Avanti il prossimo
di Massimo Gramellini
E così, con le elezioni di Midterm, ci siamo giocati anche Obama. Magari si rifarà fra due anni, ma intanto ha perso l’aureola del messia che gli abitanti del pianeta Terra, non solo gli americani, gli avevano ansiosamente attribuito, obbedendo come sempre a un’emozione intensa ma superficiale, destinata a evaporare alle prime difficoltà. La tipica emozione di un mondo di individualisti che si ciba d’immagini, procede per suggestioni – la pelle nera, Yes We Can – e non crede più nei partiti e nei gruppi sociali, ma soltanto nel leader salvifico. Tanti uomini soli mettono un uomo solo al comando che in realtà non comanda quasi su niente. Cosa potrà mai fare una persona, anche di qualità eccelse, dentro un sistema economico che si muove per conto proprio, secondo dinamiche che la politica riesce appena a scalfire? La sala dei bottoni non ha più bottoni o forse ne ha troppi perché dall’altra parte risponda ancora qualcuno.
I cittadini non hanno smesso di sognare il cambiamento. Ma in assenza di un sistema organico di valori lo hanno delegato a singoli ambasciatori di un’emozione collettiva, caricandoli di responsabilità insopportabili e alimentando speranze che durano lo spazio di una campagna elettorale. Anche in Italia non ti chiedono più quali idee hai, ma se stai con Casini, con Vendola, con Berlusconi. Una biografia in cui ci si possa identificare per sentirsi migliori, una faccia alla quale appendere desideri confusi per poi ritrovarsi ogni volta disillusi, traditi. Avanti il prossimo. (La Stampa, 5 novembre 2010)
Tag:Barack Obama, Messia
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CREDENZE POPOLARI
Nei centri commerciali,
i consumatori credono
di risparmiare.
In democrazia, gli elettori credono di contare.
QUELLO CHE NON HA GIULIANO
«Può darsi che Saviano sia banale e scriva male, ma se non piace
a Giuliano Ferrara qualcosa
di buono ce l’avrà». (Lia Celi)
SIRENE E CENTAURE NELLA GIUNTA BERNAZZOLI
«Giunta con metà donne», titola la Gazzetta di Parma, per significare che Bernazzoli vuole riservare il 50 per cento del suo esecutivo alle assessore. Ma detto così sembra che voglia amministratrici metà carne e metà pesce, metà umane e metà giumente. Strafalcione o lapsus?
MONTI LEI
Vista la situazione, è normale che la rabbia Monti. (Mario Mantovani)
ULTIMA CHIAMATA PER I PARTITITemo che i partiti italiani non abbiano capito il senso e lo scopo della formula adottata dal presidente della Repubblica dopo le dimissioni del governo Berlusconi. Mario Monti e i suoi tecnici avrebbero dovuto restaurare la credibilità finanziaria dell'Italia, riformare il mercato del lavoro, creare le condizioni per una economia più libera e competitiva. I partiti avrebbero dovuto assecondare il governo ma dedicarsi contemporaneamente ad altri compiti che non possono essere, in una democrazia, «tecnici». Avrebbero dovuto modificare la legge elettorale, ridurre il numero dei parlamentari, rompere l'incantesimo del bicameralismo perfetto, dare a se stessi uno statuto giuridico corrispondente alle loro responsabilità, dare al Paese un esempio di rigore finanziario riducendo drasticamente il denaro pubblico di cui si sono spensieratamente serviti dopo un referendum che diceva chiaramente quale fosse, a questo proposito, il pensiero del Paese. Ebbene, nulla di ciò che avevamo il diritto di attenderci in materia di riforme istituzionali è stato fatto. È questa una delle ragioni del malumore del Paese, che soffre la crisi e sopporta il peso delle tasse, e del successo di Grillo. Se i partiti vogliono rimediare, il tempo stringe e la porta attraverso la quale dovranno passare per avviare il cantiere delle riforme non resterà aperta più di tre o quattro settimane. Una riforma costituzionale richiede, infatti, una doppia lettura fra Camera e Senato e mancano dieci mesi alla fine della legislatura. Se non ne approfitteranno, il prossimo voto sarà peggio dell'ultimo. (Sergio Romano, Corriere della Sera, 10 maggio 2012)
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Questo è un pezzo stupendo ed esatto, che tocca secondo me due temi.
Il primo riguarda il personalismo in politica e nella società, l’uomo solo al comando che diventa una nuova declinazione della democrazia rappresentativa. Ridotta a simboli, singole figure e slogan. Berlusconi ne è stato il maestro, ma non solo lui. Lo sono Di Pietro, Grillo (anche se dice di non esserlo), ora Vendola, lo stesso Fini, Casini, anche se in salsa democristiana. Lo fanno mettendo il simbolo sul nome ed esibendo la loro persona. Succede questo a livello locale, col totocandidato Sindaco: abbiamo bisogno – si dice – di una personalità forte, che aggreghi, coinvolga e sia conosciuta. Non mi riferisco al Centrosinistra di Salso e basta (a cui vengo sempre allineato), ma in generale a tutte le città e a tutte le parti politiche. Giusto o no, questo è ciò a cui ha portato la società individualista e Gramellini è stato fantastico nel descriverla. E’ sorella di questa teoria la scarsa fiducia nei partiti: pronunciarne il termine significa già screditarisi.
Il secondo tema l’ha scritto Vittorio Zucconi su Repubblica di qualche giorno fa: la Sinistra prigioniera di disillusioni nate da quelle illusioni che lei stessa ha creato. Il popolo della Gauche chiede progresso, cambiamento, innovazione. Quando questo, per mille ragioni, non accade, la reazione è il ritorno all’ordine, il conservatorismo alla Tea Party, il populismo. Quando la protesta diventa di Destra significa che la fase storica che stiamo vivendo ha davvero dei tratti molto gravi e che per tutte le forze progressiste urge un pesante, profondo e radicale rinnovamento.
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Commovente non c’è che dire…
Quando la protesta invece è di sinistra,,, significa che la “fase storica” è molto più leggera?
Ma lo pagano anche Zucconi?? Mi sa di sì:
23 milioni di euro l’anno in finanziamenti pubblici a fondo perduto, vanno proprio a Repubblica, ai quali si aggiungono 1 milione e 350.000 euro (sempre di soldi pubblici e sempre alla medesima testata) per teletrasmettere (ociu) copia del quotidiano stesso in America e in Australia.
C’hai presente nell’era di internet cosa significhi spendere unmilionetrcentocinquantamila euro solo per far leggere dei testi a qualcuno?
Non sarebbe meglio che Zucconi andasse a prendere per il culo qualcun’altro, per esempio gli americani (se ci riesce).
Ah! Com’è che dall’elenco dei “personalisti” della politica sono magicamente stati estromessi Fassino, Bersani, D’Alema, Franceschini, Letta, la Bindi e tanti gli altri che con le loro autorevoli chiappe hanno indelebilmente sagomato metà delle seggiole romane??
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Gli abitanti del pianete Terra quali?
Scrissi il giorno della sua vittoria che l’unica cosa più grande di quella fatta dal popolo americano (e non da lui), cioè la sua elezione, che avrebbe potuto fare come presidente sarebbe stata quella di dimettersi il giorno stesso del giuramento.
Come spesso capita, ci fu chi mi diede del matto…
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Non credo che Obama ceda il passo tanto facilmente: se non fa troppi compromessi con l’altra parte (come ha fatto il PD in Italia) sono certo che riavrà il suo elettorato nel momento cruciale! Le promesse mantenute ti conservano l’elettorato, diceva l’Apostolo!
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Massimo Gramellini fa delle giuste osservazioni ed io provo ad integrare il suo discorso che pone in primo piano il “leader salvifico”.La democrazia rappresentativa si basa sulla persona e non sui partiti(questa cose le ho già spiegate su Nave ma se qualcuno non fosse d’accordo sono a sua disposizione) quindi è naturale che si possa debordare nel personalismo e nell’individualismo.Ma su questo non c’è niente da fare è per così dire il lato negativo della realtà che dobbiamo accettare.Quando un paese ha grossi problemi da affrontare che toccano la “pancia” come la crisi economica e la disoccupazione è normale che l’elettore cerchi nel politico la soluzione.Lasciamo stare l’Italia dove il paese ha delle tare di sistema elettorale enormi e tra i vari capetti il solo Berlusconi poteva rappresentare per le sue caratteristiche ( un imprenditore di successo) una ragionevole speranza ed è per questo, secondo me, che è ancora molto votato oltre che per gl’interessi di bottega di certe gategorie.Obama invece ha caricato su di sé (e su questo concordo se ho capito bene con Del Freo) grandi aspettative
che poi alla prova dei fatti non poteva mantenere.Il presidente Usa ha molti poteri ma come è giusto che sia deve piegare la testa di fronte al Parlamento.Credo che avrete notato come sulla riforma sanitaria(che andava a toccare gl’interssi dell Grandi Assicurazioni private che hanno finanziato le campagne elettorali anche dei democratici) molti “democratici” hanno cominciato a fare resistenza imponendo il “compromesso” che Obama ha dovuto accettare.Nella recente campagna elettorali,mi risulta, che candidati democratici abbiano addirittura rinnegato tale riforma.Quindi il cuore della democrazia è nell’assemblea ed è li che bisogna guardare ed è li che bisogna concentrare tutti gli sforzi possibili perchè il parlamentare sia libero dal maggior numero di condizionamenti possibili.
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