Ailanto, pianta infestante al servizio della speculazione edilizia
Il cortile di Palazzo Arzaghi si sta trasformando in una selva.
Sono passati due anni dall’ultima bonifica del cortiletto di Palazzo Arzaghi e di nuovo le piante hanno invaso questo luogo abbandonato.
Tra tutte spicca l’ailanto, una pianta infestante che necessità di poche cure anzi di nessuna, abituata com’è a radicarsi profondamente nel terreno senza rispetto alcuno della storicità del luogo.
Utilissimo per accelerare il processo di degrado delle vecchie strutture, è un prezioso alleato di chi vorrebbe spazi liberi per edificarvi un moderno e anonimo fabbricato condominiale.
Una nostra segnalazione aveva sortito l’effetto di una ordinanza del sindaco che impegnava le proprietà, una cooperativa modenese, a risanare la zona e mettere in sicurezza parte dell’edificio.
Suggeriamo analogo provvedimento tenendo presente che lo stato miserevole del cortile era già stato segnalato più di due mesi fa senza effetto alcuno.
Analogo lo stato della costruzione, ormai ridotta a un rudere, a metà di via Romagnosi dal lato numeri dispari, quindi fuori dal centro storico.
L’edificio è ormai senza copertura, la facciata è a rischio di crollo. In questo caso l’ailanto ha la funzione di nascondere una situazione di estrema desolazione. L’intervento da imporre alla proprietà è la messa in sicurezza dell’edificio o la sua demolizione. Ci si chiede se nella burocrazia municipale qualcuno dorma più del dovuto. O se lavori per qualcosa che non è il bene pubblico.
Ambrogio Ponzi
L’edificio, ormai ridotto a un rudere, tra i numeri civici 15 e 17 di via Romagnosi.





















è evidente che la sorte di questa casa è già stata decisa, al punto in cui è arrivato l’ailanto è ormai impossibile da sopprimere se non con le ruspe… fateci un giro in rete dopo aver digitato la parola ailanto su google e vi renderete conto con che creatura extraterrestre si ha a che fare… per esempio, ho pescato questa testimonianza:
L’ailanto non solo cresce a dismisura soffocando le altre piante, ma altera la composizione chimica del terreno per contrastare i concorrenti!
Più tardi lo si taglia e più tardi il terreno ricomincia a respirare.
Noi circa 10 anni fa ne abbiamo abbattuto uno gigantesco per dar spazio a 2 giovani noci.
È stata una delle cose più sante mai fatte.
La matrice è morta solo molto tempo dopo, spargendo sale sul taglio.
Intanto si dovevano estirpare continuamente i polloni che gettavano da sottoterra tutt’intorno.
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Bah, ora che l’Ailanto sia così terribile è tutto da dimostrare… Anzi. Tante scarpate degradate grazie alla sua “potente azione” sono preservate da dissesti e smottamenti. Ora, il pippozzo su specie autoctone e compagnia bella ce lo risparmiamo.
Direi che la parola magica per COMBATTERE STRENUAMENTE L’ALIENO DEVASTATORE si chiama mautenzione ordinaria. L’azione tremebonda ed implacabile del frullino a filo dopo il passaggio per una sola volta (!!!) della motosega fa miracoli.
Considerando l’estensione dello “spazio verde” direi che con 3 ore di lavoro frazionato in altrettante riprese risolvono il problema alla radice.
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Data l’altezza e lo sviluppo è un ailanto Tedesco?
O sbaglio?
Certamente se Cantini provvede al più presto salvate il palazzo, noi la piazza con il borsano ce l’abbiamo rimessa!
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