Verso sera
La dolcezza arriva a ondate. Irregolari. Ti sorprende. Faccio un esempio, se no è tutto un parlare a vuoto con parole vuote.
Uno dei miei incarichi domestici è quello di chiudere le imposte di un paio di finestre quando viene sera. Di solito aspetto quel momento dell’imbrunire che definiscono crepuscolo, ma che è mutevole e opinabile come la tonalità di un colore. Dura però abbastanza da farti sentire l’onda della dolcezza che arriva all’improvviso.
Ho la schiena e quel che la prosegue al caldo, ma il viso, il naso e poi anche i pensieri all’improvviso affondano nel profumo che mi aspettava in agguato dietro le serrande.
È odore di bosco, odore di terra, odore di qualcosa che ho già sentito altrove, tanto tempo fa. No, non voglio recitarvi L’aquilone del Pascoli.
Potrei fermarmi a cercare di identificarlo come fanno i sommelier quando vengono fuori a dirti che un vino ha sentore di viole mammole, nocciole, cannella e baggianate così.
Potrei annusare la dolcezza con voluttà, ma preferisco farlo con discrezione. Quella è là, pronta a scappare. Io sono qui e non posso rincorrerla. Inafferrabili l’uno all’altra. Se esagero nel volerla riconoscere e abusare di lei, si ritira o mi punisce dandomi assuefazione. Allora chiudo le finestre in fretta. Lasciando la fuori quei sentori di cortecce che sanno di freddo, di foglie nel sottobosco, di neve forse. So che domani lo ritroverò fino a che avrò forza di aprire la finestra per chiudere le serrande e lasciare la fuori la dolcezza che mi aspetta. Però deve durare pochi secondi.
No, non posso correre fuori ad afferrarla. Sia perché sono prigioniero. Sia perché la dolcezza non sopporta di essere posseduta. Devi accontentarti di quando viene. A ondate. Imprevedibili.
La dolcezza arriva anche in altri modi più ossessivi. Naturali. Come nei sogni, di cui non vi parlerò mai perché non si può parlare dei sogni.
E artificiali. Sto ascoltando una canzone. Non vi dirò il titolo perché non vi direbbe nulla.
Invecchio. E penso sempre più spesso a chi non ha avuto questo faticoso privilegio.
Tommaso Carruba













