Pompei e la cultura allo sfascio

Pubblicato da Redazione il 13 novembre 2010 in Arte e architettura, Brutta Italia, Cultura, Scuola |


Alle prime ore del mattino del 6 novembre 2010 sotto il peso di un tetto in cemento armato e delle infiltrazioni d’acqua si è sbriciolata la «Schola armatorum juventutis pompeianae», la Domus dove si allenavano gli atleti dell’antica Pompei.

Sulla via dell’Abbondanza, una testimonianza unica della storia del mondo è divenuta un cumulo di detriti e uno spezzone di muro. Una «vergogna per l’Italia», ha definito Giorgio Napolitano il crollo della «Schola armatorum» ed era il minimo che si potesse dire. Quello che oltre venti secoli fa non era stata capace di fare la terribile eruzione del Vesuvio sono riusciti a farlo non solo l’incuria e la manutenzione carente, ma anche e soprattutto il cinismo degli italiani. Il nostro popolo è rimasto passivamente a guardare lo scempio che della cultura e del sapere si va facendo da decenni. Scomparsa la generazione dei politici che indossavano lo stesso abito finché non era consunto (la generazione dei De Gasperi, dei Togliatti, dei Nenni), da un trentennio a questa parte le classi dirigenti – di destra, di centro e di sinistra, non importa – sono andate a gara nel prendere a calci la scuola, il fondamento della civiltà. Di tutto hanno fatto perché le migliori intelligenze non intraprendessero la professione dell’insegnamento. Un tempo la scuola – ben me ne ricordo! – era spessissimo tema di dibattito sulla stampa; eminenti intellettuali e politici le dedicavano lunghi editoriali. Da quanti decenni non ne leggete più uno? Ha fatto comodo a troppi ridurre coloro ai quali spetta la responsabilità della formazione dei giovani a gente senza soldi e senza prestigio. Contano invece i ministeri dove imperano miliardismo e stecche. Ragione per la quale a dirigere il ministro della Pubblica Istruzione sono state regolarmente chiamate emerite nullità. O il nostro patrimonio artistico e archeologico è affare che riguarda solo il cosiddetto ministero dei Beni Culturali? Che esso vada in malora non sorprende.

Quando si trasforma la televisione in dittatura delle scempiaggini e della volgarità (aprite la tv in qualsiasi momento della giornata e troverete qualche donzella conciata più o meno come Ruby); quando cubiste, ballerine, ragazze dei calendari e peripatetiche del piccolo schermo ascendono al rango di rappresentanti del popolo nelle istituzioni; quando ogni anno a partire da ferragosto si offrono in pasto agli italiani – che in assai scarso numero leggono i giornali – discussioni a non finire sul prossimo festival di Sanremo; quando i telegiornali sono non già organi di informazione ma strumenti propagandistici al servizio della fazione al potere; quando folle di tifosi «briachi» mettono a soqquadro interi quartieri di città grandi e piccole per un rigore negato alla loro squadra; quando genitori arrivano a fare a botte in un campetto di calcio di periferia perché al loro pargolo è stato negato il posto in una squadretta; quando per lo più per spirito gregario e pecorile la gente è disposta a fare chilometriche file per vedere una mostra strombazzata dalla pubblicità, mentre centinaia di musei rimangono semideserti per 365 giorni all’anno (la maggior parte va alle mostre «di grido» senza la minima preparazione, ma solo per poter dire «io ci sono stato»), ci si meraviglia allora se nel Paese che vanta il 70 per cento del patrimonio artistico del mondo le classi dirigenti e il popolo - chiedo scusa al lettore – se ne sbattono bellamente delle gloriose testimonianze della nostra storia e della nostra arte?

Quando il ministro Tremonti dichiara che con la cultura non si mangia, non sorprende: le sue parole non fanno che dare espressione a ciò che pensa la maggioranza di un popolo educato da tempo a ragionare così. Ecco perché abbiamo la classe dirigente che ci meritiamo. «Le classi superiori d’Italia», scriveva Giacomo Leopardi nel saggio Sui costumi degli italiani, «sono le più ciniche di tutte le loro pari nelle altre nazioni. Il popolaccio italiano è il più cinico de’ popolacci». Alzi la mano chi pensa che non avesse visto giusto.

Sergio Caroli

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1 Commento

  • avatar Ermanno Valesi scrive:

    Gentile Professor Caroli,
    in realtà il governo fa tanto per la scuola, come si evince da questo articolo del Corriere di oggi che qui trapianto. Per la scuola cattolica però. Per questo le gerarchie vaticane non criticano il loro benefattore. L’ingrato compito tocca al povero don Sciortino o a qualche altro borderline della Chiesa.
    Complimenti per il suo articolo.
    Ermanno Valesi

    MARATONA SUL VOTO
    Più aiuti alle scuole private
    Nella notte la discussione sulla legge di Stabilità
    (la ex Finanziaria) in commissione Bilancio

    ROMA – La commissione Bilancio potrebbe approvare già questa mattina la legge di Stabilità, attesa dall’Aula della Camera martedì prossimo. Le votazioni sul maxiemendamento del governo sono proseguite fino a tarda sera, con la maggioranza sempre sul filo del rasoio. Il relatore, Marco Milanese, si è detto «fiducioso, visto l’accordo politico con la maggioranza, di riuscire a chiudere», ma anche ieri il governo ha rischiato di essere sconfitto un’altra volta dai voti dei finiani e del rappresentante dell’Mpa che stavano per legarsi a quelli dell’opposizione. È stato lo stesso Milanese, fiutato il pericolo del voto contrario sulla proposta del governo di utilizzare i fondi Fas per il trasporto ferroviario regionale senza tener conto delle quote vincolate al Sud, a chiedere uno stop per la riformulazione dell’emendamento appena un attimo prima del voto. E, sempre per venire incontro alle richieste dei finiani, il governo ha dovuto mettere sul piatto altri 40 milioni di euro per l’editoria, fondi che andranno in gran parte a beneficiare i giornali editi da cooperative, come il Secolo d’Italia ed il Manifesto.
    CONFERME – Gli altri interventi confluiti nella legge di stabilità restano confermati. Un miliardo e mezzo di euro per gli ammortizzatori sociali in deroga (al netto dei fondi delle Regioni e dei residui del 2010), 800 milioni per la detassazione degli straordinari (aliquota secca del 10% per i redditi fino a 40 mila euro), un miliardo per l’Università (di cui 800 milioni per il Fondo ordinario e 100 per le borse di studio), 750 milioni per le missioni di pace all’estero, che saranno coperte solo per i primi sei mesi 2011. Nel maxiemendamento, come annunciato, ci sono le risorse per allentare un po’ il Patto di Stabilità interno per Comuni (485 milioni, più quasi 300 per la mancata copertura Ici) e Regioni (400 milioni di euro per il trasporto pubblico locale), e altri 800 milioni di euro dal Fondo di Palazzo Chigi che andranno a coprire una lunga serie di interventi. Ci sono 245 milioni di euro per le scuole paritarie, 100 milioni di euro per finanziare il 5 per mille della dichiarazione Irpef al volontariato, 103 milioni di euro per i libri scolastici gratuiti, e 275 milioni di euro che serviranno per la partecipazione dell’Italia a banche e fondi internazionali, ma anche per i Comuni che stabilizzano i lavoratori socialmente utili.
    MALUMORE – Nell’opposizione, ma anche nella maggioranza, resta invece parecchio malumore per il rinvio ad un altro decreto, da varare entro la fine dell’anno, per la proroga delle detrazioni Irpef del 55% sulle ristrutturazioni per il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici. «La spaccatura della maggioranza è insanabile: ci avviamo verso la conclusione dell’esame parlamentare dell’ultima Finanziaria del governo Berlusconi» commenta il capogruppo Pd in commissione Bilancio, Pierpaolo Baretta.

    Mario Sensini
    13 novembre 2010

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