Schifani, non gli basta lo stipendio da senatore per pagarsi il cinema
«Lei non sa chi sono io», quello non l’ha detto, non ce n’era bisogno. Il presidente dei senatori forzisti Renato Schifani sa bene che chiunque abbia una televisione non può non riconoscerlo. Ma proprio per questo non l’ha presa bene quando una domenica sera – era il 5 maggio – si è presentato al cinema Aurora di Palermo con moglie e figlio, e le maschere non lo hanno fatto entrare. I problemi sono sorti quando il senatore ha chiesto di entrare gratuitamente, almeno lui con la moglie, con la tessera Agis in dotazione ai parlamentari per assistere al film Amen. «Ma la sua tessera è scaduta da gennaio, con questa lei non può entrare» gli fa notare uno dei dipendenti in servizio all’ ingresso. «Vorrei parlare con il gestore» chiede il presidente forzista. La maschera è titubante, Schifani dà segni di insofferenza e la scorta, che lo segue da qualche mese, chiama una volante in servizio in zona. Risultato: i due dipendenti vengono identificati dagli agenti (incensurati, per la cronaca) ed arriva il gestore, Nino Cordaro. Racconta Francesco, una delle maschere: «Il senatore avrebbe voluto vedere il film proiettato nella sala 2, ma era già esaurita e la sua tessera per di più non era valida. Gli ho detto che eccezionalmente avrebbe potuto accedere alla sala 1, dove proiettavamo il film Casomai. Ma lui ha preferito andare via». L’ ufficio stampa di Schifani fa sapere che «il presidente ha pagato il biglietto per il figlio e chiedeva di entrare perché la tessera è comunque valida finché non arriva la nuova. La polizia è stata chiamata dalla scorta solo per risalire al gestore, che due giorni dopo l’ accaduto ha inviato una lettera di scuse». «Ma quale lettera di scuse – racconta Cordaro – Ci ha chiamato piuttosto l’Agis di Roma per chiedere se eravamo disposti a spedire per conto loro la nuova tessera al senatore e chiudere il caso. Abbiamo rifiutato». (c.l. la Repubblica 14 maggio 2002)














Si, ricordo benissimo questo episodio (riportato da Repubblica) ed è cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza averlo riportato in questa sede. Amen.
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E’ un episodietto da 2 soldi rispetto ai “discorsi” filobugiardoneschi che si permette di fare dall’alto dello scranno in cui l’ha posto lo stesso Bugiardoni! Non dimentichiamoci del partito e della regione da cui proviene, dove l’autorità andava e va solo ossequiata!!
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Qualcuno ricordava anche quante parolacce pronunciarono i senatori del partito schifanico contro Ciampi, Scalfaro e Levi Montalcini (insomma persone per bene) quando questi ultimi votarono a favore del governo Prodi.
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