Ma che schifo! In tutti i sensi

Pubblicato da Redazione il 31 agosto 2010 in Brutta Italia |

Avete osservato attentamente? Subito dopo il baciamano, il Colonnello si strofina la mano su cui ha sbavato il Cavaliere nel folto della palandrana. Ma gliel’avrà baciata per calcolo o perché era soprappensiero?

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4 Commenti

  • avatar Ambrogio scrive:

    L’asse Italia-Libia
    Settantanni fa Italo Balbo moriva nel cielo della Libia, provincia italiana.
    Nessuna nostalgia per quegli anni, visto quel che poi è successo.
    Vediamo ora che ne sarà di questo nostro paese puttana.

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  • avatar Luca scrive:

    non si vede nulla.

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  • avatar Gozzo scrive:

    Berlusconi: “con l’accordo fra Libia e Italia avremo meno immigrati e più petrolio”… baciamo le mani Silvio… baciamo le mani.

    P.S.: vorrei fare una piccola e personale “correzione”, così, per dovere di cronaca. Il Colonnello in realtà non si pulisce la mano sulla palandrana, ma bensì compie un gesto in uso nei paesi musulmani e non solo. Dopo il saluto porta la mano sul cuore in segno di rispetto e amicizia. Anche perchè il movimento della mano sulla palandrana è dalla parte del palmo e non sul dorso “baciato”. Tutto qui, lungi da me difendere comunque il gesto penoso del cavaliere e il suo atteggiamento squallido.

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  • avatar elena scrive:

    Nell’Italia dei precari e dei morti di fame, tre poveracce comprate con 70 euro . L’intero paese per un pò di più………

    La questua al gran banchetto degli appalti
    Cinquanta miliardi di euro. A tanto ammonterebbero, secondo la stampa finanziaria, le commesse in ballo tra l’Italia e la Libia che lunedì sera hanno attratto tanti commensali del bel mondo della finanza e dell’economia italiana alla monumentale tavola di Muammar Gheddafi che è seguita alle celebrazioni per il Trattato di amicizia Italia-Libia. Le stime più prudenziali, invece, parlano di una quarantina di miliardi. Difficile, però, fare un calcolo al millimetro.

    Quel che è certo è che tra le nostre aziende e la Libia ballano svariati miliardi. Soltanto l’Eni, che ieri è stata rappresentata dal numero due Claudio Descalzi, visto che l’amministratore delegato Paolo Scaroni si trovava all’estero, ha in programma investimenti per 25 miliardi nel Paese del rais da cui nel 2008 ha ottenuto un accordo che consentirà al gruppo petrolifero italiano, che ha Tripoli tra i suoi soci accanto a Tesoro e Cassa Depositi e Prestiti, di estrarre petrolio in Libia fino al 2042 e gas fino al 2047. Vale invece almeno 3 miliardi la commessa per l’autostrada sulla costa mediterranea della Libia per la quale è ben posizionata Impregilo, che dal Paese Nordafricano ha già ottenuto contratti per 760 milioni.

    Non a caso la società ieri era rappresentata al gran completo sia dai manager capeggiati dal presidente Massimo Ponzellini, sia dagli azionisti Fondiaria Sai e Atlantia. Il gruppo assicurativo dei Ligresti ha infatti schierato sia l’ad Fausto Marchionni, sia l’azionista Jonella Ligresti, che siede anche nel consiglio di amministrazione di Mediobanca. Mentre i Benetton hanno mandato il presidente Giovanni Castellucci. Non poteva mancare, poi, Pierfrancesco Guarguaglini, il numero uno del gruppo pubblico della difesa, Finmeccanica, che in Libia ha già delle commesse attive per quasi un miliardo e che, in base al pre-accordo siglato l’anno scorso con i fondi sovrani libici per dar vita a una joint-venture destinata a sviluppare in Libia, Medio Oriente e Africa la cooperazione strategica nei settori dell’aerospazio, dell’elettronica, dei trasporti e dell’energia, dovrebbe generare un giro d’affari stimato in 20 miliardi.

    Senza contare l’importante accordo nella difesa attualmente in via di definizione a livello intergovernativo. Più in generale, Alessandro Profumo (ovviamente presente alla serata), l’amministratore delegato della banca italiana più amata dai libici, Unicredit, ha recentemente parlato per la Libia di investimenti pubblici in arrivo per una cifra compresa tra i 350 e i 600 miliardi di dollari che fanno ovviamente gola a molte imprese italiane. Che non a caso ieri hanno schierato rappresentanti di ogni genere e tipo.

    Dal presidente di Anas Pietro Ciucci, a quello di Telecom Italia, Gabriele Galateri di Genola. Dall’ad di Enel Fulvio Conti, per il quale “gli interessi potenziali sono molti, ma ora non c’è nulla”, al numero uno degli industriali romani Aurelio Regina, passando per il presidente di Alitalia e di Piaggio, Roberto Colaninno, quello di Bnl-Bnp Paribas Luigi Abete, nonché per i coniugi della raffinazione petrolifera, Gian Marco e Letizia Moratti. Grandi assenti, il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che ha mandato il direttore generale Giampaolo Galli e i vertici del gruppo Exor-Fiat, che condividono la controllata Juventus con la Libyan Arab Foreign Investment Company (Lafico). Torino ha infatti mandato in sua rappresentanza il numero uno delle relazioni istituzionali, Ernesto Auci. Immancabile, invece, il finanziere franco-tunisino Tarak Ben Ammar, trait d’union tra gli affari televisivi tra la Fininvest e i libici.

    da il Fatto Quotidiano del 1 settembre 2010, di Giovanna Lantini

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