Intolleranza islamista, non facciamoci prendere sottogamba
È chiaro quel che gli islamici pensano di sé e della nostra libertà.
È sconcertante apprendere solo oggi, a quattro mesi di distanza dai fatti, che un gruppo di tunisini residenti a Parma ha compiuto un raid nella sede del centro professionale Enaip dove alcuni loro connazionali avrebbero dovuto tenere una conferenza sulla Shoah.
È sconcertante che si sia saputo solo quando il tunisino «buono» ha deciso di denunciare le malefatte dei tunisini «cattivi» autori delle malefatte.
È sconcertante che l’informazione locale, ricca di testate giornalistiche e radiotelevisive, non sia riuscita a sapere dell’accaduto a tempo debito o, se ne era venuta a conoscenza, abbia deciso di tacere.
Lavare i panni sporchi in famiglia, con o senza il tacito consenso della stampa, è una forma di censura che invita a reiterare i reati. O meglio: è atteggiamento mafioso bell’e buono.
Da queste constatazioni si possono trarre un paio di considerazioni.
È grave che una struttura pubblica italiana possa diventare luogo di incursione di un gruppo di intolleranti stranieri che si comportano come fossero a casa loro. Con la stessa spaventosa intolleranza.
Non è scusabile che il responsabile dei tunisini buoni, per quanto ricattato dalle autorità del suo Paese che gli trattengono il passaporto in ostaggio, decida lui quando è il momento di rivelare i fatti, in base ai suoi calcoli di opportunità.
Da tutto ciò discende che il nostro Paese, ivi compresa Parma, è agli occhi dei nostri arroganti ospiti, un ventre molle in cui affondare il tallone della prepotenza. Prima di tutto è un sopruso verso i connazionali «occidentalizzati» (accusati tout court di essere ebrei e cristiani) e poi è un atto intimidatorio nei confronti degli italiani che volessero ristabilire le regole dell’ordine e della civile convivenza.
La sopportazione, l’invocazione rituale della tolleranza, valori che gli islamici intransigenti scambiano per fiacchezza morale o qualcosa del genere nel loro fanatico modo di vedere, non potrà che portarci altre sventure. E alimenterà i furori forcaioli dei nostri fascisti. Sia in cravatta regimental che con il cranio rasato.
La sede di Parma dell’Enaip presa di mira dai vandali tunisini.













Che tutti i credenti in qualcosa si facessero tutti i loro riti magici a casa propria e non rompessero i coglioni a chi non gliene può interessare niente. Dalle croci sui colli, ai roghi di fantocci, ci liberasse uno Stato laico e autorevole tutore della libertà di ognuno. Che non è. Il Cittadino dovrebbe concentrarsi su questo obbiettivo, piuttosto che su ipocrite guerre sante. Il resto verrebbe da sé.
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