Il mio mondo, il 1985 e la neve

Pubblicato da Redazione il 3 novembre 2010 in Racconti |

Testo e foto di Danilo Raminzoni

C’è stato un anno, era il 1985, quando il mondo, o almeno il mio mondo, per una settimana si è fermato. Erano giorni
in cui con gli amici giocavi a Monopoli nei sottoscala, in quelle case che avevano ancora le stanze, la cucina,
la sala da pranzo, lo sgabuzzino, e dove in ognuna di quelle stanze sapevi cosa trovare e dove cercare.

Erano le case
con la porta a due battenti fra il salone e il corridoio, quei due battenti che si aprivano il giorno di Natale per far
posto al tavolo che doveva ospitare la tua famiglia, quel tavolo fatto costruire «su misura» al falegname
del paese, lo stesso falegname che il giorno di Carnevale, quando bussavi alla sua porta, ti chiamava salutandoti, chiamandoti
per nome e ti regalava una manciata di mentine colorate.

Erano i giorni in cui giocavi con amici che avrebbero fatto
chi il cantante, qualcuno il calciatore, altre le maestre alle scuole elementari. Perchè bastava disporre sul pavimento
di un garage una manciata di tappi di sughero, magari con la stessa formazione geometrica dei bombardieri alleati che
nel 1944 distrussero la casa dei tuoi nonni, quella formazione che lei ricordava perché era lì, con gli occhi puntati
verso il cielo e con le mani giunte per pregare, e spazzarli con una pallina di gomma. E la Tv, quella Tv in bianco e nero,
dove le trasmissioni cominciavano il più delle volte il pomeriggio dopo pranzo, dove per cambiare canale dovevi premere un
tasto, con il dito indice ancora unto dalla conserva che avevi spalmato su una fetta di pane, con un po’ di olio e
un pizzico di sale, trasmettevano i primi cartoon, i telegiornali raccontavano la cronaca e da bambino che eri cominciavi a 
cambiare, ma continuavi ad immaginarti un mondo come quello, fatto di uomini e donne che sapevano scegliere, che sapevano
amare e perdonare, che sapevano perdere, che volevano un futuro migliore, che erano ancora in grado di essere semplici, che non avevano
paura di avere figli, che non avevano bisogno di conoscere quale sarebbe stato l’andamento del PIL del 2013, 
che non dipendevano da una connessione Wi-Fi, che sapevano piangere, che amavano fare la pasta fatta in casa, che ti salutavano
per strada, che sapevano quando si semina e quando si vendemmia, che sapevano scegliere.

Ma come si fermò il mondo riprese a correre, veloce come il vento che spazza le coste nei giorni di maestrale, senza tregua,
senza ritegno, senza scampo, senza pietà, solo ed unicamente corre, corre, senza direzione, varia d’intensità, scarta ora a destra, poi a sinistra,
e riprende a urlare rompendoti i timpani, ti scuote come un ramo nella tempesta, ti costringe a voltarti per non guardare, 
per non sentire, non ti consente di gridare, ti riempie i polmoni, ma non ti nutre, ti soffoca, e quando deciderà di fermarsi lascerà
solamente quel leggero, sospeso e sottile velo di tristezza fra il mio mondo e la felicità.
Sarà un caso, ma in quell’anno, era il 1985, il Festival della canzone italiana venne vinto dai Ricchi e Poveri.

Danilo Raminzoni

Le due foto sono state scattate sulle colline a sud-est del castello di Tabiano.

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