tortelli d’erbette e salumi. E poi con il freddo ti resta tutto sullo stomaco. Lo sanno tutti. Dai bicchieri tenuti da mani tremolanti il lambrusco colava su camice e pellicce. L’ospitalità parmigiana non ci faceva una bella figura. Ma venne un uomo che disse loro: abbiate fede, vi scalderò e rimpinzerò, vi porterò in paradiso. Un passante osservò in francese, francese di qui: quand ghe fröd as va dentör. Non conosceva le leggi (e le astuzie) della massimizzazione del profitto privato con l’uso dei beni pubblici. Apparteneva a un altro tempo. L’epoca in cui le sorelle Picchi vive non avrebbero mai permesso un simile scempio della loro salumeria-osteria. Ma il futuro non è dei morti.
Possono chiamarlo dehors fin che vogliono perché Parma è la Petite Capitale, ma è a tutti gli effetti un gabbiotto. Brutto, sgraziato e soprattutto invasivo. Invade metà della sede stradale di via Farini, oltre che una bella porzione di marciapiede, lo scatolone di vetro e alluminio fatto installare da Marco Rosi di fronte allo storico negozio-ristorante delle Sorelle Picchi.
Dopo avere acquisito il marchio lo ha inscatolato. Senza tanti riguardi per l’urbanistica e la facciata storica dell’esercizio, con la compiacenza della giunta che approva e delibera. In regola per carità, ci mancherebbe altro, ma veramente arrogante questa nuova bruttura. Più insopportabile di una movida continua e di una fila di macchine parcheggiate in terza fila. Un brutto non sanzionabile perché voluto da uno dei signori della città, padrone non solo di Parmacotto, ma di parecchie altre cose tra cui anche alcuni esseri animati ma non necessariamente dotati di gusto, morale e coscienza. Un tentativo precedente di accaparrarsi un pezzo di suolo pubblico era stato rintuzzato dall’autorità comunale, che ora assiste inerte. Anzi, pare che l’assessore Mario Marini, quello che rincorre i ladri di prosciutti delle Sorelle Picchi, vigilasse sull’esecuzione dei lavori. Non è chiaro se si trovasse da quelle parti per dovere istituzionale o per evitare che venissero trafugati altri jambon de Parme.
Ma la soprintendenza che fa? Dorme? Non ha competenze e voce in capitolo? Si attendono reazioni. Così come è stato montato in una notte l’orrido gazebo può essere smontato in un pomeriggio.
Per dare a ciascuno il suo, non ci resta da aggiungere nei ringraziamenti che il nome dell’architetto di questo «acquario» per boccaloni. È Paolo Mancini, lo stesso della vela della Ghiaia e dell’Hub Café. Dite la verità: l’avevate immaginato? I lavori di montaggio termineranno oggi in serata con brindisi di inaugurazione. Tutti a strafogarsi di prosciutto gratis avvolto attorno a un grissino e scaglie di parmigiano. A molti giornalisti basta veramente poco per avere la lingua impastata e le dita dattilografiche colpite da improvviso reuma. (np)
Superego. Ai tempi del grande freddo, subito dopo l’avvento di Marco Rosi che aveva pensato bene di rimuove la storica insegna per sostituirla con il suo nome.



















La storia dell’acquario Rosi in via Farini è pazzesca, una cosa da repubblica delle banane, da Russia putiniana, una barzelletta.
E peggio ancora è il sindaco che, prostrato, autorizza o, peggio, abbozza. Come si permette questo (censura) di invadere la pubblica via per il proprio esclusivo tornaconto? Chi se ne frega delle Sorelle Picchi e di Rosi. Si mangia male ed è carissimo. Allora, alla stessa stregua, autorizziamo gli accampamenti Rom in piazza della Pace, almeno quelli hanno fame e non sanno dove andare. Tanto “(censura)” lo sono allo stesso modo, ma almeno hanno le pezze al culo e ci danno l’alibi della pietà, della carità cristiana, della compassione.
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Non molto dissimile per le fattezze architettoniche da quel parallelepipedo tutto vetri ed alluminio eretto in viale Romagnosi a Salsomaggiore.
Anche quello ingombra meta’ marciapiede e meta’ carreggiata stradale ed ingloba addirittura un paio di tigli.
Che l’architetto progettista sia lo stesso?O che vi sia una azienda che produce in serie questi dehors cosi’ come la Sebach produce i wc mobil?
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Si può essere espliciti nel giudizio, nato da una sacrosanta indignazione per l’osceno Parmagabbiotto, senza per questo trascendere e passare all’insulto. Signor Grossi, avrebbe potuto essere altrettanto efficace senza essere così grossier al punto da farsi censurare alcuni passaggi di una critica condivisibile comunque anche dal punto di vista enogastronomico. Si moderi prendendo esempio dallo sdegno manifestato da oltre cento commentatori su Repubblica Parma on line. http://centro-parma.blogautore.repubblica.it/2010/11/18/gazebo-dalle-picchi-seconda-puntata/
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L’importante è che il Comune introietti una buona tassa di occupazione del suolo da parte dell’esercizio di cui si parla. L’estetica sgarbiana ha smesso di funzionare in questa peraltro splendida città da ormai troppo tempo!
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Perché non chiamarlo il gabbiotto degli orrori?
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Mi piacerebbe sapere quanto il Rosi paga al Comune. Calcolando i costi al metro quadro in quella zona di Parma direi che dovrebbe pagare almeno 200 k€ all’anno. Altrimenti si tratta di regalia.
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- Possibilmente magro, grazie.
- Il signore è servito. A chi tocca adesso?
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A Salso c’è una chicca del genere davanti al bar Tavani, firmato Urbini .
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