Macché americani! In Italia, i jeans li portavamo già 400 anni fa
Maestro della tela jean. Ritratto di un piccolo mendicante.
Fino a oggi a contendersi l’origine della celebre tessuto sono state le città di Nîmes (da cui la parola denim) e Genova (all’origine dell termine jean), potenza marinara che avrebbe vestito i suoi marinai del robusto tessuto, contribuendo a farlo conoscere nel mondo intero.
Altri storici fanno risalire la nascita del jean alle officine tessili statunitensi, che ebbero comunque un ruolo determinante nel farne il materiale dei calzoni più famosi e diffusi del XX secolo.
Per il commissario della mostra in svolgimento alla galleria Canesso, la storica dell’arte Gerlinde Gruber, le tele del Maestro confermano l’esistenza del jean in Italia già dal XVII secolo.
A eccezione di un solo dipinto, ognuno di essi rappresenta lo stesso tessuto color indaco, cucito con filo bianco e i cui strappi rivelano una tessitura spessa. Sia sulle giacche dei contadini che che in quella sbrindellata del giovane mendicante.
«Nell’Italia di quell’epoca, il tessuto, prodotto a Genova ma anche a Milano, serviva a fabbricare vestiti destinati alle classi sociali più modeste», spiega l’esperta. «Poco caro e di ottima qualità, era esportato anche fuori dalla Penisola».
I vestiiti dei contadini, portati fino all’usura, non hanno resistito fino a oggi. E pochi documenti scritti ci danno informazioni sulle esportazioni.
«Ci restano i conti di un sarto inglese che attestano che la tela proveniva da Genova: è quello l’inizio del jean», prosegue la commissaria. «È più di una teoria. Abbiamo le prove documentali di una realtà storica che è stata dimenticata».
È buffo pensare che i blue jeans, associati a James Dean, alla gioventù bruciata, ai cavalieri delle Harley Davidson e ai braccianti del Deep South americano, affondino le loro radici nell’Italia del 1655. O giù di lì.
Galerie Canesso, 26, rue Laffitte, 75009 Parigi. Dal 16 settembre al 27 novembre 2010.













Secondo le ultime ricerche, sia a Chieri -che vendeva poi tramite il porto di Genova- che a Nimes fabbricavano, dalla fine del ’400, tessuti simili, che venivano tinti di colore indaco, usati per coprire le merci nel porto e per i sacchi in cui custodire le vele; ma solo a Genova il tessuto venne, per la prima volta, usato per ritagliarci abiti da lavoro, specie pantaloni. Per i genovesi, noti anche oggi per scialacquare e spendacciare, un tessuto così resistente era una vera manna. Se andate a rivisitare tante stampe raffiguranti Garibaldi ed i suoi garibaldini, sia lui che costoro indossavano dei blue-jeans; uno di essi, indossato dall’Eroe dei due mondi, è conservato al Museo centrale del Risorgimento, al Vittoriano, a Roma.Tra le ultime novità, un laboratorio biologico di Palo Alto, in California, ha inventato, di recente, un colorante indaco ecologico, ricavato da un’Eschirichia coli OGM; si può ben a ragione affermare che è nato un capo d’abbigliamento destinato ai “cagoni” di tutto il mondo. Ma non solo; l’azienda USA Dunderdon ha progettato dei jeans con il 70% di cotone denim e il 30% di Kevlar, indistruttibili. Ne verranno prodotti poche centinaia di esemplari, di cui solo 20 arriveranno in Italia; i collezionisti sono in trepida attesa.
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