L’illegalità prospera sull’indifferenza e sul conformismo
«Legalità ed educazione alla responsabilità» è il titolo di un interessante convegno, organizzato dal Liceo della comunicazione Canossa, che si è tenuto nella mattinata di sabato 23 ottobre 2010 nella Sala Multimediale del Centro interparrocchiale San Michele di Fidenza. L’evento è stato realizzato con la collaborazione della Provincia di Parma e del Comune di Fidenza.
Insieme agli studenti del Canossa, in sala c’erano tanti politici: per la Provincia di Parma gli assessori Marcella Saccani e Giancarlo Castellani e i consiglieri Amedeo Tosi e Manfredo Pedroni, per il Comune di Fidenza l’assessore Marilena Pinazzini e il sindaco Mario Cantini, oltre al consigliere regionale Gabriele Ferrari.
Marcella Saccani ha espresso la sua soddisfazione per aver collaborato alla realizzazione di una manifestazione così valida. «Questi eventi sono importanti perché servono a formare “cittadini di responsabilità”». Ha anche ringraziato le forze dell’ordine che hanno partecipato con grande spirito di collaborazione.
Il sindaco Cantini ha ricordato che il tema della legalità è oggi di grande attualità, ci sono sindaci indagati per corruzione e concussione e tre regioni stanno lottando contro la mafia, l’ndrangheta e la camorra. La responsabilità per Cantini non è una cosa che riguarda necessariamente gli altri ma tocca ciascuno di noi. E, al proposito ha fatto alcuni esempi pratici: non parcheggiare nei posti riservati ai disabili, non commettere vandalismi nelle scuole (costati quest’anno 80 mila euro) e pagare le tasse.
Molto interessante è stato l’intervento del dottor Marcello Zanni, ispettore della polizia postale di Parma che ha sviluppato il tema «Internet: pericoli e tutela dei minori». Ha spiegato con parole semplici di come sia indispensabile mettere in atto un buon sistema di protezione del computer attraverso validi programmi antivirus, antispyware. Ha messo in guardia sugli eventuali pericoli a cui si può andare incontro con l’uso di chat. Ha raccomandato di non dare mai dati personali a sconosciuti e soprattutto di non andare mai a incontri al buio. Aiutandosi anche con la proiezione di brevi filmati ha affrontato il tema della pedofilia online e del bullismo informatico. Com’era inevitabile, ha parlato anche di Facebook che ha paragonato a un grande campo aperto dove ognuno fa ciò che vuole. Facebook è di fatto il padrone di questo campo.
L’intervento successivo è stato quello di un magistrato del Tribunale di Parma, Paola Artusi, che ha affrontato il tema «La dimensione personale e sociale dell’agire». Il suo ragionamento è stato soprattutto focalizzato su tre punti.
Il primo è che la cultura delle regole non è qualcosa di astratto ma qualcosa di estremamente concreto. Ha ricordato la figura di Rosario Livatino il giudice ucciso dalla mafia nel 1990 quando aveva solo 38 anni.
Ha ricordato anche la testimone di giustizia Rita Atria che dopo la morte del giudice Paolo Borsellino a cui aveva confidato la sua storia familiare e su cui aveva fondato la sua fiducia si è suicidata pagando con la vita la sua voglia di cambiare.
Il secondo è che le regole valgono anche per noi. Quando si è giovani si pensa spesso che non ci riguardano, che sono qualcosa di diverso da noi. «Vi chiedo – ha detto l’Artusi - di uscire dalla voglia di trasgressione anche se questo può voler dire andare controcorrente. Anche se gli adulti sono incoerenti dobbiamo assumerci le nostre responsabilità».
Il terzo è che la violazione delle regole ha delle conseguenze che vanno prese in considerazione. L’assunzione di alcol e di stupefacenti per esempio comporta sempre sanzioni amministrative e nei casi più gravi anche penali. Ha fatto alcuni esempi. Ne ricordo alcuni. La coltivazione di piante di marjuana è sempre un reato. In caso di incidente per guida in stato di ebbrezza viene confiscato l’automezzo che sarà poi venduto e il ricavato andrà a implementare l’erario. E ha concluso il suo intervento con le parole di Livatino: «L’importante non è essere credenti ma essere credibili».
Dopo l’Artusi è stata la volta del professor Adriano Zamperini, docente di psicologia sociale all’Università di Padova, che ha parlato di «Responsabilità e indifferenza». «Come psicologo – ha dichiarato – devo capire gli esseri umani. Tra una legge e un’azione di mezzo ci sta una persona». Ha ricordato la morte della giovane rumena uccisa da un pugno in metropolitana. Ha sottolineato che non c’è solo il pugno sferrato ma anche l’indifferenza di tanti che le sono passati di fianco senza intervenire. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha dichiarato che denuncerà per omissione di soccorso chi non si è fermato ma per Zamperini sarà una mossa inutile, perché non riuscirà a impedire questi comportamenti. Ha ricordato anche l’episodio che ha interessato un anziano che, salito sul treno Savona-Torino, si è seduto in uno scompartimento vuoto vicino al finestrino. A ogni sosta diversi viaggiatori sono saliti o scesi ma nessuno ha disturbato l’anziano che è rimasto immobile per diverse ore. Solo dopo un’andata e un ritorno, quando il treno è arrivato a destinazione, si sono accorti che era morto. L’autopsia ha dimostrato che era morto dopo pochi secondi dopo che era salito sul treno. In otto ore nessuno si era accorto di niente.
Ma perché gli esseri umani sono indifferenti? In genere pensiamo di decidere da soli ma siamo tutti influenzati da ciò che accade attorno. «Spesso – ha aggiunto Zamperini – il solo pensare che ci sono altre persone porta ad agire meno e più lentamente» e poi «quando agiamo siamo influenzati da quello che c’è attorno a noi: la fretta, l’idea di non avere tempo ci rende molto più aggressivi». Tante volte, ha spiegato, essere d’aiuto agli altri vuol dire rompere gli schemi.
Ha offerto anche alcuni suggerimenti: coltivare la propria persona, impedire di pensare che l’autonomia sta nel proprio cervello, tener conto che nella nostra mente ci sono un sacco di persone.
In sintesi, ha detto che non possiamo pensare di agire da soli, liberamente ma nel nostro cervello ci sono infinite altre persone che condizionano le nostre azioni. Non pensiamo di essere liberi perché siamo condizionati dal contesto in cui siamo.
L’ultimo intervento è stato quello di Giuseppe La Pietra, referente di Libera a Parma. La Pietra ha parlato del vuoto istituzionale seguito alle morti di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino. Ha sottolineato l’importanza della società civile perché le istituzioni da sole non bastano. Ha ribadito la necessità di riprendere in mano la Costituzione e di impararla bene. Ha, infine, invitato i presenti a partecipare il 30 novembre alla festa di Libera a Parma alla quale parteciperà don Ciotti.
Alla fine degli interventi in programma ha fatto seguito un breve dibattito durante il quale la presidente del consiglio di classe ha auspicato che convegni come questo vengano organizzati più spesso e siano rivolti soprattutto ai genitori. Sono state tre ore ininterrotte di spunti che hanno fatto pensare ed è stato bello osservare l’attenzione e la partecipazione degli studenti in sala.
Giovanna Galli














