Vescovo, politici, principi e Cl si contendono i beni dell’Ordine costantiniano di Parma, un bottino di oltre 600 milioni di euro
L’assessore Paolo Zoni davanti a una gigantografia della chiesa della Steccata. Accanto a lui, Yuki Trivisonno, responsabile marketing dell’Apt Servizi dell’Emilia Romagna.
Il settimanale L’Espresso squarcia il velo sulla lotta in corso per il patrimonio dell’Ordine costantiniano. In un articolo nel numero in edicola, l’inviato Paolo Biondani, parla di «maxi intrigo immobiliare in salsa religiosa». A Parma è infatti in corso «una battaglia economica-legale che sta dividendo tutti i palazzi del potere, ma finora è rimasta segreta». Coinvolti politici locali e nazionali, vescovi e monsignori autorità statali e nobiltà cittadina. Al centro del caso il colossale patrimonio controllato dall’Ordine costantiniano attraverso un consiglio generale di 14 membri: 9 indicati dalle istituzioni locali e 5 dal Capo dello Stato. Si tratta di un ente di diritto pubblico che controlla beni per oltre 600 milioni di euro.
Tra le proprietà Santa Maria della Steccata, 40 palazzi e appartamenti, 500 ettari di poderi in campagna più collezioni d’arte e quadri e 10 milioni di liquidità. Sul controllo dell’Ordine è in corso una battaglia legale con ricorsi al Tar ed esposti in Procura. Il motivo? La sua possibile privatizzazione con rischi di svendita del patrimonio, scrive l’Espresso. Tutto nasce con la mostra del Parmigianino che richiama in città 75 mila visitatori. Gli incassi però risultano depositati sui conti personali di due sacerdoti della basilica della Steccata e secondo i nobili dell’Ordine mancano all’appello 350 mila euro. La curia ribatte che i due religiosi hanno trattenuto solo delle offerte lasciate liberamente dai turisti. A quel punto il vescovo dell’epoca impone un rendiconto semestrale. Con l’arrivo del nuovo capo della curia parmigiana, monsignor Enrico Solmi, rivela Biondani, cambiano anche gli assetti di potere in città. Nel Pdl prende forza la componente di Comunione e liberazione rappresentata dall’assessore Paolo Zoni, mentre il partito per un periodo è guidato dal commissario Maurizio Lupi, leader nazionale dei parlamentari ciellini. Proprio Zoni diventa il rappresentante unico del municipio nell’Ordine.
Le lotte intestine esplodono nel dicembre 2009 quando il Consiglio generale è chiamato a nominare la nuova giunta esecutiva composta di cinque membri. Il presidente uscente Ugo Mutti propone proprio Zoni come successore. Mossa che palesa la scalata ciellina all’istituzione e che viene osteggiata dai consiglieri di minoranza anziani. Tutto rinviato, quindi, al 23 febbraio 2010 quando Mutti, che alla fine si ricandida in accordo con Solmi e Zoni, ottiene solo 9 voti mentre per eleggere la nuova giunta occorrono i due terzi dei 14 voti per una maggioranza aritmetica di 9,3.
Gli oppositori (tra cui l’editore Franco Maria Ricci e l’ex presidente del tribunale di Reggio Emilia) sostengono che per l’elezione servono 10 voti, per i favorevoli a Mutti ne bastano 9. Inevitabile il ricorso al Tar firmato dal rettore dell’ateneo Gino Ferretti e dal consigliere Edmondo Barbieri Bianchi. A fine aprile arriva anche il ricorso penale del presidente del Consiglio generale, il principe di Soragna Diofebo Meli Lupi, in carica dal 2004 dopo la fine dell’egemonia Tanzi sull’Ordine.
Ricorso dove si rivela che proprio il neonominato Mutti si era appena visto contestare presunti compensi indebiti. Le cariche dell’Ordine, infatti, sono gratuite mentre il candidato benedetto dal vescovo risulta avere incassato almeno 50mila euro. Cosa che gli era stata rinfacciata proprio nella riunione del 23 febbraio. Toccherà dunque ai giudici decidere la governance dell’ente e quindi a chi spetta la gestione del patrimonio. Anche se c’è chi teme, conclude Biondani nel suo articolo, tra i consiglieri di minoranza, che la strategia sia spaccare l’Ordine, renderlo ingovernabile e farlo commissariare fino al suo scioglimento. «Per distribuire una volta per tutte il tesoro a Parma: la grande basilica alla Curia, il resto a chi potrà comprarlo». In questo scenario risulta più comprensibile anche lo stare sulla graticola in giunta per mesi da parte di Zoni, privato di molte deleghe dal sindaco nell’ultimo rimpasto.
Tag:Basilica di Santa Maria della Steccata, Curia vescovile di Parma, Diofebo Meli Lupi di Soragna, Edmondo Barbieri Bianchi, Enrico Solmi, Franco Maria Ricci, Gino Ferretti, L’espresso, Maurizio Lupi, Ordine costantiniano, Paolo Zoni, Ugo Mutti
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ULTIMA CHIAMATA PER I PARTITITemo che i partiti italiani non abbiano capito il senso e lo scopo della formula adottata dal presidente della Repubblica dopo le dimissioni del governo Berlusconi. Mario Monti e i suoi tecnici avrebbero dovuto restaurare la credibilità finanziaria dell'Italia, riformare il mercato del lavoro, creare le condizioni per una economia più libera e competitiva. I partiti avrebbero dovuto assecondare il governo ma dedicarsi contemporaneamente ad altri compiti che non possono essere, in una democrazia, «tecnici». Avrebbero dovuto modificare la legge elettorale, ridurre il numero dei parlamentari, rompere l'incantesimo del bicameralismo perfetto, dare a se stessi uno statuto giuridico corrispondente alle loro responsabilità, dare al Paese un esempio di rigore finanziario riducendo drasticamente il denaro pubblico di cui si sono spensieratamente serviti dopo un referendum che diceva chiaramente quale fosse, a questo proposito, il pensiero del Paese. Ebbene, nulla di ciò che avevamo il diritto di attenderci in materia di riforme istituzionali è stato fatto. È questa una delle ragioni del malumore del Paese, che soffre la crisi e sopporta il peso delle tasse, e del successo di Grillo. Se i partiti vogliono rimediare, il tempo stringe e la porta attraverso la quale dovranno passare per avviare il cantiere delle riforme non resterà aperta più di tre o quattro settimane. Una riforma costituzionale richiede, infatti, una doppia lettura fra Camera e Senato e mancano dieci mesi alla fine della legislatura. Se non ne approfitteranno, il prossimo voto sarà peggio dell'ultimo. (Sergio Romano, Corriere della Sera, 10 maggio 2012)
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Ma i Religiosi non si dovrebbero occupare di anime?
La vile materialità del denaro non è opera del demonio?
Qui, per quanto riesco a capire, di anime e di spiritualità neanche l’ombra.
O no?
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Nessun servo può servire a due padroni, perchè odierà l’uno ed amerà l’altro…Voi dunque non potete servire a Dio ed alle ricchezze-Luca16, 13
Beati i poveri in ispirito,perchè di loro è il Regno dei Cieli-Matteo 5,3
Vendete i vostri beni e dateli in elemosina; fatevi delle borse che non invecchiano, fatevi un tesoro inesauribile nei Cieli- Luca 12, 13
Gratuitamente avete avuto, gratuitamente date. Non portate né oro né argento né rame nelle vostre cinture…-Matteo 10,9
Meditate, popolo eletto di CL!
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Caro FB, dai tuoi interventi si deduce che sei un “fine osservatore”…
Hai notato che quelli che vogliono o vorrebbero tutto il “bottino” sono poi gli stessi che predicano le famose “lacrime e sangue”, sono quelli che ci fanno il “pistolotto” o meglio ancora il catechismo sulle virtù dei “conti in pareggio”, sulle regole dell’economia….poi…vai a scorrere i loro stipendi e leggi….
…CIFRE IPERBOLICHE….
DELLA SERIE” E’ COMODA FARE L’OMOSESSUALE CON IL CULO DEGLI ALTRI”…
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