Detenuti politici, ma loro neanche lo sanno
di Giuseppe Garibaldi
Che mi dici di Antonio Di Pietro? Ma vuoi scherzare? È di destra.
E Marco Travaglio? Vade retro, figurati che lavorava al Giornale con Montanelli, di destra di destra.
Roberto Saviano, allora? Ma vuoi scherzare? Di destra, sì dirà anche cose giuste, e che pena mi fa, ma è di destra.
Sono tutte cose che si dicono e si sentono a sinistra. Certo sono affermazioni con cui non si sporcano la bocca i leader nazionali del variegato schieramento, che anzi alternano le tiratine d’orecchi ai sorrisi forzati verso i personaggi suddetti, ma sono opinioni che circolano e sono lasciate circolare tra iscritti, militanti e simpatizzanti. Ma come si formano e si diffondono simili convinzioni? Saranno mica imbeccate?
Mentre infuria la battaglia sulla difesa delle istituzioni, per il ripristino della legalità e la regolarità della procedure, alcuni sommi sacerdoti della sinistra docg si danno bel tempo a certificare chi è di sinistra e chi non lo è.
Pure a Bisanzio, raccontano, mentre l’impero tramontava, si continuavano a catalogare libri che gli invasori avrebbero bruciato. E mentre il regime fascista si sfarinava c’era chi si sentiva indispensabile sorvegliando il bidone di benzina. Ogni dottrina ha i suoi teologi e pretoriani. Ogni regime ha i suoi cani da guardia. Poveracci fuori tempo massimo e al di fuori della realtà sperimentale.
Anziché rendersi conto che nel nostro Paese esistono almeno quattro partiti (quelli che delinquono, quelli che non se ne accorgono, quelli che se ne fregano e quelli che sognano un sistema onesto) e che simpatizzanti e iscritti a questi quattro partiti sono trasversali alle varie etichette delle liste elettorali, c’è ancora in circolazione chi ciancia di destra e sinistra e si fanno venire il mal di testa perché i conti non tornano mai.
E di destra? Strano, mi sembrava dicesse cose giuste.
Ha rubato? Non ci posso credere, è di sinistra.
E poi che confusione. In una città c’è una giunta di sinistra che fa cose di destra, ma venti chilometri più in là c’è una giunta di destra che fa cose di destra. E per trovarne una che faccia cose di sinistra bisogna fare parecchi chilometri.
Mentre tutti i partiti fanno business e non riescono a sottrarsi alla morsa del mercato nonostante le lamentazioni di chi si ricorda che il suo partito una volta era diverso e la disperazione dei giovani che non capiscono perché quello che leggono sui giornali non coincida con quel che si dice in partito o si fa in giunta, gli ultimi sacerdoti continuano bellamente a dividere il mondo in destrorsi e sinistrorsi, facendone una questione di lana caprina in cui si ingarbugliano. Spaccano il cappello in quattro e ci spaccano les valseuses pretendendo di dimostrarci che il mondo deve andare com’è scritto nei loro corani e se va diversamente la colpa… Già, di chi è la colpa? Siamo rimasti senza colpevoli, ma soprattutto senza innocenti. Come negli ultimi Batman, lo scenario è cupo e neppure l’eroe pipistrello è più al di sopra di ogni sospetto. Chissà che cosa ci farà con quel Robin. Viviamo tutti in società che sono Avetrana pantografata. Tutti colpevoli, nessun colpevole.
Destra e sinistra, ancora lì siamo. Gaber ha cantato invano. Ma che dici? Gaber aveva sposato Ombretta Colli, una di destra e anche lui lo sarà stato, anzi lo era. Per la proprietà transitiva e per contagio domestico. Ah, già come non averci pensato. Vade retro anche a lui, corruttore di cantautori.
I sommi sacerdoti chiamati (autorizzati) a strologare i pensieri di destra e di sinistra, i cristi e gli anticristi, che forse riconoscono con il fiuto o studiandone la fisiognomica, sono esperti anche in un’altra questione non da poco. Sanno distinguere la politica dall’antipolitica.
Tutto ciò che non passa attraverso le forche caudine dell’iscrizione a un partito, tutto ciò che rifugge dal «confronto» (sic) con gli uomini di partito, è antipolitica. Gli untori dell’antipolitica si riconoscono facendo loro domanda del tipo: dov’eri tu quando (segue indicazione di evento epocale al cui appuntamento non si poteva mancare)? Com’è che vi siete sbattuti tanto per i platani della stazione e non avete detto un fico per i pioppi abbattuti lungo il Rio Tempestoso? Sono esempi di fantasia, naturalmente ma, cambiando i nomi, il clichè e l’arroganza da padroni del vapore non-disturbate-il-manovratore che ci sta dietro è la medesima.
Se non sai rispondere a queste domande, se balbetti, abbassi gli occhi o rispondi fottiti, sei fuori. Non sei fatto per la politica, sei l’antipolitico da schivare come un appestato. Il nuovo ebreo errante.
Di antipolitici, di persone fasulle che non gli frega niente dell’interesse pubblico, è piena la politica ammessa agli esami. I soliti ipocriti che hanno imparato le formulette giuste: aprire un tavolo, fare sistema, pensare in termini di territorio, promuovere la partecipazione e dare da bere agli assetati. Che siamo tutti noi, che puntualmente, una volte ogni cinque anni, ci abbeveriamo delle solite balle.
La differenza tra noi e loro è però tanta, e ne siamo particolarmente orgogliosi. Noi parliamo e scriviamo con parole nostre e raccolte in famiglia, nelle strade, dove si lavora, sui treni. Tutti antipolitici?
Loro invece non sanno parlare, non sanno scrivere e prima di esprimersi su una persona o su un’idea devono consultare un sillabario unto e consunto, pieno di macchie e con le orecchie provocate dal lungo uso. Si intitola Come distinguere un essere umano di destra da un essere umano di sinistra, in appendice le tavole di riconoscimento per i politici e gli antipolitici.
Fanno una vita da inferno, i sommi sacerdoti e i loro chierichetti. La vita dei detenuti politici, prigionieri di una cosa che loro chiamano politica. La mettono al primo posto. Tutto il resto per loro è merda. Gli amici, il rispetto per le persone, tutto. Di questi ayatollah è piena anche Fidenza.
E sarà la prima gallina a cantare quella che avrà fatto l’uovo.
Nota bene. Va da sé che questa tirata non ha nulla a che vedere con gli scavi archeologici che da tempo va compiendo il nostro Carlo Fetonti alla ricerca dei confini tra destra e sinistra. A lui come a tutti i pazzi con un’idea tanto fissa quanto meravigliosa in testa va tutta la nostra simpatia e la nostra solidarietà. Hanno il coraggio di scoprire certe nudità sovrane e urlarle. A volte viene voglia di iscriversi al loro partito, ma temo che trovino questo modo di argomentare un po’ troppo politico.
Caprera, 12 novembre 1880














L’archeologo scrive
Peccato che Garibaldi se ne sia andato,così presto altrimenti avrebbe sentito il buon Casini stassera dire,da Santoro, che che siamo in una patitocrazia senza partiti e che destra ,sinistra e centro( cioè lui) non hanno più senso.Ci sarebbe da credergli,peccato si sia dimenticato di dire che lui(come tutti gli altri) gl’italiani li manda a votare i partiti come fatto obbligato, ma come si suole dire,nessuno è perfetto.Anche Garibaldi ,comunque,l’aveva capito, che destra e sinistra in fondo non sono che due espressioni linguistiche in omaggio al fatto che la prima forma del controllo del potere sta nel controllo e nella manipolazione della parola.
Avanti un altro perchè io adesso vado a letto.
Notte…
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Buon riposo. Ti auguro di sognare un mondo senza partiti. Ma non sarebbe un incubo?
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..azz.Editore,possibile che non si riesca a mettere 10 manine verdi in fregio a queto articolo di Peppino?
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Editore
grazie dell’assist
Mai detto che io voglio un mondo senza partiti e se ti vai a rileggere il “Documento Consigliare” ne troverai la conferma in quinta pagina.
Io sogno, voglio e ritengo improcastinabile un assemblea senza partiti che ovviamente è altra cosa.Cioè , come ho scritto, “i partiti,movimenti, i rassemblement,i gruppi,g’insiemi comunque li si voglia chiamare rimangono luoghi d’incontro,di confronto e discussione secondo valori liberamente scelti ma parcheggiati fuori dalle assemblee”.E’ la decisionalità che non può essere di gruppo come è attualmente, ma deve appartenere alle persone cioè agli individui poichè la responsabilità
in ogni campo della attività umana è sempre cosa individuale.Quando ci sono decisioni di gruppo ,tranne nei casi di condivisione completa che ovviamente sono sempre una assoluta minoranza, esse impongono una distorsione nelle scelte dei singoli membri dell’assemblea che devono accettare ,in nome della decisionalità, anche cose che individualmente condividono poco e a volte non condividono affatto.Per dirla con le parole di Bersani (febbraio 2003 palazzo delle Orsoline)la partitocrazia ha costruito il pensiero “io per decidere voto con la squadra” che poi è lo stesso ovviamente di tutti i partiti. Come si fa a proporre e decidere sempre individualmente potrete leggerlo sul sito prossimamente con la pubblicazione del “Documento Consigliare”
Comunque concordo, con il Dottore su fatto che Garibaldi ha scritto una delle cose migliori,nonostante mi abia dato ragione, che ho letto su Nave….
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Pure a Bisanzio, raccontano, mentre l’impero tramontava, si continuavano a catalogare libri che gli invasori avrebbero bruciato. E mentre il regime fascista si sfarinava c’era chi si sentiva indispensabile sorvegliando il bidone di benzina. Ogni dottrina ha i suoi teologi e pretoriani. Ogni regime ha i suoi cani da guardia. Poveracci fuori tempo massimo e al di fuori della realtà sperimentale.
http://www.youtube.com/watch?v=M3xhqIYmagc
http://www.youtube.com/watch?v=OSo75QXniOs&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=wd-k5NfVzPw&feature=related
….”SEI LIBERO…..ANCHE SE LA LIBERTA’ NON TI PIACE”…….
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Sigh …….. mi hai pure tirato in ballo un mito, del quale propongo una canzone di 20 anni fà (già, forse era paragnosta)
http://www.youtube.com/watch?v=emoFu3iejiQ
Beh eccoci quà, orfani di un idea e prigionieri della non ideologia. MAH
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qualcuno era comunista perchè era nato in emilia, magari a fidenza
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…o forse prima era stato anche fascista ma poi è diventato comunista, poi democristiano, per passare con i socialisti e per andare con berlusconi…
Insomma si è “sparato” tutto l’arco costituzionale…
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