Matricole universitarie, dalle ultime notizie pervenute pare proprio trattarsi di bamboccioni

Pubblicato da Redazione il 24 agosto 2010 in Rassegna stampa, Scuola, Società |

Perfino i nonni si sono messi a telefonare: «Scusi, mio nipote vorrebbe iscriversi a Medicina, cosa dobbiamo fare?». Per non parlare di mamme e papà, i più scatenati in questi giorni di iscrizioni: «Vorremmo (al plurale, ndr) fare Ingegneria, quale indirizzo consiglia?». Chi non accompagna i figli ai test, verifica la loro presenza in loco: «Mi perdoni, sa se il mio ragazzo è arrivato?». Qualcuno potrebbe inorridire, ma sono abitudini consolidate tra i familiari delle matricole. Apprensivi oltre ogni limite, servizievoli al punto di iscrivere il figliuolo mentre il «poverino è in vacanza», pronti a interpellare professori e rettori in caso di dubbi su facoltà e corsi di laurea. Alla Bicocca di Milano, su dieci richieste di informazioni sette arrivano proprio da loro, i genitori. Un incubo per i responsabili dell’orientamento: «Sono la nostra disperazione».

Madri e padri onnipresenti che accompagnano i figli in tutte le fasi dell’immatricolazione, raccolgono per loro materiale informativo, partecipano alle giornate aperte (anche alla Cattolica, sempre a Milano, segnalano un boom di presenze), si mettono in coda agli sportelli delle segreterie. E i ragazzi – che in altri tempi si sarebbero sepolti vivi pur di non avere la mamma al loro fianco – sembrano accettare di buon grado questa infanzia prolungata. «Tutta la famiglia – sospira Barbara Rosina, responsabile del Cosp, il centro per l’orientamento della Statale di Milano (oltre il 50 per cento delle chiamate è dei genitori) – si interessa al futuro dell’aspirante matricola. E le richieste sono dettagliatissime, dagli sbocchi lavorativi, agli orari delle lezioni alla fermata del metrò più vicina. In questo caso consigliamo di consultare il Tuttocittà». Sono telefonate fiume: «A volte ci capita di parlare con persone che vogliono conoscere i minimi dettagli dei nostri corsi. Noi glieli forniamo e poi scopriamo che i figli sono lì, proprio di fianco a loro, a fare da suggeritori. Ma allora perché non ce li passano? Se potessimo parlare direttamente con i ragazzi sarebbe tutto molto più semplice».
La domanda più temuta: «Vorrei che mio figlio frequentasse Economia, mentre lui preferirebbe Lettere. Lei che ne dice?». Peggio di uno sportello di ascolto.

Ma alcuni atenei hanno già escogitato l’offensiva contro i genitori ingombranti. Alla Bocconi, per esempio, durante le giornate di orientamento (due all’anno) è previsto un incontro di un’ora e mezzo destinato esclusivamente a madri e padri. «Il messaggio – dice Giovanni Valotti, direttore della undergraduate school dell’ateneo – è chiaro: “vi do tutte le informazioni necessarie e ci rivediamo alla laurea”. Il nostro rapporto si limita a questo. E quando qualche padre si presenta da me in ufficio, a meno che non si tratti di un problema grave replico: “Mi mandi suo figlio”».

Estremi rimedi anche al Politecnico di Milano. Il rettore, Giulio Ballio, sorride: «Alcune mamme scrivono per avere chiarimenti sulla carriera universitaria del figliuolo. Io dico che per motivi di privacy non posso rispondere». Stratagemma definitivo: «Abbiamo abolito il libretto: solo lo studente, con una password, può consultare i suoi voti». Bamboccioni, neo Tanguy (dal celebre film francese), eterni adolescenti. I termini coniati per descrivere questa generazione sono tanti. Come tante sono le attenuanti a loro favore. «Adesso è tutto più complicato – osserva Barbara Rosina – i percorsi universitari sono innumerevoli e nessuno dà la certezza di un posto di lavoro. I ragazzi di oggi fanno l’università con la consapevolezza di rimanere precari a lungo, se non a vita. È ovvio che i genitori si preoccupino». È d’accordo Marcello Fontanesi, rettore della Bicocca: «Meglio non generalizzare, ci sono tanti giovani capaci e autonomi. Anche se spesso manca lo spirito di iniziativa. Lo notiamo in aula: pochissimi fanno domande». (Annachiara Sacchi, Corriere della Sera
24 agosto 2010)

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12 Commenti

  • avatar roberto braglia scrive:

    L’uomo è ciò che mangia ( diceva un filosofo tedesco) e, se questa generazione di giovani è uno pò debosciata, bisogna ricercare nel comportamento di chi ha dato loro da mangiare le cause dell’insuccesso di codesta prole!

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    • avatar Hegel scrive:

      Chi fu a dirlo, Ludwig Feuerbach o Liebig? Lei vuol forse insinuare che i giovani d’oggi sono paste frolle e pappe molli perché s’ingozzano di girelle e nutelle?

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      • avatar fb scrive:

        Braglia, fossero solo girelle e nutelle ciò che ingollano i giovani d’oggi…Ma si tratta di ben altro, che in girella e nutella ti manda il cervello.

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  • avatar fb scrive:

    Ho potuto accertare la faccenda con due miei amici, con figlioletta unica très gatèe, che se ne avessi una così,io vado in esilio a Sant’Elena; sua madre la segue tutto il giorno trepidante, tipo Echelon, l’ha iscritta alla Bocconi, dove la condotta privata e pubblica della poupèe è persin peggiorata,dato il brodo primordiale biologico in cui era immersa. L’idea fissa è quella di mandarla a lavorare a Parigi, presso una prestigiosa maison di moda e penso che se non fosse per l’età, oltre quella canonica, la madre si venderebbe, anima e corpo, come quella di Forrest Gump, pur di vederla aggirarsi per gli uffici della prestigiosa griffe, anche solo come fattorina. Abbiamo cenato con lei presente due volte, una in un’osteria, la seconda chez soi. Ad ogni fetta di salame toglie gli occhietti di grasso, refila il grasso dal prosciutto crudo, vuole i pisarei e fasò senza fasò, le lasagne alla bolognese senza besciamella, ingolla pastasciutta condita con olio di semi -o di scemi?-, si cambia la biancheria intima due volte al dì, all’emissione di ogni peto, in francese, ça va sans dire. Ha avuto parecchi morosi; non è che li volesse magari senza…,eh?

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  • avatar Mammola scrive:

    meno male che fb conferma e ci scodella uno dei suoi trentamila aneddoti capitati a uno dei suoi cinquantamila conoscenti-amici-parenti sparsi per tutte le terre emerse… Ma sono sicura che se nave corsara parlasse della fossa delle marianne lui conoscerebbe uno anche di laggiù… come forrest gump e il barone di munchausen deve essere stato pure sulla luna… cala trinchetto e ogni tanto ammaina le vele del prezzemolismo… a proposito, b. sta per burgnerba?

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  • avatar frank spada scrive:

    D’accordo, era un bamboccione d’altri tempi, però è cresciuto in fretta.

    Infila la testa tra la porta dicendo: — Signori! — poi si ritira, discreto come sempre. Guardo l’ora al polso: le 4 del mattino! — Dai che si va a nanna, — soffia il quarto, roco in mezzo al fumo. Ultima smazzata e venti carte affettano la nebbia grigio-azzurra coprendosi a cinque a cinque, una sull’altra davanti ai giocatori. Ineffabile, chi le ha distribuite con maestria, aggiunge: — A ciascuno il suo, — piegando un’ombra di sorriso. Rinsaldo la fortuna di una serata che mi lascerà in tasca i miei e sono l’ultimo a parlare. Mando gli occhi appuntiti sulle mie scorrendole tra pollice e indice: un asso, due e penso a quel ciascuno, tre e penso… un sette di quadri e il quarto mi paralizza il fiato. Sfioro con lentezza esercitata le dita avanti e indietro mascherando l’indecisione al volto e prendo tempo. Il primo è servito, rilancia; lo segue un lascio e alla mia destra chiedono due carte rilanciando ancora. Al centro si innalza un mucchio di denaro. Domando una carta allontanando lo scarto. Il mazziere, anche lui servito, raddoppia la posta in gioco. Il primo rilancia ancora; si passa a chi mi sta di fianco: compila un assegno e lo appoggia con delicatezza su quella che ormai è una montagnola. Mi allungo contro lo schienale, imbocco il fumo tra le dita e soffio sotto il paralume la mia decisione a mescolarsi con le altre; faccio altrettanto rilanciando con il carnet che mi ha regalato mamma e che rasenta il rosso fino a ogni fine mese. Il quarto dice vedo e copre. Gli altri stanno zitti. Un borbottio dei bronchi e calo quattro assi; lui: una scala reale al re, tutta di cuori! “A ciascuno il suo”, aveva detto per mettermi in guardia. Ma io… era un rappresentante di giochi da tavolo, di Milano. Partì con il rapido delle 5.05. Mi offrì un caffè al bar della stazione; io comperai le sigarette a credito poi andai a casa, abitavo lì vicino.
    Il mattino dopo mi svegliai infreddolito. “Ormai sono spacciato”, pensai, mentre ai denti… oddio! Anticipai il ticchettio di microscopiche mascelle al lavoro sul mio corpo illividito. — Mammaa, forse-ho-la-febbre… — Tornai a letto; aspettai latte e miele con biscotti e mi rinserrai riflettendo sul passato: 38 anni e vivevo dai miei, ancora!
    Guardai al futuro, decisi in fretta: mi farò cremare. Sparse le ceneri, silenzio totale, inconsistente in un pulviscolo in volo favorirò uno starnuto alla salute di chi resta. — Mammaa… allora, questa colazione arriva?

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  • avatar Santippe scrive:

    Quel tipo lì, il 38enne amico di Frank Spada, quello che si voleva far cremare, è ancora vivo e racconta che suo padre lo avevano fatto Cavaliere – in quanto aveva lavorato tanto e con sacrificio – e aggiunge “io … per ora mi accontento di essere vivo, domani … intanto speriamo di morire con calma, che la pace sia vicino a tutti, e dopodomani … uguale, per baciare quella ragazza e …
    Ebbene sì, il commento di Frank Spada lo trovo azzeccato e lui lo aveva scritto già più di un anno fa e io lo avevo letto
    qui

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  • avatar Carla scrive:

    Carina la storia del “bamboccione” di Frank Spada. :-)
    A proposito dell’articolo invece: i giovani sono ciò che i genitori li hanno abituati ad essere. I miei figli e i loro amici si seppellirebbero vivi se avessero genitori che fanno le cose per loro, sono assolutamente autonomi e gesticono la propria vita autonomamente. Per inciso non sono poi così “vecchi” visto che hanno 16 e 19 anni. Sarà che qui siamo in campagna e le abitudini sono più sane, ma di giovani ne conosco tanti e sono rari quelli che dipendono completamente da “mammina” e “papino”. Vediamo di non generalizzare e soprattutto di non dare retta a qualche giornalista che non sa come riempire le stabilite battute di un articolo. (P.S. non ho niente contro i giornalisti, ma li conosco bene visto che esercito proprio quella professione).

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  • avatar Nadia scrive:

    … e se vai a parlare con i prof. non va bene perchè sei troppo “genitore protettivo” e se non ci vai sei “genitore menefreghista”… e decidetevi!!!

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  • avatar maurizio scrive:

    Di fronte ad una società sempre più spietata, che pretende specializzazioni sempre più complesse, ben vengano i nostri bamboccioni a rompere le uova nel paniere ai padroni del vapore. Non si vive di sola informatica, ma di letteratura, poesia, preziose tradizioni perse nei meandri di una società di automi…e al diavolo le famose tre I, Informatica, Inglese, Impresa…Idioti! (Ecco la quarta I).

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  • avatar Rta L. M. scrive:

    UN BAMBOCCIONE DEL SOL LEVANTE

    La madre butta via i Gundam
    Lui (ormai trentenne) incendia la casa
    Ai giudici ha spiegato: «Volevo morire con i miei robot»

    TOKYO – Ha dato fuoco alla casa perché la madre aveva buttato i suoi robot. È successo in Giappone, Kasai, nella zona centro-occidentale dell’isola, e non si tratta di un baby-piromane, ma di un uomo di 30 anni infuriato perché la madre aveva rimosso circa 300 riproduzioni in miniatura di Gundam, protagonista di una serie di cartoni animati cult negli anni ’70, dagli scaffali della stanzetta.

    SUICIDIO – L’incendiario ha spiegato di aver in «questo modo «cercato la morte» insieme ai modellini. Secondo quanto emerso nel processo a suo carico, l’uomo è accusato di aver sparso olio per la stufa nella sua stanza, e aver intenzionalmente appiccato il fuoco con un accendino riducendo in cenere l’intera casa, divisa su due piani, nell’agosto dello scorso anno. La madre, tuttavia, non si era disfatta dei robot, ma li aveva riposti facendo le pulizie della stanza. L’accusato ha spiegato il folle gesto adducendo sentimenti di «rabbia verso la famiglia» per non essere stato compreso. «I modellini erano parte del mio corpo e della mia anima – ha dichiarato tra lo sconcerto generale -. Quando li guardavo, sentivo tornare la forza necessaria per recarmi al lavoro il giorno seguente, indipendentemente da quanto fossero onerose le mie mansioni».

    Corriere della Sera Redazione online
    26 agosto 2010

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  • avatar Nadia scrive:

    Per quanto possa essere daccordo sui ragazzi/adulti bamboccioni (al di là del fatto che spesso se un uomo si separa dalla moglie, qualunque età abbia, è dalla mamma che torna…) non mi pare corretto nascondere i voti creando una password a cui solo il ragazzo può accedere. A meno che il ragazzo in questione sia uno di quelli che lavora oltre che studiare e non si fa mantenere. Ma visto che qua si parla di “bamboccioni” presumo che i genitori siano di quelli che dicono: “poverino già studia tanto come può anche lavorare”. Da qui, la decisione di mantenerlo. Quindi, non trovo giusto che la famiglia non possa venire a conoscenza dei voti e dell’andamento del proprio figlio…
    Comunque, credo che questo fenomeno dei “bamboccioni” finirà con la prossima generazione. Ormai, le donne diventano madri a 40 anni e, quando il loro figlio sarà grande abbastanza per andare all’università, loro saranno troppo “anziane” per stargli dietro in tutto. Oltre ad avere 60 anni infatti, loro stesse dovranno ancora lavorare chissà per quanto prima di andare in pensione… Tempo per “rompere” ai prof non ne avranno più.

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