Ti piace Fidenza? Bilancio di un’iniziativa

Pubblicato da Redazione il 1 novembre 2010 in Arte e architettura, Eventi avvenimenti & manifestazioni, Fidenza, Foto |

«Muraglia fidentina», di Robby Frigeri, ha vinto il primo premio della giuria.

Nata per invitare i fidentini, di nascita o di elezione, a «vedere» la propria città, l’iniziativa di Italia Nostra di fotografare il bello e il brutto di Fidenza ha suscitato interesse e curiosità.

La locandina poneva una domanda diretta: «Ti piace Fidenza?». Non era un giudizio quello che si sollecitava. La propria città in genere piace, oggi forse meno di ieri, ma può anche essere per ragioni anagrafe. Piacciono i luoghi che nel tempo sono diventati familiari e che in qualche modo sono legati ai nostri ricordi. E allora «piace» il Palazzo Littorio per chi non ha avuto modo di conoscere il palazzo che c’era prima al suo posto. E così sarà per Palazzo Bellotti (quello in costruzione davanti alla cattedrale) o per l’edificio di sette piani che sta crescendo dove c’era il distributore della Esso.

L’iniziativa, che si è conclusa sabato 30 ottobre nella sala dell’ex macello nascondeva questo rischio di banalizzazione, e lo si è corso consapevolmente. Per capire. Il risultato è che gli elementi interessanti non sono mancati. Le immagini hanno evidenziato il brutto dell’incuria che relega il bello, il bello dei luoghi che è scontato siano belli, e così per il brutto dei luoghi che definiamo «ufficialmente» brutti.

Nella foto «vincitrice», che il suo autore ha collocato nella sezione «Fidenza brutta», alcuni, i più, hanno colto l’indecenza dei Nuovi Terragli. E se l’autore avesse invece voluto attrarre puntare il dito accusatore contro la palizzata di cemento, in primo piano, che è lì, come in altri luoghi di Fidenza, da oltre settant’anni? La definizione di bello o brutto è ambigua.

Meglio soffermarci su altri elementi emersi. Interessanti gli scorci. La parte delle foto delineano un percorso ben preciso tra la Porta di San Donnino e il municipio, passando attorno al duomo, in via Micheli (già via Cavour) poi in borgo Antini. Un percorso non consueto oggi nella vita di ogni giorno, ma alla fine è l’unico percorso rimasto, se si escludono certe parti dei vecchi terragli, anch’essi ampiamente manipolati, in cui scoprire quel che resta in città del Medioevo, nonostante la pompa rifatta in ghisa e poi neutralizzata con saldature, che tanto ha colpito alcuni fotografi. Se da anni spendiamo parole sulla cosiddetta «via francigena» non abbiamo speso una lira per migliorare questo percorso che, al contrario, abbiamo banalizzato con costruzioni e arredi urbani improponibili. Quel che rimane di caratteristico in borgo Antini non risulta nell’elenco dei beni sottoposti a vincolo di tutela.

Altro dato interessante sono i luoghi che non hanno richiamato attenzione: i palazzi storici e le chiese altrettanto storiche, le ville e palazzine d’inizio Novecento testimoni di una prima urbanizzazione oltre il centro storico, le architetture del periodo fascista e quelle migliori del dopoguerra, gli angoli interessanti dei terragli, quelli veri. Manca il cuore di Borgo, che è poi la cripta del Duomo, ma gli interni non sono stati di fatto considerati.

Su questi aspetti sarà il caso di ritornarci con un approccio diverso riconoscendo all’iniziativa il merito di aver dato materiale utile e qualitativamente valido, anche per effetto del contributo fotografico del collegio giudicante composto da affermati professionisti.

Ambrogio Ponzi

Premio di incoraggiamento a Edoardo Boselli per questa foto scattata dopo la provvisoria demolizione di palazzo Bellotti. Dimostra che non avrebbe mai dovuto essere riedificato.


La giuria. Da sinistra: Elisabetta Moschini, Daniele Romano, Daniele Ottobrino (in piedi), Marco Gualazzini, Renzo Bellini, Edoardo Fornaciari.

Il settimo giurato. Senza diritto di voto.

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