Non si fa così a rimboccarsi le maniche
Ma di che cosa parlano, Bersani, Veltroni e tutti gli altri? Di politica o di pallone? Della partita tra scapoli e ammogliati o di una ricetta di sinistra per uscire dalla crisi?
Andiamo con l’Udc. No, con l’Idv. E perché non con tutte e due?
Ma prima di andare sottobraccio con Di Pietro o con Casini non sarebbe bene sapere chi si è e dove si vuole andare?
Facile a dirsi, difficile a rispondersi. Va da sé. Ma è questo l’impegno e il premio della politica. E soprattutto è l’obbligo e il dovere morale della sinistra che rifiuta la ricetta di destra.
Se non risponde alle domande sulla propria identità, il Pd continuerà a essere terreno di conquista. Finora gli hanno rubato voti, poi gli prenderanno i dirigenti. Ingloriosa fine per un partito che non ammette concorrenti a sinistra e che strizza l’occhio al centro. Abituato a fare terra bruciata intorno a sé.
Fino a che il Pd non riuscirà a farsi riconoscere, ci riteniamo autorizzati a considerarlo un amalgama non riuscito degli spezzoni di due gloriosi partiti del passato remoto, il Pci e la Dc. Ma allo stato dei fatti è una cerchia di rissosi che ogni giorno trovano pretesti per farsi del male in pubblico.
C’era una volta un partito comunista solido, catafratto, chiuso in se stesso al limite dell’auto asfissia ed è collassato di colpo. Caduto il Muro, il contatto con l’aria aperta senza l’ossigenazione della camera iperbarica lo sta uccidendo. Lentamente. Inesorabilmente.
Le successive mute –Pds e Ds– non hanno mutato né sostanza né dirigenti. I quali sono vecchi non perché hanno sessant’anni ma perché sono stati formati alle scuole di partito negli anni Sessanta. Sono cresciuti alla scuola del togliattismo e dei traduttori dei traduttori di Togliatti sia Massimo D’Alema che Piero Fassino, che Achille Occhetto, che Walter Veltroni, che Pierluigi Bersani, per non citare che i più noti, oltre che una leva di dirigenti periferici. Compresi quelli bolognesi, parmigiani e borghigiani.
Il cordone ombelicale non è mai stato reciso. Ai cambiamenti di sigla non sono seguiti trapianti di cervello. Nel senso della forma mentis.
Dell’armamentario leninista e gramsciano è sopravvissuta la declinazione più volgare: per vincere vanno bene tutti, anche gli ex democristiani come Giuseppe Cerri, salvo sbarazzarcene una volta raggiunto lo scopo. Un gioco che è durato poco.
Ma che la dice lunga sulla confusione che i nipotini di Togliatti fanno tra la lotta di classe (termine caduto in disuso, ma da riesumare alla luce delle sempre più gravi sperequazioni sociali) e la loro privata lotta per il potere.
I dirigenti del Pd nazionale e i giovanotti locali loro emuli da troppi anni a questa parte hanno un solo chiodo fisso in testa: come impossessarsi dell’ente locale e non mollarlo mai, costi quel che costi. È comprensibile, il controllo di comuni, province e regioni genera un indotto di fornitori, sostenitori, profittatori, imbucati, parassiti, lobbisti, una macchina che abbisogna di continue cure e deve essere costantemente oliata. Se si rompe un ingranaggio tutto il meccanismo si sfascia. E i manovratori si ritrovano a spasso.
Gli ingenui credono che si giochi alla presa del Palazzo d’Inverno, i furbi sanno che si gioca a Monopoli. Ma con rischi da Risiko.
E con le infiltrazioni della criminalità organizzata il gioco si farà ancora più pericoloso. Le regioni con surplus di mafiosi e camorristi hanno già esportato in Emilia. E costoro sanno che non si faranno affari senza la complicità dei politici, di interi pezzi di partito, di sindaci e assessori. Di tutte le tendenze. La mafia ha i suoi uomini anche nell’antimafia. Figuriamoci se non può piazzarli in una lista di candidati o in un consiglio comunale.
Pensate che stiamo andando fuori tema? No. Continuate a seguirci. Non stiamo divagando.
C’era una volta un partito comunista fondato sul centralismo democratico. Non c’è più. Al suo posto c’è un assembramento di fondazioni. Ogni leader o ex leader ha la sua. Clan rivali, barufffe tribali.
C’era un partito comunista tetragono, impermeabile, in grado di tenere sotto controllo tutti i suoi militanti e dirigenti di cui vagliava anche la vita privata, Bastava un sospetto per essere messo sotto sorveglianza, uno sgarro di dottrina per essere radiato. Chi veniva colto con le mani nel sacco, aveva l’accortezza di suicidarsi politicamente. Il suo nome diventava impronunciabile e lui un dead man walking, un morto che cammina. L’epoca buia dell’ostracismo, equivalente laico della scomunica ecclesiastica.
Nessun rimpiange quel Pci, nessuno lo vorrebbe indietro. Però, caspita, anche con tutti i suoi difetti, nel bene come nel male, era una macchina che funzionava. Aveva una sua autonomia rispetto alla politica del palazzo e dei palazzetti del potere. Si poteva svolgere una funzione utile alla società anche senza essere assessori. E comunque sindaco e segretario di partito non erano mai la stessa persona. Oltre al conflitto di interessi, esiste anche l’incompatibilità dei ruoli.
Ora, l’attuale baraccone che si chiama Pd non è tale solo perché ha abdicato alla propria autonomia consegnandosi ai compagni amministratori (che quando non sono più tali non sanno bene che fare), ma perché ha dato la precedenza alla cura del proprio corpo anziché alla cura del corpo elettorale. Perché confonde la politica del partito con la politica in senso lato. I problemi di sopravvivenza di una casta con l’esistenza di milioni di persone pieni di problemi e che proprio dai politici si aspettano una risposta. E se i problemi sono sociali si aspettano che a fornire la risposta siano soprattutto quei partiti che si ostinano a dirsi di sinistra.
Ma il Pd, da quel che si vede, si sente e si legge, è più preso dalla preoccupazione di salvare se stesso che il Paese.
Sarà una similitudine frusta, ma credo sia ancora calzante: il Pd sta facendo la figura del comandante che, mentre la nave cola a picco, scavalca donne e bambini per mettersi in salvo su una scialuppa.
Paradossalmente, il partito che cerca di salvare se stesso anziché il suo popolo (o meglio, il popolo del suo Paese) rischia di finire annegato. È lo scandalo dell’egoismo. Gli altri passeggeri gli bucheranno le scialuppe come molti vorrebbero sabotare Ikarus, la barca di capitan D’Alema.
Nel Paese che affonda nella disoccupazione, che rinuncia all’istruzione e alla cultura, che accetta la riduzione della democrazia e dei servizi sociali, i capitani del maggiore partito della sinistra (qualsiasi cosa questa parola voglia dire) non possono pensare a salvare la propria pelle alleandosi ad altri disperati che si trovano nelle stesse acque.
I dirigenti del Pd non possono accettare la logica da telenovela dei giornali e delle tv che li interrogano quotidianamente sulle baruffe interne e sulle alleanze. È uno spettacolo che eccita i tifosi della politica ma disgusta, lo ripeto, chi si aspetta una risposta ai problemi che mordono le nostre vite.
Nell’ora del pericolo vince chi è generoso e rinuncia a se stesso e al proprio benessere per farsi carico di quelli altrui. Non perché i partiti debbano sostituirsi ai smaritani, ma perché questo è il modo più onesto e trasparente per raccogliere voti e consensi. I generosi incasseranno. Gli egoisti, no.
Non c’è proclama, programma o volantino del Pd che non accenni alla grave crisi del Paese. Ci aspettavamo da tempo l’obiezione. La citazione è d’obbligo. E poi?
Ma sono queste preoccupazioni sociali e le idee per uscirne ad animare l’attività del partito e a riempire le giornate dei suoi dirigenti? Quante ore al giorno, costoro, dedicano alla gente? E quante ne passano al telefono, negli uffici, sulle macchine blu? Eh già, le ammiraglie del potere servono anche a portare in giro la sinistra al potere. Ma dove la porta? A tagliare nastri e a farsi fotografare perché la foto fa immagine? Ma, cari dirigenti del Pd, pensate veramente che gli elettori siano così fessi e si facciano impressionare dalla quota di carta stampata o di tivù che riuscite ogni santo giorno a riempire? Credete ai sondaggi che oggi vi danno trionfanti e domani condannati all’oblio? Avete così poco rispetto e considerazione di chi dovrebbe votarvi?
Bersani che dice «andremo porta a porta», rievocando l’antica pratica della diffusione a domicilio dell’Unità, non ci fa esultare. Ci fa semmai esclamare: ma come, avevate smesso? E quando? E perché? E poi riconoscere che l’abbandono di quel contatto con la gente (oggi chiamata «territorio»), in seguito adottato dai leghisti, è stata una mossa maldestra, un peccato di postmodernità.
La vista di Bersani (Bersani inteso come sineddoche del Pd) che stringe le mani degli operai e bofonchia frasi d’altri tempi o improvvisa spiritosaggini incomprensibili è uno spettacolo penoso. Una politica dell’immagine che sa di riesumazione del passato, da una parte, e di scopiazzatura di Berlusconi, dall’altra.
Ma è comprensibile. Bersani (non più come sineddoche) ha speso più tempo a frequentare i meeting di Comunione e liberazione, a contrattare con la Marcegaglia e Tremonti, che non a studiare com’è fatta la nostra società e di che cosa hanno bisogno le sue componenti più deboli (non certo di agevolazioni sui telefonini, una delle poche cose per cui è ricordato come ministro). Ma che cosa contratti, Bersani, se la forza non ce l’hai? Se i deboli non sono con te. A fare la forza. A darti la forza.
È demagogico dirlo, ma Bersani non sa tante cose. O, se le sa, se le tiene per sé. Non ha idee e soluzioni sui rom, sugli immigrati, su chi non arriva a fine mese. Quando parla di queste materie rivela solo qualche reminiscenza libresca, un atteggiamento vagamente cattolico e qualche altro luogo comune fatto di parole vuote. Molto poco per contrastare una destra che attacca con soluzioni drastiche.
I rom? Una minoranza perseguitata, che ha subito l’olocausto come gli ebrei e gli omosessuali, i cui figli sono da mandare a scuola. Hanno gioco facile quelli di destra a dire che i rom sono quelli che ti derubano. Tra le due affermazioni estreme vince la seconda. Perché Bersani e i suoi continuano a rifiutarsi di guardare in faccia la realtà. Non vogliono chiamare le cose con il loro nome. Non vogliono vincere. E se riescono a vincere fanno di tutto per perdere il premio. Proponendo il libro dei sogni anziché una lista dei problemi più urgenti e di qualche proposta per risolverli.
Ma quando si perdono i contatti, quando si parla una lingua che i ventenni si rifiutano di ascoltare e che persino i quarantenni con un’infarinatura politica faticano a decifrare, vuol dire che i politici non sanno più fare il loro mestiere. E la politica perde appeal perché non riesce a risolvere i problemi dell’oggi e a ridarci un orizzonte di speranza.
La critica, che ai sacerdoti del partito apparirà come la solita inutile ramanzina, è facile perché è scontata, Dice cose che sono sotto gli occhi di tutti. Ma se i sacerdoti, sommi e infimi, continueranno a negarne l’evidenza e penseranno di avere comunicato male il bene che hanno fatto, allora prepariamoci al peggio.
Se il Pd continuerà su questa strada, non solo sarà battuto alle elezioni anticipate, ma anche a quelle del 2013. Non lo dicono i sondaggi e neanche il sesto senso. Lo dicono gli occhi e le orecchie.
Basta mettere il naso fuori dalla casta per rendersi conto che il Paese va a destra (e non venite a dirmi che il constatarlo è di destra). La gente che ascolti nei mercati, nelle strade, nei negozi, che leggi sui blog e sulla posta dei giornali dice e scrive cose di destra. C’è una destra diffusa e capillare, fatta di persone del popolo, di ceti medi e medio bassi, che pensa a destra e voterà a destra.
Tutto questo succede perché la sinistra si rifiuta di riconoscere i loro problemi e di ascoltare le loro richieste di aiuto. E chi non ascolta sarà a sua volta inascoltato quando sarà l’ora del voto. Possibile che un partito come il Pd non se ne renda conto e che non riesca a mandare in campo militanti e dirigenti adeguati al momento? Ma non bastano militanti e dirigenti se non c’è l’opinione pubblica spicciola, quella fatta appunto dalla gente che si esprime nelle strade e sui blog, ad arginare l’avanzata strisciante e sempre meno silenziosa della destra.
Il rigurgito destrorso e xenofobo di un Paese moderato come la Svezia, con un partito socialdemocratico forte, dovrebbe fare riflettere. Come il golpe cileno di Pinochet fece riflettere Berlinguer, che ne fece la leva della sua strategia del compromesso storico. Un’infausta dottrina politica, la madre di quel pasticcio, di quell’alleanza contro natura fra ex Dc ed ex Pci che si chiama Pd. Nel loro affrettato matrimonio, i due partiti venuti da lontano hanno conservato il peggio e gettato il meglio.
Tra le poche cose buone, il segreto di parlare sia allo stomaco che alla testa della gente. Oggi, tanti del Pd dicono che è una politica cattiva, da rifuggire, quella «che parla alla pancia della gente». Intendono la demagogia che fa leva sui bassi istinti. Invece di fare i superiori, i sapientoni del Pd, perché non provano a misurarsi con il linguaggio della pancia? E si ricordino che il Pci degli anni Cinquanta e Sessanta e Settanta conquistò tanti consensi anche parlando alla pancia del Paese. Che qualche volta brontola perché ha fame. E poi dovremmo sapere, fin dai tempi di Menenio Agrippa Lanato, che ogni parte anatomica ha la sua importanza. E la sua dignità. Anche la tanto disprezzata pancia.















L’editoriale che presumo sia opera del direttore è spietato ma purtroppo condivisibile in quasi tutte le sue parti.
Al di là di alcuni eccessi critici lo ritengo un documento importante su cui riflettere seriamente.Nel mio piccolo ho creduto al progetto e contribuito alla nascita del PD in quel di Salsomaggiore,di questo non mi pento e continiuerò a battermi dentro al partito affinchè arrivino quei mutamenti che l’articolista cita con grande chiarezza.La mozione Marino introduceva molti di questi elementi di novità,uno di questi ,il più importante a mio avviso era il totale rinnovamento della classe dirigente del partito,nuovo partito nuove facce,per evitare quello che infaustamente si è verificato.La mancanza di coraggio ha impedito al partito di cambiare,soprattutto a livello nazionale,si è preferito rifugiarsi nelle nomenclature ,nei notabilati locali con tutto il carico di rancori e personalismi che ancora ci perseguitano.Per me è più facile parlare di queste cose in quanto non vengo dal vecchio partito comunista o dalla vecchia DC,per altri capisco sia stato più difficile,ma questa del rinnovamento generazionale è l’unica strada che permetterà al PD di non morire
cannibalizzato
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Purtroppo non mi pare di vedere nel PD personaggi di spicco e di rilievo, almeno ad alti livelli, se non forse la figura del giovane sindaco di Firenze, Matteo Renzi. Il PD non riesce assolutamente a districarsi e a distaccarsi da vetero-formule del PCI anni ’50-’60, è stato travolto dal crollo del comunismo sovietico in modo disastroso, senza che nessuno al vertice, dopo Berlinguer, sapesse minimamente prevedere la catastrofe e prorci dei rimedii. Inoltre, tranne pochi elementi tra i sottoproletari e proletari, oggi, se la sentono di affrontare lotte continue e di instaurare poteri operai. Le Sirene di destra sono molto più ammalianti, soprattutto, esteticamente, sono molto più seducenti di certi leaders del PD e fanno promesse, anche se da marinaio, da mozzo direi anche, molto più affascinanti. Bersani, poveraccio, con quello sguardo sempre torvo e crucciato e una certa somiglianza con Gargamella, mi pare sempre l’avvoltoio sulla testiera del letto e si esprime in modi che sono più consoni ad una Festa del PD in un paesino montano del Piacentino che non al boss di un partito glorioso. Ondivaga continuamente tra moderatismo e tentativi pudichi di massimalismo, scontentando tutti, Franceschini sembra un pretino spretato, Veltroni è un intellettuale, perso nelle sue eliucubrazioni da cinefilo. Il vecchio PCI era un tank sovietico pesantissimo, ma avanzava su cingoli sicuri e con motori poderosi ed efficienti; il PD pare quasi un residuato bellico, s’ingrippa il motore, i freni non funzionano, le armi sono scariche. La gente di oggi si è stancata del porta a porta modello Testimoni di Geova; manda chi suona o bussa affanc…senza mezzi termini. Così come nel medesimo luogo manda immigrati e rom, a torto od a ragione, entrambe specie protette dal PD e circumvicini, anche e sopratutto se delinquono. Quanto alla pancia, anche la canzoncella che cantava la Pavone nello sceneggiato TV di Gianburrasca diceva che “un popolo affamato fa la rivoluzion!” Magari anche contro le aspetttaive e e le direttive del PD. Il dott. Cenci è stato, nel suo post, di un’ammirevole sincerità morale; gli va riconosciuto, così come viene spontaneo un “in bocca al lupo!” per i suoi progetti di rinnovamento; dovrà davvero rimboccarsi le maniche e faticare non poco.
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Si, concordo con l’analisi, salvo sull’affermazione “soluzioni drastiche della destra”. Se pensiamo alla scuola o alla gestione della giustizia mi pare che si possa parlare di dissoluzioni e non di soluzioni. Certamente questa uscita di Veltroni (sui giornali) è incomprensibile per noi poveri simpatizzanti. Certo poi sentire Bocchino che dice (a proposito della nascita del nuovo partito): “Fini deciderà”, oppure Cota (a proposito della data delle elezioni) dire; “Bossi deciderà”, fa venire l’orticaria, se decide uno solo dov’è la funzione partitica della democrazia, non ne basta e avanza uno di “decisionisti per tutti”?
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bisognerebbe ricominciare a parlare di sinistra come contenitore di idee, di proposte , e soprattutto essere chiari su cosa di fatto vi differenza dalla destra : un progetto di socetà diversa da quella auspicata dal liberalismo europeo, dove il concetto di qualità della vita prende una forma chiara e definitiva, che si contraddistingua davvero sia a livello economico che culturale. Altrimenti resta solo la corsa alla poltrona e niente di più.
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L’articolo è il riassunto del nostro vissuto.Lasciamo stare la ricetta di sinistra che non esiste in quanto esistono una pluralità di sinistre.Tutti vogliono definire la sinistra ma nessun sa cos’è poichè nessuno è in grado di definirla. Il PD non è che non voglia vincere, il PD non sa vincere per cui dovremo aspettare che Berlusconi si consumi o si suicidi politicamente.Berlusconi parla alla pancia della gente il PD vorrebbe parlare alla testa della gente ma non ne è capace,poichè parlare secondo la ragione
significa far fare un passo indietro al partito poichè il partito qualsiasi partito fa a pugni con la razionalità.Non è un caso che le democrazie funzionino tanto meglio quanto è minore il numero dei partiti in assemblea, poichè la decisionalità, che è un elemento essenziale dalla razionalità, è inversamente proporzionale al numero dei partiti.Per non parlare del fatto che nessun patito può recepire il pluralismo che è sinonimo di democrazia, poiche il pluralismo che vuol dire individualità, in assemblea uccide il partito: se la PERSONA ESPRIME LA PROPRIA INDIVIDUALITA’ , IL PARTITO SPARISCE.Non è un caso che Berlusconi tratti il partito come un contenitore di cui lui è la personificazione.Non è un caso che il PD voglia la riforma elettorale ma non parli della Costituzione perchè confrontarsi con la Costituzione significa farsi carico di 60 anni di sistemi elettorali anticostituzionali di cui anche lui porta la responsabilità.Se ad una persona non interessa la verità e si comporta di conseguenza può essere vincente con la demagogia ,se invece è interessata alla verità, ma non ha il coraggio di perseguirla o di guardarla in faccia (come certi problemi di pancia e su questo concordo con l’articolo) sarà sempre perdente.
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A Cenci dico
Sono 45 anni,poichè io ho i capelli bianchi che sento ripete i tuoi ragionamenti,rispettabilissimi ma certamete stagionati.
A Fb dico
Perchè secondo te il PD è un partito glorioso?
Ma di quale porta a porta stai parlando?Io sono decenni da quando i braccianti del PC
(e lo dico in senso positivo) mi portavano l’Unità a casa,che non vedo più un politico alla mia porta.
A Frederick dico
sono 180 anni ( 1830 nascita del termine “sinistra”) che qualcuno dice “bisognerebbe ricominciare a parlare di sinistra come contenitore di idee, di proposte , e soprattutto essere chiari su cosa di fatto vi differenza dalla destra : un progetto di socetà diversa da quella auspicata dal liberalismo europeo, ”
Tanto per essere più chiari definiscimi(cioè in modo uguale per tutti) il termine “sinistra” e poi ne parliamo perchè io non parlo per principio di cose che non si è capaci di definire politicamente.
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Rispondo semplicemente che la sinistra storica, la rivendicatrice di diritti sociali appunto di sinistra, non esiste più nei fatti, anche se in parlamento per ovvi motivi di spazio, non tutti possono stare a destra.
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Carlo, mi riferivo al vecchio PCI, di cui il PD vorrebbe, appunto, continuare le antiche glorie. Per il porta a porta,è vero che non si vedono più cellule PCI in giro; però, ogni tanto, mi suona alla porta, di domenica, qualche ultrà di sinistra che mi offre giornalucoli estremisti, che sempre rifiuto con cortesia.
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LA LETTERA
Veltroni: “Basta parlare di nomi
non sono io il Papa straniero”
di WALTER VELTRONI
Caro Direttore, ho letto in un articolo del suo giornale che, secondo i soliti anonimi bene informati (sicuramente esistenti), in realtà il documento firmato da 75 parlamentari del Pd altro non sarebbe che un mio diabolico disegno per diventare il cosiddetto “Papa straniero” che il suo giornale ha indicato come possibilità per dare più forza al centrosinistra e del quale hanno parlato diversi dirigenti del Pd.
Io stesso vi ho fatto riferimento, a Repubblica tv, sostenendo, come Anna Finocchiaro, che non si debba escludere, in caso di elezioni anticipate, di scegliere, come fu nel ’96, una persona della società civile che possa aggiungere apertura e consenso al centrosinistra. Tutto qui. Aggiungo che penso dovremmo smetterla tutti di parlare solo di nomi e di persone, tutte con le loro legittime aspirazioni, visto che Berlusconi è ancora lì e che il rischio peggiore per il paese è che ci resti, coltivando, con l’arroganza della debolezza, i suoi progetti di sfarinamento di una autentica vita democratica. Il primo obiettivo è, per tutti, farlo dimettere al più presto. Ma il secondo è costruire una credibile alleanza riformista, che cambi radicalmente questo paese malato. Questo è il senso del documento che nasce dalla preoccupazione – e dalla constatazione – che, all’auspicato tramonto del berlusconismo non corrisponda l’alba, come sarebbe naturale in tutti i paese europei, di un nuovo ciclo, questa volta davvero riformista. Un tempo inedito per l’Italia, in cui si possa spezzare la continuità gattopardesca della sua storia politica, e sfidare tutti i conservatorismi per introdurre innovazione , cultura delle opportunità e spirito di solidarietà in questo sfibrato paese.
Ma no, queste sono balle. Avremmo fatto tutto questo perché io vorrei essere il “Papa straniero”. Chi spiffera queste fesserie applica agli altri il proprio modo di ragionare. Voglio essere chiaro. Sono oggi uno dei pochi dirigenti del Pd che non ha incarichi. Non li ho chiesti, non mi sono stati proposti. Ho solo domandato di andare, come semplice componente, nella commissione antimafia per fare un lavoro difficile, bello, esposto. E spero di aver dato insieme agli altri, in questi mesi, un certo contributo a far tornare il tema della legalità, legato anche alla indispensabile ricerca della verità sulle stragi e sui misteri italiani , in cima all’agenda del centrosinistra.
Ci sono già abbastanza candidati per primarie non fissate, in vista di elezioni non convocate. Io non sarò tra questi, anche per i motivi indicati con chiarezza da Eugenio Scalfari nel suo bell’editoriale di domenica. E credo che chi si riferisce al “papa straniero” come possibilità pensi ad una personalità proveniente dalla società civile. Io sono e resto un dirigente del Pd, partito che ho contribuito a fondare. Dunque smettiamola di parlare di nomi. In questo il centro destra è molto più resistente di noi. Perde elezioni, litiga, si divide. Ma chi sono i leaders di questo schieramento? Gli stessi del ’94: Berlusconi, Fini, Bossi, e , nella sua nuova posizione, Casini. Noi, moderni Ugolino, ne abbiamo divorati a decine, a cominciare dalla sciagurata interruzione della più bella esperienza riformista Italiana, il primo governo Prodi. Per questo, io che non ho votato Bersani, lo riconosco come leader del mio partito e nel documento, solo ad avere la pazienza di leggerlo, non c’è una parola che metta in discussione la leadership o invochi congressi. C’era una frase che poteva apparire sgradevole, è stata tolta.
Dunque smettiamola di mettere in giro veleni inutili e abituiamoci all’idea che ci sia chi vuole solo discutere di una oggettiva difficoltà non dopo le elezioni, per sacrificare poi un altro agnello, ma prima. Perché se è vero che in questa fase il berlusconismo è in difficoltà, è anche vero che il Pd, in un momento che dovrebbe essere favorevole, è al 24%. Chiedersi perché è un dovere, per chi crede e ama il partito democratico. Enrico Letta dice che c’è turbamento per il documento. Io ho visto anche molto turbamento per le reazioni al documento. E comunque ne avevo percepito molto, di smarrimento, nel vedere i dirigenti del Partito proporre per tutta l’estate ogni tipo di alleanza, in una escalation figlia di incertezza. Il governo Tremonti, l’alleanza con Fini, che ha correttamente ribadito le sue origini in Almirante, Il rapporto preferenziale con Casini, che mi pare coltivi legittimamente altri progetti, una santa alleanza da tutti gli interlocutori esclusa. Io mi sono attestato sulla linea che avevamo deciso nell’unica riunione tenuta: se cade Berlusconi un governo di emergenza per affrontare crisi sociale e legge elettorale. Anche questa girandola di posizioni e il concentrarsi solo sulla tattica fa smarrire i nostri militanti e i nostri elettori. Perché mostra una sfiducia in un Pd grande, aperto, che possa essere il perno di una alleanza riformista.
C’è un’altra osservazione che mi viene fatta. Quella secondo la quale i settantacinque parlamentari, molti di più dei venti previsti dai soliti spifferatori, avrebbero fatto un “regalo a Berlusconi” scrivendo il documento. Sono sincero. Questa equazione ha una matrice, non rassicurante, che giunge da troppo lontano.
Discutere non è dividersi, mai. Solo Berlusconi ha l’idea che un partito sia una caserma di sua proprietà. Noi no. Noi siamo e dobbiamo essere una grande macchina democratica. E dobbiamo trasformare i malumori in sereno confronto e poi in energia unitaria. Il regalo all’”avversario di classe” rischia di essere un Pd che non riesca a esprimere fino in fondo la carica di disagio e l’ansia di cambiamento. Non dieci cartelle cortesi e unitarie ma un problema che tutti dobbiamo affrontare insieme, collaborando con il segretario, che è segretario di tutti noi. E cercando di nuovo di aprirsi a quel “movimento” della società che fu “Il popolo delle primarie”.
Proviamo a sperimentare, è la mia risposta positiva all’invito di Letta che immagino impegni anche il gruppo dirigente, il modello più discussione, più unità. Mi chiedo, se il gruppo dirigente avesse reagito al documento dicendo “E’ un contributo, discutiamone”, se questo non sarebbe stato più utile a evitare una drammatizzazione e toni francamente inaccettabili. Mi si permetta solo di dire che nella mia esperienza di segretario del Pd ho fatto i conti, all’interno del partito, con cose più difficili di un corretto documento di parlamentari. Nacquero legittimamente associazioni politiche di deputati e senatori, con tanto di iscrizioni, televisioni, convegni pubblici su temi di attualità. E in piena campagna elettorale per la Sardegna, in uno scontro durissimo con Berlusconi, uscirono interviste e posizioni di dirigenti contro la linea e la leadership. Io non dissi che era un “regalo a Berlusconi” e anzi, dopo la sconfitta, mi dimisi caricandomi, può immaginare con quale dolore, tutte le responsabilità sulle mie spalle.
Discutiamo e stiamo uniti. E’ questo il mio impegno. E la proposta di una iniziativa di tutti i dirigenti del Pd contro la ferita democratica della compravendita dei voti di Berlusconi va in questa direzione. Nella mia vita politica ho sempre cercato di unire. E non cambio.
20 settembre 2010
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Personalmente ritengo che il documento firmato da 75 parlamentari del PD non sia imbarazzante ed incomprensibile….anzi!!!!
Se diamo per assodato che il governo Berlusconi è in chiara difficoltà da un po’ di tempo, qualcuno dovrebbe chiedersi come mai il PD non intercetta il consenso della gente delusa, che questo governo ha votato???
In poco tempo abbiamo assistito ed ascoltato o letto dichiarazioni a favore di…..alleanze con tutti e contro tutti… forse bastava dire si ad una maggioranza che modifichi la legge elettorale (la porcata) e poi al voto.????
Se il gruppo dirigente del PD avesse reagito al DOCUMENTO dei 75 dicendo, è un contributo; DISCUTIAMONE!!!!!! non sarebbe stato meglio??
Gentile Nave Corsara, grazie per lo spazio e per il dibattito che avete iniziato, avrei sperato che in altri blog o siti ci fosse una discussione serrata si, ma serena.
con stima e cordialità
Raffaele Pizzati
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A Frederick
immagino che tu ti riferisca al vecchio e glorioso PC I che rivendicava i diritti sociali mentre è andato per anni al tavolo dell’Unione Sovietica dove i diritti delle persone erano cancellati.Ma mi devi spiegare che cosa erano i vari PSIUP e tutte le altre formazioni che costellavano il firmamento che voi chiamate “sinistra” e tutte impegnate a rivendicare diritti sociali.Ma se erano tutti di sinistra perchè poi divisi e differenti come è successo in tutti paesi in cui si votava? Per la serie “tutti alla ricerca della sinistra perduta” e questo da quasi due secoli di storia.L’Italia è una Repubblica democratica non di sinistra o di destra ,non ti sembra che sia arrivato il momento di cominciare a chiedersi cos’è un fatto emocratico e se i partiti di sinistra di desta o di centro rispettano la democrazia e soprattutto il concetto di democrazia definito dalla Costituzione? Non è un caso che Berlusconi che sta facendo scempio della democrazia e della Costituzione non è attaccato se non da balbettamenti su questo campo che politicamente è primario e discriminante?
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Ritengo che il problema non sia Berlusconi, e nemmeno chi non trova idee per contrastarlo. Ma siamo noi tutti, la gente, la massa semi acefala che non ha nulla da fare se non passare le domeniche ai centri commerciali o davanti al teleguidatore a cristalli liquidi, cercando per noi stessi di avere di più, di mangiare di più, di godere di più, nell’ormai definitivo ruolo di consumatori. E qui muore definitivamente l’idea di una società che si ispiri a valori alti, dove l’uomo cresca spiritualmente e moralmente, per tentare di elevarsi ad un concetto di Dio in terra, vero ed unico motivo apparente per esistere come genere umano. IL dibattito inizi da qui, dimenticandoci di chi ci vorrebbe sudditi inerti, liberandoci per sempre da inutili preconcetti , cercando davvero la verità insieme, senza partigianeria e malafede. Sinistra e destra ? Siano il passato.
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P.s.
Per finire il ragionamento ,anche per Raffaele Pizzati, è chiaro che se la democrazia non è più il criterio che guida questo paese, tutto va bene compreso ovviamente chi certi problemi non se li pone o non ne capisce niente come il nostro Berlusconi.
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Articolo ineccepibile ma la valutazione dei perchè e dei percome è di una banalità sconcertante! Crollati il muro e quant’altro, si arriva ai DS che chiedono soluzioni ai problemi con modalità simili od uguali a quelle degli altri club di centosinistra e di centro. Chi guida i DS non si differenzia, giocoforza, da chi dovrebbe stare alla loro destra. Logica conclusione di questo processo è il PD, che non risulta un composto chimico ma un’amalgama o lega di alcune idee più o meno nobili. La sinistra non c’è più: i cani sciolti diventano intellettuali borghesi che votano Di Pietro – quelli più culturalizzati – e Lega tutti gli altri. Forse l’unico rimedio ancora possibile è Vendola!
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A Frederick
Ovviamente concordo con l’ultima tua frase.Per quanto riguarda Berlusconi mica ho dato tutte le colpe a lui delle nostre disgrazie.Come avrai notato io ho parlato anche degli “altri” ( le opposizioni) in nome della teoria che una noce nel sacco da sola non fa rumore.E’ vero anche che noi siamo abbagliati da un modello consumistico di cui spesso abusiamo ,ma più una società è libera ,nel senso democratica in quanto la libertà non è l’unica componente della democrazia, e più le nostre scelte possono esprimersi compiutamente e determinare modelli di conportamento individuali responsabili.Da qui la mia focalizzazzione sui problemi della democrazia e non della partitocrazia.I nomi sono differenti sia dal punto di vista linguistico sia da quello della sostanza e dal punto di vista del controllo del potere assolutamente alternativi.
Note personali
Sona a casa con una gamba rotta e quindi ho più tempo da dedicare a questi diascorsi che fino a qualche tempo fa,vale sempre la pena ricordarlo, erano impossibili.
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A Frederick
siccome ho letto il tuo ultimo post sui prosciutti Danesi, ti avverto che in futuro con te userò il tuo linguaggio.
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Papa straniero? Boh, io non ho nulla contro gli stranieri, ma i papi….
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