Sprofonda nei debiti la grandeur di Parma

Pubblicato da Redazione il 3 novembre 2010 in Economia e Finanza, Pubblica amministrazione, Speculazione edilizia |

La città di Parma in una stampa del Settecento.

di Gianfrancesco Turano

A Parma sotto il portico del Grano, accanto alla sede del Comune, un maxischermo trasmette da Busseto la prima dell’Attila per una quarantina di melomani. Gli altoparlanti diffondono la musica per le vie del centro e i loggionisti del Regio, i più severi del mondo, annuiscono con soddisfazione. Qui Attila significa Giuseppe Verdi e il suo festival, che occupa tutto il mese di ottobre.
Nella città di Maria Luigia, l’avatar finanziario di Attila ha le sembianze gentili di Calisto Tanzi, nonnino bancarottiere che va a prendere i nipoti a scuola salutato con cortesia dai concittadini. Oppure di Matteo Cambi, il creatore del marchio Guru, affidato ai servizi sociali dopo il carcere per il crac della sua azienda.
Sfortunatamente, i metodi degli avventurieri privati hanno contagiato anche i conti pubblici. «Se certe cose succedessero a Catanzaro, farebbero scandalo su tutti i giornali nazionali. Succedono a Parma e nessuno ne parla». Lo dice Elvio Ubaldi, ex sindaco di centrodestra per nove anni, e oggi picconatore indefesso del suo successore Pietro Vignali.
Il catalogo è questo. Quattro inchieste della pur mite magistratura locale (tangenti Enìa, metropolitana, Stt-Tep e riqualificazione Pasubio). La Guardia di finanza ai lavori forzati per sequestrare e studiare montagne di carte. Una situazione debitoria delle casse municipali che nessuno conosce. La Lega Nord parla di 250 milioni di euro per le sole spa controllate dal Comune attraverso la holding Stt. Il Pd parla di 400 milioni di euro. La Stt ne ammette 175. L’esposizione totale della città (170 mila abitanti) sarebbe intorno ai 600-700 milioni. Dall’inizio dell’anno i fornitori ricevono i pagamenti con il contagocce e le gare per i servizi pubblici vanno spesso deserte. “In diciotto mesi sono stati emessi 30 milioni di euro di Boc”, dice il capogruppo democratico in Comune Giorgio Pagliari. La Stt, invece, aveva studiato un’emissione obbligazionaria da 100 milioni di euro niente meno che negli Stati Uniti attraverso Armonia sim di Fabio Arpe.
In ordine di tempo, è il caso più recente. E minaccia di far saltare gli equilibri, non solo locali. La storia, nella sua torbidezza, è lineare. Tep è l’azienda di trasporto pubblico, a lungo presieduta da Andrea Costa. Costa è un ex dirigente Barilla, come non pochi da queste parti, con una spiccata vocazione al risparmio. Anzi, come ha detto lui, ai risparmi di una vita che gli sono serviti per comprare tre tenute vitivinicole da oltre 20 milioni di euro complessivi.
Ex uomo di Ubaldi, Costa continua l’ascesa con il sindaco Vignali che crea e gli affida la Stt, holding di partecipazioni comunali. Alla Tep è nominato Tiziano Mauro, consulente e vicino di ufficio di Costa. A maggio del 2009 Mauro prova l’irresistibile impulso di versare 8,5 milioni di euro della Tep sui conti di Banca Mb, creatura di Fabio Arpe. Azionista ed amministratore di Mb è Costa che ha investito 3,6 milioni nell’istituto. Alla girata degli 8,5 milioni Mb ha un’ispezione di Bankitalia in corso.
Due mesi dopo il versamento, la banca viene commissariata per gravi irregolarità. La Tep prova a riprendersi i soldi ma ottiene soltanto 1 milione. Il resto viene bloccato dai commissari e chissà per quanto. Mauro si è dimesso, Costa no e la Procura indaga sia sul versamento sia sul prestito milionario che Costa ha ricevuto dalla stessa Mb dopo l’arrivo dei soldi della Tep.
Insomma, Parma come Catania e Taranto, con un tocco di megalomania in stile Dubai. «È stato proprio l’ex sindaco Ubaldi a dare il via a questo sistema», dice Arrigo Allegri, animatore di comitati civici e censore della grandeur che voleva trasformare la città di Maria Luigia in un nuovo agglomerato da 400 mila persone.
Le tracce della Parma in stile Emirati Arabi sono ancora visibili nei quartieri a sud della città, verso via Traversetolo, dove una foresta di gru realizza case, uffici, mall e quei capannoni insensati che si stanno mangiando terreni agricoli di pregio lungo tutta la via Emilia. «Qui si parla di Food Valley e di eccellenza alimentare», dice Nicola Dall’Olio, autore del documentario Il suolo minacciato, «ma gli ultimi dati di espansione urbana per la pianura parmense parlano di oltre 3 mila ettari fra il 2006 e il 2008, al ritmo pazzesco di quattro ettari al giorno». (L’espresso, 1° novembre 2010)

Andrea Costa, l’ex presidente di Stt-Tep, originario di Fidenza.

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