Un’estate al mare stile balneare… in Algeria
Questa coppia si concede un bagno ristoratore lungo la spiaggia di Belj, a Tipaza, 80 chilometri a ovest di Algeri.
… in India
E se non c’è il mare, anche il Gange può bastare.
Tag:Algeria, donne islamiche, Gange, Indiana, Vacanze al mare
SOTTO TIRO

CREDENZE POPOLARI
Nei centri commerciali,
i consumatori credono
di risparmiare.
In democrazia, gli elettori credono di contare.
QUELLO CHE NON HA GIULIANO
«Può darsi che Saviano sia banale e scriva male, ma se non piace
a Giuliano Ferrara qualcosa
di buono ce l’avrà». (Lia Celi)
SIRENE E CENTAURE NELLA GIUNTA BERNAZZOLI
«Giunta con metà donne», titola la Gazzetta di Parma, per significare che Bernazzoli vuole riservare il 50 per cento del suo esecutivo alle assessore. Ma detto così sembra che voglia amministratrici metà carne e metà pesce, metà umane e metà giumente. Strafalcione o lapsus?
MONTI LEI
Vista la situazione, è normale che la rabbia Monti. (Mario Mantovani)
ULTIMA CHIAMATA PER I PARTITITemo che i partiti italiani non abbiano capito il senso e lo scopo della formula adottata dal presidente della Repubblica dopo le dimissioni del governo Berlusconi. Mario Monti e i suoi tecnici avrebbero dovuto restaurare la credibilità finanziaria dell'Italia, riformare il mercato del lavoro, creare le condizioni per una economia più libera e competitiva. I partiti avrebbero dovuto assecondare il governo ma dedicarsi contemporaneamente ad altri compiti che non possono essere, in una democrazia, «tecnici». Avrebbero dovuto modificare la legge elettorale, ridurre il numero dei parlamentari, rompere l'incantesimo del bicameralismo perfetto, dare a se stessi uno statuto giuridico corrispondente alle loro responsabilità, dare al Paese un esempio di rigore finanziario riducendo drasticamente il denaro pubblico di cui si sono spensieratamente serviti dopo un referendum che diceva chiaramente quale fosse, a questo proposito, il pensiero del Paese. Ebbene, nulla di ciò che avevamo il diritto di attenderci in materia di riforme istituzionali è stato fatto. È questa una delle ragioni del malumore del Paese, che soffre la crisi e sopporta il peso delle tasse, e del successo di Grillo. Se i partiti vogliono rimediare, il tempo stringe e la porta attraverso la quale dovranno passare per avviare il cantiere delle riforme non resterà aperta più di tre o quattro settimane. Una riforma costituzionale richiede, infatti, una doppia lettura fra Camera e Senato e mancano dieci mesi alla fine della legislatura. Se non ne approfitteranno, il prossimo voto sarà peggio dell'ultimo. (Sergio Romano, Corriere della Sera, 10 maggio 2012)
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Ancora una volta mi chiedo, per la prima foto, quale mai meccanismo simile, ma non affatto omologo al cerebro umano, possa concepire che il macho della sua specie si bagni, come fanno anche gli indiani della foto sotto, come Dio e gli uomini di buona volontà e di un minimo di raziocinio comandano, imponendo invece alla sua donna e pure alle altre di rimanere cmpletamente rivestite di scafandri tessili, pesanti o leggeri che siano. Mi immagino la scena della fuorisuscita dalle acqua, con lei grondante liquido, incollatosi al corpo ad impedirle movimenti liberi e sciolti. E per asciugarsi, che userà, un getto di aria calda come quello per il lavaggio delle auto? La ragazza è carina, ma sarebbe meglio che il moroso o marito-padrone, invece di badare a quanti cmq. di epidermide espone allo sguardo cupido degli altri maschioni, la sottoponesse ad una visita odontoiatrica. Si vede bene che le manca, nel sorriso, l’arcata superiore sinistra, dai premolari in avanti.
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Negli ultimi anni è notevolmente aumentata sulle coste sharmesi, l’affluenza di turismo “arabo”. Dove per arabo s’intende quello di genti provenienti dall’area medio-orientale e della penisola arabica in genere, se non dal magreb nord africano. Gli egiziani fra questi, con le loro famiglie, sembrano aver scoperto il “loro” Mar Rosso quasi per ultimi, ma alla fine, su una barcata di turisti che si rispetti oggi, devi per forza trovare qualche chador e qualche burka inframmezzato ai bikini e agli slip.
La cosa oltre che coreografica fa anche molto “multietnic-people”, ma al contempo fa inevitabilmente emergere l’ignoranza cronica di noi italiani.
E cosi, di fronte a due occhi che ci scrutano taglienti o sorridenti attraverso la feritoia di un velo nero è normale dopo un po’ sentire una voce lirica e vibrante che fa: “ma cumm cazz fann a stà suott a stu sole accunciat’accussi?”
“…e immaggin quant puzz chist”.
“ti gà visto quea tosa ciò… che faseva el bagno co el velo?? La pareva na medusa… ma come se fa a star coi panni bagni ostrega? Me daria un fastidio varda… va be a cultura, ma i pagni moj daaiii…”.
“amvedi ao, er marito de quella, s’è tuffado co tanto de carzoni, cintura, eccamicia pure… emmò sta ‘nzuppato fraccico ar sole… cor sale che je se secca addoso…”
Le nostre donne con le chiappe traballanti contornate dai tanga, sculettano sotto il naso d’imbarazzati mariti baffuti, rigorosamente vestiti con braghe lunghe e camice abbottonate marron, mentre noi coniugi occidentali ci asciughiamo lo scroto (frizionandolo bene) ad un passo dalle signore in burka.
Finalmente spalmati sui divanetti, in piena desaturazione, si da inizio allo “scambio culturale” dove solo nella migliore delle ipotesi si accenna alla differenza dei costumi senza alludere a quelli da bagno.
Diversamente si parla di religione islamica (gli italiani se ne intendono tutti, proprio nel senso che nessuno sa un cazzo di niente ma ne parla comunque), di condizione della donna oppure di terrorismo,,, i più informati parlano di Bin Laden e dei servizi segreti americani. Immancabili sono sempre i commenti sul Ramadan, che se non è di li a venire è appena trascorso, dove c’è sempre chi confessa a chiare lettere di averli visti mangiare o bere in pieno giorno… e ancora bene che non li ha visti scopare. Qualcuno intavola il tema dell’ultima moda che starebbe spopolando tra le islamiche: la lingerie intima dal taglio sexy sotto lo chador che fa molto “porno-zoccola” e contribuisce a rilivellare almeno un po’ la dignità femminile occidentale, già vessata dall’imperante pornografia del web. Poi scopriamo che lo scambio culturale sta avvenendo davvero, si, ma fra di noi italiani però, che tra romani, calabresi, veneti o emiliani, stentiamo a riconoscere anche solo le nostre, di costumanze.
Per gli anglosassoni è un tantino diverso, sarà l’internazionalità della loro lingua o non so che cosa, ma una volta chiarito che loro sono i padroni del mondo e che magnanimamente ne hanno concesso l’uso anche agli altri, si mescolano con nonchalance anche nella cultura islamica, senza sbatterci contro come noi mediterranei. Tanto per loro italiani o marocchini sono la stessa cosa.
Gli occhi della donna coperta dal burka davanti a noi, ci guardavano incuriositi e anche un po’ ammaliatori, quasi che la loro “proprietaria” stesse comprendendo le nostre coglionate e ne fosse divertita. A pensarci bene il rischio che stesse afferrando almeno in parte le nostre parole, era tutt’altro che remoto, infatti siamo noi a non saper nulla degli “arabi” mentre loro ci conoscono piuttosto bene. Molti sanno almeno un paio delle nostre lingue e attingono informazioni sull’agire dei nostri governi e paesi, da fonti che a noi sono normalmente precluse. Poi noi eravamo praticamente nudi, sotto la lente d’ingrandimento del suo sguardo ormai divenuto conturbante, mentre lei era invisibile, imperscrutabile.
A un certo punto con tono quasi autoritario e in lingua “vistosamente” egiziana, la donna chiama il nostro Tame al suo cospetto, in qualità di suo connazionale e potenziale interprete.
Tame con atteggiamento di evidente rispetto ascolta le parole della donna posizionato come in un leggero inchino, mentre fra di noi cade il silenzio più totale. La curiosità è palpabile, quasi tensione. La voce ferma e decisa che esce dal burka riempie la dinette coprendo quella del mare e del motore cogliendo in pieno volto Tame che deve comprenderne le parole senza poterle leggere nelle labbra che le stanno pronunciando. Lo sguardo della donna avvolgeva il giovane ragazzo come quello di una madre che si raccomandava al figlio, mentre le sue mani, non più giovani, compivano qualche breve gesto discorsivo. Finalmente Tame si gira verso di noi e si schiaricse la voce,,, è il momento della verità:
“questa signora è egiziana e ci tiene a ringraziarvi molto della compagnia che oggi le avete fatto. Vuole dirvi che siete stati simpatici e divertenti e che è onorata di avere trascorso con voi questa bella giornata”.
Fu silenzio… misto ad imbarazzo…
Inorgogliti da questo palese complimento, mascheravamo a stento la vergogna per tutte le cazzate che avevamo dette, e tormentati dal dubbio che la donna avesse comunque capito le nostre parole, pur “riprendendoci” in modo cosi garbato, formulammo una doverosa contropartita, affidandone la recitazione in arabo a Tame.
Mancava neanche un miglio all’imboccatura della baia d’attracco e come dei bambini di ottanta chili, fortemente stempiati o coi capelli brizzolati, uscimmo sul ponte sorridenti e felici, mentre le coste orientali del Sinai attendevano l’ingresso della nostra barca.
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Truccate vuol mica dire zoccole. Io ho trovato questo, su Repubblica. Se può servire…
MERCOLEDÌ IL TRUCCO SOTTO IL VELO
Repubblica — 21 luglio 2010 pagina 43 sezione: R2
Mai entrati in un salone di bellezza in Arabia Saudita? L’ esperienza per le signore – sorry uomini: non siete ammessi – in transito da quelle parti è di quelle da non perdere. All’ ingresso, un mare di abaye volano in aria:i fantasmi neri coperti dalla testa ai piedi che si vedono ovunque – il 90% delle saudite sono completamente velate – si trasformano in donne griffate dalla testa ai piedi e truccate alla perfezione. Uno spettacolo che può ridurre in cenere chi non abbia in faccia qualche decina di euro in cipria e rossetto. Chi ha fatto un’ esperienza simile non rimarrà stupito nel sapere che una ricerca ha messo le saudite in testa alla classifica mondiale delle consumatrici di cosmetici: lo scorso anno nel Regno sono stati spesi 1,9 miliardi di euro in ombretti, mascara & Co e per il 2010 è previsto un ulteriore aumento. A guidare il trend sono le giovanissime: come stupirsi? Le pagine saudite di Twitter e Facebook pullulano di inviti a “make up nights” serate in cui le ragazze si scambiano consigli sulle ultime tendenze del trucco. Se mai ve ne arrivasse uno, non dimenticate il rossetto: non sareste perdonate. – FRANCESCA CAFERRI
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Non penso di appartenere, come Davide mellifluamente, direi quasi subdolamente, cerca di ammannire ai postisti, alla becera categoria dei melensi che commentano, in varie fogge, varietà e varianti della lingua nazionale, la visione di quelle che io continuo a ritenere delle assurdità nell’abbigliarsi per stare su una spiaggia o in una piscina. Ma io non sono cittadino del mondo, come Davide, non posseggo certe qualità di conoscenza etnologica diretta ed osservo e giudico da ignorante occidentale, avanzo a preconcetti e prevenzioni paraleghiste,perso nell’apprezzamento di chiappe e tette al vento delle nostre femmine evolute modello Bay-watch. Fra l’Alfa e l’Omega, lo zenith ed il nadir, ci sono, in mezzo, nell’aurea mediocrità, spazii e tempi infiniti. Mi fanno scompisciare le bagnanti islamiche infagottate in vestaglioni assurdi e non conformi alla situazione specifica, così come mi fanno veramente pena i francobolli e i fili interdentakli delle signore dell’Occidente. Ma io non so nulla dell’Islam e della cultura araba, ragiono e commento a spanne, per pregiudizi e frasi fatte, Dio ed Allah mi perdonino. Chi si friziona lo scroto, a qualunque razza e religione appartenga, è un cafone; io non l’ho mai fatto, in pubblico, lo preciso. Così come evito accuratamente di condurre discorsi idioti, del tipo da Davide riportati e messi in bocca a tanti italiani, su Islam e cultura ad esso conforme ed adiacente. Che poi gli arabi ed islamici conoscano bene la nostra cultura, è faccenda molto discutibile, specie a fronte di quella che sarebbe invece la nostra ignoranza della loro. Il commento della signora anziana in burqa mi è di difficile interpretazione e mi pare ininfluente; mi sorge anche un dubbio alla Lubrano: non è che fosse anche molto ironico, se non sarcastico? Termino facendo notare a Davide che qui si parlava non di una cultura, quella araba ed islamica, in toto, con l’intenzione perversa di condannarla ed annientarla dalle radici alle foglie; sarei veramente uno sciocco, a voler usare un eufemismo. Ci si appuntava solamente su una costumanza veramente assurda ed incomprensibile, ancora una volta denotante una discriminazione odiosa verso le donne; tra burqa e tanga o topless, ci stanno anche tanti dignitosissimi e castissimi costumi da bagno, indossabili anche da una pia e fedele musulmana. O no?
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Cittadino del mondo contro campanilista, meglio che a Lepanto. Vai Davide che scrivi da dio, hai qualcosa da raccontare, non cultura scolastica da masticare e rimasticare… vai… vai… vai
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Vedo che non hai assolutamnte capito niente di quanto abbiamo scritto sia io che Davide; invece di fare l’Azzeccagarbugli d’uffico e non richiesto, lascia rispondere a Davide, che mi sembr ditato di un livello di comprensione e di intelletto superiore al tuo.
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Beh, Davide, spesso mi annoio a leggere anche quello che scrivo io, complimenti, il tuo racconto sembra la scenografia di un film da vedere subito. Poi, ignorante come sono di cultura araba, alcune considerazioni mi hanno arricchito. Ormai pensavo che le affermazioni della Giuliana avessero un fondo di verità. Pensare che quel popolo che ha inventato la matematica e l’astronomia non sia poi così barbaro ma che forse siamo noi un pò zotici è un pensiero nuovo, ma equilibrante contro la mia (e non solo) tendenziale superiorità occidentale.
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China, vorrei qui però ricordarti, nulla togliendo al contributo che gli Arabi e l’Islam hanno oggettivamente dato alle scienze che tu hai nominato, che Matematica, Astronomia,Aritmetica, Astrologia e Geometria -ne rimane fuori l’Algebra- sono di origine greca e non sono un’invenzione araba, ma egizia, sumera ed indiana. Non siano stati poi così malaccio nemmeno noi occidentali, a parte che siamo tutti esseri umani, dotati di raziocinio, di qualsiasi razza e religione. Esiste un reperto, un famoso osso con rozze iscrizioni, proveniente dall’ Africa, riconducibile a 20-18mila anni a.C., che riporta probabili operazioni di addizione e sottrazione, se è per quello; torniamo sempre agli uomini abrunsàti, secundum Calderoli. Inoltre, è vero che fino verso il 13° sec. gli Arabi erano più avanti di noi, in queste scienze, ma avevano pur sempre attinto da testi persiani, greci ed egizi e i migliori astronomi e matematici erano persiani. Inoltre, qui si parla dei tempi odierni, dove la cultura araba ed islamica, in genere, ha subito da secoli un’involuzione ed una decadenza notevoli. E’ come se noi italiani, ridotti come siamo, ci mettessimo a vantarci del fatto che siamo i discendenti di coloro che fondarono il civilissimo Impero romano; o come si difendono parecchi meridionali, ricordando le magnificenze e magniloquenze della cultura della Magna Grecia. Non si vive di ricordi, di secoli o millenni orsono; bisognerebbe sempre ricordarsi della parabola del buon seminatore ed annotare dove il seme è caduto e che frutti ha dato. Un ristorante prestigioso non può gloriarsi di avere in menu avanzi, residui e resti di manicaretti inimitabili; deve la sua fama a ciò che ti serve a pranzo ed a cena, per l’oggi, non per il tempo che fu.
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Mi fa piacere scoprire di averti offerto uno spunto di riflessione in più.
Grazie del complimento.
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La prima volta che ho visto una ragazza islamica fare immersione, sono rimasto esterefatto.
Dai cinghiaggi dell’imbragatura che alloggiavano la bombola e fra i tubi degli erogatori d’aria, scaturivano i veli del suo costume da bagno che, fluttuando nell’acqua blu, le conferivano un aspetto da cestide pelagico. Ero a pochi metri di profondità, in tappa di decompressione, e la mia attenzione era tutta rivolta a quel fenomeno “marino” che non avevo mai visto. Era sicuramente alla sua prima immersione di corso e l’assistevano, da un lato il marito (per ragioni “emotive”e vestito con abiti terricoli) e dall’altro l’istruttore, anch’esso imbragato dall’attrezzatura, quanto lei,,, e me. Teneva saldamente stretta fra le mani la scaletta di poppa dell’imbarcazione d’appoggio e doveva per forza subire le ingiurie del beccheggio che la sbatteva su e giù fra le onde. Potevo vedere le loro figure tagliate dalla superficie del mare soltanto dalle ascelle in giù, ma anche da quell’angolazione si capiva benissimo che aveva una fifa della madonna e che sarebbe stato un problema farle mollare la scaletta per tentare d’immergerla. Sembrava una ragazza di Vicenza, di Parma, di dove vuoi,,, la paura del mare la rendeva uguale a mia moglie, a mia figlia o a qualsiasi altro allievo avessi già tentato di condurre in mare. La mia ignoranza mi spingeva a credere che il desiderio compulsivo di esplorare il mondo sommerso, fosse esclusivo appannaggio di noi occidentali, ma la presenza di quella donna, adornata di veli, in mare, stava via via sgretolando questa convinzione idiota.
Se non sei avvezzo alla barca e non molli entro un tempo ragionevole la scaletta, il mare non ti perdona. Vidi così la chiazza oleosa del vomito della fanciulla, distendersi placida sulla superficie delle onde, per la gioia di una miriade di pesciolini che accorsero fulminei, mentre la mano dell’istruttore tentava di sciacquare e diluire il tutto. Terminati i miei obblighi decompressivi riguadagnai la nostra barca. La ragazza era scoppiata in un pianto liberatorio, in seguito al quale, di solito, l’allievo, rinuncia oppure vince la paura. Mi resi conto in quel momento che, senza i suoi veli, la giovane mussulmana non avrebbe mai trovato la forza per varcare il confine che separa il mondo della terra da quello del mare. I veli non le davano fastidio come credevo io,,, le erano necessari. Nessuna didattica subacquea accetterebbe, di per se, un “costume da bagno” simile nel condurre in immersione un neofita. Solo un istruttore egiziano poteva comprenderne l’importanza.
Credimi, il confine dei due mondi è sottilissimo, quasi impercettibile ma, è netto e spietato.
Per varcarlo la prima volta devi essere motivato,,, interiormente motivato, non credere alle fandonie che parlano di curiosità o di sport. La sotto ci vuoi andare perche,,, in aqua veritas…
le voci spariscono e i pensieri se ne vanno con loro, una volta “infranta” la superficie dell’acqua anche una parte di te ti abbandona e rimane a galleggiare con il resto del mondo fuori. Il fragoroso silenzio del mare s’impossessa di te, le tue pupille si dilatano per carpire questa nuova e flebile luce, la tua mente si placa e si acumina, i tuoi sensi si accendono… sei nel mare.
Ovviamente non ho afferrato il senso di una sola parola, delle tante che la giovane sposa starnazzò a fine immersione, ma ti posso garantire che l’espressione di gioia del suo volto, bagnato di mare e di lacrime di emozione, parlava chiarissimo.
Vista dal ponte della barca, con i suoi veli bianchi e viola che l’avvolgevano, era bella e radiosa quanto una medusa.
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Davide , tu hai profuso e ti sei profuso in immaginifiche ricchezze lessicali, di attributi e sostantivi, rendendo in modo superbo la visione tremolante, cerulea e cangiante di quel trio bizzarro sopra di te,immerso nel corpo liquido del vasto Padre Oceano, nel tentativo di immergersi in tenute che tutto sono meno che da sub; e ciò non per ragioni fideistiche, ma puramente logiche e pragmatiche, e non penso che proprio a te, sub espertissimo, io debba spiegarne le ragioni. Io sono terrestre, terricolo e anche un po’ terrone, come origini etniche familiari; forse anche pedestre, questo lo lascio giudicare agli altri. Per me, meschinello, non in aqua, ma in vino veritas. Tu hai mai visto, nel corso di gare di ogni specialità sportiva, atleti infagottati in abiti terricoli, a qualsiasi etnia o religione appartengano, per ovvii motivi di performances? Certo, anche le ragazze di Vicenza e di Parma hanno fifa e,dal sotto in su, nella luce azzurra del pelago, possono essere scambiate per delicate e fluttuanti meduse, pure loro vomitano con le stesse modalità ed il medesimo contenuto gastrico. Anche loro scoppiano in pianti liberatorii; ma non dirmi che pensi veramente che tutti quei veli non l’impacciassero. Le meduse hanno avuto i loro veli sottilissimi, quasi impercettibili, da Madre Natura o da Padre Creatore, non se ne sono caricati addosso altri. Se hai in mente la fine che hanno fatto quei due poveri sub a Portofino, di recente, in quel cunicolo sottomarino, ricorderai anche che il padre aveva disperatamente cercato di liberarsi dell’attrezzatura; mi sapresti dire che diavolo avrebbe mai fatto la ragazza-medusa egiziana con veli candidi e violacei, in una situazione del genere? Non rischierebbe di rimanere, ad ogni immersione, impigliata in coralli, rocce, arborescenze marine, con pericolo della vita? A la guerre comme à la guerre; non tutti i fondali, specie nel Mar Rosso, sono come quelli al largo di Bellaria-Igea Marina.
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L’AVETE MAI LETTA QUESTA? È SUCCESSO NELLA TURCHIA CHE VUOLE ENTRARE IN EUROPA, MA NON VUOLE CHE SI ENTRI IN ACQUA PER SALVARE DELLE RAGAZZE CHE STANNO AFFOGANDO
Turchia, integralisti sulla spiaggia lasciano affogare cinque ragazze
Repubblica — 29 luglio 2004 pagina 18 sezione: POLITICA ESTERA
Nella più occidentale ed europea delle città turche, cinque ragazze sono state lasciate annegare da alcuni integralisti che hanno negato il loro aiuto temendo contatti impuri. A Smirne, culla da secoli di comunità etniche e religiose differenti, greci, turchi, ebrei, armeni, italiani, il dramma si è consumato la scorsa settimana, e solo ieri il quotidiano nazionale Hurriyet ne ha pubblicato un resoconto puntuale che ha fatto sobbalzare la Turchia laica che con grande ansia guarda al possibile ingresso in Europa. Le cinque ragazze, tutte sedicenni, volevano trascorrere una giornata al mare assieme a un gruppo di una cinquantina di compagne partecipanti a un corso coranico estivo, nei dintorni di Urla, villaggio vicino a Izmir (Smirne). Non sapevano nuotare, ma hanno provato a calarsi in acqua e, dietro consiglio degli imam – racconta il giornale – erano entrate in acqua mano nella mano, completamente vestite, con il velo che le ricopriva dalla testa ai piedi. Presto hanno cominciato ad annaspare per il peso degli abiti che le portava giù, e ad invocare aiuto. «Affoghiamo. Aiutateci. Portateci a riva». Le compagne, inesperte di nuoto quanto loro, non hanno potuto far altro che chiamare soccorso. Sul posto si sono quindi avvicinati alcuni uomini che stavano per gettarsi in acqua e cercare di salvare le ragazze. Ma sia le loro compagne sia gli insegnanti di Corano, gridando «Dio non vuole», hanno loro «a lungo e ostinatamente», riferisce ancora Hurriyet, impedito di lanciarsi in mare. Gli stessi imam avrebbero intimato ai soccorritori di non intervenire, per evitare contatti fra maschi e femmine non imparentati, considerati infatti impuri. Alcune interpretazioni del Corano sosterrebbero che «Allah non vuole che uomini estranei tocchino una donna». Le famiglie delle vittime avevano affidato le figlie agli imam per un corso religioso estivo. Una pratica illegale in Turchia, quella della scuola religiosa, in quanto questo tipo di istruzione può avvenire solo nelle classi pubbliche e con insegnanti autorizzati. Ma la stessa inchiesta della magistratura, avviata per omissione di soccorso e omicidio plurimo, è stata ostacolata. Nessuno infatti ha sporto denuncia, e i familiari delle ragazze hanno anzi cercato di far passare la tragedia per un incidente. Il padre di una delle giovani, Havva Avci, ha negato ogni legame con organizzazioni fondamentaliste e così’ commentato l’ omissione di soccorso: «La morte di mia figlia e delle sue compagne è stata la volontà di Dio». A preoccupare in Turchia è ora la crescita di gruppi integralisti, non sempre criticati dal governo. Sette e confraternite islamiche continuano a proliferare nell’ ultimo periodo, nonostante i passi avanti nelle riforme compiute dall’ esecutivo del premier Recep Tayyip Erdogan, il cui partito è conservatore e di forte ispirazione religiosa. Gli osservatori più duri sostengono che Erdogan dovrebbe prendere maggiori distanze da movimenti considerati non lontani dal governo, a pochi mesi dal momento in cui la Turchia si appresta a passare l’ agognato esame di ammissione all’ Unione europea. – MARCO ANSALDO
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Tu dimmi, Fabio, come si fa ad abbracciare una religione, come del resto quella dei Testimoni di Geova per le trasfusioni, che ti impedisce categoricamente di salvare vite umane in nome di Dio e ritiene le donne oggetti tanto impuri da evitarne accuratamente il contatto, anche in caso di pericolo di vita. Voglio però vedere se la cosa fosse capitata ad un gruppo di maschietti 16enni e si fossero tuffate a salvarli delle donne; tu pensi che si sarebbero lasciati affogare, per evitare contatti impuri? Forse qualcuno sì, tu che ne dici?
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friabile signore , ha provato a intingersi nel tè ? mi viene voglia di sgranocchiarla
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mamma mia che brutta cosa! solo questo! cavolo donne!
ma ribellatevi!!! schiave dei loro mariti padroni!
va bene tutto!, va bene il pudore! per carità! sono la prima!
Ma cosi non esiste! , è inconcepibile! sembra proprio una presa per i fondelli che fa a sua moglie!…per non dire un altra parola!
Che sofferenza!
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