Vuoi vedere che stiamo uscendo dal tunnel?
Il giudice dei minori Anna Maria Fiorillo.
Così il pm Anna Maria Fiorillo ha avuto il coraggio di raccontare la sua verità su Ruby e smentire il ministro Roberto Maroni. Questa cosa mi fa pensare che questa magistrata abbia davvero il senso dello Stato ed abbia parlato anche per spirito di servizio. Ma c’è dell’altro, come direbbe Sergio Marchionne: ieri era prima di Cristo, oggi siamo dopo Cristo. Voglio dire questo: poche settimane or sono tutti avrebbero detto: «la Fiorillo è di sinistra…». Oggi non è più così, riflettete gente; il ventennio (questo) sta finendo. E comunque mi pare di scorgere un po’ di luce dopo tanto tempo… Mi pare di essere in un’altra Italia…
Mario Mantovani
Persino Giuliano Ferrara ci fa sognare
Ha cacciato Fini e ha perso la maggioranza. Ma non basta, non è tutto, non è questione di pallottoliere, non è la cosa più grave. Cacciando Fini, invece di integrarlo con compromessi politici a lui stesso utili, in attesa di uno stemperamento della propria anomalia istituzionale, il Cav. ha creato il competitore che mancava per la guida della destra bipolarista, gli ha dato anche l’aureola del martirio per la brutalità dei modi e per la lunga e incresciosa campagna di denigrazione personale. Dentro, Fini era un aspirante successore e il profeta di un rinnovamento di là da venire; sbattuto fuori senza tanti complimenti, un avversario mortale con spazio ampio di manovra. Ora Fini può triangolare in perfetta autonomia politica con il centro casiniano, con le opposizioni, con i poteri forti cosiddetti; e nel contempo può cercare di restare, a certe condizioni, le più utili per sé, nel perimetro della governabilità uscita dalle urne di due anni e mezzo fa. Può discutere senza complessi con Bossi, inverosimilmente rafforzato dal comportamento autolesionista del Cavaliere, e decidere su quali temi, in quali circostanze, con quali sfumature mettere sotto e umiliare la ex maggioranza. Soprattutto, Fini è il terminale di una nuova Stimmung, di uno stato d’animo che si diffonde: e se facessimo a meno di Berlusconi, che tanti problemi ci pone?
Fanno male i video con i pedinamenti di Lele Mora che va a una festa ad Arcore accompagnato da belle ragazze. Fanno male non perché abbiano un qualche significato morale, ma perché dimostrano che il Cav., non si sa come, non si sa bene perché, è diventato un uomo di stato che non conta, che può essere messo alla berlina da gente che lo spia, che può essere tirato in ballo in storie urca-scandalistiche da una escort spacciatrice già confidente dei carabinieri, e l’impressione è che anche la convocazione al Comitato parlamentare sui servizi sia solo un tentativo di umiliazione politica ben congegnato e ben raccordato con tutto il resto. Tutta la campagna sulla cricca aveva questo scopo di sfondo, la moralizzazione c’entrava niente: dimostrare che i carabinieri avevano mollato il Cav. e facevano quel che a loro piaceva, inventando quando non trovavano, e trovando fuffa da spacciare per romanzo criminale quando la fantasia veniva a mancare. Letta è stato indebolito anche lui, un po’ dal pettegolezzo maligno e un po’ dalla rigidità sui conti di finanza pubblica, benemerita ma incapacitante, di Tremonti. Arriva infine il Giornale con il titolo: “Governo, si sfascia tutto”, e un’intervista al Fatto di Feltri, che con stile cinico e brillante ha appunto “sfasciato tutto”; ora il Cav. è mollato in compagnia di Alessandro Sallusti, giornalista, e della Daniela Santanchè, pasionaria.
Non è bastata la logica di faida ex missina innescata dai colonnelli, che ha gravemente danneggiato il premier, adesso è la volta di Storace. Anche lui ha un diritto di veto sugli incontri politici del capo e dei suoi uomini o alleati.
Intanto i vescovi italiani, che non pranzano tutti a casa Vespa, reclamano sobrietà e una stabilità che non faccia galleggiare le istituzioni. La coda ruiniana del Forum delle famiglie si è agitata mestamente per tre giorni, ma il capo del governo non può recarsi a una conferenza strategica convocata e gestita dal governo. Confindustria ha già il piede sul predellino del carro vincente, è la sua missione storica. I giornaloni fanno la danza del ventre, al solito. La Rai è una fucina permanente di lazzi, frizzi ed eroismi dissidenti. Può essere che usando in modo radicale del suo residuo potere di interdizione, una volta tornato da Seul e resosi conto della verità profonda della situazione in cui si è cacciato avvelenandosi con le sue mani, Berlusconi riesca a scompaginare ancora una volta, come un eterno comeback kid, tutti questi giochi.
Il potere di interdizione del vincitore delle elezioni si fonda sul suo seguito popolare ed elettorale, e sul suo consistente esercito parlamentare, ma dipende ormai quasi integralmente dalla benevolenza di Bossi e dalla fiducia in lui dei suoi del Pdl, sottoposti nel nord alla prospettiva di non essere rieletti. E nella Lega sono in atto, dalla base al vertice, sommovimenti tellurici, roba forte, roba che non si vede. Però “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”, si affaccia un partito di piazzale Loreto, per adesso grottesco ma domani chissà, e la fuga dei ruffiani, dei profittatori e degli opportunisti, di cui già si era avuta qualche avvisaglia nei mesi scorsi, potrebbe farsi chiassosa e disordinata, con ulteriori effetti autunnali. Il tempo non lavora per il Cav., così sembra. (Giuliano Ferrara, Il Foglio, 13 novembre 2010)
Tag:Anna Maria Fiorillo, Giuliano Ferrara, Roberto Maroni, Ruby
SOTTO TIRO

CREDENZE POPOLARI
Nei centri commerciali,
i consumatori credono
di risparmiare.
In democrazia, gli elettori credono di contare.
QUELLO CHE NON HA GIULIANO
«Può darsi che Saviano sia banale e scriva male, ma se non piace
a Giuliano Ferrara qualcosa
di buono ce l’avrà». (Lia Celi)
SIRENE E CENTAURE NELLA GIUNTA BERNAZZOLI
«Giunta con metà donne», titola la Gazzetta di Parma, per significare che Bernazzoli vuole riservare il 50 per cento del suo esecutivo alle assessore. Ma detto così sembra che voglia amministratrici metà carne e metà pesce, metà umane e metà giumente. Strafalcione o lapsus?
MONTI LEI
Vista la situazione, è normale che la rabbia Monti. (Mario Mantovani)
ULTIMA CHIAMATA PER I PARTITITemo che i partiti italiani non abbiano capito il senso e lo scopo della formula adottata dal presidente della Repubblica dopo le dimissioni del governo Berlusconi. Mario Monti e i suoi tecnici avrebbero dovuto restaurare la credibilità finanziaria dell'Italia, riformare il mercato del lavoro, creare le condizioni per una economia più libera e competitiva. I partiti avrebbero dovuto assecondare il governo ma dedicarsi contemporaneamente ad altri compiti che non possono essere, in una democrazia, «tecnici». Avrebbero dovuto modificare la legge elettorale, ridurre il numero dei parlamentari, rompere l'incantesimo del bicameralismo perfetto, dare a se stessi uno statuto giuridico corrispondente alle loro responsabilità, dare al Paese un esempio di rigore finanziario riducendo drasticamente il denaro pubblico di cui si sono spensieratamente serviti dopo un referendum che diceva chiaramente quale fosse, a questo proposito, il pensiero del Paese. Ebbene, nulla di ciò che avevamo il diritto di attenderci in materia di riforme istituzionali è stato fatto. È questa una delle ragioni del malumore del Paese, che soffre la crisi e sopporta il peso delle tasse, e del successo di Grillo. Se i partiti vogliono rimediare, il tempo stringe e la porta attraverso la quale dovranno passare per avviare il cantiere delle riforme non resterà aperta più di tre o quattro settimane. Una riforma costituzionale richiede, infatti, una doppia lettura fra Camera e Senato e mancano dieci mesi alla fine della legislatura. Se non ne approfitteranno, il prossimo voto sarà peggio dell'ultimo. (Sergio Romano, Corriere della Sera, 10 maggio 2012)
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