La cocaina dei popoli

Pubblicato da Redazione il 9 agosto 2010 in Chiesa, religioni |

di Umberto Eco

In un recente dibattito dedicato alla semiotica del sacro si era finiti a un certo punto di parlare di quella idea che va da Machiavelli a Rousseau, e oltre, di una «religione civile» dei Romani, intesa come insieme di credenze e di obblighi capace di tenere insieme la società. È stato fatto notare che da questa concezione, in sé virtuosa, si arriva facilmente all’idea della religione come «instrumentum regni», espediente che un potere politico (magari rappresentato da miscredenti) usa per tenere buoni i propri sudditi.

L’idea era già presente in autori che avevano esperienza della religione civile dei romani e per esempio Polibio (Storie VI) scriveva a proposito dei riti romani che «in una nazione formata da soli sapienti, sarebbe inutile ricorrere a mezzi come questi, ma poiché la moltitudine è per sua natura volubile e soggiace a passioni di ogni genere, a sfrenata avidità, ad ira violenta, non c’è che trattenerla con siffatti apparati e con misteriosi timori. Sono per questo del parere che gli antichi non abbiano introdotto senza ragione presso le moltitudini la fede religiosa e le superstizioni sull’Ade, ma che piuttosto siano stolti coloro che cercano di eliminarle ai nostri giorni. I Romani, pur maneggiando nelle pubbliche cariche e nelle ambascerie quantità di denaro di molti maggiori, si conservano onesti solo per rispetto al vincolo del giuramento; mentre presso gli altri popoli raramente si trova chi non tocchi il pubblico denaro, presso i Romani è raro trovare che qualcuno si macchi di tale colpa».

Se pure i Romani si comportavano così virtuosamente in epoca repubblicana, certamente a un certo punto hanno smesso. E si può capire perché secoli dopo Spinoza desse un’altra lettura dell’«instrumentum regni», e delle sue cerimonie splendide e accattivanti: «Or dunque, se è vero che il segreto più grande e il massimo interesse del regime monarchico consistono nel mantenere gli uomini nell’inganno e nel nascondere sotto lo specioso nome di religione la paura con cui essi devono essere tenuti sottomessi, perché combattano per la loro schiavitù come se fosse la loro salvezza, è altrettanto vero che in una libera comunità non si potrebbe né pensare né tentare di realizzare nulla di più funesto». (Trattato teologico politico).

Di qui non era difficile arrivare alla celebre definizione marxiana per cui la religione è l’oppio dei popoli. Ma è vero che le religioni hanno tutte e sempre questa «virtus dormitiva»? Di opinione nettamente diversa è per esempio José Saramago che a più riprese si è scagliato contro le religioni come fomite di conflitto: «Le religioni, tutte, senza eccezione, non serviranno mai per avvicinare e riconciliare gli uomini e, al contrario, sono state e continuano a essere causa di sofferenze inenarrabili, di stragi, di mostruose violenze fisiche e spirituali che costituiscono uno dei più tenebrosi capitoli della misera storia umana» (da la Repubblica, 20 settembre 2001).

Saramago concludeva altrove che «se tutti fossimo atei vivremmo in una società più pacifica». Non sono sicuro che abbia ragione, ma certo sembra che indirettamente gli abbia risposto papa Ratzinger nella sua recente enciclica Spe salvi dove ci dice che al contrario l’ateismo del XIX e del XX secolo, anche se si è presentato come protesta contro le ingiustizie del mondo e della storia universale, ha fatto sì che «da tale premessa siano conseguite le più grandi crudeltà e violazioni della giustizia».

Mi viene il sospetto che Ratzinger pensasse a quei senzadio di Lenin e Stalin, ma dimenticava che sulle bandiere naziste stava scritto «Gott mit uns» (che significa «Dio è con noi»), che falangi di cappellani militari benedicevano i gagliardetti fascisti, che ispirato a principi religiosissimi e sostenuto da Guerriglieri di Cristo Re era il massacratore Francisco Franco (a parte i crimini degli avversari, è pur sempre lui che ha cominciato), che religiosissimi erano i vandeani contro i repubblicani che avevano pure inventato una Dea Ragione («instrumentum regni»), che cattolici e protestanti si sono allegramente massacrati per anni e anni, che sia i crociati che i loro nemici erano spinti da motivazioni religiose, che per difendere la religione romana si facevano mangiare i cristiani dai leoni, che per ragioni religiose sono stati accesi molti roghi, che religiosissimi sono i fondamentalisti musulmani, gli attentatori delle Twin Towers, Osama e i talebani che bombardavano i Buddha, che per ragioni religiose si oppongono India e Pakistan, e che infine è invocando «God bless America» che Bush ha invaso l’Iraq. Per cui mi veniva da riflettere che forse (se talora la religione è o è stata oppio dei popoli) più spesso ne è stata la cocaina. Forse l’uomo è animale psichedelico. (L’espresso, 7 dicembre 2007)


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13 Commenti

  • avatar Ambrogio scrive:

    Come spesso succede al cinema è il secondo tempo o la parte finale del film la parte più difficile in cui spesso i registi possono cadere. Allo stesso modo dotti ragionamenti cadono o sono approsimativi sulle conclusioni. Succede anche a mostri sacri come Umberto Eco forse costretto a “chiudere” in qualche modo il discorso per questioni tipografiche o di “cartelle” commissionate giunte alla fine.
    Certamente una propensione all’intolleranza nelle religioni monoteiste è reale e terribile nei suoi effetti, certamente la limitazione culturale spesso connessa alla dimensione puramente devozionale della religione divulgata al “popolo” facilita al potere il consenso alla “guerra giusta”. Ma proprio le esemplificazioni poste come conclusive ci dicono che nel novecento, per stare a tempi storicamente vicini, questi meccanismi di intolleranza e di guerra e di massacro non sono esclusivi dell’idea religiosa anzi spesso ne sono totalmente estranei. Dopo tanto illuminismo e dopo tante dichiarazioni di uguaglianza, libertà, fratenità laiche, dopo che nazioni come l’Italia sono nate sulla spinta di uno spinto laicismo, ebbene ci sono stati i massacri più orrendi.
    E per ora basta per rispetto allo standard di lunghezza dei commenti e della vostra sopportazione.

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  • avatar fb scrive:

    Ambrogio, bisognerebbe intanto fermarsi ad esaminare la religiosità nella realtà umana in cui compare una fede religiosa, cioè nel suo aspetto soggettivo, lasciando invece da parte le varie formulazioni concrete delle fedi religiose. Innumerevoli sono le maschere di Dio, ma dietro ad esse si palesa sempre un solo, unico volto. Ed inoltre anche la dimensione religiosa cambia con il passaggio delle età esistenziali di ognuno. Per tanti la religione è un’illusione che compensa la nostra ben avvertita impotenza e fragilità, in un bisogno disperato di difesa e di protezione. Io credo che il senso del divino, o numinosum, come lo definisce Jung, sia un essenza ed energia dinamica, non originata da atti volontari arbitrari; essa afferra e domina l’uomo dai primordii, è comune a tutti i popoli, dai più “progrediti” a quelli più “primitivi”. Anche gli atei sono religiosi, ossia hanno, che lo neghino o meno, dei legami con qualche cosa di trascendente la loro persona, che sia poi il successo, il denaro, un’ideologia politica, il sesso, la droga, la carriera, la scienza umana trasfigurata in un totem sacro, come per Odifreddi o la Hack. Non sono le religioni, gli agnosticismi e gli ateismi a provocare stragi, genocidii, etnocidii e simili, ma lo sviluppo dei loro semi su terreni inadatti e perversi, che fruttificano e danno prodotti mortiferi. A fronte di un San Francesco e di una Madre Teresa stanno, santi come loro, il card. Bellarmino e San Pio V, ma non si può attribuirne la colpa, così, in astratto, al cattolicesimo, ma ai miseri e miserabili omuncoli che lo hanno, da 2mila anni, gestito, interpretato ed applicato malignamente.

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  • avatar Arciprete scrive:

    DIBATTITO INTERESSANTE, AL QUALE VORREI CONTRIBUIRE CON QUESTO ARTICOLO DI IAN BURUMA, DOCENTE UNIVERSITARIO A NEW YORK E OPINIONISTA DI “TIME”, AUTORE DI LIBRI COME “ASSASSINIO AD AMSTERDAM. I LIMITI DELLA TOLLERANZA E IL CASO THEO VAN GOGH”.
    COPIO E INCOLLO DA Repubblica 4 ottobre 2007

    QUANDO LE RELIGIONI AIUTANO LE DEMOCRAZIE
    Presso alcuni ambienti intellettuali è diventato di moda considerare l’ ateismo come il segno di una cultura superiore, di una civiltà altamente evoluta, di illuminismo. I recenti successi letterari di Sam Harris, di Christopher Hitchens e di altri, suggeriscono che la fede religiosa è un segno di arretratezza, il segno distintivo di gente primitiva ancorata ad un’ Era Buia e non al passo con la ragione scientifica. La religione, ci viene detto, è responsabile di violenze, oppressione, povertà e di molti altri mali. Non è difficile trovare esempi a supporto di queste affermazioni. Ma si potrebbe sostenere il contrario? La religione può essere anche una forza benefica? Ci sono situazioni in cui la fede religiosa va in soccorso anche di coloro che non credono? Personalmente, non ho avuto la fortuna o la sfortuna di aderire ad alcuna religione, ma avendo visto in televisione i monaci birmani sfidare le forze di sicurezza di uno dei regimi più oppressivi del mondo, è difficile non riconoscere alla fede alcuni meriti. Myanmar, conosciuta anche come Birmania, è un paese profondamente religioso, in cui la maggioranza degli uomini trascorre un periodo della propria vita come monaco buddista. – Persino la criminale giunta militare birmana ha esitato prima di scatenare la sua forza micidiale contro quegli uomini dalle vesti color porpora e zafferano che ne indicano la fede. Ai monaci, e alle monache vestite di rosa, si sono presto uniti studenti, attori ed altri che vogliono porre fine alla giunta militare. Ma il primo passo è stato fatto dai monaci e dalle religiose; loro hanno osato protestare quando la maggior parte degli altri si era data per vinta. E lo hanno fatto con l’ autorità morale della loro fede buddista. I romantici potrebbero sostenere che il buddismo, diversamente dalle altre religioni, è più una filosofia che una fede. Ma ciò non sarebbe vero. Per molti secoli, il buddismo è stato una religione in numerose parti dell’ Asia e può essere usato come qualunque altra fede per giustificare delle azioni violente. A riprova di ciò, è sufficiente guardare allo Sri Lanka, dove il buddismo si è legato allo sciovinismo etnico nella guerra civile tra buddisti cingalesi e indù tamil. Così come nel Myanmar i buddisti hanno rischiato la vita per sostenere la democrazia, anche i cristiani hanno fatto altrettanto in altri paesi. Alla metà degli anni Ottanta, nelle Filippine, nel momento in cui la Chiesa cattolica gli si rivoltò contro, la sorte del regime di Ferdinando Marcos fu segnata. Quando il dittatore minacciò di schiacciare con la forza il “People Power”, migliaia di comuni cittadini sfidarono i carri armati, ma fu la presenza dei preti e delle suore a dare alla ribellione la sua forza morale. In Corea del Sud, molti dissidenti politici trovarono ispirazione nella loro fede cristiana, e la stessa cosa accade in Cina. E nessuno può negare l’ autorità religiosa di Giovanni Paolo II come sprone alla ribellione della Polonia contro la dittatura comunista negli anni Ottanta. Non c’ è dubbio che in questi avvenimenti sconvolgenti i veri credenti intravedono la mano di Dio. La principale oppositrice di Marcos, Corazon Aquino, si vantava addirittura di avere un canale diretto con Dio. Considero con scetticismo affermazioni di questo genere. Ma il potere morale della fede religiosa non ha bisogno di una spiegazione sovrannaturale. La sua forza è nella fede in sé, in un ordine morale che sfida i dittatori laici e quelli religiosi. Molti di coloro che si opposero al nazismo durante la Seconda Guerra mondiale furono cristiani di grande fede. Alcuni offrirono rifugio agli ebrei, nonostante i pregiudizi che nutrivano contro questo popolo, semplicemente perché lo consideravano un loro dovere religioso. La fede non deve necessariamente riferirsi ad un essere sovrannaturale. Il nazismo trovò oppositori altrettanto tenaci in quegli uomini e in quelle donne che trovarono forza nella loro fede nel comunismo. Malgrado l’ orribile violenza dei fanatici islamici, non si deve dimenticare che oggi in Medio Oriente anche una moschea potrebbe fornire una base di resistenza contro le dittature per lo più laiche. In un mondo di oppressione politica e di corruzione morale, i valori religiosi offrono un universo morale alternativo. Tale alternativa non è necessariamente più democratica, ma lo può essere. Il pericolo insito in ogni dogma, sia esso religioso o laico, è che possa portare a forme differenti di oppressione. La rivolta contro la dominazione sovietica in Afghanistan è stata guidata da guerrieri animati da un’ ispirazione religiosa che hanno poi finito per imporre la loro forma di malgoverno. Una leadership carismatica può essere problematica anche quando assume una forma più benevola. Nelle Filippine, il ruolo simbolico della Aquino, in qualche modo paragonabile a quello di una Madonna, ha ispirato i giorni inebrianti del “People Power”, ma non ha fatto molto per rafforzare le istituzioni di una democrazia laica. In Polonia, una volta vinta la battaglia contro il comunismo, il movimento di Solidarnosc si ritrovò presto immerso nei conflitti tra democratici laici e democratici credenti, i quali guardavano alla Chiesa cattolica come ad una guida. Ciò nonostante, in politica la fede svolge un ruolo importante, specialmente quando i liberali laici sono ridotti all’ impotenza, come nel caso dell’ occupazione nazista, del dominio comunista o di una dittatura militare. I liberali giocano un ruolo importante soprattutto quando è necessario trovare dei compromessi, ma non sono altrettanto utili quando si tratta di affrontare la forza bruta. E’ allora che i visionari, i romantici e i credenti autentici sono spinti dalla loro fede a correre rischi che la maggior parte di noi considererebbe temerari. Nel complesso, non è giovevole essere governati da eroi di questo genere, ma è un bene che ci siano quando c’ è bisogno di loro. (Traduzione di Antonella Cesarini) – IAN BURUMA

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    • avatar fb scrive:

      Arciprete, avrei tanto preferito che S. E. intervenisse con farina del Suo sacro sacco; non siete Voi forse i detentori della Via, della Verità e della Vita, che, mediante la teologìa, vi piccate di interpetare Dio stesso e di mettergli in bocca parole vostre come se fossero di divina provenienza? Dio è così e cosà, Dio dice che, Dio ha deciso in questo modo, vorrebbe che si facesse nell’altro, e via così. Un po’ come se io, che non so niente di come sia fatto e di come ragioni un eventuale alieno, abitante di un pianeta ad atmosfera di metano, in una galasssia lontana 10 miliardi di anni-luce, mi permettesi di disquisire sulle sue qualità fisiche e psichiche, così, come fosse il mio vicino di casa od un parente stretto, che vedo e frequento quotidianamente, inventandomi di sana pianta la scienza dell’Alienologìa.

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  • avatar carlo fetonti scrive:

    A Fb
    credo, dal tuo ultimo intervento, che tu sia arrabbiato .Premesso che io non apprezzo come ho scritto più volte l’anonimato, ma l’intervento di Arciprete è sicuramente utile e lo ringrazio. Io che leggo, quando posso la Repubblica, mi ero perso l’articolo. Sull’argomento.che mi interessa, dico questo. La fede, quando è al servizio della libertà, smuove le montagne, di questo, che non è un mio pensiero, sono convinto.
    Ma la fede può essere strumentalizzata da chi vuole sfruttarla per indurre un particolare comportamento di gruppo. Pensiamo tanto per fare un esempio di casa nostra al grande numero di “comunisti” che sono andati in montagna come atto di ribellione per la libertà per diventare cammin facendo dei rivoluzionari che s’ispiravano, certamente per ignoranza, ad un sistema politico che negava proprio quella libertà per la quale ci si era mossi. Non credo che ci sia l’automatismo religione – intrumentum regni, ma può facilmente diventarlo perchè la religione tende ad indurre un comportamento di gruppo per cui se alla base della religione non c’è quel semplice atto di separazione, invece molto chiaro nel Vangelo, tra stato e chiesa, il pasticcio avviene facilmente. Senza questa separazione si può facilmente strumentalizzare il gruppo, i vari fondamentalismi in circolazione ne sono il risultato. L’induismo, rispettando questo principio, credo che sia un esempio di religione che aiuta la democrazia. Da precisare inoltre che il Cristianesimo non è una religione ma un pensiero che è il superamento della religione. Sintetico e spero anche chiaro….

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  • avatar fb scrive:

    Carlo, io mi ero appuntato sul fatto che, con la teologia e la Tradizione, il cristianesimo d’élite delle alte gerarchie ecclesiaitiche si è arrogato il diritto, da secoli, di far parlare e pensare Dio a loro piacimento. Ho fatto Teologia, Morale e Dogmatica per 4 anni, alla Cattolica di Milano, ne so qualcosa. Per me il cristianesimo non è un pensiero, come possono essere il taoismo, il confucianesimo ed il buddismo, ma è La religione. Riconosco che seguirla in tutti i suoi dettami è da pazzi furiosi, del tipo di San Francesco; spesso ci accontentiamo di percorrerne i tratti pù facili e meno ardui. Tu prova a leggere certi passaggi del Vangelo, ti viene spesso da chiedere che diavolo mai Cristo pretendeva da poveracci come noi, dediti solo a sesso, pancia ed accumulo pecuniario. Infatti lo hanno sopportato per tre anni e poi lo hanno fatto fuori. Se non altro, non ha mai imposto burqa e mutilazioni alle donne, tagli di mani e teste, lapidazioni -anzi, ne ha salvato un’adultera-,impiccagioni di gay e stragi di non-aderenti ai suoi dettami; Lui, perlomeno. Poi, come ti dicevo, sono arrivati i teologi ed i fini pensatori ed interpreti del suo Verbo.

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  • avatar carlo fetonti scrive:

    A Fb
    ovviamente d’accordo sui ricami ed i vari stiracchiamenti che menti anche acute ma forse ignoranti od interessate hanno fatto del Cristianesimo.Ma confermo il mio giudizio, da come l’ho capito io ed anche voci piu autorevoli come Vito Mancuso,circa il fatto che il Cristianesimo non sia una religione nel senso che non nega le religioni, lui non nega assolutamente il vecchio testamento, ma li supera,va oltre.Giustamente tu noti che non viene imposto il burqua ne altre cose magari peggiori.Il Cristianesimo non impone niente a nessuno,ne pretende alcunchè in quanto è solo proposta.Quella frase delle nelle scritture “Ama il tuo Dio con tutto il tuo cuore e tutta la tua mente e tutta la tua anima ed ama il prossimo tuo come te stesso” è la sintesi del pensiero cristiano.Certo che Francesco può apparire come un matto se non si considera la sua motivazione che coerentemente ha seguito fino in fondo ,a me risulta con gioia.E’ il prezzo che si deve pagare per la libertà ,perchè è quello il valore in gioco,quella è la meta da raggiungere con grande fatica ,su questo posso concordare, giorno dopo giorno ,scelta dopo scelta .Se vuoi possiamo definirlo un optional per chi è interessato.Io l’ho capito così e ci tengo a sottolineare che, ovviamente, non basta capire le cose per metterle sempre coerentemente in pratica.

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    • avatar fb scrive:

      Per Francesco pensavo al momento in cui si spogliò di ogni vestimento e rinunciò ad ogni eredità, sotto gli occhi attoniti dei familiari e dei compaesani; in quanto alle pretese ferree di Cristo, tu pensa a quando uno gli si avvicinò e gli chiese di poterlo seguire. Cristo lo accettò, ma quando costui gli chiese di aspettare che seppellisse il padre, appena deceduto, gli rispose: “Lascia che i morti seppelliscano i morti”. Non ti pare un po’ eccessivo? Oppure quell’invito,anche se simbolico a cavarsi gli occhi o a tagliarsi le mani, se uno di questi organi ci divesse procurare scandalo; saremmo in più di 6 miliardi di ciechi e monchi.

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  • avatar carlo fetonti scrive:

    A Fb
    Per quanto riguarda Francesco avevo intuito che forse ti riferivi alla sua spgliazione.Ma se ci pensi bene quel comportamento fa il paio con la non sepoltura del padre.
    Il paradosso dela sepoltura.IL vangelo, come tu sai, è pieno di paradossi,iperboli,parabole,tutte figure retoriche finalizzate oviamente alla comprensione del messaggio e il linguaggio è spesso quello della spada che taglia il mondo e le sue raltà in modo inequivocabilmente distinto. Qual’è il messaggio contenuto in quella affermazione? Che la sepoltura del padre è sicuramente una cosa importante,del resto Gesù a permesso la sua sepoltura, ma nella vita ci sono cose più importanti, per cui la sepoltura in questione non può diventare un tabù.Del resto penso sia scritto che polvere siamo e polvere diventeremo.
    Gli scandali.Intanto dobbiamo intenderci sulla parola.I paradossi per se stessi sono affermazioni che creano scandali perchè tendono a sovvertire il comune intendere le cose ,per cui il vangelo è un luogo pieno di cose scandalose.Quali sono gli scandali che non si possono assolutamente tollerare? Quelli che deliberatamente e quindi con disprezzo del bene degli altri operano contro l’uomo.Penso tanto per fare un esempio alla pedofilia viziosa,alla pedopornografia ,alla pornografia infantile o al turismo sessuale infantile.Per quelle cose lì penso proprio che è meglio che qualcuno si cavi gli occhi….Per il resto non penso che siamo sei migliardi di persone,anche se peccatori, che praticano quelli o altri tipi di comportamenti analoghi.Quindi sono meno pessimista sperando,scusami la battuta, che questo non ti crei scandalo…

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    • avatar fb scrive:

      Carlo, dialogare con te è un vero piacere, mi stimola a riandare a quelle nozioni, e non solo, che mi ero appassionato a studiare alla Cattolica, più di 45 anni fa. Seguire il Vangelo alla lettera è come pretendere, spesso, di acchiappare un falco in volo con le mani; lo tieni d’occhio, nel suo volo , alto nel cielo, tendi le braccine e le mani, fai dei salterelli, ogni tanto sbatti contro qualche cosa o qualcuno, perchè avevi lo sguardo fisso in alto, qualcuno ti piazza un calcio nel sedere o un ceffone, di rimando. Ma non riuscirai mai ad acchiappare il falco; è una tensione all’infinito, nello spazio e nel tempo, che, se non altro ti evita di guardarti intorno, per avvilirti nel realizzare in quale valle di lacrime ci ritroviamo a vivere, circondati da esseri parantropoidi e subumani.

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      • avatar Ambrogio scrive:

        “Seguire il Vangelo alla lettera” è come dire: siate come i farisei e vostro sarà etc…etc. . Mai Xsto avrebbe preteso questo modo di porsi nei suoi confronti, anzi, l’ha condannato sino all’ultimo. D’altra parte lui non ha scritto nulla tranne alcune parole incomprensibili e nella polvere, poi salvò l’adultera dalla lapidazione.

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  • avatar carlo fetonti scrive:

    A Fb
    grazie e ti confermo che ti vedo un pò pessimista….anche se è quello della ragione.

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  • avatar fb scrive:

    Ambrogio, però i precetti contenuti nell’Antico Testamento sono spesso l’antitesi di quelle evangelici, un condensato di razzismo, xenofobìa e di complessi di superiorità razziale e fideistica, con licenza di sterminare tutti nemici del popolo eletto. Seguire alla lettera il Vangelo asssume, ai miei occhi, ben altro valore che non osservare minuziosamente la legge ebraica predicata nelle sinagoghe del tempo.

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