Parmigiani al mare ai tempi di Flavio Briatore
Residenti di riguardo. L’arrivo a Malindi di Flavio Briatore e della moglie Elisabetta Gregoraci, che la stampa keniana definisce orgogliosamente «the billionaire couple».
È consolidata tradizione che i giornali, in agosto sempre a corto di notizie, telefonino ai vip per sapere dove vanno o dove sono stati in vacanza. La Gazzetta di Parma non ha fatto eccezione. Tra gli altri lo ha chiesto al sindaco Pietro Vignali. Il quale, forse rimasto senza suggeritori, ha risposto la prima cosa che gli è venuta in mente. Cioè ha detto la verità. Che è questa. «Sono stato in Kenia, ho conosciuto una parte di Africa vera e non quella dei villaggi turistici. Ho incontrato il sindaco di Malindi e molti italiani che lavorano alla ricostruzione del Kenia. C’era il referendum sulla costituzione. È stata una vacanza di conoscenza e non di safari…».
Tra i suoi tanti, bravissimi, giornalisti, la Gazzetta ha Luigi Alfieri, grande viaggiatore, presidente di un’associazione di travel writers, indefesso compilatore di paginoni turistici con i quali si potrebbe comporre la mappa geografica del pianeta. Perché Alfieri non ha suggerito a Vignali di lasciar perdere l’ambigua nomea di Malindi e della sua cospicua colonia italiana? Perché gli ha lasciato credere che i connazionali laggiù espatriati si trovino colà per ricostruire quel Paese? Perché ha lasciato che lo turlupinassero? Perché non gli ha aperto gli occhi, sia pure a posteriori? Solo i cortigiani infedeli lasciano che i loro sovrani incespichino senza allungare una mano soccorrevole, ma Alfieri non è cortigiano né infedele. Spiegazione plausibile: al momento di andare in pagina, il caporedattore itinerante era in viaggio.
Quanto alla svista del sindaco, il segreto dell’abbaglio su Malindi è forse nel finale della sua dichiarazione: «Poi, qualche giorno a Forte dei Marmi con la famiglia». Ecco: deve avere confuso Malindi con Forte dei Marmi. I conti tornano. Ma Alfieri, quando torna? (pf)
Baby prostitute a Malindi. Circa 2.400 italiani ogni anno abusano di minori in Kenya (Rapporto Unicef ripreso dal settimanale Panorama).
Prostitute in attesa davanti a un locale di Malindi.














Il leghista Andrea Zorandi nella sua Pontetaro. Il presidente della Provincia nel suo Appennino a scarpinare attorno al monte Marmagna per tre settimane. Il vescovo Enrico Solmi a Misurina, immagino nell’ex colonia della Pontificia Assistenza. Paolo Buzzi in Alto Adige. Fabio Fecci da vent’anni in Puglia. «Poco più a nord», scrive Repubblica (poco più a nord?), il buen retiro di Giorgio Pagliari che si crogiola sulle sabbie di Senigallia, Marche, per rinfrescarsi poi nella sua Tizzano, accanto al padre novantunenne.
Intervistati da Repubblica e dalla Gazzetta, le nostre guide politiche e spirituali, luminosi esempi di vacanze autarchiche e morigerate, hanno gridato viva l’Italia e mai in ferie se non nel Bel Paese. Lodevole prova di nazionalismo turistico e di fedeltà alla patria, muto rimprovero a chi trascura e rinnega le nostre montagne e i nostri mari, i nostri agriturismi e le nostre città d’arte per annoiarsi alle Maldive o rischiare di cadere nel Gran Canyon.
Passate le ferie, gabbati li santi. Prima o poi molti di questi morigerati troveranno il modo di andare nei vituperati Paesi stranieri, magari in missioni che non possono fare a meno del loro apportoe. Finanziate da soldi pubblici. Teneteli d’occhio e vedrete.
E magari a far loro da guida e consulente potrebbe essere lo stesso espertissimo Luigi Alfieri. Forse ricordo male ma credo ci fosse anche lui nella delegazione guidata dal presidente della Provincia che qualche mese fa si è recata in non so bene quale Paese dell’Africa per consegnare qualcosa di non recapitabile in altro modo. Devo averlo visto e letto sulla Gazzetta, che alla missione ha dedicato un coloratissimo paginone. (pf)
Ti piace questo commento?
3
0