Io, Chicago boy catto-liberista, vi spiego perché non mi piace la giunta Cantini. Intervista ad Antonio Belforti, ex Forza Italia
Manca dalla politica attiva dal 2004. Sempre di destra ma sulle sue. In rotta di collisione con certi leader di Forza Italia che hanno condiviso interessi e affari con il centro-sinistra, si è ritirato tra i suoi agricoltori della Confagricoltura, di cui è segretario da quasi trenta anni.
Lui che ha combattuto contro Massimo Tedeschi per la carica di sindaco e ha perso con onore, non poteva andare d’accordo con chi, nell’aula consiliare, ha avversato le torri del piazzale della stazione volute da Tedeschi, ma le ha puntellate partecipando di fatto al business e allo sperpero.
Cincinnato da sei anni, qualche giorno fa è sceso in città mandando una lettera alla Gazzetta di Parma (vedi sotto). Si è scatenato il putiferio. I dirigenti del suo ex partito, che nel frattempo ha cambiato nome, sono andati su tutte le furie. Dal centro-sinistra seguono con attenzione. Qualcuno si frega le mani: contraddizioni in seno al popolo. Della libertà.
Ma è così che funziona la politica a Fidenza e Antonio Belforti, che ci riceve in campagna sull’arioso colle dove si raccoglie in circolo la meglio borghesia locale, tanto di destra quanto di sinistra, sembra averlo capito una volta per tutte. L’accoglienza riservata alla sua lettera lo ha amareggiato. «È sfumata un’altra occasione per discutere e riflettere sulla grande opportunità offerta alla destra dopo sessantaquattro anni di egemonia della sinistra». E allora ne parli con noi, dottor Belforti.
Accetta volentieri di chiacchierare con gli emissari di Nave corsara fidandosi di comuni amicizie e poi perché non lo preoccupa più di tanto quel che ne uscirà e gli eventuali malumori che le sue parole susciteranno. Non gliene cale nulla dei gossip dei blog.
Dicano quel che vogliono. Ognuno leggerà le sue parole come più gli fa comodo. Lui dice di fidarsi di noi e di quelli che hanno orecchie per intendere. Tanto gli basta. Tanto ci basta.
Ha fatto un bel botto la sua lettera.
«Ha sorpreso anche me che quelli della Gazzetta l’abbiano prima ricevuta e poi pubblicata»
Via, non faccia l’ingenuo e non prenda per ingenui noi e i nostri lettori. Non si manda una lettera a un giornale per poi dire: toh, guarda un po’, me l’hanno pubblicata. Ci dica piuttosto qual era il suo scopo.
«La mia non è stata una mossa strategica, ma soltanto una cosa sentita da uno che è sempre stato uno strenuo oppositore di qualsiasi regime. Sono partito da un’espressione usata dal sindaco Mario Cantini, quella delle “pulizie di Pasqua”, e ho tirato le mie conclusioni. Elementari: non è stata fatta nessuna pulizia. Mi aspettavo, per esempio, qualche cambiamento, come la sostituzione di qualche dirigente del Comune. Questo non è avvenuto. Avevo sentito con le mie orecchie Cantini fare i nomi di quelli che avrebbe mandato a casa. Non l’ha fatto. Ed è stata la prima delusione».
Che cosa avrebbe fatto lei, al posto suo?
«Prima di tutto vorrei sapere da Cantini perché non ha fatto fuori Gilioli (l’architetto Alberto Gilioli, massimo responsabile dell’ufficio tecnico comunale, ndr) e un altro paio di dirigenti che erano nel mirino. Chi glielo ha impedito? E perché? Quali sono i vantaggi rispetto a un segnale di cambiamento che la cittadinanza, e non solo l’elettorato di destra, si aspettava? Passando al positivo, avrei contenuto al massimo le spese spulciando capitolati e bilanci. Non avrei aumentato le tasse. Avrei snidato tutti gli sprechi della pubblica amministrazione. Avrei messo in piedi una macchina comunale tutta diversa. E sarebbe già stato molto in una situazione di crisi come l’attuale. Ma soprattutto avrei cercato di attrarre attività produttive. Se crolla la Bormioli, già molto ridimensionata rispetto al passato, a Fidenza non resta nulla del settore produttivo. Solo terziario. E poi avrei lasciato perdere invenzioni come “Fidenza città d’arte” che è tutta una bubbola».
E l’outlet Fidenza Village le pare poco?
«Ah sì? E che vantaggi porta? Produce occupazione stabile? Sapete dirmi quanti dipendenti a tempo indeterminato impiega? Negativo su tutta la linea, è solo l’ennesima forma di lavoro sottopagato».
Ma è una grande opera di Tedeschi.
«Tedeschi è stato l’ultimo ad avere in testa un progetto, che non ho condiviso, ma che ha provocato uno scossone, un cambiamento radicale nell’economia della città. Un progetto con una logica, un impianto e un fine. Solo che non ha funzionato. Si è rivelato troppo spregiudicato e fuori misura per la nostra realtà».
Non le pare che un anno sia poco per mettere al muro un’amministrazione alle prime armi, proiettata sotto i riflettori senza che se lo aspettasse, con una pesante eredità sulle spalle e grandi aspettative da parte di simpatizzanti esigenti e intransigenti come lei?
«Questo non avrebbe dovuto impedire alla nuova giunta di elencare le due o tre cose che intendeva fare oppure di ammettere onestamente che non avrebbe fatto nulla o pochissimo perché quelli di prima avevano fatto fin troppo. Ma aggiungere un grattacielo degli amici a quelli che già c’erano e che non si riescono a vendere non è un bel debutto. Comunque, fino a quando Fidenza non avrà ritrovato il suo motore produttivo le cose non potranno che peggiorare».
Non dimentichi che tra Tedeschi e Cantini c’è stata la giunta ponte di Cerri.
«Giuseppe Cerri bene o male si è barcamenato. Mario Cantini che cosa sta facendo? Intende tirare avanti così per altri quattro anni? La mia lettera, vedete, non aveva lo scopo di dare addosso a qualcuno e tantomeno a lui. Non ho scritto: «Cantini, fai qualcosa di destra», ma «fai qualcosa di diverso». Di diverso, non di destra, vorrei che questo fosse chiaro. Invece, sono in cantiere altri uffici e altri negozi e altri grattacieli. Occorre cambiare l’atteggiamento, coinvolgere gli imprenditori privati in progetti industriali, non sempre commerciali».
Non ha il sospetto che qualcuno usi la sua lettera per accendere un focherello sotto i piedi della giunta?
«Ne sono certo, però sono calcoli che non mi riguardano. Sono stato criticato da una parte della maggioranza, mentre altri hanno solidarizzato e mi sono accorto che qualcuno mi sta usando. A destra come a sinistra. Ma queste non sono ragioni sufficienti per impedirmi di dire come la penso. Nell’interesse della città».
Lei, quand’era all’opposizione, che cosa ha fatto per Fidenza?
«Quando ero in consiglio comunale, e perdipiù all’opposizione, nel mio orizzonte politico c’erano il bene di Fidenza, non Forza Italia, non gli interessi di bottega. E la concretezza ha improntato tutta la mia azione politica. Un paio di esempi per essere più chiaro. Proposi un premio per ogni nuovo nato: cinque milioni di lire per il primo, dieci milioni per il secondo. Mi massacrarono. Proposi i buoni scuola per dare a tutti la possibilità di accedere alle scuole private. Andò anche peggio. Avevo anche proposto, già allora, due rotonde: una alla curva di Canepari e l’altra all’altro capo della città, dove c’era l’Autotel. Neanche mi ascoltarono. Per la Gran Fiera di San Donnino, insieme a Elvis Bertozzi avevo studiato un percorso che si snodava attraverso tutta la città. Bocciato. A crearmi difficoltà non era tanto il fatto che fossi all’opposizione, ma che mi comportassi più da fidentino che da politico. Avevo delle idee e volevo metterle a disposizione dei miei concittadini. Non ci sono riuscito. Mi sono messo in disparte».
Che altro si aspettava di più da questa giunta?
«Nel mio piccolo, mi aspettavo una maggiore attenzione verso la Fulgor, società di cui sono presidente da sedici anni».
Voleva soldi?
«No, una maggiore valorizzazione. Invece, delusione massima. Non parlo tanto dell’assessore allo Sport…».
Come lo giudica?
«Gnp, giudizio non pervenuto».
Da chi dovevano arrivare questi segnali, oltre che dallo stesso sindaco?
«Ho incontrato Paolo Merli assessore al Commercio e alle attività produttive. Mi sono cadute le braccia quando mi sono accorto di quanto poco sia al corrente dei problemi di Fidenza, anzi non conosce neppure la realtà, figuriamoci le patologie. È una giunta che naviga a vista. Io le torri non le avrei mai fatte».
Guardi che i Nuovi Terragli della stazione, se è di quelli che parla, sono opera della giunta precedente, anzi di quella prima ancora. Insomma, di Tedeschi.
«E l’opposizione di allora gliele ha lasciate fare. Avrebbe potuto evitarle, invece…».
Compartecipazione agli utili?
«No, vero e proprio inciucio. Per questo ho dissentito con gli inciucioni e mi sono allontanato. Anzi, sono stato emarginato».
Chi l’ha costretta ad andarsene?
«Michele Rainieri, che sarebbe poi diventato segretario provinciale del partito, Non sono contro tutti e tutto, ma lui era per una politica che mescolava gli interessi della politica a quella degli imprenditori. O eri d’accordo con questa linea o ti ritrovavi in minoranza. Allora ho detto: se noi ci mettiamo sempre d’accordo con questi qua, cioè con l’allora giunta comunale, con le cooperative, con gli imprenditori, non faremo mai una politica nostra e ne usciremo sempre sconfitti».
Ragionamento strano per uno iscritto al Pdl.
«Eh no, la mia ultima tessera è stata quella di Forza Italia e risale al 2004. Però sono più a destra di questi qui. Anche se ho votato per loro solo al ballottaggio. Al primo turno ho votato per Cerri. Poi ho sostenuto Mario Cantini anche se sapevo che lui non era un amministratore forte, né che poteva puntare con decisione a obiettivi precisi».
Beh, però ha contribuito alla vittoria del centro-destra…
«Macchè vittoria, sono gli altri che hanno perso dopo essersi sbranati per mesi. Bisogna essere messi parecchio male per perdere in una città che, dal punto di vista sociale e per mentalità, appartiene al centro sinistra. Lo stesso Cantini per me è un grigio amministratore ex comunista, uno che ha intravisto la possibilità di cavalcare l’onda».
Non infierisca.
«Allora vi do un dato politico e tirate voi le conclusioni. Nel 1995, quando sono stato candidato sindaco, ho preso 5800 voti contro Tedeschi che ne ha preso 10 mila. Cantini ha vinto con 6300 voti. È il mondo che è cambiato. Va a destra e ci va anche Cantini, che ce la fa ma non volta pagina. È stato solo bravo a orchestrare lo scontento, a raccoglierne i frutti. Ma da qui a governare la situazione ce ne corre».
Qual è lo stato dei suoi rapporti con Cantini?
«Da quando la Gazzetta ha pubblicato la mia lettera, non penso potranno essere idilliaci. La sua risposta è stata molto piccata. Forse è permaloso. Guarda più al modo che alla sostanza».
Pensavo che si litigasse e ci si tenesse il broncio solo a sinistra.
«Guardate, io sono veramente di destra, lo sono sempre stato, non sono un reduce da due o tre partiti. Io amo veramente Berlusconi, sono un berlusconiano puro».
Come si fa a diventare di destra in una città che, lo ha detto lei, è strutturalmente e culturalmente di sinistra?
«Non lo so neppure io. Tenete presente che ho tanti amici di sinistra, che la mia mentore è stata una zia insegnante di sinistra, che ho letto libri di sinistra. Però per me la sinistra è sempre stata sinonimo di burocrazia, di statalismo, di impedimenti che bloccano la produttività. E Berlusconi è il mio eroe proprio perché combatte tutto ciò».
È stato forse tradito da una fidanzata di sinistra o ha letto un libro di destra che le ha «aperto» gli occhi?
«Sì alla seconda: sui trent’anni ho letto “Liberi di scegliere” di Milton Friedman, il saggio che illustra i cardini della Economic School of Chicago su cui si è basato il presidente Reagan dal 1980 al 1988. Infatti, io più che liberale sono liberista. Però sono anche cattolico, ci tengo ai valori cristiani».
Un Chicago boy catto-liberista?
«Ah, ah, ah buona questa. Sì, mi riconosco nella definizione di catto-liberista».
Possibile che non abbia trovato nessuno, ma proprio nessuno, nel centrodestra, a darle una mano, uno che sia sulla sua lunghezza d’onda?
Uno in sintonia con me ci sarebbe: Carduccio Parizzi, ma l’hanno messo fuori pure lui. Anche Stefano Tanzi è un’ottima persona. Di recente gli ho detto: non farti sommergere dai problemi di bilancio. Lui ha fatto il sindaco reggente per molti mesi, in un periodo molto difficile, quando Cantini era malato. E questo gli va riconosciuto. Però non può passare alla storia di Fidenza come quello che ha aumentato la tassa sull’immondizia».
Ma è vero che chi comanda adesso nel Pdl a Fidenza è Giuseppe Villani da Noceto?
«Sono stato un leale sostenitore di Luigi Villani, almeno fino a quando non ha deciso di puntare su Michele Ranieri. Se, però, seguire Villani porta alla costruzione di un altro grattacielo, allora dico che la sua è una politica sbagliata. In fondo, ho scritto la mia lettera per sapere chi sono quelli della giunta che hanno voglia di fare il bene di Fidenza. Dopo la lettera, tante persone mi hanno detto che ho fatto bene. La Gambarini (Francesca Gambarini, presidente del consiglio comunale di Fidenza e segretaria cittadina del Pdl, ndr), invece, mi ha chiamato al telefono e mi ha invitato a partecipare alle attività del partito. Lo ripeto: non pensavo di suscitare tanto clamore. Si vede che ho toccato un nervo scoperto. Dopo un anno mi sono accorto che c’è qualcosa che non va; non c’è nessun impulso, nessuna fantasia. Certo, hanno ancora il tempo per riprendersi ma non hanno le persone».
Vuol dire che non hanno gli uomini e le donne adatti ad amministrare?
(Belforti se ne sta qualche secondo soprappensiero, scuote la testa, sorride, si riprende)
«Diciamo che il livello si è un po’ abbassato».
Un po’ cattivello, non le pare, il suo giudizio nei confronti degli attuali amministratori?
«Può sembrare che io voglia guardare le persone dall’alto mentre dico soltanto che, con molto meno potere ho fatto molto di più. Anziché lagnarsi perché ho detto le cose pubblicamente avrebbero dovuto entrare nel merito di quel che ho detto. Ho dato un contributo, dei suggerimenti, ma pare che non l’abbiano capito e non l’ha capito neppure l’opposizione che cerca solo di marciarci, i soliti giochetti degli addetti ai lavori di cui la città ne ha fin sopra i capelli».
Ci è parso di capire tra le righe che lei non nutra una grande stima per l’acume politico di Francesca Gambarini.
«Francesca Gambarini è stata nominata presidente del consiglio comunale al posto di Ilaria Comelli, che se lo sarebbe meritato, una scelta di cui credo si siano già pentiti. Non è un buon motivo lasciar da parte la Comelli solo perché è la moglie di Rainieri. Francesca Gambarini, poi, è anche coordinatrice del Pdl: è stata forse unta da qualcuno per accumulare tutte queste cariche? Una che ha raccolto cinquantasette preferenze».
Sembra quasi che lei voglia tornare a fare politica attiva. Magari con Carduccio Parizzi.
«La mia ultima riunione di partito risale al 2004, dopo di che me ne sono andato. Nel 2009 mi era anche stato chiesto di entrare in lista ma non ho accettato perché non vedevo in Mario Cantini la persona giusta. Forse non sarei entrato in lista comunque perché non sono simpatico a Michele Rainieri, che è il tesoriere provinciale del Pdl».
È entrato nel movimento di Parizzi?
«No, lui è rimasto un liberale, con qualche venatura radicale, mentre io sono soprattutto un liberale. Un catto-liberista, ricordate? Ah ah ah».
Ci piace che la gente rida con le nostre battute. Speriamo che si divertano pure i lettori.
Giovanna Galli e Bruno Pichelli
CHI È ANTONIO BELFORTI
Dottore in Agraria laureato alla Cattolica di Piacenza, dopo aver frequentato il liceo scientifico di Fidenza, Antonio Belforti, 52 anni, è figlio di commercianti tra i più noti di Fidenza. Suo padre era il popolare Pippo, dal quale parecchie generazioni di fidentini hanno comprato i loro primi jeans. Attività ora continuata dalla madre, dal fratello e dalla moglie. Giocatore di basket negli anni giovanili, da sedici anni Belforti è il presidente della Fulgor Basket, la gloriosa squadra di pallacanestro che è riuscito a riportare a livelli di eccellenza nazionali. Ma questo lo fa per diletto. La sua professione è quella di responsabile tecnico di zona (Busseto, Soragna, Polesine Parmense, Zibello, Fidenza Salsomaggiore Terme, Noceto) e di segretario di zona di Fidenza, Salsomaggiore e Noceto dell’Unione provinciale agricoltori (Confagricoltura nazionale), la più piccola ma la più potente organizzazione dei coltivatori. Tra i suoi associati, i Barilla, il principe di Soragna, i Corazza di Tabiano e altri grandi proprietari terrieri della zona. Il suo impegno politico si è tradotto in un mandato in consiglio comunale dal 1995 al 1999 e nell’incarico di coordinatore di Forza Italia a Fidenza fino al 2004.La lettera di Antonio Belforti pubblicata dalla Gazzetta di Parma
SCUSATE IL RITARDO
Come ben sapete chi vi scrive ha appassionatamente fatto politica nel campo del centro destra per anni 10, dal 1995 fino al 2004, anno in cui diedi le dimissioni da coordinatore di Forza Italia per contrasti sull’ indirizzo politico del centro destra nel comune di Fidenza. Dopo non ho mai più partecipato attivamente alla vita politica cittadina anche se, ovviamente ho seguito da ex militante tutte le vicende.
Ora potete immaginare quale è stata la mia soddisfazione quando l’anno scorso siamo ( e sottolineo siamo) riusciti a mandare a casa l’attuale amministrazione anche se sinceramente non ritenevo Cantini uomo di “cambiamento”. In ogni caso Cantini, specialmente nel ballottaggio, è stato da me sostenuto fortemente perché “sentivo” nell’aria qualcosa di importante; quel sentire si tramutò in realtà.
Ho seguito in questo ultimo anno tutte le vicende della amministrazione e del mio ex partito (come militante non certo come appartenenza). Qualche preoccupazione e perplessità mi sento di esternarla.
Dopo un anno, e qui parlo anche come cittadino di Fidenza, non ho avuto alcun segnale di discontinuità con il passato da parte dell’attuale amministrazione; anzi mi trovo ogni servizio aumentato (immagino che il comune sia senza soldi) ossia rifiuti, gas ecc. e non ho alcun segnale, anzi proprio n. p. per un ipotetico sviluppo di Fidenza. Insomma cosa si vuole fare per questa cittadina? Posso sapere dal mio ex partito nella persona della coordinatrice Gambarini nonché presidente del consiglio comunale cosa potrà succedere a Fidenza nei prossimi anni? Quale visione si avrà della nostra città, dove la si vuole portare? Quali sono le iniziative in essere (che non siano solo celebrative come l’apertura della nuova sede benché importante). Come si pone il PDL di Fidenza in tutto ciò, quali iniziative imprenditoriali intende perorare, cosa si sta facendo per attenuare la crisi? Insomma esiste una politica? Io non sono il capo dell’opposizione, anzi sono un berlusconiano doc. Ma, sinceramente, non sto capendo nulla di tutto ciò che sta accadendo nell’ambito sia dell’amministrazione sia del PDL. Ossia posso avere delle intuizioni ma sono così banali che non voglio prenderle in considerazione. Dovremmo navigare alto, far vedere che ci siamo, che esistiamo, che siamo diversi, propositivi, audaci, pieni di inventiva, che agiamo anche con tempi duri come sono questi!!! Dove è tutto ciò? Non vorrei sentir dire (e credetemi lo sto già sentendo) che era meglio prima. Sinceramente mi dispiacerebbe molto!!
Il mio è un piccolo grido di dolore di uno che voleva cambiare il modo di fare politica. È la manifestazione di un cittadino di parte che vede e sente che qualcosa non va nella vita politica cittadina. Non facciamoci paragonare agli amministratori precedenti. Fate vedere che noi siamo diversi, che siamo fatti di altra pasta. Diteci cosa volete fare, e alla svelta. Almeno avremo qualcosa su cui discutere in città. Altrimenti l’oblio politico è vicino. !!!!
Antonio Belforti
Ex consigliere di Forza Italia, ex coordinatore comunale di Forza Italia fino al 2004, candidato sindaco “sonoramente sconfitto” nel 1995.
Tag:Alberto Gilioli, Antonio Belforti, Carduccio Parizzi, Francesca Gambarini, Luigi Giuseppe Villani, Michele Rainieri, PdL, Stefano Tanzi
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SOTTO TIRO
I LIBERI MURATORI DEL PDL
«A Modena, in vista del congresso, in poche settimane sono arrivati 3200 nuovi iscritti, possibile che Modena così ne abbia quasi 6000 e Bologna solo 4500? Logico che sia andata a spulciare. Eb-bene, ben 600 tessere, cioè il 20% del pacchetto arrivato all’ultimo momento appartengono a persone provenienti da alcune zone della Campania e della Calabria ad alta caratterizzazione mafiosa. Prendiamo il caso del comune di San Cesario, dove conosciamo bene chi sono i nostri elettori. Come è possibile che di colpo gli iscritti al Pdl siano raddoppiati? Gente mai vista a un convegno, a una manifestazione, a un’elezione. E guarda caso tutti i tesserati provengono dalla stessa zona d’Italia (...) Non è un segreto che la provincia di Modena sia un territorio di grande interesse per alcuni dei principali clan camorristici, specie quelli con interessi legati al business dell’edilizia. (…) Sì, ho denunciato al segretario il rischio di infiltrazioni della camorra nel Pdl di Modena». (Isabella Bertolini, deputata del Pdl, da un articolo di Italia Oggi del 10 febbraio 2012)Cerca
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Nave Corsara
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avevo ritenuto inappropriato il comunicato del sindaco a risposta della lettera di Belforti ma debbo dire che da questa intervista non emerge un luminare della politica. Pretende una qualità progettuale e programmatica che poi non esperime nella sua elaborazione. Affossa Ranieri ma ne salva la moglie, perchè poi questa meritasse più della Gambarini la presidenza del consiglio non lo spiega. Certamente non per il risultato elettorale.
Dall’intervista emerge che, parafrasando Lippi, di geni della politica Cantini non ne ha lasciato a casa nessuno, neppure il cattoliberista.
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E due.
In una, la prima, sono caduto nel tranello poiché la Nave “non poteva non sapere” che l’assessore alla cultura aveva già deciso: la Nuit Americaine non la voglio. L’intervento primo dell’incrociatore è un lamento del 24, la notizia ufficiale è del 25, Gazzetta pressed, e già si mormorava qualcosa proprio su queste pagine.
Evidentemente, la lista nera o grigia della quale si parlò qualche tempo fa c’era e c’è sempre stata. 1.800 personaggi in cerca d’autore più 177 voti di differenza hanno imposto (e siglato) un cambio di regia. Peccato per Angelo Conforti poiché ci ha sempre dimostrato di conoscere con sensibilità la materia: è lui ed il suo gruppo che, almeno per me, ci hanno fatto conoscere un attento film sugli anni della Stasi tedesca dell’est, senza acrimonia verso sospettanti e sospettati di allora. Voglia di sapere e capire.
Ma la professoressa ha vinto, a lei la palla: non puoi pretendere che non possa fare di testa sua in nome della cultura per tutti gli animi. Del mio intervento precedente me ne scuso con lei ma ho interpretato male. Ci rivedremo fra quattro anni.
Ma Antonio, Antonio no, me lo lasciate stare.
Infatti è stamattina che leggo l’intervista, un pò sorpreso poiché ieri parlai per dieci minuti con lui e, senza volerlo, sapevo già tutto.
Mi raccontò a modo suo quello che ho letto qui.
Non una punteggiatura di più o di meno.
Gli proposi due domande: cosa ti ha deluso e, soprattutto questo mi interessava, ti sei mai sentito anche per un attimo un socialista?
Badando bene a proporgliele: se puoi, dimmi quello che ti sgorga dal petto, miscelatore dei pensieri della mente e dei sentimenti del cuore.
Mi rispose allo stesso modo che qui potete tutti leggere. Ed ascoltare.
Non rinnega, Antonio, il suo credo politico.
Non rinnega Berlumenzogne, come in giro si sente dire.
“Con tutti i difetti che ha”, fu un suo passaggio di ieri.
Personalmente, non mi sento oggi meno libero di quando una pattuglia di carabinieri poteva fermarti alle 2 di notte e chiederti i documenti solo perché, in cinque o sei, eri appena uscito da una trattoria, in pieno centro. Erano gli anni del terrorismo. Figurarsi se a Fidenza i terroristi si comportavano così: ammazzatine e trattoria.
No, la posta in gioco è un’altra ed Antonio, sapientemente e cautelamente svelando, te lo spiega.
Solo che lui ci tiene alla sua Fidenza, perché è un borghigiano, molto più di me.
Ditemi tutti voi che scrivete e leggete: trovate molte e tante persone politiche a Phidenza che siano così orgogliosamente e sanguignamente fiere della propria appartenenza?
Ve lo dico io: no.
Così sono stato contento e rasserenato di aver ritrovato, anche per un solo attimo, quell’Antonio assieme al quale, 10-11 anni io e 9-10 (o meno, non ricordo) anni lui, si giocava in un cortile dietro via XX Settembre alle battaglie cogli aeroplanini dell’Airfix.
Ed un robusto complimento agli intervistatori: è con queste interviste che aumentano i visitatori stabili, non gli evaporanti che accorrono solo perché copio le vignette NYT sul papa oscura pedofilia o su una menzogna libico-spagnola del Silvio.
Mah.
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Non scendo sulla bontà o meno dell’intervento politico di Antonio Belforti, non mi esprimo sulle sue idee politiche (in quanto ognuno ha le sue), non stò a spccare il pelo sulla differenza tra liberismo e liberale (che è tanta), ma di una cosa sono sicuro: Antonio Belforti è SICURAMENTE UN VERO BORGHIGIANO D.O.C. e, sicuramente, CONOSCE ALLA PERFEZIONE CIò DI CUI IL NOSTRO STRAMALEDETTO BORGO HA BISOGNO.
Persona pratica quindi poco incline ai “ghirigori” della burocrazia ha espresso il suo pensiero. La sua esperienza potrebbe tornare utile a qualsiasi amministrazione.
Ciao “PIPPO”.
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inizio il mio intervento con un inciso , il mio credo politico è totalmente differente dal credo belfortiano , e in questo mio intervento non voglio strumentalizzare quanto belforti dice sulla giunta , anche se partendo da due punti di vista completamente opposti sono in parte d’accordo sull’analisi politica proposta da belforti.
Di Belforti apprezzo la schiettezza e l’onesta intellettuale , doti rare in politica , i personaggi come belforti , che sempre dicono ciò che pensano , che per esprimersi non adoperano il politichese dei :ma chissà forse perchè in qualche modo , sono ahimè spesso messi da parti per lasciare spazio ai servitori muti dalla lingua felpata.
Si proprio quei servitori che si prestano a tutto pur di apparire pur di ottenere in cambio un misero posticino…
Non posso che ribadire la mia stima a Belforti , per il coraggio per la limpidezza e la sua schiettezza , nonchè fare i complimenti a chi ha curato questa piacevole intervista.
buon lavoro a tutti federico
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visto lo scarso dibattito ho come l’impressione che il pensiero del chicago boy non sia poi così tanto interessante.
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caro il mio bell’intellettualone che ti ostini ad attaccare belforti, tu chi sei e qual è il tuo pensiero? sono di sinistra ma avrei preferito le palle quadre di antonio al posto delle palle mosce di cantini sulla poltrona di sindaco di fidenza: meglio fare niente che fare gli interessi dei propri amici, ma visto che tu devi essere un suo sostenitore di cantini è meglio che lasciamo perdere…
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dai così, ravviva il dibattito, palle moscie a Cantini è un bello stimolo; e tu rocky cosa rispondi?
Adriano se poi sei di sinistra gli amici di Cantini sono anche i tuoi. Sono sempre gli stessi!
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Ma pensate veramente che un qualsiasi sindaco possa essere eletto e fare gli interessi dei cittadini?La politica è bisnes e quindi?Quando hanno vinto le frasi erano abbiamo conquistato fidenza,fidenza è nostra o sbaglio.Siamo sempre illusi che qualcuno si sbatta per noi,ma ciò che conta è costruire,la moneta deve girare (sempre nelle tasche di chi ne ha naturalmente).
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Caro Belforti,tu sei da trent’anni segretario di Confragicoltura, e ti reputi una persona tanto capace e un borghigiano Doc che conosce il territorio,vero?
Ma allora come mai quando venni nel tuo ufficio, per chiederti se gli agricoltori iscritti a Confagricoltura potevano essere interessati a partecipare al “mercato contadino nel borgo” di via Berenini,tu mi risposi:
Non sai chi sono io,io sono stato candidato sindaco,io qui,io la… di aziende agricole che vogliono partecipare te ne trovo finche’ vuoi…
Aspettai qualche settimana e il risultato del tuo lavoro fu: zero aziende !
Belforti forse dovremmo stare di piu’ con i piedi per terra,soprattutto tu che lavori a contatto con le persone concrete per eccellenza,gli agricoltori!
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«Tu mi risposi»?
E lui che cosa le rispose?
Ma eravate già stati sposati?
E voleva risposarlo!
Ma che cosa c’entra questa
Unione sentimentale
con l’Unione degli
agricoltori? Se era
l’unione carnale che intendeva,
signor Merli,
non avrebbe dovuto
rivolgersi a Belforti,
ma a un macellaio.
Facendo attenzione
che non fosse un pollivendolo.
È facile equivocare
sui pennuti come sui verbi.
Da quando sono arrivati
i terroni e i migrantes
qui in Padania,
non sappiamo
più parlare l’itagliano.
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Maestrina dalla penna rozza, ma che, Vossia ce l’avrebbe cu’ mmia e cu’ l’auci ca venissero d’o Sutte? Ma che nun v’auscuttate voi stessi metesemi, quanno ca pallate, tipo beggamasco, besciano o valtellino, ligure ligustre s-cietto s-cietto, ca nun se capisce cchiù gnento, ca parite teteschi de Cemmania o tucchi de Tucchìa?
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