Le menzogne e i ritardi dei distruttori di piazzale Salvo D’Aquisto

Pubblicato da Redazione il 13 agosto 2010 in Riceviamo e Pubblichiamo, Urbanistica |

Piazzale Salvo D’Acquisto a Parma.

Con una nota inviata alla stampa, l’assessore Davide Mora si rende disponibile ad incontrare i cittadini coinvolti dal parcheggio di piazzale Salvo D’Acquisto per fare, in modalità postuma il servigio alla collettività per cui era ed è chiamato ed incaricato.

Saremmo stati lieti di incontrarlo alle assemblee organizzate nelle scorse settimane nelle quali né l’assessore Mora né altri dell’Amministrazione comunale hanno sentito la necessità e l’urgenza di partecipare. Avremmo voluto rivolgere direttamente a lui i dubbi che consegniamo invece con questa nota alla stampa.

1. Perché non è stata sentita la necessità di incontrare i residenti nel 2008 allorché il Consiglio comunale decise il Piano Parcheggi che oggi deflagra con tutte le sue conseguenze in città?

Allora 11 consiglieri su 22 della circoscrizione Parma Centro, diedero parere favorevole allo sventramento di piazzale Salvo D’Acquisto e non sentirono il bisogno di informarne i residenti. L’attuale assessore alla viabilità Davide Mora era allora il presidente della circoscrizione e come allora anche nel giugno di quest’anno, quando repentinamente la Giunta comunale dava il via al cantiere di piazzale Salvo D’Acquisto, non sentiva il bisogno di ascoltare i residenti e la città.

Le uniche informazioni pervenute agli abitanti sono un rendering in cui sono stati semplicemente eliminati due tronchi d’albero ed inserita la parte del parcheggio sotterraneo affiorante al suolo. Ma è evidente a chiunque i questi giorni si sia occupato della questione che non sarà quella la realtà: molte piante dovranno essere eliminate per esigenze di cantiere e non potranno essere ripiantate sopra all’area interessata dal parcheggio, dove le radici avrebbero pochi centimetri a disposizione.

2. Qual è la pubblica utilità del parcheggio di p.le Salvo D’Acquisto? Il fatto è che manca un senso a questo progetto, così com’è mancata la disponibilità da parte dell’Amministrazione Comunale a dare il dovuto accesso agli atti e ai  progetti che i cittadini chiedevano. I documenti li chiedeva un mese fa anche il coordinatore della commissione urbanistica della circoscrizione Parma Centro, il sig. Andrea Montali, il quale sollecitato dai residenti chiedeva al Segretario Generale del Comune, i progetti esecutivi, ma neanche lui, al pari dei cittadini riuniti in Comitato, riceveva risposta.

Il buon senso direbbe che piuttosto che fare un parcheggio nuovo per soli 72 posti auto, che sventrerebbe un luogo del centro storico a due passi dal Duomo, sarebbe invece opportuno sistemare le criticità che rendono sfitti i circa 170 posti auto nel parcheggio di via Emilio Casa. Il buon senso direbbe anche che se il costo di realizzazione del singolo posto auto è calcolato dal Comune nella delibera di giunta di approvazione del progetto esecutivo in 50.000 euro, il prezzo di vendita non potrà che essere decisamente superiore, e ciò nell’ipotesi in cui tutto vada secondo il programma: qualora, come è probabile, ci dovessero intoppi, ad esempio per il rinvenimento di reperti archeologici o altre difficoltà tecniche, il costo e quindi il prezzo sarebbero destinati a lievitare. Secondo quanto riferito dall’assessore Somenzi in Consiglio di Circoscrizione il prezzo di mercato a Bologna si aggirava sui 100.000 euro partendo da un costo di realizzazione di 35.000. Perché l’assessore Mora non vuole rendere note queste cifre, eppure risultano dagli atti che lui stesso ha approvato. Come si fa a dire «il parcheggio libererà il piazzale dalle auto»? Quanti dei residenti, per i quali il parcheggio è stato pensato, avranno una simile somma da investire per un posto auto in diritto di superficie per 90 anni e per di più vincolato dalla legge Tognoli a pertinenza di un immobile del centro storico? L’assessore Mora dice che sono stati gli abitanti a richiederlo: ma anziché basarsi sulle supposte opinioni espresse “dagli abitanti in vari incontri” non era forse meglio fare un’accurata analisi di mercato prima di dare il via ad un’opera di tale impatto ambientale? Occorre infatti sottolineare che il parcheggio sarà a tutti gli effetti privato e non accessibile a chiunque se non a chi disposto a sborsare, come dice l’assessore Mora, il “prezzo di mercato”.

3. Secondo Mora e secondo l’Amministrazione comunale i 72 ”parcheggi privati”, previsti in piazzale Salvo d’Acquisto non comporteranno nessun aggravio di spesa per le casse comunali. I costi per la collettività e per i residenti in questa affermazione non vengono considerati, e chissà in quale parte del bilancio, secondo questa  modalità amministrativa, viene collocato lo sfregio di un angolo del centro storico, che andrebbe semmai migliorato. Non è propria della funzione politica la necessità di contemperare i vari interessi per raggiungere il bene comune? Quali siano gli interessi sacrificati con questa operazione già ogni cittadino può rendersene conto: un giardino frequentato da bambini, anziani, animali destinato a cambiare radicalmente, piante sradicate, viabilità stravolta, inquinamento acustico e atmosferico. E qual è l’interesse pubblico in nome del quale tutto ciò viene sacrificato? Non certo quello di togliere le auto dal piazzale, come affermato dall’assessore Mora: i molti cittadini che hanno aderito alla causa del Comitato in questi giorni lo hanno dimostrato. E allora c’è da chiedersi: a quale privato appartiene l’interesse pubblico tanto sbandierato?

4. Quali garanzie l’Amministrazione si è preoccupata di fornire agli abitanti degli edifici limitrofi al cantiere? Chi costruisce è una società a responsabilità limitata di Cesena con 200.000 euro di capitale sociale di proprietà delle società Trevi spa e Parcheggi spa. Nel caso in cui si verifichino lesioni o cedimenti, come peraltro già accaduto i altre opere a tecnologia Trevi, chi risarcirà i proprietari? Quali assicurazioni ha richiesto il Comune a favore dei propri cittadini? La Casa della Musica, la Casa del Suono, la Chiesa di San Francesco, il Monastero di San Benedetto sono tutti edifici pubblici a rischio in questa operazione privata.

Conclusioni

Quarant’anni fa i cittadini di Parma decisero contrariamente alla volontà dell’Amministrazione Comunale di allora che quello spazio tra le case non sarebbe diventato occasione per nuove costruzioni ed eventuali speculazioni. Impegnandosi ottennero ascolto e piantarono degli alberelli che dopo quaranta anni sono diventati le attuali grandi piante che oggi i nuovi amministratori vorrebbero tagliare.

I cittadini devono intervenire quando in modo evidente, chi è incaricato di amministrare la cosa pubblica, rischia di procurare nocumento e grave danno alla collettività e alle sue prospettive di crescita. E questo bisogna farlo anche se le azioni lesive accadono nel mese di agosto, in una città parzialmente vuota, un presidio civico e morale dal quale non si può prescindere e dal quale non si intende indietreggiare.

Chiediamo invece all’Amministrazione comunale di fare un sensato passo indietro, chiediamo al Sindaco e agli assessori competenti di non toccare in nessun modo gli alberi né la memoria civica di questa città. Ci ascoltino, e con questo rivedano il Piano Parcheggi nella sua interezza, evitino tassativamente di amministrare contro la volontà e contro gli interessi reali della collettività.

Il Comitato di tutela di piazzale Salvo D’Acquisto


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5 Commenti

  • avatar Ambrogio scrive:

    Nota completa e circonstanziata, conserviamola potrebbe essercene bisogno anche a Fidenza se la trasparenza e l’ascolto dei cittadini per caso non dovessero funzionare.

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  • avatar Editore scrive:

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    DA REPUBBLICA ON LINE

    Park interrato, il Comitato fa ricorso al Tar
    Lo ipotizzavano da giorni, l’hanno studiato nei dettagli. Il ricorso al Tar contro il parcheggio l’hanno depositato ieri, nove agosto. I membri del Comitato di tutela di piazzale D’Acquisto rompono così gli indugi e imbracciano le carte. Diciassette pagine di motivazioni, oltre alla richiesta di stop al cantiere: si rimandino i lavori di scavo per la realizzazione del silos interrato. L’azione giudiziaria è rivolta “contro il Comune di Parma e nei confronti della Parcheggi Spa”, quest’ultima associata alla Trevi che è la titolare del progetto. Sulle motivazioni i ricorrenti invitano alla cautela, se ne saprà di più oggi 10 agosto: in programma in piazzale San Francesco c’è un’assemblea pubblica a partire dalle 18.

    Passaggio decisivo – Lo snodo difatti è delicato. Se il colpo andasse a segno le trivelle neppure inizierebbero a perforare piazzale D’Acquisto. Qui, alle spalle del Duomo e a ridosso di palazzi storici, la Trevi comincerà altrimenti a scavare un pozzo profondo 25 metri. All’interno del foro calerà un cilindro d’acciaio, meccanizzato e automatico, con 72 box auto. Un ascensore, a lavori finiti, porterà in superficie le macchine. Obiettivo: parcheggiare le vetture sotto terra. Il rischio secondo i residenti sono le lesioni alle abitazioni, “il tutto per un’opera priva di valenza pubblica e promossa svendendo a un privato un pezzo di città”. La data prevista per il via alle ruspe è il 16 agosto, che potrebbe diventare il 22 dicono i tecnici che stanno mettendo in sicurezza il cantiere. Il 28 agosto, invece, sarà il giorno del taglio degli alberi nel piazzale: “Ne verranno eliminati solo quattro o cinque” provano a rassicurare gli uomini con il caschetto.

    LE TAPPE Prime avvisaglie|“Solo lesioni” | Parcheggio vuoto | Spiraglio di dialogo| Cresce la protesta LA STORIA Bice la “mamy” del piazzale

    “Parcheggio? Nessuno lo vuole” – Intanto il salotto di Pier Giuseppe Mesa, il presidente del Comitato di tutela di piazzale Salvo D’Acquisto (abitazione a sei metri dalle ruspe), è stipato di carte e piantine e giornali: “Nonostante l’azione civile che stiamo potando avanti – dice – l’Amministrazione cittadina continua a fare orecchie da mercante, respingendo qualsiasi invito alla cautela con atteggiamento sprezzante”. E’ uno che sa il fatto suo Mesa, geometra: “La Legge Tognoli numero 122 del 1989 – ripete a memoria – presuppone che, per la realizzazione di un manufatto su suolo pubblico, sia il costruttore a far richiesta al Comune. Così non è avvenuto per il parcheggio di piazzale D’Acquisto, dove anzi tramite gara d’appalto il Comune ha affidato il cantiere ad un privato come se si trattasse di un’opera pubblica”. Un privato peraltro – la Trevi Park – che sostiene d’essere l’unico al mondo a possedere la tecnologia per silos di questo tipo. “Il punto – prosegue Mesa – è che nessuno dei residenti, cui il posteggio sarebbe riservato, è interessato all’acquisto di uno stallo auto”. E allora, si chiede il Comitato, perché trapanare il centro storico se nessuno ne ha fatto richiesta?

    La foto-protesta – Intanto sulle pareti del cantiere è spuntata una mostra estemporanea di fotografie (sopra). Ignoti, nelle ultime ore, hanno appiccicato sui lastroni di compensato immagini artistiche del piazzale. Alberi e panchine ritratte in ogni stagione, dettagli, scorci suggestivi. Accanto alle foto un gioco di parole che è un grido di battaglia: “Piazzale Salvo” tracciato in vernice nera. Molteplici finora i fronti della battaglia. Accanto al Comitato di tutela s’è costituita la rete Niente Voragini, che alle vie giudiziarie preferisce la controinformazione e l’ironia. Newsletter e post su facebook sono le loro armi, oltre alle vignette di Fogliazza su Parmagheddon. A loro si deve la notizia, risalente in realtà al 2001, di un condominio che – secondo quanto scrisse anche il Mattino di Padova (LEGGI a pagina 10)– pare fosse stato danneggiato durante lavori condotti proprio dalla Trevi. In quel caso, fa notare Niente Voragini, “un palazzo subì uno smottamento di 15 centimetri”. E’ l’incubo dei residenti in piazzale D’Acquisto. Reso più temibile dall’assessore ai Lavori pubblici Giorgio Aiello, con la frase ormai celebre “nessun crollo solo lesioni”. Ma il Tar, ora, potrebbe ridestare tutti dal brutto sogno. (marco severo)

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  • avatar Editore scrive:

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    DA REPUBBLICA ON LINE

    Comitato no-park: ‘Comune assente’. L’assemblea
    Appuntamento in piazzale San Francesco per il Comitato antiparcheggio “visto che – come dice al microfono Mauro Nuzzo, del gruppo di protesta – il luogo in cui ci saremmo voluti incontrare è occupato dalle ruspe”. Applauso. Oltre cento i cittadini venuti all’assemblea indetta per salvare piazzale D’Acquisto. Tra loro anche suor Rita in rappresentanza delle Luigine (foto), che sposano così la causa dei contestatori. A promuovere l’incontro il Comitato di tutela che si oppone ai lavori del park interrato, in allestimento in questi giorni. Contro il progetto l’organizzazione ha appena depositato un ricorso al Tar (LEGGI). Secondo i suoi animatori gli scavi – che la Trevi di Cesena dovrebbe operare a 25 metri di profondità, per poi posare un cilindro meccanizzato da 72 box auto – “lesioneranno i palazzi circostanti (LEGGI, a pagina 10, la documentazione prodotta) oltre ad essere privi di utilità pubblica”.

    LA VICENDA Prime avvisaglie|“Solo lesioni” | Parcheggio vuoto | Cresce la protesta | Ricorso al Tar |

    LA STORIA Bice la “mamy” del piazzale

    “Il silenzio del Comune” – E allora via all’assemblea, sfidando il caldo e il clima da villeggiatura. Sedie sparse in piazzale San Francesco, banchetto per la raccolta firme. Molti presenti restano in piedi, in silenzio. Ecco Pier Giuseppe Mesa, presidente dell’organizzazione: “L’Amministrazione cittadina – esordisce – non ha ancora risposto alle nostre eccezioni al progetto del parcheggio”. Le più note sono “il disinteresse dei residenti a dotarsi di nuovi stalli auto, la carenza di documentazione e di accertamenti tecnici, la vicinanza di un parcheggio preesistente e in larga parte inutilizzato come quello di via Casa”.

    Via Emilio Casa – Sull’ultimo punto è stato l’assessore alla Viabilità Davide Mora a controbattere giorni fa: “Nel park di via Casa – ha detto l’esponente di Giunta – solo 46 posti risultano liberi”. Ma qualcuno a margine dell’assemblea invita a riflettere: facendo la differenza con i box auto previsti dalla Trevi, risulta che a fine lavori il cilindro interrato offrirà solo 26 nuovi posti auto: “Non è troppo poco per un cantiere che resterà aperto un anno e mezzo – è la domanda – con rischi enormi per le abitazioni circostanti?”.

    Ricorso al Tar, le motivazioni – Tre intanto risultano essere le motivazioni del ricorso al Tar, illustrate in assemblea. Diciassette le pagine del testo, sottoscritte da sei firmatari contro il Comune e con riferimento alla Parcheggi Spa di Cesena cui la Trevi fa capo. Primo motivo: “Violazione ed erronea applicazione – si legge sul documento – della legge 122/1989 (Tognoli), con particolare riferimento all’articolo 9 comma 4 (…) Illogicità manifesta, contraddittorietà, travisamento”. Tradotto: “La Tognoli – spiega il Comitato – prevede che per la realizzazione di opere su suolo pubblico un privato debba fare lui domanda al Comune”. In piazzale D’Acquisto, sostiene il popolo del no-park, “è avvenuto il contrario, con il Comune che ha indetto una gara d’appalto senza che la Trevi avesse fatto alcuna richiesta”.

    Suor Rita e le Luigine – Analoga la seconda motivazione, cui il ricorso aggiunge la “violazione ed erronea applicazione della legge regionale 23/2004”. Quindi il terzo argomento: “Eccesso di potere e difetto di motivazione” ossia l’assenza di interesse da parte dei residenti, che sarebbero gli unici destinatari del nuovo posteggio. Ne è certa pure suor Rita, delle Luigine che da decenni hanno la sede in piazzale D’Acquisto. Suor Rita è tra le prime a sottoscrivere la petizione, che il Comitato ha promosso contro il parcheggio. “Se siamo contrarie? Contrarissime” salta sulla sedia la religiosa. (marco severo)

    Scritto mercoledì, 11 agosto, 2010 alle 00:19 nella categoria Senza Categoria. Puoi seguire i commenti a questo articolo attraverso il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, o fare un trackback dal tuo sito.

    5 commenti a “Comitato no-park: ‘Comune assente’. L’assemblea”
    memento mora scrive:
    12 agosto 2010 alle 11:38
    l’assessore mora oggi sulla Gazzetta di Parma supera se stesso: “rinnovo la mia disponibilità ad incontrare i cittadini in ogni momento a partire dalla prossima settimana”. Pierino hai fatto i compiti? Sì mamma domani domani…

    Paolo (Pàvol) scrive:
    11 agosto 2010 alle 16:24
    Non sono “Repubblica”……………, ma confermo quello che ha scritto NICOLA:
    pericolo crollo , cause per risarcimento dai proprietari al Comune e ditta costruttrice, stop ai lavori e consulenze per il ripristino dell’area; cominciata anno 2000/1 al 2006 la vicenda non era ancora conclusa!

    Ho fatto una ricerca con Google alle voci: 1) piazza 4 novembre Padova. 2)parcheggio trevipark via 4 novembre Padova, gli esiti non sono confortanti per i residenti ( di Padova). Attenzione ai virus !

    In bocca al lupo per i residenti di Parma, cui va dato l’appoggio, causa la scelta scellerata ( non la sola) di codesta Amministrazione.

    Cosi d’ matt !!!

    P.S. La Circoscrizione Parma Centro è a due passi( vIa P. Giordani): se ne sentono delle belle…………!!!!!

    cristina scrive:
    11 agosto 2010 alle 12:00
    Grande Leonardo! La situazione è grave sotto molto punti di vista.
    Sdradicare alberi, privare l’ identità di un quartiere per costruire un parcheggio non è ne esempio di civismo ne di corenza.
    Peccato che molte persone siano in ferie e questo potrebbe rimanere
    un messaggio in bottiglia..

    Nicola scrive:
    11 agosto 2010 alle 11:30
    cara Repubblica, ci racconti cosa è successo nel 2001 in piazza IV Novembre a Padova quando, in seguito ai lavori per la costruzione di un trevipark un palazzo si è seduto e 30 famiglie hanno citato in giudizio comune e ditta (6 tra manager e ingegneri sotto inchiesta per disastro colposo). Tutto è stato seguito dal Gazzettino di Padova, ma in rete non si trova quasi più nulla. La tipologia, la ditta, le modalità, i rischi sembrano proprio gli stessi.

    Leonardo di Jorio consiogliere Cittadella Rifondazione comunista scrive:
    11 agosto 2010 alle 08:11
    E’ il caso di ricordare quando e come nasce il Piazzale Salvo D’Acquisto e come tanti anni fa i cittadini del quartiere hanno difeso e sottratto quello spazio pubblico alla speculazione lottando perché diventasse un’area verde per il benessere della gente del quartiere.
    Fino agli anni ’60 l’area era occupata da un edificio imponente costruito nel ’500 che all’origine era stato un convento di suore di clausura dette della “Campana” così chiamate perché il convento era stato costruito con un lascito della vendita di un albergo che appunto si chiamava “Albergo della Campana”. A fianco del convento fu nel 1600 costruita la chiesa di Santa Elisabetta degli Ungheresi.
    Nel 1800 con decreto napoleonico le suore furono costrette ad abbandonare l’edificio che divenne prima ospedale del carcere, poi caserma, poi una scuola intitolata a Pietro Giordani che tra quelle mura fu incarcerato e la Chiesa di Santa Elisabetta divenne prima una palestra poi un magazzino comunale.
    Durante la guerra, negli anni 40, divenne il rifugio degli sfollati e l’edificio veniva indicato con due nomi che descrivevano bene l’ambiente: la “ca di sfolé” oppure “ la legione straniera”.
    Conoscevo molto bene l’interno dell’edificio perché ci abitavano molti compagni.
    Era una struttura imponente con ampi cortili, loggiati e vasti locali il tutto ridotto in pessimo stato, un edificio comunque che doveva essere salvato ad ogni costo.
    Invece con una decisione sciagurata questo palazzo storico del ‘500 fu raso al suolo con l’intenzione evidentemente speculativa di liberare una vasta area in pieno centro.
    Ma le cose non andarono così!
    Abbattuto l’edificio, i compagni della Sezione Gramsci del PCI piantarono sulle macerie le loro bandiere e chiamarono la gente dei borghi a difendere quell’area dalla speculazione.
    L’adesione fu totale e furono le migliaia di cittadini a chiedere che quello spazio diventasse un giardino per la gente dei borghi che giardino non avevano e che i bambini (allora ce n’erano) avessero un luogo dove giocare in sicurezza.
    Ricordo che in quegli anni le auto avevano invaso il centro storico creando quotidiane situazioni di pericolo: Piazza del Duomo era un parcheggio, traffico in Via Cavour, auto in Pilotta e le strade non potevano più accogliere (come da sempre) i giochi dei bambini.

    Il braccio di ferro con l’amministrazione durò per dei mesi; i più accaniti erano gli architetti che, ricordo, definirono la mancata costruzione di un edificio “un vulnus all’equilibrio architettonico della zona” oppure quel vuoto tra gli edifici era paragonato “ad una bocca sdentata”

    La speculazione non passò e con una gran festa furono piantati degli alberelli che dopo quaranta anni sono diventati le attuali enormi piante che oggi vorrebbero tagliare.

    Non è come dice l’Assessore Mora: una questione sollevata dai pochi vicini che non vogliono essere disturbati è una questione che riguarda tutti i cittadini di buon senso che vedono la propria città offesa da iniziative squisitamente speculative.

    Quaranta anni fa l’amministrazione social comunista si fermò e accolse le proposte corali della gente.
    Oggi, che al governo della città vi sono amministratori che dichiarano di amare Parma e i propri cittadini e sventolano con orgoglio la bandiera del “civismo”, abbiamo il dovere morale di assistere con severa attenzione al loro comportamento e pretendere che le tante voci di protesta siano ascoltate
    I lavori vanno fermati subito e gli alberi non vanno tagliati.

    Leonardo Di Jorio
    Consigliere del Quartiere Cittadella
    Rifondazione Comunista

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  • avatar Editore scrive:

    ULTIMA ORA. Il Tar ha bloccato i lavori del parcheggio in piazzale Salvo D’Acquisto
    Nel corso della giornata vi metteremo al corrente delle motivazioni del provvedimento

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  • avatar Editore scrive:

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    La Trevi Park deve fermarsi

    La Trevi Park dovrà fermarsi, almeno per ora. Fino al 14 settembre l’impresa di Cesena, che in piazzale D’Acquisto dovrebbe realizzare un parcheggio interrato, non potrà toccare gli alberi presenti sul cantiere. Lo ha deciso il Tar di Parma, con un provvedimento conservativo emesso d’urgenza dal presidente. “E’ assai probabile – commenta Paolo Piva, avvocato del Comitato di tutela di piazzale D’Acquisto autore del ricorso giudiziario – che il divieto di toccare in alcun modo le piante costituisca motivo sufficiente per bloccare i lavori”. Difficile infatti che le trivelle della Trevi possano iniziare a scavare senza neppure sfiorare gli alberi. Già nei prossimi giorni, infatti, era previsto il taglio di 13 piante per far largo alle ruspe.

    La richiesta del Comitato – La richiesta, accolta dal tribunale amministrativo, era contenuta nel ricorso presentato lunedì 9 agosto dal Comitato di piazzale D’Acquisto. Oltre alle motivazioni di diritto sulla necessità di bloccare il cantiere, i firmatari avevano aggiunto al documento una istanza cautelare: quella di tutelare l’integrità dei beni presenti sul posto. Tra questi, il presidente Tar ha individuato in particolare gli alberi che fanno ombra al piazzale.

    Al 14 settembre – E’ stata dunque la richiesta cautelare, per ora, a far breccia. Il Tar, con un decreto presidenziale d’urgenza, ha rimandato così le parti al 14 settembre. In quella data, in camera di consiglio, i magistrati del collegio ascolteranno le ragioni sia del Comitato che di Comune e Trevi Park contro cui il ricorso era stato presentato. Solo allora il tribunale valuterà la fondatezza delle motivazioni elencate nelle 17 pagine della richiesta, il cui oggetto è: “Ricorso per annullamento previa sospensione e previa concessione di misure cautelari presidenziali d’urgenza” contro il Comune e nei confronti di Parcheggi spa.

    I motivi del ricorso – Tre i motivi evidenziati dai ricorrenti .Primo: “Violazione ed erronea applicazione – si legge sul documento – della legge 122/1989 (Tognoli), con particolare riferimento all’articolo 9 comma 4 (…) Illogicità manifesta, contraddittorietà, travisamento”. Tradotto: “La Tognoli – spiega il Comitato – prevede che per la realizzazione di opere su suolo pubblico un privato debba fare lui domanda al Comune”. In piazzale D’Acquisto, sostiene il popolo del no-park, “è avvenuto il contrario, con il Comune che ha indetto una gara d’appalto senza che la Trevi avesse fatto alcuna richiesta”.

    La soddisfazione di Mesa – Analoga la seconda motivazione, cui il ricorso aggiunge la “violazione ed erronea applicazione della legge regionale 23/2004”. Quindi il terzo argomento: “Eccesso di potere e difetto di motivazione” ossia l’assenza di interesse da parte dei residenti, che sarebbero gli unici destinatari del nuovo posteggio. Soddisfatto Pier Giuseppe Mesa, presidente del Comitato di piazzale D’Acquisto: “Spero che il Comune di Parma – dichiara – abbia capito così di non aver a che fare con un comitato di casalinghe frustrate. Mi sarebbe piaciuto – aggiunge – che l’amministrazione cittadina avesse ammesso le nostre ragioni in maniera laica e serena, senza costringerci a ricorrere alle via giudiziarie”. Poi la mano tesa: “In ogni caso – conclude Mesa – rinnoviamo la nostra disponibilità al dialogo con il Comune, con il quale vogliamo collaborare per la ricerca di una soluzione alternativa alla costruzione del parcheggio”. (marco severo)

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