La politica è sporca anche se servita in guanti bianchi e consumata con posate d’argento su una tovaglia di fiandra

Pubblicato da Redazione il 19 luglio 2010 in Brutta Italia, Parapolitica |

Cavalier servente. Silvio Berlusconi da Bruno Vespa.

Nel 1994, davanti a un piatto di sardine, Umberto Bossi, Massimo D’Alema e Rocco Buttiglione stipulano l’alleanza che farà cadere Berlusconi.

Nel 1997, a casa di Gianni Letta, Berlusconi, Fini, D’Alema e Franco Marini si accordano sulle riforme. È il «patto della crostata».

Nel 2008, primo «patto della spigola» tra Fini e D’Alema sul federalismo fiscale. Il secondo, nel 2009, è tra Fini e Berlusconi sulla giustizia.

Questi quattro picchi nella politica gastronomica (o gastronomia politica) nazionale ci sono stati ricordati nei giorni scorsi dai giornali, in occasione della cena in casa di Bruno Vespa dove si sono ritrovati il presidente del Consiglio accompagnato dalla figlia apprendista controfigura, quel monello di Pierferdinando Casini, il cardinale Tarcisio Bertone, il presidente della Banca d’Italia Mario Draghi, l’immancabile Gianni Letta e qualche trascurabile come Gianni Alemanno. Ossia Stato, Chiesa, Mammona e lacché di contorno. Mancava solo il magistrato compiacente, forse per indisponibilità del mercato quel giorno.

E poi si lamentano ché i giovani si sono disaffezionati alla politica e alla buona tavola. Per forza. Lo sapete anche voi come sono fatti questi benedetti ragazzi. Odiano il pesce e starsene seduti a lungo ad ascoltare incomprensibili discorsi di vecchi che olezzano (i discorsi) di stantio e di poco pulito. Ai salotti preferiscono il pub. Alle spigole, una pizza o un hamburger. Se c’è da chiacchierare sono diretti, se ti minacciano non avvolgono le parole nel miele, il ricatto non sanno che cosa sia. Se c’è da darsele vanno fuori. Alle belle maniere dell’ipocrisia preferiscono le accuse dirette, costi quel che costi. Rigoletto e Jago non sono ben accolti nelle compagnie del sabato sera. Quel che fanno e dicono lo fanno se lo dicono tra amici e in amicizia.

Se vengono a sapere di queste cene, fanno la faccia disgustata. Non capiscono perché dei nemici debbano mettersi a tavola gomito a gomito, fingendo sentimenti di stima reciproca.

Avessi anch’io l’età di questi ragazzi, non capirei. Usassi il loro linguaggio, avanzerei l’idea che queste cene servono anche per fotterli. Per fottersene delle loro angosce e delle loro speranze. Fossi al loro posto, non darei il voto a qualcuno che va poi a contrattarlo a una tavola romana riccamente imbandita.

Ma questa è la politica, direbbe il conduttore di Porta a Porta fregandosi le mani come l’untuoso e ossequioso Uriah Heep di David Copperfield. Se questa è la politica, risponderei a Lorsignori, allora non ci siamo capiti. Voi fate la politica che io faccio altro. Coltivo l’amicizia e l’onestà, accada quel che deve accadere.

Paolo Frambati

Il pasto nudo. Il re è nudo.

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2 Commenti

  • avatar fb scrive:

    Sempre cattivi, tu, Paolo e NC, contro un pover’uomo, che riceverà il premio Grande Milano dal sor Podestà, proprio sulle guglie del Duomo, a perenne ricordo di quelle ricevute sul muso, anche se in scala ridotta; non siete forse d’accordo che egli sia uno statista di rare capacità, che non additi agli uomini ed alle donne liberi dell’Itòlia un futuro radioso? Egli, uomo con e tra la gente? Non gli sarà forse accanto il sacerdos Dei, l’ineffabile profeta Don Verzè, quale vicario di Dio a Milano? Accompagnato dai plausi della Gelmini, il nostro Buon Pastore, a base di cribio, ghe pensi mì e mi cunsènta, con responsabiità e lucida consapevolezza, come recita il papiro di accompagnamento del premio prestigioso, inventato ad usum Silvii, ci condurrà verso i pascoli dell’Eden, perduto e ritrovato; anche perchè, insomma, come ha dovuto riconoscere, con sommo dispiacere, anche Podestà, ma a sinistra non c’è proprio nessuno meritevole del Grande Milano, ciùmbia!

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  • avatar roberto braglia scrive:

    Approvo. Aggiungo che l’untuosità di Vespa rende più discustoso il già disgustoso incontro. Ma tant’è: ogni tanto anche i lacchè, non troppo sicuri di sè stessi, devono mettersi in mostra!

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