Giulietta e Romeo in Egitto
In certi Paese islamici al matrimonio tra persone di fedi differenti è preferibile quello con una bambina.
Si amano, ma lui è cristiano e lei musulmana. Risultato scoppia la rivolta: vanno a fuoco case e negozi di cristiani copti nel villaggio di al-Nawahiz, 650 chilometri a sud del Cairo, nella provincia di Qana.
Secondo quanto riporta The Washington Post, citando testimoni e fonti della polizia, le violenze sono esplose quando nel villaggio di al-Nawahiz si è diffusa la notizia del flirt tra i due che si sarebbero dati appuntamento nel cimitero del villaggio. Tra le persone coinvolte negli scontri, sempre stando a fonti della sicurezza egiziana, sono stati soprattutto parenti della ragazza.
Le violenze, che hanno portato all’incendio delle case di dodici famiglie cristiane e di alcuni negozi, si sono concluse con l’arresto di decine di persone delle due comunità, mentre i due giovani sarebbero tenuti in custodia dalla polizia per evitare che subiscano rappresaglie. Altre fonti sostengono che gli scontri siano nati da un contrasto tra il sindaco copto di al-Nawahiz e un suo rivale musulmano. I cristiani copti rappresentano circa il 10% della popolazione egiziana composta da 80 milioni persone. Copti e musulmani in genere vivono in pace, anche se a volte, le tensioni sfociano in scontri e violenze. Le organizzazioni per i diritti umani sostengono che gli attacchi contro i copti sono in aumento, sottolineando il fallimento del governo nell’affrontare le croniche tensioni settarie in una società dove il radicalismo religioso sta guadagnando terreno. Il governo, invece, insiste nell’affermare che i cristiani godono degli stessi diritti dei musulmani.
Un anno fa, nello stesso distretto, un gruppo di musulmani diede alle fiamme abitazioni e negozi di concittadini di fede copta dopo che si era diffusa la notizia di uno stupro commesso da un giovane copto, tuttora sotto processo, ai danni di una dodicenne di fede islamica. La minoranza cristiana, in quell’occasione, protestò contro la polizia, accusandola di non essere intervenuta per sedare le violenze. I disordini si conclusero il 6 gennaio con l’assassinio di sei copti e di una guardia di sicurezza musulmana.












