Perché tutta questa insofferenza verso ciò che è pubblico? E il Pd che ne pensa?

Pubblicato da Redazione il 11 luglio 2010 in Servizi pubblici |

Parlamentari di Italia dei valori manifestano contro la privatizzazione dell’acqua.

È un tarlo, una goccia che costantemente, insistentemente viene lasciata cadere qua e là, una battuta, tra le righe di un discorso più vasto, mi riferisco all’etichetta di «pregiudizio ideologico» di questi tempi affibbiata alle tesi di chi difende, o almeno prova, la sanità pubblica, la scuola pubblica, l’acqua pubblica, insomma la gestione pubblica di diritti primari.
Il messaggio che deve passare è che un pregiudizio ideologico blocca l’Italia su modelli vecchi condannando il paese all’arretratezza.
Nessuno si prende la briga di far osservare che, ribaltando la prospettiva, si può tacciare ugualmente di pregiudizio ideologico qualunque tesi a favore della gestione privata, figlia di un liberalismo che ha mostrato molte delle sue crepe nella genesi dell’attuale crisi economica.
Infatti, non sono pubbliche le banche e le finanziarie che hanno messo sul lastrico milioni di persone. Non è pubblica la BP che sta causando il peggior disastro ambientale della storia dell’uomo. E come mai il municipio di Parigi (non Caracas o L’Avana) ha deciso di tornare alla gestione pubblica del servizio idrico? E la riforma del sistema sanitario degli Usa? Non è la dimostrazione dei grossi limiti della prevalenza del settore privato nella sanità?
La verità è che in Italia si vuole smantellare la gestione pubblica dei servizi primari adducendo ottimizzazioni di costi ed efficienza quando invece costi elevati e disservizi sono dovuti, al malaffare, all’ingerenza della politica, al clientelismo che penalizza il merito. Ma il privato soffre le stesse «magagne»! Un esempio? La malasanità? Vogliamo parlare della clinica Santa Rita di Milano?
L’Italia ha bisogno di legalità e merito non di inseguire modelli che stanno creando, ovunque nel mondo, sempre maggiori diseguaglianze e povertà.
A meno che l’obiettivo non sia proprio quello di togliere alle classi deboli il diritto alla salute, allo studio, l’accesso ai beni primari o che, per raggiungere l’obiettivo, non sia necessario eliminare qualsiasi speranza di riscatto sociale, qualsiasi idea di uguaglianza, qualsiasi possibilità di protesta… Già! a meno che…

Paola Marciani

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2 Commenti

  • avatar Luigi Cenci scrive:

    Cara Paola,
    permettimi questa confidenza in nome dell’identità di vedute sui problemi che hai posto all’attenzione dei lettori di nave corsara. Non sono il PD, lo rappresento come modesto e anonimo consigliere comunale, condivido le tue riflessioni tant’è che nello specifico mi sono prestato volentieri come autenticatore delle firma raccolte da IDV a Salsomaggiore,non avendo in quel comune rappresentanti eletti.
    Nell’ultimo congresso di circolo ho rappresentato la ”corrente Marino” con risultati buoni ma non lusinghieri, a mio modesto parere purtroppo il partito non è ancora pronto al cambio di passo, zavorrato dalle nomenclature nazionali e dai notabilati locali che ne impediscono il vero rinnovamento e ringiovanimento culturale.
    Nonostane ciò resto e combatto nel PD perchè non mi piacciono i partiti e/o i movimenti che fanno riferimento ad un personaggio carismatico, se vedo scritto sul simbolo del partito il cognome di una peersona fisica, vengo colto da un leggero accesso biliare.
    Per il resto sono in sintonia con le tue idee, come penso gran parte del PD, l’unica cosa di pubblico che smantellerei volentieri è l’esercito.
    luigi cenci cons com PD

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  • avatar carlo fetonti scrive:

    Condivido molte delle cose dette da Paola Marciani e da Luigi Cenci non è quindi sulla diagnosi dei problemi il distinguo,ma sulla terapia.Chi mi conosce sa della mia battaglia contro non i partiti in generale ( la Costituzione li ammette) ma contro la partitocrazia che per definizione è cosa diversa dalla democrazia.Ricordiamoci che il “pubblico” viene gestito ,specialmente in Italia dal partito di maggioranza non dall’ assemblea.Una gestione razionale di qualsiasi impresa ,quindi anche la cosa pubblica deve poter ottimizzare le scelte.Come fa un partito ad ottimizzare le scelte visto che più scelte ha a disposizione e più va in paralisi?Può un consigliere comunale di maggioranza fare liberamente la sua proposta in assemblea?Puo succedere quindi che una struttura privata essendo gestita dall’individuo può ottimizzare la scelta perchè l’individuo sa come ottimizzare la scelta.Lo facciamo tutti indistintamente come individui.Come mai se la Costituzione afferma che esiste il diritto di farsi il partito,in Italia (e non solo) esiste l’obbligo di farsi il partito?Può un diritto essere anche un obbligo?La democrazia si basa sull’individuo o sul gruppo cioè il partito in assemblea? Siccome la partitocrazia non funziona ( ho deliberamente trascurato gli aspetti clientalari) si finisce inevitabilmente o spesso per avere “l’alibi” di sostituire il pubblico con il privato,cioè si finsce per buttare via il bambino con l’acqua sporca.L’unica cosa pubblica da smantellare quindi,prima di tutto, non è l’esercito ma la partitocrazia…..

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