Primo spiraglio di libertà per i dissidenti cubani

Pubblicato da Redazione il 8 luglio 2010 in Diritti civili, Diritti umani, Politica |

Guillermo Farinas, il dissidente cubano da quattro mesi in sciopero della fame.

L’Avana. Il governo cubano ha accettato la liberazione di 52 dissidenti politici, cinque dei quali dovrebbero essere rilasciati in giornata: la notizia arriva da un comunicato della Chiesa cattolica locale, secondo il quale gli altri 47 prigionieri verranno liberati nei prossimi mesi.

I 52 prigionieri fanno parte del gruppo di 75 oppositori incarcerati nella primavere del 2003. L’annuncio è arrivato durante l’incontro all’Avana tra il presidente Raul Castro, l’arcivescovo Jaime Ortega e il ministro degli Esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos: dopo il rilascio, i dissidenti raggiungeranno la Spagna con le loro famiglie. Tiepida la reazione di alcuni oppositori. «Vogliamo una libertà che sia vera. Se ci sono deportazioni forzate non si può certo parlare di passi avanti sul fronte dei diritti umani», ha per esempio commentato Laura Pollan, portavoce del gruppo delle «damas de blanco», familiari e mogli dei dissidenti in carcere.

Per la comunità internazionale, e in particolare per la Spagna e il Vaticano che si sono molto spesi per questa causa, si tratta di un segnale distensivo importante. «Sono molto soddisfatto per il lavoro che sta portando avanti la Chiesa nel suo dialogo con le autorità. Speriamo, ovviamente, che dia risultati», ha detto Moratinos al termine della riunione con il cardinal Ortega, presso l’arcivescovado dell’Avana. Lo stesso cardinal Ortega si era incontrato lo scorso 20 maggio con il presidente Raul Castro e, dopo il colloquio, le autorità avevano scarcerato Ariel Sigler, dissidente malato e condannato a 20 anni, accettando anche di trasferire altri dodici detenuti in prigioni più vicine ai loro luoghi di residenza.

Resta ancora aperta la vicenda dell’altro dissidente in sciopero della fame, Guillermo Farinas, in sciopero della fame da oltre quattro mesi proprio per chiedere la liberazione di 25 dissidenti. Ricoverato in gravi condizioni a Santa Clara, Farinas ha fatto sapere che non interromperà il digiuno finché non verrà contattato ufficialmente dalle autorità. Le organizzazioni umanitarie stimano che dopo il rilascio di questo gruppo di oppositori, resteranno nelle carceri cubane circa 100 prigionieri politici. Termini questi – prigionieri politici, dissidenti – che il governo cubano rifiuta di utilizzare, definendo gli oppositori detenuti «criminali» o «mercenari» al soldo degli Stati Uniti. (la Repubblica, 7 luglio 2010)


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3 Commenti

  • avatar Editore scrive:

    Farinas ha interrotto lo sciopero della fame
    di YOANI SANCHEZ

    Dopo 134 giorni senza ingerire alimenti solidi e senza bere neppure un sorso di liquido, Guillermo Fariñas ha portato alle labbra un bicchiere di plastica di colore rosso e ha bevuto un po’ d’acqua.
    Erano le due e 15 minuti della sera di giovedì 8 luglio e dall’altro lato del vetro della sala di Terapia Intensiva dove si trova degente, decine di amici che lo stavano osservando si sono messi ad applaudire come se fossero stati testimoni di un miracolo. Fariñas ha vinto una battaglia, ma sostiene ancora un duro combattimento contro la morte, perché il terreno dove si sono svolte le azioni di questo singolare evento bellico è stato il suo corpo, che in fin dei conti era l’unico spazio disponibile per portare a termine la sua campagna. I suoi intestini adesso sono fragili come tubi di carta che lasciano trapelare batteri dai pori, la sua vena giugulare è quasi ostruita da un coagulo di sangue che se riuscirà a staccarsi potrebbe interessare cuore, cervello o polmoni; o più esattamente il suo cuore, il suo cervello, i suoi polmoni. Ha dovuto affrontare in quattro occasioni infezioni provocate da stafilococchi e di notte un acuto dolore inguinale gli permette appena di dormire. Il suo esofago incartapecorito non attendeva quel primo sorso d’acqua. Il dolore nel petto è stato così profondo che per un istante Fariñas ha pensato di aver subito un infarto, ma ha sopportato in silenzio.
    Dall’altro lato del vetro osservavano e attendevano con curiosità diverse persone che per giorni hanno fatto una veglia davanti all’ospedale pregando per la sua vita e altri che da luoghi lontani avevano raggiunto il centro dell’isola per chiedergli di terminare il suo martirio e per essere testimoni della sua vittoria. Non ha voluto guastare la festa agli allegri colleghi che applaudivano il trionfo della sua causa e ha trasformato il gesto di dolore in un sorriso. La famiglia di Guillermo Fariñas mi ha permesso di occuparmi di lui, durante la prima notte dopo aver concluso lo sciopero, e mi ha consentito di essere testimone della sua sofferenza, delle sue piccole lamentele, delle sue umane debolezze. Soltanto allora ho scoperto il vero eroe di questa giornata.

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  • avatar Luca P. scrive:

    A fronte delle solite maldicenze della stampa imperialista, riporto dall’archivio del Corriere della Serva del 01/08/2003 un articolo di Roccco Cotroneo, noto giornalista certo non passibile di tendenze filo comuniste, per lasciare ai lettori di NC e all’editore la vera storia dei cosiddetti dissidenti, buona lettura. Dimenticavo, si parla tanto della mancanza di libertà, di stampa, di espressione e di parola a Cuba ma poi una ragazza qualsiasi, tale Generazione Y, può permettersi di avere un blog noto a tutti, per dire tutto ciò che vuole senza impedimenti da parte dell’arcigno governo comunista cubano. Non vi sembra strano?
    SANTIAGO DE CUBA – Nestor Baguer Sanchez Galarraga è un vecchietto di 82 anni, costretto su una carrozzella a causa di un brutta frattura al femore. «Parli forte, è anche un po’ sordo – ci avverte il medico che lo accompagna sempre – ma per il resto sta benissimo, ha la testa di un ragazzo». Vero. Occhi vispi e acuti, una parlata elegante, Baguer ricorda tutto, da fatterelli avvenuti prima della rivoluzione del 1959, ai dettagli dell’ ultimo incontro che ha avuto con il rappresentante degli Stati Uniti all’ Avana, lo scorso marzo. D’ altronde, se non fosse stato così lucido, Baguer non avrebbe potuto trascinare la sua incredibile storia fino a pochi mesi fa, quando il governo cubano gli ha ordinato infine di gettare la maschera e lo ha lasciato – diciamo così – andare in pensione. Baguer, decano del giornalismo nazionale, ha lavorato per i servizi segreti di Fidel Castro per quarant’ anni. La spia insospettabile dei film e dei romanzi. Se gli avessimo chiesto una intervista soltanto quattro mesi fa, il Corriere l’ avrebbe pubblicata presentando Nestor Baguer come uno dei più noti dissidenti di Cuba, un vecchio intellettuale coraggioso e lucido. E oggi dovremmo dare qualche spiegazione ai lettori. Perché il nonnetto con il basco del «Che», che porta con orgoglio la maglietta rossa dell’ anniversario dei 50 anni dell’ assalto alla Moncada, sulla quale sono appuntate due medaglie per i servigi resi alla patria e alla Revolucion, ed è eccitatissimo perché tra poche ore conoscerà personalmente lui, el Comandante Fidel; insomma Nestor Baguer, è oggi il principale accusatore dei 75 oppositori condannati di recente a decine di anni di galera. Baguer è stato per decenni una spia, un agente del governo cubano infiltrato nella dissidenza. Quando hanno saputo la verità, diplomatici e giornalisti stranieri all’ Avana sono rimasti senza parole: per anni avevano parlato con quell’ uomo, chiesto pareri, letto le sue eccellenti analisi «contro» della situazione cubana, su società, economia, persino sul problema della prostituzione. Non solo loro ci sono rimasti di sasso, purtroppo. Baguer, lei ha spedito in galera alcuni tra i suoi migliori amici, scrittori, giornalisti, attivisti dei diritti umani con i quali ha lavorato fianco a fianco per anni. Il poeta Raul Rivero, tra gli altri. Alcuni di loro hanno preso trent’ anni di galera. Come si sente ora? «Non posso dire di sentirmi contento. Ero molto amico di Raul e purtroppo mi è toccato diventare il suo principale accusatore. Una persona semplice che ha perso la testa per tutti i dollari che gli hanno dato, mi dispiace molto. Ho persino telefonato alla moglie dopo il processo». Non deve aver reagito molto bene. Rivero è stato condannato a 20 anni di galera solo per aver avuto incontri con stranieri, aver ricevuto premi dall’ estero… «Gli è stata applicata la pena di chi vende la propria patria per denaro. Io sono molto addolorato per quello che è successo e se potessi fare qualcosa per lui o per altri amici lo farei. Ma resto convinto che Cuba in questo momento debba fare tutto il possibile per salvare la sua rivoluzione e non essere governata dagli americani».

    Cominciamo dall’ inizio. Perché ha deciso di diventare un infiltrato nella dissidenza? «Sono giornalista da 60 anni, ho studiato in università americane, insegnato, girato il mondo. Sono entrato in contatto con l’ intelligence cubana subito dopo la rivoluzione, ma l’ attività vera e propria è iniziata negli anni Ottanta, quando ho fondato l’ associazione della stampa indipendente a Cuba. Mi aveva contattato Elizardo Sanchez (forse il più noto tra i dissidenti cubani, ndr) con la proposta di dirigerla. L’ agente Octavio, questo era il mio nome di battaglia, non poteva farsi scappare una occasione del genere». Per vent’ anni lei è stato il giornalista dissidente per antonomasia, quello che tutti leggevano e consultavano… «Sì. Anche il fatto che parlo e scrivo in inglese perfettamente mi aveva reso popolare con i corrispondenti americani all’ Avana. Il mio obiettivo da agente infiltrato era essere dentro i meccanismi di manipolazione delle notizie su Cuba, le falsità che si scrivono su di noi, che è uno dei capisaldi dell’ azione americana contro la rivoluzione». Però a un certo punto era lei a diventare la fonte. I suoi articoli di critica al castrismo venivano letti con avidità. Scriveva il vero o il falso? Perché, sa, adesso magari può spiegarcelo… «Io non ho mai scritto cose totalmente false su Cuba e il sistema. Vede, nulla al mondo è verità o bugia, dipende da come si presentano le cose. Io, da agente travestito da dissidente, ho cercato di dire le cose con onestà e ho la coscienza a posto. Se lanciavo critiche al governo, proponevo anche la soluzione». Ci spiega perché proprio adesso il governo cubano ha smascherato dodici infiltrati, tra cui lei, li ha presentati ai cubani come eroi e imbastito un processo così feroce contro la dissidenza? «Perché mai come adesso Cuba è in pericolo. Gli americani stanno aggredendo mezzo mondo, guardiamo l’ Iraq, il tentativo di golpe in Venezuela. E stanno tramando una invasione di Cuba». Crede davvero? Negli anni Sessanta hanno tentato di assassinare Castro varie volte, negli anni Ottanta gli Usa intervenivano direttamente in Centroamerica. Ci sono stati tempi peggiori. Certo, Bush non ama Castro, ma Cuba non sembra una delle priorità in questo momento. Non crede? «No. Siamo in un momento gravissimo, quello decisivo. E io ho subito appoggiato la decisione del governo di porre un limite, fermando almeno i più corrotti tra questi mercenari al soldo degli americani. A tanti altri, in libertà, il governo sta dando l’ opportunità di rivedere le proprie opinioni». Baguer, alcuni dei suoi migliori amici hanno preso decenni di galera per avere in casa un computer, scambiato email con la Florida e aver partecipato a cocktail nella rappresentanza americana. Le sembra un complotto con il nemico? «Abbiamo presentato una montagna di prove nei processi. Alcuni di loro hanno anche 30-40.000 dollari nelle banche americane». Che non sono esattamente una cifra per mettere in piedi una controrivoluzione… «Guardi che io ho partecipato a riunioni, dove si discuteva dell’ ipotesi di paralizzare Cuba con scioperi e rivolte e provocare uno sbarco degli americani. Si legga gli atti». L’ aveva mai detto in famiglia che era un agente? «Mai, a nessuno». Adesso che farà, vivrà nascosto? «Macché, ho solo cambiato casa. Ma c’ è un motivo: mi sposo per la terza volta». Auguri. A proposito, come farà adesso il governo cubano senza più spie tra i dissidenti? «E chi le dice che tra i nomi che continuate a intervistare non ci sia un altro Baguer?»

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