Operazione trasparenza
Una donna afghana in burqa si fa fotografare durante la registrazione che le permetterà di votare alle prossime elezioni politiche in Afghanistan il 18 settembre di quest’anno.
Tag:Afghanistan, burqa
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SOTTO TIRO
I LIBERI MURATORI DEL PDL
«A Modena, in vista del congresso, in poche settimane sono arrivati 3200 nuovi iscritti, possibile che Modena così ne abbia quasi 6000 e Bologna solo 4500? Logico che sia andata a spulciare. Eb-bene, ben 600 tessere, cioè il 20% del pacchetto arrivato all’ultimo momento appartengono a persone provenienti da alcune zone della Campania e della Calabria ad alta caratterizzazione mafiosa. Prendiamo il caso del comune di San Cesario, dove conosciamo bene chi sono i nostri elettori. Come è possibile che di colpo gli iscritti al Pdl siano raddoppiati? Gente mai vista a un convegno, a una manifestazione, a un’elezione. E guarda caso tutti i tesserati provengono dalla stessa zona d’Italia (...) Non è un segreto che la provincia di Modena sia un territorio di grande interesse per alcuni dei principali clan camorristici, specie quelli con interessi legati al business dell’edilizia. (…) Sì, ho denunciato al segretario il rischio di infiltrazioni della camorra nel Pdl di Modena». (Isabella Bertolini, deputata del Pdl, da un articolo di Italia Oggi del 10 febbraio 2012)Cerca
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una registrazione molto utile….
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Certo che ne usciranno foto-tessera originalissime, le une diverse totalmente dalle altre! Non c’era bisogno di scomodare una fotocamera digitale, magari da 12 megapixel, per foto del genere; mi sto scervellando per vedere di comprendere in che modo queste povere donne elettrici potranno essere riconosciute da chi di dovere, al momento del voto. O si presentano con qualche segno distintivo di riconoscimento, stampigliato sul burqa o vorrei sapere da quale elemento, visibile ad occhio umano, le si potrebbe distinguere, a parte, forse, le diverse tinte della stoffa del burqa. Solo da questo particolare, che nega l’esistenza fisica e spirituale, nella vita sociale, civile, pubblica e privata, di una donna, anche uno sprovveduto potrebbe e dovrebbe comprendere a quali assurdità può arrivare il fanatismo religioso, in certe sue manifestazioni di intolleranza integralista.
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Facciamo un salto indietro nel tempo e liberiamoci per un momento dall’abitudine che stiamo facendo a queste tragiche immagini di schiavitù.
C’è qualcosa di normale, o piuttosto di patologico, nella mente di chi ha partorito o condivide l’idea di una simile prigione?
C’è qualcosa di normale, o piuttosto di patologico, nella mente di chi accetta di vivere in una simile prigione?
Soltanto uno psicotico affetto da sadismo può partorire l’idea di una simile costrizione, e soltanto una psicotica affetta da masochismo può credere e accettare che tutto ciò possa essere normale.
Sarebbe interessante che qualche psicologo (sarebbe più adatto uno psichiatra, ma ce ne faremo una ragione) penso a fb, per esempio, formulasse una diagnosi. Io, come essere umano prima ancora che come donna, mi sento profondamente offesa e incavolata da queste immagini di tortura.
Tutto in me si ribella, soprattutto quando intorno non vedo analoga ribellione, ma solo apatica e vergognosa indifferenza.
fb- Apprezzo molto i suoi interventi in difesa delle donne, ma liquidare la pazzia come fanatismo religioso è solo fornirle un disgustoso alibi.
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Giuliana, andare a ritroso nel tempo delle origini umane, per centianaia di migliaia di anni, per scovare, sempre per indizi e congetture, le origini della misoginia presso certe popolazioni di un tempo e di ora, prenderebbe lo spazio ed il tempo di un ponderoso trattato di psicosociologia. Per gli ominidi più antichi le donne avevano un posto prezioso nella vita sociale; se i maschietti raccoglitori e cacciatori, che se ne andavano per catturare prede, normalmente, 8 volte su 10, tornavano a mani vuote, le donne, con la loro intelligenza e perspicacia, con pazienza e meticolosità, raccoglievano invece frutti, radici, vegetali, insetti, e sfamavano i cacciatori sfortunati. Poi, con l’avvento delle società più complesse, con la specializzazione del lavoro, il sorgere delle prime comunità agro-pastorali e guerriere, la nascita della proprietà non più collettiva, ma privata, la pivera femmina ha perso la sua importanza, data la sua inferiore forza fisica, le continue gravidanze, il dovere di accudire ad una prole sterminata. Però erano sempre loro a sfamare i maschioni che tornavano cornuti e mazziati dlala caccia e dalle razzie infruttuose. E pare proprio che si debba alla perspicacia femminile la scoperta-invenzione dell’agricoltura e del vasellame. Poi l’uomo iniziò, con il dilemma del “mater certa, pater incertus”,a guardare storto le gravidanze, da qui le cerimonie di accettazione della prole da parte del padre. E poi, a chi lasciare il patrimonio accumulato in vita, alla donna od ai figli, in linea matrilineare o patrilineare? Ed iniziarono i guai per le donne. La misoginia più feroce e becera nasconde sempre, un tempo come ora, una latente omosessualità, uno stress da ansia di prestazione; inoltre un maschio, anche se sublima le sue pulsioni genitali e sessuali verso la donna con espressioni poetiche, cortesie, regali, romanticismi varii ed atti di cavalleria, ha sempre come scopo primario ed ultimo l’accoppiamento, vedi le espressioni correnti con cui i maschietti designano una femmina, identificandola con i variopinti nomignoli del suo apparato genitale; una donna, invece, vede la copula solo come una parte, non essenziale, del tutto, nel rapporto con un uomo. Il fatto di non poter godere sempre, comunque e dappertutto dei favori sessuali femminili, la loro repressione, il respingimento soprattutto, inferociscono il maschietto e lo portano ad odiare l’oggetto dei suoi desideri, irraggiungibile o addirittura in fase di rifuto e diniego. Inoltre,noi ometti, in modo latente ed inconscio, nutriamo una specie di invidia per la donna, capace di maturare nel suo seno una vita; di qui la coloritura negativa attribuita al ciclo mestruale, sempre connotato come qualche cosa di vergognoso, di sudicio, di maleodorante e tale da modificare negativamente l’ambiente circostante. Mi ricordo di un siciliano, giardiniere, che era convinto che, al passaggio di una donna con ciclo in atto, i fiori appassissero e si disseccassero e me lo assicurava, giurando e spergiurando, mentre io lo fissavo, allibito ed incredulo.
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fb- Non intendevo risalire ad Adamo ed Eva, mi sarei accontentata di una quindicina di anni fa. Se all’epoca avessimo incontrato una persona che per non essere vista girava per strada nascosta sotto una tenda mobile, avremmo pensato che avesse seri disturbi psichici. Importanti e gravi disturbi di personalità e di comportamento sia parte di chi avesse adottato un simile sudario, sia da parte di chi avesse costretto altri ad usarlo o li avesse convinti che fosse cosa buona e giusta. Tutti saremmo stati concordi nel riconoscerlo. I “distinguo” che oggi fanno certi beoti di “larghe vedute” non servirà a sanare menti malate, ma a permettere il diffondersi del virus della follia.
fb- Se nella sua esperienza di insegnante o nella sua esperienza di genitore, una ragazzina , o sua figlia, avesse preteso di uscire di casa solo a condizione di poter restare nascosta da capo a piedi agli occhi del mondo, lo avrebbe ritenuto normale o avrebbe subito mobilitato psicologi e psichiatri? E se altri avessero preteso da lei un simile comportamento, non avrebbe sporto immediatamente denuncia per circonvenzione di minore o (o di incapace) e violenza psicologica?
Se qualcuno fosse tentato di giustificare l’uso del sudario come forma di rispetto per una cultura (?) diversa, è importante sapere che in questa forma di cultura, la donna in quanto tale è considerata -legalmente e per tutta la vita- incapace di intendere e di volere, come da noi una bambina minorenne bisognosa di tutela.
Se la nostra non conoscenza dell’abc di una cultura diversa favorisce un crimine, allora essa stessa diventa crimine. Conoscere diventa nostro dovere, ma conoscere non significa arrogarsi il potere di giustificare ciò che è umanamente intollerabile.
fb, vedo che siamo gli unici interessati.
Ma se Berlusconi richiedesse a gran voce l’uso del burka come forma di libertà di espressione della donna (e lo scopo non dichiarato, ma prontamente intuibile, fosse quello di nascondere agli occhi del mondo le sue frequentazioni private) , scommetto che il solo termine burka, a furor di popolo, di comunicati stampa, titoli cubitali su quotidiani italiani ed esteri, referendum mondiale, sarebbe già stato dichiarato incostituzionale.
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Va bene le tradizioni, va bene la fede, ma quando è troppo è troppo…mi fa tristezza vedere queste povere donne andare in giro conciate come i fantasmi dei cartoni animati…lo Stato Italiano dovrebbe vietare il Burqa sia per una questione di sicurezza, sia, e soprattutto, per una questione etica ed umana…so che su questi argomenti è facile travisare le parole ed accostarle a razzismo od a luoghi comuni, ma il mio (senza presunzione alcuna) mi sembra un discorso di umanità, non di attacco.
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