Obama non è Osama

Pubblicato da Redazione il 17 agosto 2010 in islam, VIgnette illustrazioni caricature |

Sul giornale: «Barack Obama: sì alla moschea a Ground Zero». Sul cartello: «Morte agli Usa». Osama Bin Laden: «Cosa? Non ci capisco più niente».


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5 Commenti

  • avatar giovanna galli scrive:

    Penso che Obama abbia offerto al mondo un grande segno di rispetto e di autentica democrazia. I terroristi che hanno fatto l’attentato non rappresentano l’Islam. Così come tra i cristiani ci sono delle mele marce anche tra di loro ci sono fedeli che sbagliano. Generalizzare le accuse all’intero popolo musulmano sarebbe un gravissimo errore.

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    • avatar fb scrive:

      Se non altro, tranne che qui in Italia, sede del Vaticano, noi cristiani, da qualche tempo, non mescoliamo Dio con Cesare e viceversa e non identifichiamo la politica con la teologìa, così da instaurare teocrazie più o meno assolute; dappertutto meno che in Italia, ripeto.

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      • avatar giuliana scrive:

        fb- ti ho votato, ma devo precisare che non condivido assolutamente la tua ultima affermazione (…meno che in Italia)
        Come italiana, cristiana e cattolica, non ho mai sentito sul mio collo, nella cabina elettorale, il fiato di qualcuno che mi costringesse a votare ciò che anch’io non ritenevo giusto. E’ ridicolo parlare di teocrazia in Italia.

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  • avatar giuliana scrive:

    Obama ha fatto la seguente affermazione, che Giovanna sottoscrive con enfasi:” Al Qaeda non è l’islam, è solo una distorsione dell’islam”.
    Benissimo, allora Giovanna vorrà senz’altro aiutarmi a capire in che cosa consiste questa distorsione.
    Al Qaeda ha letto male il corano e gli hadith? Nega forse che le leggi islamiche impongano di uccidere chiunque si allontani dall’islam, incitino all’odio verso gli infedeli vietando di avere amici tra di loro se non per ottenerne vantaggi, permettano la lapidazione delle donne adultere, la schiavizzazione delle bambine, l’impiccagione degli omosessuali, stabiliscano il dovere di sottomettere chiunque non sia islamico e, nel caso in cui rifiuti la conversione sia possibile lasciarlo in vita solo a condizione che paghi un’umiliante forma di protezione?
    Provi, il presidente Obama, a negare pubblicamente la validità di queste affermazioni, noi aspetteremo con ansia gli applausi dei suoi amici islamici, magari anche di quelli che gli ingenui definiscono moderati solo perché per il momento non hanno ancora ritenuto opportuno ricorrere ad alcun attentato.
    Nel frattempo mi permetto anche di dubitare dell’ onestà intellettuale del presidente. Permettere di praticare la religione islamica equivale a permettere di applicare la legge islamica.
    Lui non può non sapere che nell’islam religione e legge coincidono e che le leggi islamiche non sono certo quelle volute dai Padri fondatori, a cui lui fa un vergognoso appello estrapolando l’aspetto religioso, che nella realtà dell’islam è inscindibile da quello legale. E’ possibile credere che il presidente degli Stati Uniti sia così ingenuo da confondere la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” originale con la riedizione in chiave islamica che ne è stata fatta?
    Giovanna, se le affermazioni che fai qui ( definisci “fedeli che sbagliano” quelli che loro considerano eroi e massima espressione della loro fede) in un paese islamico, ti impiccherebbero o sgozzerebbero all’istante.

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  • avatar fb scrive:

    Giuliana, come diceva don Camillo, nella cabina elettorale Stalin non ti vede, ma Dio sì; battute a parte, tanto per provarti quanto sia pesante la presenza clericale qui in Italia, è dai tempi di Carlo Magno che noi poveri italiani cerchiamo di unificarci, come nazione,in un Stato, ma ci siamo sempre trovati tra i piedi l’ostacolo formidabile della Chiesa, fino al 1870 ed oltre; non dimenticare che qualcuno chiamò il Duce l’Uomo della Provvidenza, perchè restituì il potere temporale ai Papi, insieme ad una congruo prebenda annua. Ancora oggi un sacco di leggi da noi non passano perchè i monsignori mettono il bastone tra le ruote; non si muove foglia che il Vaticano non voglia, siamo sotto controllo ecclesiale strettissimo, la linea e la filiera del potere non iniziano dal palazzo comunale, ma dalle parrocchie e dai vescovadi. Ci sbraniamo tra rossi e neri, ma tutti, poi, come compare un curatolo, ci inginocchiamo dinnanzi allo strapotere che rappresenta, non alla sua figura di sacerdote di Dio.

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