Pippo Campanini, il poeta gourmet
Pippo Campanini, a destra, nel film Strategia del ragno con Giulio Brogi. Peccato che il suo profilo si «impasti» con quello di un culatello. Imperizia o malizia del fotografo?
In Strategia del ragno è il vecchio e improbabile partigiano Gaibazzi. In Novecento indossa l’abito talare di don Tarcisio. Nel film La Luna, la sua ultima pellicola, è un locandiere.
È durato a lungo il sodalizio di Pippo Campanini, gastronomo, benestante, verseggiatore, rapsodo della sua Fidenza, caratterista cinematografico, con Bernardo Bertolucci, che ne fece uno dei suoi attori feticcio. Una complicità artistica e un’amicizia fortificate dal culatello, salume di cui il poliedrico borghigiano era raffinato conoscitore, devoto cultore e fortunato assaggiatore. Di tale e tanta edonistica versatilità il pubblico televisivo italiano fu messo al corrente nel 1966, quando una troupe della Rai guidata dal regista Ugo Gregoretti calò a Fidenza per documentare la vita dolce e spensierata della provincia. In quell’occasione, Pippo diede prova di essere anche un profondo conoscitore della sua città. Improvvisatosi cicerone, incantò il fine palato culturale dell’ospite guidandolo in sapide visite alla cattedrale, al teatro Magnani e alla limitrofa omonima osteria. Lo accompagnò in giro per la città a braccetto, com’era suo costume. Come si usava tra persone di una certa età e di un certo rango nelle vasche fidentine dei tempi che furono.
La lirica che segue e conclude la trilogia dei poeti borghigiani fu composta da Campanini nel marzo del 1975. Apre il libretto intitolato Il nostro fiume, pubblicato dalla Famiglia fidentina attorno a quell’anno.
All’almo Stirone
Ti ricordo, assolato Stirone
nei meriggi alla scuola furati…
Le gaggie ancor fiorite ed i prati
fatti gialli da lucidi fior.
Ma attraverso la storia ricordo
il martirio del Santo Patrono
che, aborrito ogni umano perdono
lo scherano roman decollò.
Ah, qual sorte crudele, fatale;
qual scalogna pel Santo Donnino
che l’editto di Re Costantino
di lì a poco poteva salvar.
Ma di lui più cattiva ebbe sorte
altro martire prode e pur serio:
voglio dire di San Gislamerio,
che, tuttor, ignorato è dai più.
Tu li accogli, almo, caro, torrente,
tu dal sangue dei Santi bagnato,
tu ora lercio, fangoso, inquinato
dai rifiuti di Salsomaggior!












