Sotto l’erba, sempre più verde, del vicino
Privacy violata. Che cosa cercano quei ficcanaso delle tv dietro il cancello della casetta con i muri in mattoni a vista, i fiori, il bidone per la raccolta differenziata?
«Una perla». «una signora sorridente, discreta e senza tanti grilli per la testa». Così amici e vicini di casa hanno definito Dominique Cottrez, la donna di Villers-au-Tertre, paesino 150 chilometri circa a nord di Parigi, che ha soffocato otto neonati dopo averli partoriti e li ha sepolti in giardino.
E sentite come la sua superiore Francine Caron, 63 anni, ha dipinto l’infermiera Cottrez, 47 anni, con la quale ha lavorato parecchi anni: «Era piena di premure, piena di tutte le qualità, amorevole ed entusiasta». Non meno lusinghiero il giudizio di una collega: «L’ho vista piangere per la morte dei suoi pazienti, sembrava prendere parte ai dolori della gente, anche degli sconosciuti».
Tutte affermazioni pronunciate dopo il rinvenimento dei piccoli cadaveri, dopo l’ammissione della colpa da parte della Cottrez, che si è detta «sollevata» per essere stata scoperta e incarcerata. Parole, a modo loro, non meno orripilanti dei delitti.
Perché le infermiere arrivano con tanta facilità a sopprimere vite umane, come ci racconta spesso la cronaca nera?
Perché ci sono sempre amici, vicini e colleghi che non avrebbero mai immaginato e non avrebbero mai detto, anzi non sono del tutto convinti della colpevolezza dell’imputato che dicono di conoscere tanto bene?
Possibile che basti un sorriso o una cortesia per sfuggire ai radar del prossimo? Per ingannare anche il vicino più impiccione?
L’inferno sono gli altri, diceva Sartre. Troppo vago. Se gli altri ci sorridono e ci blandiscono sono il paradiso. Diventano l’inferno solo se ci guardano storto o se dicono quel che pensano. Sono il purgatorio se si fanno i fatti loro. In attesa del verdetto finale.
Più che un caso di buon vicinato, che in Francia si festeggia da anni e ora comincia a prendere piede anche in Italia, quello della Cottrez mi pare l’ennesimo trionfo dei sepolcri imbiancati.
Ora però sappiamo qual è il segreto di certi vicini che hanno l’erba sempre più verde.
Mara Meo













Io però mi sono chiesto come sia stato possibile che questa pazza possa aver portato avanti diecine di gravidanze, al termine delle quali il neonato veniva velocemente soppresso, all’oscuro dei familiari, dei conoscenti, degli amici e dei vicini. Ossia, mi metti su pancia, partorisci -ma dove, mi chiedo io, in casa o in una struttura ospedaliera?- dopodichè il bimbo sparisce e nessuno si chiede dove sia finito. E al marito ed ai figli, che raccontava? O erano complici pure loro? La soave signora ha detto di averne ammazzati a diecine,dal ’98, di bimbi: ha avuto anche parti plurimi? Addirittura stanno scavando anche nel terreno circostante la nuova abitazione, tanto aveva preso l’abitudine infanticida! Contraccettivi no, eh?
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Se mi si consente, vorrei brevemente sottolineare, conmunque, che il figlicidio -chè di ciò si tratta, non di infanticidio- è abbastanza “normale” come comportamento, specie rta le madri, da millenni,specie il neonaticidio, per il quale non si è ancora stabilito un rapporto affettivo profondo tra nato e figura materna. Un tempo, tra di noi, ed ora ancora tra alcuni popoli, l’eliminazione del neonato era ed è un sistema di controllo demografico, specie se appllicato alle femmine. Isabella Merzagora Betsos ha scritto un libro, Dèmoni del focolare: mogli e madri che uccidono, in cui, secondo me correttamente, sfata il pregiudizio che costoro siano mostri infami affetti da patologìe mentali. Esse agiscono invece ben consapevoli e coscienti, dato che sentono il figlio come un oggetto estraneo indesiderato e molesto, di cui liberarsi al più presto. Ne abbiamo avuto un esempio recente anche noi, in Val d’Aosta. E sono quasi tutte, al di là di volerle giustificare, vittime di pregressi abusi e maltrattamenti da parte di madri severissime e prive di affetto materno, al limite della sopportazione psichica umana.
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