Un’imprenditrice parmigiana ha affidato l’eredità dei nonni a Travaglio e Padellaro

Pubblicato da Redazione il 27 settembre 2010 in Libertà di parola e di espressione, Mass media |

L’imprenditrice parmigiana Cinzia Monteverdi.

A fine 2008, Cinzia Monteverdi si sedeva intorno a un tavolo con Antonio Padellaro e Marco Travaglio per discutere della possibilità di un appiglio nel desolante acquitrino della politica e dell’informazione italiana.

Sei mesi dopo, la 37enne parmigiana sedeva allo stesso tavolo come azionista, membro del cda e responsabile comunicazione e marketing de Il Fatto Quotidiano. Giornale che si giostra tra la stampa e Internet senza contributi pubblici e che ad un anno dal lancio continua ad incrementare – ostinatamente in controtendenza – lettori e tiratura.

Quello che oggi per gli italiani è la voce dell’antiberlusconismo, per Cinzia Monteverdi era «la cosa giusta da fare».

Come è finita da Parma a Roma, intorno a quel tavolo con Padellaro e Travaglio?

«Dopo otto anni di lavoro nel marketing di software finanziario ho cominciato ad essere stufa. Volevo cambiare attività: io ero un po’ la “pecora nera” di una famiglia dedita alla cultura. Poi la finanza è anche un mondo di pescecani, con principi in cui non mi riconoscevo. Volevo qualcosa di mio. Così, dopo la crisi del 2001 ho avviato una piccola attività di comunicazione ed organizzazione di eventi, soprattutto mostre, festival e rassegne.  Ci occupavamo anche della promozione dello spettacolo di Marco Travaglio, “Promemoria”. Aveva un seguito incredibile. Ci siamo ritrovati con altri amici e con Padellaro, che aveva da poco lasciato l’Unità, ad affrontare il disgusto e il senso d’impotenza per un sistema che va avanti da anni e che ha sprofondato il Paese nel degrado culturale. Così è nata l’idea del giornale: la gente, dopo gli spettacoli, chiedeva spesso a Travaglio di fondarne uno».

Una joint venture atipica.

«Il capitale per iniziare era di 600mila euro, non molto alto. Io ci ho messo l’eredità dei miei nonni. Tante persone, anche con più disponibilità economiche di me, mi dicevano “sei matta, i giornali stanno chiudendo”. Ma era un progetto a cui volevo assolutamente partecipare, perché lo sentivo giusto».

Ora quelle persone si saranno ricredute.

«Ci eravamo proposti di partire se avessimo sottoscritto 10mila abbonamenti, con 5mila copie nelle edicole. Ora abbiamo 44mila abbonamenti e 60mila copie in edicola. Il sito diretto da Gomez ha 220mila contatti al giorno. La pubblicità è una voce che incide poco sul bilancio perché è un giornale scomodo: per gli imprenditori essere sul Fatto è come un’etichetta. Diamo molto fastidio non solo per la linea politica, ma perché scriviamo di imprese senza tener conto di interessi e inserzioni. E’ un giornale coerente ed indipendente. Il successo di lettori è facilmente spiegabile: si è collocato in un’area vuota».

Dopo Berlusconi ci sarà ancora spazio per Il Fatto?

«Come dice Padellaro, la nostra linea è la difesa della Costituzione. L’antiberlusconismo è una conseguenza, perché il primo ministro fa di tutto per non stare su quella linea. Ci sarà spazio per il Fatto perché finché ci saranno notizie le daremo, senza guardare in faccia nessuno. Abbiamo ricevuto molti complimenti per lo scoop sul documento di Santa Lucia, anche se non era favorevole a Fini. Siamo coerenti e abbiamo lettori di ogni parte politica. Per il futuro abbiamo progetti editoriali, vorremmo ampliare i contenuti con un inserto satirico e culturale. Insomma, il Fatto non è solo antiberlusconismo e giustizialismo in forma maniacale».

Siete invitati a parlare del vostro modello editoriale nelle università del mondo. All’estero l’informazione è immune dai vizi italiani?

«Non è il paradiso, ma hanno una mentalità imprenditoriale differente. C’è davvero la meritocrazia. I giornali scrivono quello che devono scrivere, non esiste che un imprenditore o un politico impedisca a un giornalista di parlare. In Italia non è esatto dire che non c’è libertà d’informazione, però l’informazione non è gestita come dovrebbe: da un lato c’è il monopolio televisivo di Berlusconi con relativo conflitto d’interesse, dall’altro c’è la stampa legata agli interessi degli imprenditori».

Il governo è in crisi. Chi e che cosa vede in un eventuale dopo Berlusconi?

«Se dovessi andare a votare adesso sarei disperata, non vedo l’alternativa. Bisognerebbe mettere l’attuale classe politica in un sacco, buttarla via e sostituirla con nuove leve. Di Pietro ha fatto molto, ma da solo non ce la fa. A sentire Fini sembra di sentire la sinistra, ma Fini è Fini ed è stato e sta con Berlusconi. Tutte le alleanze sono instabili. Nichi Vendola è in gamba, ma non ha il carisma di un leader, verrà lasciato solo ed indebolito, come succede sempre nella sinistra quando nasce qualcosa di buono. E poi non è il candidato che può dialogare con gli elettori di centro. Se Fini riuscisse davvero a distaccarsi la soluzione potrebbe essere un governo tecnico, per avere il tempo di costruire un’alternativa in vista delle elezioni».

Tornando a Il Fatto Quotidiano, come le ha cambiato la vita?

«È diventato la mia vita. Ho anche lasciato la mia agenzia di comunicazione perché sono impegnata a tempo pieno con “Il Fatto”. Ma era quello che volevo: un lavoro che mi piace, a contatto con persone che mi hanno accolto con stima e affetto. Mi considero fortunatissima, perché ho avuto la possibilità e anche la testardaggine di conquistare una cosa in cui credevo». (Maria Chiara Perri, la Repubblica Parma on line, 27 settembre 2010)

Cinzia Monteverdi tra Marco Travaglio e Pietro Gomez.

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6 Commenti

  • avatar Capitano Achab scrive:

    …In mezzo a tanto grigiore e ad una stagnante palude, è bello vedere “schizzare” fuori qualcosa di “diverso”.

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  • avatar Carlo scrive:

    La sig.ra Monteverdi,
    entrò in Ds Data Systems SpA (ex az. di sw di Parma) come una normale programmatrice Cobol poco prima dell’anno 2000… dopo qualche mese diventò immediatamente una “venditrice” con ufficio personale, auto aziendale e cellulare… FRASI OMESSE
    Fu sulla bocca di tutta l’azienda, non solo perchè non ci si spiegava una carriera così fulminante in pochi mesi… FRASI OMESSE quando c’erano tanti colleghi validi che facevano fatica a rivcevere gli aumenti.
    L’arcano venne fuori quando… FRASI OMESSE
    Ora che si sia data all’editoria, e con i “RISPARMI DELLA NONNA” forse è anche meglio… FRASI OMESSE
    Buona serata,
    Carlo VII

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    • avatar Editore scrive:

      Caro Carlo VII, la tua interpretazione sul modo in cui la signora Monteverdi avrebbe acquisito titoli di merito per l’avanzamento di carriera non è molto carina nei confronti della medesima. Oltre a non essere provata, a denotare antichi rancori e una probabile antipatia verso il quotidiano in questione, potrebbe essere fonte di fastidiosi guai giudiziari. Perciò, per il bene tuo e nostro, meglio censurarla. A meno che tu non riesca a riformulare le tue accuse con maggiore rispetto per la persona e per i fatti. A quel punto dovresti però firmarti con il tuo nome di tutti i giorni, non con quello che usi quando sali sul trono. Prova a ripensarci, grazie

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      • avatar alberto scrive:

        Va da se che i commenti ognuno se li gestisce come preferisce. Qualcuno ci fa anche uno studio per dare un maggior senso alla cosa. Il nomedi tutti i giorni non serve. Serve solamente a chi non sa di queste cose. Il Paolo è perfettamente individuabile ed io avrei messo in chiaro le frasi omesse per poter permettere a tutti di conoscere, capire e giudicare. Certo sono frasi ambigue. Forse anche volgari. Ma appunto per questo le avrei messe per intero. Ognuno è responsabile per quello che fa.

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  • avatar Redazione scrive:

    Innanzitutto intendevi probabilmente riferirti a Carlo, dato che non compare da nessuna parte il nome di Paolo. Inoltre, nessun anonimo può permettersi di offender una persona con basse e volgari insinuazioni. Non su questo blog, perlomeno. E ciò indipendentemente dal rischio di querele. Colui che tu chiami Paolo può sempre imbucare la sua posta in uno dei tanti siti fogna che pullulano in Rete.

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