La sinistra all’ora dell’aperitivo

Pubblicato da Redazione il 30 giugno 2010 in Fidenza, Racconti |

Eravamo quattro amici al bar. Uno del Pd. Si chiacchierava e si ravanava nel passato.

Rievoco con la pignoleria che mi è abituale il trapassato remoto, il passato che non passa. Parlo a quello del Pd.

Ti ricordi di quando tu e quell’altro eravate del Pci, e ci spiegaste, a noi studentelli del movimento, perché non avremmo dovuto manifestare per Jan Palach?

Jan Palach, oggi se lo ricorda solo wikipedia, era uno studente cecoslovacco che nel gennaio del 1969 si diede fuoco sacrificandosi per quella primavera di Praga che aveva scaldato gli animi e gelato le speranze nel giro di pochi mesi.

«Io? Mai! Sarà stato quell’altro a dirvi di restare in classe». L’altro, che adesso fa fotografie, sono sicuro che pure lui spergiurerebbe come Pietro prima che il gallo cantasse.

Infierisco sul passato prossimo.

Siete stati il partito degli affari e dei grattacieli, ora ne pagate lo scotto.

«Ma perché dici siete, io sono io, guarda che il partito è fatto di tante voci e posizioni».

Glielo riconosco, però, chissà perché, sono voci che non sento mai, che non contano, che non costruiscono l’alternativa al cemento verticale.

«Ah, ma il dibattito al circolo è molto effervescente: si dibatte, ci si scontra…».

Oh certo, siete un partito aperto, che ascolta, adesso farete anche il nuovo sito e il giornalino, ma quando eravate ancora Ds o Pds non avevate messo sotto processo uno di voi per avere scritto eresie sul giornalino di allora che si chiamava “Foglio a sinistra”, ricordi?

«Altri tempi, sei rimasto indietro».

Il censore però non è rimasto indietro e adesso siede in consiglio comunale, nel gruppo della premiata ditta Pd.

«Io non sono iscritto al Pd».

Interviene uno dei due che sono stati zitti per tutto il tempo.

«Eh già, tu aspetti gli ultimi giorni per iscriverti, per poter dire per un anno intero che non sei iscritto, vuoi essere la prova vivente della tolleranza che ha il partito per i fuori linea e per le minoranze; bella forza: ti iscrivi verso San Silvestro».

Formidabile pensata, degna del miglior Togliatti: l’iscrizione non è retroattiva.

Glielo dico.

«Ma basta con questo Togliatti».

Il quarto amico continua a restare in silenzio. Con le scaglie di polentina fritta ha ravanato per tutto il tempo della conversazione nella ciotola della salsina piccante con meticolosa cura fino a spazzolarla tutta. Neanche una lavastoviglie Miele avrebbe saputo far di meglio.

Dice che in quegli anni là lui era un bambino. Per questo non aveva niente da dire.

E su questi anni qui, che dici?

«Troppa gente che mangia, anche a sinistra».

Vero niente. C’erano quattro quadrucci di torta salata con dentro la pancetta, in un piattino, e uno è avanzato.

La sinistra spazzolona e la sinistra inappetente.

E la sinistra che beve a scrocco. Ho bevuto una birra media. Ha pagato l’amico malizioso.

Perché c’è pure la sinistra che non paga. Né i propri errori, né le consumazioni.

A buon rendere.

Polo Frambati

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1 Commento

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    Paolo,la tua lettera, splendidamente scritta, mi ha fatto tristemente meditare su quanto essa sia ricca di verità, anche se scomode. “Pànta rei os potamòs”, sentenziava, secoli e secoli fa, il filosofo Eraclito: tutto scorre, come un fiume, per cui non ci si può bagnare due volte nelle medesime sue acque. Anzi, un suo allievo estremista, Cratilo, diceva che era addirittura impossibile farlo anche una sola volta; ed entrambi non erano nemmeno simpatizzanti della Sinistra.

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