Piazza Grandi, il «belvedere» infossato
La sistemazione di piazza Grandi non piace a nessuno. Forse nemmeno a chi l’ha progettata. Ma sono opinioni che restano private. Limitate alle comunicazione bocca-orecchio.
In effetti, lasciando perdere ogni confronto con la situazione precedente, alcune realizzazioni sembrano deboli, puramente concettuali, già in parte degradate o bisognose di maggiori cure. Una rivisitazione dell’assetto, oltre a essere opportuna, è necessaria per decoro e sicurezza.
In questa nota mi limito a prendere in esame un’area, quella che collega la piazza vera e propria alla cosiddetta zona archeologica. In questa parte l’utilizzo del cemento non si è limitato alle strutture di contenimento ma ha creato elementi nuovi di nessuna qualità architettonica o pratica utilità. il più vistoso è quella specie di basso belvedere che si raggiunge percorrendo uno stretto percorso, appositamente creato, che s’incunea tra due spazi verdi. Portando, questo corridoio, ad un livello inferiore a quello della piazza ai suoi lati, troviamo due barriere di contenimento create con spreco di cemento e rivestimenti.
Da questo «belvedere» si accede poi al zona della sezione del «pozzone» vietata al pubblico ma di fatto accessibile a tutti, bambini compresi. Ebbene, rimuovere queste strutture migliorerebbe in modo decisivo una zona importante e nulla toglierebbe alla fruizione delle evidenze archeologiche. Teniamo presente che in questa stessa zona esiste un secondo belvedere, anch’esso creato artificiosamente pur se si presenta con mattoni e sassi a vista. L’intenzione era infatti quella di farne una specie di simulacro di altre strutture più antiche e non conosciute prima degli scavi.
Un altro elemento da rimuovere è certamente la passerella, costruita in ferro e legno che, per una concezione scenica dell’archeologia, dovrebbe richiamare il tracciato della strada di accesso. Strada esistente in questa parte ed eliminata proprio dagli scavi degli anni Novanta. La passerella, che soffre spesso di manutenzione nella parte lignea, ha l’unico effetto di impedire una visione complessiva delle parti interessanti. Nel tratto terminale, verso il Duomo e sotto la torre della Porta di San Donnino, nasconde quel poco di visibile del ponte romano e rende questa zona, che è la più importante, di puro servizio al resto. La funzione di transito corrente, assicurata da questa struttura, è secondaria e le alternative all’attuale soluzione, con una scorciatoia tra via Romagnosi e piazza Duomo, sono abbastanza banali. Attualmente la struttura deve essere risistemata nella parte lignea recentemente rappezzata con lastre di alluminio (visibili nelle foto).
Ambrogio Ponzi
Piazza Grandi prima della «riqualificazione».
Piazza Grandi dopo la «riqualificazione».


















Passandoci d’inverno, pare un patinoir ad hoc per rifornire di degenti l’Ortopedia di Vaio; d’estate, pare di passare per una piazza di Hiroshima o di Nagasaki, con un sole rovente sulla zucca e non un filo d’erba per cercarvi riparo o frescura.
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