Meno cancro per tutti, parola di Silvio il Guaritore

Pubblicato da Redazione il 21 giugno 2010 in Economia, Medicina e chirurgia, Parapolitica, Sanità |

Era un sabato. Per la precisione, sabato 20 marzo.
 Davanti a «milioni» (i soliti milioni dei soliti sondaggi, utili a convincere i gonzi, compreso quello che li commissiona) di persone, il presidente del Consiglio in carica, l’Unto del Signore Superviagra Papino il Breve, prometteva: «Sconfiggeremo il cancro entro tre anni!».

Un’affermazione azzardata – se possibile ancor più azzardata di quella pronunciata a proposito di Eluana, che, a detta del medesimo, «avrebbe potuto tranquillamente avere figli» – non merita neppure un accenno di contestazione o di critica.

Merita però il massimo di attenzione un retroscena, sconosciuto ai più.
 Solo alcuni giorni prima dell’invereconda promessa, il Nostro aveva aumentato la propria quota di partecipazione, tramite la Fininvest, e aveva messo il rampollo di casa, Luigi, quello sempre intento a pregare, nel consiglio di amministrazione della Molmed, vale a dire la Molecular Medicine spa, «un’azienda di biotecnologie mediche focalizzata sullo sviluppo di nuove terapie anti-tumorali». Che ha per l’appunto allo studio nuovi farmaci, «uno dei quali attaccherebbe i principali tipi di cancro, mentre l’altro aiuterebbe a ricostruire il sistema immunitario distrutto dalla leucemia», ha scritto Il Giornale di famiglia.

Tutto, allora, combina: a dicembre, Superviagra diventa socio di maggioranza dell’industria che sta lavorando sui medicinali anti-tumorali e a marzo, promette di «battere il cancro in tre anni».
 Lo fa davanti a persone che, con i nuovi tagli della Finanziaria per l’assistenza ai malati di tumore (tagli che hanno fra l’altro provocato la reazione di protesta delle associazioni dei medici oncologi), arriveranno presto a lamentarsi dei servizi loro offerti dal sistema sanitario sfoltito nei suoi rami essenziali dalla potatura governativa e leghista.
 Sempre che non arrivino prima i miracolosi medicinali prodotti dalla Molmed e pubblicizzati gratuitamente dall’Unto del Signore.

Un aggiornamento dell’ultima ora.
 La Molmed ha emesso nei giorni scorsi un comunicato in cui annuncia, con toni dal suo punto di vista giustamente trionfalistici, che la società «è capofila di un progetto cui è stato assegnato un finanziamento di 1,4 milioni di euro da parte della Regione Lombardia, per un progetto di R&S del valore di 2,2 milioni di euro, volto alla sviluppo di un sistema innovativo automatizzato di fabbricazione della propria terapia cellulare TK, che si trova attualmente in sperimentazione clinica di Fase III per le leucemie ad alto rischio».

Quel santo vergine di Roberto Formigoni ha deciso dunque di erogare un finanziamento a fondo perduto per «promuovere l’eccellenza nelle proprie aree industriali» (il progetto Metadistretti). In altri termini, il vergine meneghino ha deciso di spendere soldi «pubblici», i soldi di tutti i cittadini cioè, per contribuire all’arricchimento di un singolo privato. Ed è del tutto indifferente che tale arricchimento avvenga tramite la vendita dei nuovi farmaci anti-tumorali o alla tutt’altro che insolita, in casi del genere, fuga all’estero con l’intera cassa delle sovvenzioni regional-statali.

Ah, dimenticavo: volete andare a trovare o mettervi in contatto con i filantropi della Molmed? Non sapete come fare? Beh, è molto semplice (e scontato): trovate la Molmed al Parco Scientifico Biomedico San Raffaele di Milano.
 Sì, avete letto bene: al San Raffaele di san don Verzé e di san Silvio l’Ammazzatumori, alle porte di Milano2.
Che dio (si fa per dire!) ci conservi tutti in salute.

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5 Commenti

  • avatar Celestino Stella scrive:

    Ci risiamo: un’altra picconata all’immagine della Nostra Italia, alla nostra beneamata Patria, diranno in coro lo Psiconano ed il Vergine, cercando di trattenere una sonora risata affinché la povera gente davanti al televisore non si accorga della loro malafede. L’unica cosa che potrebbe collegare lo Psiconano alla Patria e della quale ha paura di sperimentarne gli effetti di persona é la galera. Quella si, patria.

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  • avatar giuliana scrive:

    Non capisco l’astio che condisce l’art. Berlusconi è sempre stato prima di tutto un imprenditore dotato di un fiuto particolare per gli affari, non ne ha mai fatto mistero. E’ possibile che il concentrarsi dei finanziamenti su un progetto che sembra in dirittura d’arrivo abbia più speranza di centrare l’obiettivo in tempi brevi. Gli interessi che ruotano intorno alla ricerca sono enormi. E’ anche piuttosto difficile credere che dopo tanti anni di continui enormi investimenti in tal senso, i risultati siano sempre parziali e sporadici, giusto quel tanto che basta per continuare ad investire. Se è fondamentale la prevenzione, e sappiamo che è così, i politici -di qualunque schieramento- e gli stessi famosi ricercatori sono al corrente del fatto che è possibile condurla su larga scala e a costi irrisori? Parrebbe di sì. Chiediamo ai politici di chiarirci il mistero del non utilizzo dello strumento qui sotto descritto.
    (domenica 14 marzo 2010)
    —Ha inventato la macchina che vede
    i tumori: lo accusano di stregoneria—
    di Stefano Lorenzetto
    …..Un tubo lungo 30 centimetri che permette di scoprire i tumori non appena cominciano a formarsi. Una sonda elettromagnetica che vede qualsiasi infiammazione dei tessuti. Un esame che dura appena 2-3 minuti, non è invasivo, non provoca dolore o disagi al paziente, e fornisce immediatamente la risposta. Un test innocuo, ripetibile all’infinito e senza togliersi i vestiti, che ha una precisione diagnostica come minimo del 70% ma, se eseguito da mani esperte, può arrivare anche al 100% di attendibilità. Uno strumento rivoluzionario, poco ingombrante, portatile, che si può usare ovunque e che non necessita di mezzi di contrasto radioattivi, lastre fotografiche o altro materiale di consumo. Un’apparecchiatura che si compra, anzi si comprava, con 43.000 euro più Iva, contro i 3-4 milioni di euro di una macchina per la risonanza magnetica, i 2 milioni di una Pet e il milione e mezzo di una Tac, tutt’e tre con costi di gestione elevatissimi.
    Allora chi e perché ha paura del bioscanner, nome commerciale Trimprob? Non certo i potenziali pazienti, che potrebbero individuare per tempo la malattia. Non certo il ministero della Salute, che lo ha inserito nel repertorio dei dispositivi medici del Servizio sanitario nazionale. Non certo il professor Umberto Veronesi, che lo ha sperimentato nel suo Istituto europeo di oncologia di Milano e ne ha decantato la validità. Eppure la Galileo Avionica, società del colosso Finmeccanica, ha annunciato la chiusura della Trim Probe Spa, l’azienda che lo produceva e lo commercializzava, messa in liquidazione in quanto ritenuta non più strategica nell’ambito di un gruppo internazionale specializzato nei mezzi di difesa militare.
    Questa è l’infelice historia di un cavaliere d’altri tempi, il professor Clarbruno Vedruccio, 54 anni, l’inventore del bioscanner, laureato in fisica e in ingegneria elettronica negli Stati Uniti, già collaboratore dell’Istituto di fisica dell’atmosfera del Cnr a Bologna e docente di metodologia della ricerca all’Università di Urbino, che nei tempi presenti avrebbe meritato i premi Nobel per la fisica e la medicina fusi insieme, se solo il mondo girasse per il verso giusto, e invece è costretto a prosciugare il conto in banca per tutelare la sua creatura. L’inventore abita con la moglie Carla Ricci, sua assistente, a pochi chilometri dal radiotelescopio Croce del Nord di Medicina (Bologna).
    In pratica il bioscanner consente di fare una specie di biopsia elettromagnetica, quindi incruenta, dei tessuti biologici, grazie a tre frequenze in banda Uhf, intorno ai 460, ai 920 e ai 1350 megahertz. In particolare, il segnale sulla prima frequenza interagisce con le formazioni tumorali maligne, evidenziando un abbassamento della riga spettrale».
    E individua qualsiasi tipo di cancro?
    «A eccezione delle leucemie. Ma i tumori solidi su cui abbiamo indagato li ha letti tutti. Ho visto alcuni carcinomi del seno con due anni d’anticipo sull’ecografia e sulla mammografia».
    Chi è stato il primo paziente a sottoporsi all’esame?
    «Un fisico britannico che era venuto all’Università di Urbino per un congresso. Gli ho scoperto un tumore alla prostata. Nei giorni successivi gli studenti di medicina, farmacia e veterinaria facevano la fila per sottoporsi all’esame e lo stesso i miei colleghi docenti. Io insegnavo a loro e loro a me. Nel 2006 ho portato la macchina in Libano durante la missione Leonte. È stato un altro screening di massa».
    Ma chi garantisce che il test non faccia male e sia affidabile?
    «Il bioscanner ha l’omologazione dell’Istituto superiore di sanità, che ne ha attestato la non nocività. Per ogni organo occorre poi una procedura di validazione presso enti accreditati dal ministero della Salute. Per le ovaie la sperimentazione avviata dall’Istituto nazionale dei tumori di Milano ha dimostrato un indice di sensibilità del 91%, il che è particolarmente confortante, trattandosi di una neoplasia che non dà sintomi e in genere viene scoperta quando vi sono già le metastasi. Nello stesso istituto sono stati testati i tumori del retto: siamo sull’89% di attendibilità. Le prove per la tiroide e lo stomaco-duodeno, eseguite nelle Università di Catanzaro e Genova e nell’ospedale maggiore della Marina militare a Taranto, si sono rivelate esatte al 90% e in due casi al 100%. I tumori della vescica, testati all’ospedale Vito Fazi di Lecce, hanno restituito un dato sicuro nell’89,5% dei casi. Per la prostata e il seno siamo al 72%».
    Il margine d’errore a che cos’è dovuto?
    «All’imperizia di chi esegue l’esame e alla fallibilità di tutti i sistemi diagnostici. Non dimentichiamo che anche un ecografo può sbagliare nel 45% dei casi: tanto varrebbe buttare in aria una monetina e fare a testa o croce. Da uno studio pubblicato sulla rivista Urology nel 2008, e relativo alla diagnostica della prostata, risulta che il bioscanner ha offerto un’accuratezza del 72% contro il 55% di un’ecografia transrettale, tanto invasiva quanto fastidiosa».
    Gli amici si rivolgeranno a lei al minimo acciacco.
    «Li dirotto verso gli ospedali. È troppo pesante scoprire che una persona ha un tumore e doverglielo dire all’istante. Se il Trimprob fosse dato in dotazione ai medici di base, si risparmierebbero miliardi di euro spesi per accertamenti diagnostici spesso inutili. Purtroppo è presente solo in 50 ospedali sui circa 2.000 esistenti in Italia».
    E all’estero?
    «Si trova in Giappone, Brasile, Malesia, Turchia, Iran, Regno Unito, Francia, Belgio. Ma da due anni la Galileo Avionica ha smesso di produrlo e io mi ritrovo a pagare le spese per il mantenimento del brevetto internazionale dalla Cina al Sudafrica, dall’India al Canada. Si tratta di costi largamente superiori al mio stipendio».
    E dire che la Galileo Avionica era andata ad analizzare col bioscanner persino la prostata di Beppe Grillo…
    «Credo che il Trimprob sia stato testato anche su Umberto Bossi, che ne ha parlato benissimo a Silvio Berlusconi».
    Attrezzo bipartisan. «A questo punto come si fa a dire che l’esposizione ai campi elettromagnetici non ha effetti sulle persone?», s’è chiesto Grillo nel suo blog.
    «Il Trimprob utilizza una potenza 100 volte inferiore a quella dei cellulari: 10 milliwatt contro 2 watt. Però bisogna essere onesti: l’industria non ha alcun interesse a divulgare le indagini che invitano ad applicare il principio di precauzione all’elettromagnetismo».
    Non mi aveva detto che la non nocività del bioscanner è certificata?
    «È così. L’esame dura poco o niente, non vi è un’esposizione cronica, e la frequenza ha uno spettro di assorbimento selettivo sui tessuti infiammati, non su quelli sani».
    Il Trimprob rischia di rendere superfluo il lavoro dei radiologi?
    «No. La diagnostica per immagini resta lo standard. Il bioscanner aiuta, dà il primo allarme. Per esempio, gli urologi che lo impiegano hanno ridotto di molto la prescrizione di biopsie».
    Però manda in pensione le mammografie per prevenire il tumore al seno.
    «Se vuole condannarmi a morte, scriva così».
    Insomma, a quali specialisti dà fastidio?
    «A tutti quello che non lo usano».
    Qualcuno l’ha ostacolata?
    «Durante un vertice all’Istituto superiore di sanità, al quale ero stato accreditato dall’Ieo del professor Veronesi, uno dei presenti mi ha detto: “Cos’è? Stregoneria?”. Gli ho obiettato che un’industria che produce cacciabombardieri difficilmente spreca tempo in riti vudù. Il bioscanner è la macchina del futuro. Ma capisco che sarebbe stato come parlare dei telefonini nel 1700».
    Com’è possibile che l’Italia non riesca a sfruttare l’invenzione di un italiano?
    Si sarà pentito di non essere rimasto negli Stati Uniti.
    «A fuggire si fa presto. Rimanere a combattere in Italia, quello sì è da soldati».

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  • avatar EMMECIBI scrive:

    chiedo scusa all’editore, come ho già avuto modo di scrivere Egli è l’unico che può decidere cosa come quando pubblicare un commento, senza dover giustificare la propria decisione
    però,
    se giustifica, credo che il solo fatto che non si ami il giornale da cui proviene l’articolo sia una giustificazione quantomeno banale
    soprattutto visto il tema trattato
    IMHO meglio sarebbe stato lasciar correre tacendo o cassare senza spiegazioni

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