Governo: precedenza assoluta ai processi del Capo
L’Italia alle prese con false priorità ed emergenze, come il cosiddetto «processo breve». Ecco l’editoriale del n. 36 di Famiglia Cristiana, in edicola da oggi 1° settembre.
Adesso che le elezioni anticipate appaiono scongiurate, il Governo s’appresta a portare in Parlamento un’agenda di cinque punti su cui chiedere la fiducia. Il piatto forte, naturalmente, è la giustizia. O meglio, il «processo breve» che, per renderlo meno indigesto all’opinione pubblica, si chiamerà «processo in tempi ragionevoli». E che avrà una corsia preferenziale, grazie a risorse e investimenti straordinari. Da reperire, a ogni costo, sia pure in tempi di ristrettezze. Ma a settembre, con la ripresa scolastica, le famiglie avranno altre priorità: lavoro e lotta alla povertà, innanzitutto. Le fabbriche riaprono i cancelli, ma circa cinquecentomila posti sono a rischio. E qualche azienda, da subito, non aprirà nemmeno i cancelli. Al ministero dello Sviluppo, dove da mesi si è in attesa di un nuovo ministro, più di duecento tavoli di crisi sono aperti. E non se ne vede la soluzione.
Sul fronte della famiglia, dopo tante promesse e qualche timida apertura sul quoziente familiare, tutto s’è arenato. Per i politici il benessere della famiglia non è bene prioritario, ma merce di scambio, in una logica mercantile che mira a interessi di parte e non al bene comune. A ricordarci questo disinteresse, che ha radici lontane e riguarda tutti i partiti, è il ministero dell’Economia. L’Italia è la cenerentola d’Europa, fanalino di coda nel sostegno alle famiglie. Dedica alla spesa familiare solo l’1,4 per cento del Prodotto interno lordo, contro una media europea del 2,1 per cento e punte del 3,7 in Danimarca. Nel welfare familiare ci superano Paesi come Cipro, Estonia e Slovenia. Peggio di noi fanno solo Malta e Polonia.
La Francia, che potrebbe esserci d’esempio, ha invertito il declino demografico con una politica amica della famiglia e dei bambini. Con servizi e sussidi alla maternità, asili nido, sgravi fiscali per baby-sitter, agevolazioni sugli affitti per le case degli studenti e sconti sui treni per famiglie numerose. I tagli e i risparmi si fanno altrove, su privilegi e sprechi della casta. Non sulla famiglia. Il mancato investimento sulla famiglia blocca anche la ripresa e la crescita economica. Ne è convinto Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior, che propone un patto a livello europeo, che vincoli i Paesi dell’Unione a destinare il 3 per cento del Pil alle famiglie; che obblighi i Governi a investire nelle politiche di accesso dei giovani al lavoro (rapido, stabile e ben remunerato); e che permetta alle famiglie di dedurre le spese per la formazione dei figli. Ricorda il presidente dello Ior: «I figli producono crescita, ricchezza e risparmi. La famiglia che forma i suoi figli e assiste i suoi anziani fa welfare, con meno costi per lo Stato. Non capire questo è stato un grave errore economico, cui si aggiunge quello morale: la tendenza progressiva a scoraggiare la famiglia tradizionale». Altro che «processo breve». O meglio, «in tempi ragionevoli».
Nota redazionale: parole evidenziate in nero nell’originale.















Plaudo all’articolo di Famiglia Cristiana e mi indigno con l’opposizione che non è in grado di pubblicizzare adeguatamente cio’ che Bugiardoni intende fare: dov’è l’Italia in cui bastava una legge sugli asili-nido che non passava in parlamento per far cadere un governo Moro? Secondo me la rassegnazione ed il menefreghismo hanno spento per sempre la sinistra. Dall’altra parte abbiamo i 110 e lode della Cattolica che fanno i lacchè convinti del Cavaliere! Un ritorno ai valori etici del governo della cosa pubblica s’impone imperiosamente al più presto!
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… e se lo dicono i paolini, che tutto sono tranne che pro pd… forse siano loro la vera opposizione?
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No.
I Paolini, alias Phamiglia Christiana, è sempre stata ULIVISTA.
Peggio di così si muore.
Poiché io ne sono abbonato e la leggo e vedo che v’è rimpianto per una Italia prodiana, tutta piccola borghesia e , se possibile, al riparo dal mercato occupata in aziende pubbliche o municipalizzate.
Altro che no pro PD.
Ne costituisce anzi la struttura desiderosa e portante.
Come mai ne sono abbonato?
Perché informarsi costa e Phamiglia Christianeggiante era uno specchio fedele dell’Ulivo orfano della sinistra DC.
E continua ad esserlo.
Beppe Del Colle ne è il portavoce ed Adriano Sansa, magistrato, ne completa il pensiero secondo l’ANM.
Berlusconiani od Ulivisti, l’importante, per loro, è che noi pensiamo CON le loro teste.
Non con le nostre.
Avanti o popolo, alla riscossa……lasciamo perdere.
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Al quasi rimpianto Sirocchi
“prodiana, tutta piccola borghesia e , se possibile, al riparo dal mercato occupata in aziende pubbliche o municipalizzate”
Non ti sembra di esagerare? Comunque il “Prodi” è fuori gioco, almeno così pare…
così non è per il “quasi” liberista Berlusconi.Tra i due chi butti dalla torre?
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