Raccolta differenziata: Il Fidentino si compone di due parti, la carta inchiostrata e la plastica dell’involucro

Pubblicato da Redazione il 15 agosto 2010 in Fidenza, Mass media, Politica |

I pidiellini di Fidenza non hanno imparato nulla dal loro capo supremo. Non sanno spiegarsi. Perlomeno non con la parola scritta.

Mi rigiro tra le mani Il Fidentino, numero speciale che sunteggia e inneggia ai primi dodici mesi delle gesta del centro destra al governo della città. Sedici pagine di parole e foto, una penitenza insostenibile anche per un monaco del Monte Athos. Un ginepraio di dati in grado di stroncare i più entusiasti e appassionati lettori dei bilanci della caporagioniera Lucetta Pietralunga. Una prosa da far rimpiangere l’antichista Giuliano Gervasoni. Una lettura che affronta interessi generali con il linguaggio della Voce dell’idraulico. Accattivante come La torre di guardia. Vanitoso quanto il giornalino dei Testimoni di Geova è minaccioso.

Se Mario Cantini e i suoi avessero appreso qualcosa dal maestro di Arcore si sarebbero ricordati della volta che, all’auditorium della Conciliazione di Roma, presentò le dodici pagine del programma del Popolo della libertà con un titolo da cui si intuiva che il suo modello era Tom Cruise: «Sette missioni per rilanciare l’Italia». E così fiocinò l’avversario: «Altro che le 280 pagine presentate e mai realizzate dal governo Prodi». Era il febbraio del 2008, aveva ragione e un paio di mesi dopo gli elettori gli diedero ragione.

Attenzione, qui non si valutano contenuti ma il modo di esprimerli. Dal Capo i seguaci fidentini non hanno appreso né l’arte della concisione né la chiarezza di idee.

E non pare che abbiano intenzione di imparare. Alla conferenza stampa del 30 luglio scorso, convocata per fare il bilancio del primo anno, il sindaco si è limitato a dire, grosso modo: «Leggetevi Il Fidentino, è tutto scritto lì». ‘Na parola!

Neppure lui deve esserselo pappato, e ogni assessore si sarà letto al massimo il compitino steso dal ghost writer, cioè dal funzionario del suo settore. Ma ancor più delle parole del sindaco inquietano quelle dette nella medesima occasione dal vicesindaco Stefano Tanzi. «Se c’è stato un difetto è stato quello di non essere stati in grado di comunicare tutto il lavoro svolto». Non sono bastate sedici pagine fitte? Aspettiamoci il peggio: tra un anno ce ne toccheranno trentadue.

Concittadini, siamo messi male.  Sia sui contenuti che sui modi di comunicarli. Il che non ci impedisce di giudicarli. Gli uni e gli altri. Come? Più che delle loro parole (scritte) dovremo fidarci dei nostri occhi. Difficile che mentano.

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