Da questo frutto si ricava il rinomato limoncesso di Terzigno
di Luca Marconi
Napoli. Gli alberi vesuviani stanno regalando una frutta così deforme che nemmeno Francis Bacon avrebbe potuto fare di meglio, alchimie della terra intrisa di veleni – si teme – che scompongono le regole di madre Natura fino a ridisegnare volumi e geometrie dei suoi prodotti, cresciuti come ammorbati o addirittura irriconoscibili. «Se questo è un limone…», dice, sconsolata, una avvocatessa dei comitati antidiscarica di Terzigno, Maria Rosaria Esposito, pubblicando sul web le foto di un qualcosa che somiglia vagamente al frutto, colto a due passi di casa, dall’albero del giardino di sua madre. Il limone fa il paio con le mele col morbillo o le pere raggrumate come da un virus, tenacemente mostrate da un anziano contadino di Terzigno ad ogni telecamera incontrata sul suo cammino. Ma in particolare è questo limone che a guardarlo fa pensare che proprio non riusciva a crescere come si deve, ci riesce magari il granone accanto alle discariche di Giugliano, ma questo frutto è venuto su dilaniato o con un suo equilibrio orribile come le capre di Acerra deformate dalla diossina, come quei piccoli vietnamiti bombardati con armi pure contenti diossine quarant’anni fa,e fa pensare a Chernobyl, alle deformità provocate dalla radioattività.
Scrive sul suo blog la rappresentante legale dei comitati di Terzigno, Esposito: «Viene spontaneo pensare al libro di Primo Levi, guardando un aborto di agrume che niente più ha della forma e del profumo di un limone. È nato a Terzigno, in una strada qualsiasi, al civico 29, io abito al 31. La prova inconfutabile e terribile della natura che si ribella, che non accetta compromessi, non si fa comprare dal vile denaro, cerca di sopravvivere al suo nemico. L’uomo». E con l’osservazione del povero limone è finito ieri notte un convegno organizzato nella sala consiliare del Comune vesuviano con l’Isde, l’associazione Medici per l’Ambiente, sulle malattie da inquinamento.
Qui Giuseppe Comella, primario oncologo a capo dell’Istituto nazionale dei tumori di Napoli, ha comunicato la volontà dei medici di base di Boscoreale, Trecase e Boscotrecase di monitorare autonomamente – non essendo stato ancora attivato alcun registro dei tumori per questo ambito territoriale – le patologie in aumento nei propri pazienti ed in particolare nei residenti in prossimità della discarica ex Sari per poi raccogliere i dati in un’unica relazione. L’avvocato Vittoria Operato, consigliere dell’Isde, ha fornito delle indicazioni importanti spiegando che Terzigno dovrebbe essere invece servita da un registro dei tumori della Asl Na 4 i cui dati, però, sono fermi al 31.12.2007 «oltre ad essere incompleti, nonostante siano stati stanziati contributi regionali per il monitoraggio». «Con i dati», spiega Operato , «sarà possibile quantizzare e qualificare cosa sta succedendo a chi a convive con sostanze che avvelenano l’ambiente e la vita”. Quindi Antonio Marfella, oncologo e tossicologo, ha ricordato quali e quanti veleni si trovano su tutto il territorio della Campania, che “tuttora importa tonnellate di rifiuti industriali, che vengono allegramente smaltiti con quelli urbani».
Infine, i cittadini vesuviani stanno raccogliendo firme su una maxi-denuncia contro tutte le istituzioni preposte alla tutela della salute per «condotta omissiva» rispetto alle analisi delle falde acquifere a ridosso della discarica ex Sari, protocollate già nel luglio scorso – ma i pozzi sono stati vietati con ordinanza sindacale soltanto dieci giorni fa – che rivelano concentrazioni abnormi di metalli pesanti e Pcb diossino simili nonché di cadmio e zinco in misure anche maggiori dei riscontri per gli stessi minerali nel percolato della discarica. Il protocollo ad uso delle autorità è di luglio ma i campionamenti risalgono al periodo ottobre 2009-maggio 2010. Sotto la Sari dell’emergenza del 2007 c’era un’altra Sari che ha ospitato già senza alcuna impermeabilizzazione rifiuti tossici dal ’96. E non è la sola discarica tossica in zona. Ieri i carabinieri ne hanno sequestrata una con cataste di Eternit in frantumi e carcasse di frigoriferi e copertoni che conviveva tranquillamente con un noccioleto, le nocciole sono una specialità di queste terre. Un fondo agricolo adibito a discarica abusiva in via Borgo Mauro, duemila metri quadri ingombri di rifiuti tossici. Il proprietario, un uomo di 46anni, è stato segnalato all’autorità giudiziaria per attività di gestione rifiuti non autorizzata.
E il povero limone? «In questo momento ¬ dice l’avvocato Maria Rosaria Esposito – è sul lettino di un biologo universitario, che gli starà imponendo una qualche tortura per capire come diamine si sia trasformato in un mostro. Chiedo scusa, il limone è una vittima, i mostri sono gli uomini che ci hanno ridotti così e quelli che non vogliono capire e non vogliono vedere». (Corriere della Sera, 04 novembre 2010)














mi permetto di segnalare, tra gli altri, un articolo di attivissimo su wired
http://is.gd/gS7uC
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