Le alternative all’inceneritore del Movimento 5 Stelle
«La convenzione tra Amps Parma (ora Enia spa e in futuro Iren spa) e l’Ato che affida direttamente a Enia la costruzione di un inceneritore a Parma viola la legge regionale 25/1999 in quanto tra le competenze non figura lo smaltimento finale dei rifiuti».
Così l’avvocato Pietro De Angelis ha sintetizzato dopo attenti studi l’invalidità del contratto per la costruzione dell’inceneritore di Parma contro il quale, lo scorso aprile, sono scese in strada oltre quattromila persone che propongono l’alternativa «rifiuti zero.
Su questo problema, Giovanni Favia e Andrea Defranceschi, consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, hanno presentato una interrogazione alla giunta dell’Emilia Romagna. «Visti i vizi insanabili emersi nello scritto del dottor De Angelis che dimostrano come vengono violate anche diverse leggi regionali», i due consiglieri ritengono «necessario bloccare la costruzione di un inceneritore in provincia di Parma così come in qualsiasi altra provincia della nostra Regione».
Quindi passano a elencare le proposte alternative del Movimento 5 Stelle. «È necessario ragionare su una gestione dei rifiuti e del loro smaltimento su vasta scala regionale, in modo da ottimizzare costi e risorse, dal momento che in Emilia Romagna esistono già altri otto impianti d’incenerimento e la legge nazionale fissa al 65% il minimo di raccolta differenziata da raggiungere entro i prossimi due anni».
Favia e Defranceschi chiedono se la giunta, una volta bloccato l’iter di autorizzazione di costruzione di un nuovo inceneritore a Parma così come in qualsiasi altra provincia dell’Emilia Romagna, non ritenga necessario, in accordo con quanto dichiarato dal presidente Vasco Errani nella seduta del 3 giugno, «incentivare la diffusione della raccolta differenziata porta a porta come modalità innovativa» in tutti i comuni della nostra Regione.
In questo modo, in pochi anni si potrebbe raggiungere la quota del 70% dei rifiuti riciclati o avviati al compostaggio. Tale traguardo permetterebbe di evitare la costruzione di nuovi inceneritori, chiuderne alcuni vecchi come quello di Cavazzoli (Reggio Emilia) e chiudere diverse discariche, oltre che creare nuovi posti di lavoro e ridurre i rifiuti solidi urbani. Diverse ricerche indicano infatti che il metodo domiciliare o porta a porta riduca gli stessi di circa il 20%.














