Obama non è Osama
Sul giornale: «Barack Obama: sì alla moschea a Ground Zero». Sul cartello: «Morte agli Usa». Osama Bin Laden: «Cosa? Non ci capisco più niente».
Tag:New York, Tolleranza
SOTTO TIRO

CREDENZE POPOLARI
Nei centri commerciali,
i consumatori credono
di risparmiare.
In democrazia, gli elettori credono di contare.
QUELLO CHE NON HA GIULIANO
«Può darsi che Saviano sia banale e scriva male, ma se non piace
a Giuliano Ferrara qualcosa
di buono ce l’avrà». (Lia Celi)
SIRENE E CENTAURE NELLA GIUNTA BERNAZZOLI
«Giunta con metà donne», titola la Gazzetta di Parma, per significare che Bernazzoli vuole riservare il 50 per cento del suo esecutivo alle assessore. Ma detto così sembra che voglia amministratrici metà carne e metà pesce, metà umane e metà giumente. Strafalcione o lapsus?
MONTI LEI
Vista la situazione, è normale che la rabbia Monti. (Mario Mantovani)
ULTIMA CHIAMATA PER I PARTITITemo che i partiti italiani non abbiano capito il senso e lo scopo della formula adottata dal presidente della Repubblica dopo le dimissioni del governo Berlusconi. Mario Monti e i suoi tecnici avrebbero dovuto restaurare la credibilità finanziaria dell'Italia, riformare il mercato del lavoro, creare le condizioni per una economia più libera e competitiva. I partiti avrebbero dovuto assecondare il governo ma dedicarsi contemporaneamente ad altri compiti che non possono essere, in una democrazia, «tecnici». Avrebbero dovuto modificare la legge elettorale, ridurre il numero dei parlamentari, rompere l'incantesimo del bicameralismo perfetto, dare a se stessi uno statuto giuridico corrispondente alle loro responsabilità, dare al Paese un esempio di rigore finanziario riducendo drasticamente il denaro pubblico di cui si sono spensieratamente serviti dopo un referendum che diceva chiaramente quale fosse, a questo proposito, il pensiero del Paese. Ebbene, nulla di ciò che avevamo il diritto di attenderci in materia di riforme istituzionali è stato fatto. È questa una delle ragioni del malumore del Paese, che soffre la crisi e sopporta il peso delle tasse, e del successo di Grillo. Se i partiti vogliono rimediare, il tempo stringe e la porta attraverso la quale dovranno passare per avviare il cantiere delle riforme non resterà aperta più di tre o quattro settimane. Una riforma costituzionale richiede, infatti, una doppia lettura fra Camera e Senato e mancano dieci mesi alla fine della legislatura. Se non ne approfitteranno, il prossimo voto sarà peggio dell'ultimo. (Sergio Romano, Corriere della Sera, 10 maggio 2012)
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Penso che Obama abbia offerto al mondo un grande segno di rispetto e di autentica democrazia. I terroristi che hanno fatto l’attentato non rappresentano l’Islam. Così come tra i cristiani ci sono delle mele marce anche tra di loro ci sono fedeli che sbagliano. Generalizzare le accuse all’intero popolo musulmano sarebbe un gravissimo errore.
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Se non altro, tranne che qui in Italia, sede del Vaticano, noi cristiani, da qualche tempo, non mescoliamo Dio con Cesare e viceversa e non identifichiamo la politica con la teologìa, così da instaurare teocrazie più o meno assolute; dappertutto meno che in Italia, ripeto.
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fb- ti ho votato, ma devo precisare che non condivido assolutamente la tua ultima affermazione (…meno che in Italia)
Come italiana, cristiana e cattolica, non ho mai sentito sul mio collo, nella cabina elettorale, il fiato di qualcuno che mi costringesse a votare ciò che anch’io non ritenevo giusto. E’ ridicolo parlare di teocrazia in Italia.
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Obama ha fatto la seguente affermazione, che Giovanna sottoscrive con enfasi:” Al Qaeda non è l’islam, è solo una distorsione dell’islam”.
Benissimo, allora Giovanna vorrà senz’altro aiutarmi a capire in che cosa consiste questa distorsione.
Al Qaeda ha letto male il corano e gli hadith? Nega forse che le leggi islamiche impongano di uccidere chiunque si allontani dall’islam, incitino all’odio verso gli infedeli vietando di avere amici tra di loro se non per ottenerne vantaggi, permettano la lapidazione delle donne adultere, la schiavizzazione delle bambine, l’impiccagione degli omosessuali, stabiliscano il dovere di sottomettere chiunque non sia islamico e, nel caso in cui rifiuti la conversione sia possibile lasciarlo in vita solo a condizione che paghi un’umiliante forma di protezione?
Provi, il presidente Obama, a negare pubblicamente la validità di queste affermazioni, noi aspetteremo con ansia gli applausi dei suoi amici islamici, magari anche di quelli che gli ingenui definiscono moderati solo perché per il momento non hanno ancora ritenuto opportuno ricorrere ad alcun attentato.
Nel frattempo mi permetto anche di dubitare dell’ onestà intellettuale del presidente. Permettere di praticare la religione islamica equivale a permettere di applicare la legge islamica.
Lui non può non sapere che nell’islam religione e legge coincidono e che le leggi islamiche non sono certo quelle volute dai Padri fondatori, a cui lui fa un vergognoso appello estrapolando l’aspetto religioso, che nella realtà dell’islam è inscindibile da quello legale. E’ possibile credere che il presidente degli Stati Uniti sia così ingenuo da confondere la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” originale con la riedizione in chiave islamica che ne è stata fatta?
Giovanna, se le affermazioni che fai qui ( definisci “fedeli che sbagliano” quelli che loro considerano eroi e massima espressione della loro fede) in un paese islamico, ti impiccherebbero o sgozzerebbero all’istante.
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Giuliana, come diceva don Camillo, nella cabina elettorale Stalin non ti vede, ma Dio sì; battute a parte, tanto per provarti quanto sia pesante la presenza clericale qui in Italia, è dai tempi di Carlo Magno che noi poveri italiani cerchiamo di unificarci, come nazione,in un Stato, ma ci siamo sempre trovati tra i piedi l’ostacolo formidabile della Chiesa, fino al 1870 ed oltre; non dimenticare che qualcuno chiamò il Duce l’Uomo della Provvidenza, perchè restituì il potere temporale ai Papi, insieme ad una congruo prebenda annua. Ancora oggi un sacco di leggi da noi non passano perchè i monsignori mettono il bastone tra le ruote; non si muove foglia che il Vaticano non voglia, siamo sotto controllo ecclesiale strettissimo, la linea e la filiera del potere non iniziano dal palazzo comunale, ma dalle parrocchie e dai vescovadi. Ci sbraniamo tra rossi e neri, ma tutti, poi, come compare un curatolo, ci inginocchiamo dinnanzi allo strapotere che rappresenta, non alla sua figura di sacerdote di Dio.
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