Tu chiamale, se vuoi, ritorsioni

Pubblicato da Redazione il 23 luglio 2010 in Economia, Industria, Lavoro |


Dopo Pomigliano, Sergio Marchionne scappa anche da Torino e chiede asilo alla Serbia. Il governo di Belgrado lo accoglie a braccia aperte elargendogli 250 milioni di euro, ossia un quarto del costo del nuovo impianto da cui uscirà la monovolume Lo.

«Se non ci fosse stato il problema Pomigliano, se ci fosse stata la serietà da parte del sindacato, il riconoscimento dell’importanza del progetto, del lavoro che stiamo facendo e degli obiettivi da raggiungere con la certezza che abbiamo in Serbia, la Lo l’avremmo prodotta a Mirafiori», ha spiegato Marchionne.

Ora siamo noi a chiedere un gesto di serietà e coerenza dall’amministratore delegato della Fiat. Ossia che ribattezzi l’antica Fabbrica italiana automobili Torino (Fiat) Fsab, Fabbrica serba automobili Belgrado. Non suona benissimo ma è più aderente alla nuova realtà.

Serrgio Marchionne, titolare di tre passaporti (italiano, canadese e svizzero) è la prova vivente dei guasti della globalizzazione e della delocalizzazione.

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4 Commenti

  • avatar davide scrive:

    Restituisca i soldi!
    Quelli rastrellati da lui, da chi lo ha preceduto e pure quelli estorti dagli Agnelli.
    Parlo degl’incentivi, dei finanziamenti, della cassa integrazione elargiti negli ultimi 20/30 anni.
    Sono un mucchio di miliardi di euro nostri,,, mia bali…
    Fiat batte Benetton (quello che c’ha rubato le autostrade), batte Telecom (quelli che si sono bevuti la nostra rete), batte Alitalia (quella che ci lascia a piedi).
    E’ la sanguisuga regina, ci succhia gli utili e ci caga addosso le perdite.
    Caccia indietro i soldi, prendi su il tuo cesso di fabbrica e portalo il più lontano possibile.

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  • avatar Capitano Achab scrive:

    ..Ma se la smettesse di fare il buffone ed il pagliaccio non sarebbe meglio?
    Dopo aver fatto “finta” di fare il munifico mecenate a Pomigliano, dopo aver cercato di cancellare il diritto di sciopero, costituzionalmente garantito, con contratti capestro, dopo aver addossato la colpa dei mali della Fiat agli assenteisti dei Mondiali, dopo aver spruzzato cazzate pseudoeconomiche su tutto il territorio della Nazione, dopo AVER PRIVATIZZATO I PROFITTI E COLLETIVIZZATO LE PERDITE, dopo tutto questo e tanto altro ancora, adesso recita la parte dell’industriale buono che è costretto ad andarsene perchè i sindacati sono cattivi e non ci stanno a tornare a situazioni lavorative da pre-rivoluzione industriale!.
    Vai a Belgrado ..vai che e’ meglio..e giustamente portati con te quel cesso di auto che è la Fiat che nessuno in Italia compra più perchè costano quasi quanto una Ferrari!

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  • avatar Capitano Achab scrive:

    …Aggiungo che, da sempre il “Genio” Marchionne/maglioncinocashmire ha basato la sua stupenda “rivoluzione” sulla strategia: andare dove ci sono gli aiuti statali/pubblici e dare salari bassi, in qualsiasi parte, sia dell’Europa si del Mondo…

    ..Bravo…adesso vai in Serbia …e restaci….

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  • avatar Capitano Achab scrive:

    MODELLO MARCHIONNE?

    ..ITALIANI? BRAVA GENTE……

    Bambini schiavi per l’alta moda
    I cinesi sottoposti a sei giorni di prova: preso a lavorare chi dormiva meno

    . Stavolta il laboratorio-lager era alla Borghesiana, periferia est di Roma, in via Scaletta Zanclea. Il blitz l’altra notte dei carabinieri della Compagnia di Frascati diretta dal capitano Giuseppe Iacoviello e del Nucleo operativo, allertati dai residenti svegliati dal continuo rumore. Due i cinesi arrestati, di 36 e 47 anni. L’accusa: riduzione in schiavitù e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. All’interno dell’opificio, senza finestre e con ventilatori scassati, i militari hanno trovato ventisei postazioni di lavoro e quattordici cinesi, tra i quali donne e anche minori. Gli orientali sottoponevano i loro dipendenti-schiavi a un periodo di prova di sei giorni, durante i quali i poveretti dovevano dimostrare la loro resistenza alla fatica. Vinceva chi era bravo e dormiva meno. I turni erano di 12-14 ore. Mangiavano sul posto di lavoro e dormivano in alcune case alla Borghesiana prese in affitto da proprietari italiani. Ogni stanza era occupata da materassi con qualche lenzuolo sopra. Adirittura era sistemati anche in cucina. La sartoria faceva capo a una società a responsabilità limitata regolarmente registrata alla Camera di commercio di Roma. Meno chiari invece sono i rapporti tra i cinesi e chi si era aggiudicato l’appalto dalla griffe di moda femminile, un romano titolare di un’altra sartoria. La volta precedente, a Tor Vergata, era di San Cesareo. Il soggetto ha assicurato che chiarirà tutto, carte alla mano. Ma il sospetto dei militari è un altro. La casa di moda ha appaltato il lavoro, l’azienda italiana ha passato in produzione un certo numero di capi ma la parte più consistente dell’ordinazione l’ha data ai cinesi, pagati decisamente meno di un sarto italiano. Il romano forniva tutto l’occorrente: fili, stoffe, targhette della griffe. I capi di abbigliamento trovati sono migliaia: in parte inscatolati in parte no. I carabinieri hanno trovato anche centinaia e centinaia di badge col cordino stampato che si distribuiscono agli invitati ai convegni. In corso verifiche in collaborazione con il personale della Asl di Roma e dell’Ispettorato del lavoro.

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