La legge Alfano-Ghedini è contro i cittadini e la stampa

Pubblicato da Redazione il 17 giugno 2010 in Brutta Italia, Politica |

Che altro stanno rimuginando? Angelino Alfano e Niccolò Ghedini, addetti alla tutela giuridica di Sivio Berlusconi, pagati con i soldi dello Stato, cioè di tutti gli italiani.

di Sergio Caroli

Malgrado i tentativi di Berlusconi e dei suoi «yes-men» di far credere che la legge sulle intercettazioni serve a garantire la privacy e la sicurezza dei cittadini, credo che la stragrande la maggioranza degli italiani sia ormai consapevole che ci troviamo di fronte al più grave attacco alla libertà di stampa e alle funzioni della giustizia dai tempi delle «leggi fascistissime» (1926).

I primi ad esserne consapevoli non sono solo i magistrati e i giornalisti, ma i rappresentanti delle forze dell’ordine che, attraverso il loro sindacato, hanno denunciato a chiare lettere il carattere nefasto della legge, di grave ostacolo nella lotta al crimine.

La legge Alfano-Ghedini non annienta solo il fondamentale diritto dei cittadini ad essere informati, ma – comminando il carcere per i giornalisti e multe astronomiche per gli editori, qualora pubblichino intercettazioni e/o informazioni su indagini giudiziarie prima dei processi – trasforma in reato l’informazione che impaurisce i «colletti bianchi». L’arresto per i giornalisti che scrivono e le multe astronomiche agli editori che consentono di pubblicare sono un duplice strumento ricattatorio per incatenare le coscienze.

Alfano e Ghedini, astutamente, sono riusciti a contrapporre lavoratore-giornalista e datore di lavoro-editore, cancellando una materia-principe dell’attività dell’informazione. L’arresto è un formidabile mezzo per costringere i giornalisti a non scrivere, mentre la multa astronomica funge da kalashnikov psicologico per indurre gli editori a non pubblicare. In tutti i casi il datore di lavoro è obbligato a controllare che i propri dipendenti non svolgano la loro professione. Se il lavoratore-giornalista è obbligato a non svolgere la propria professione per non perdere il posto di lavoro, gli editori, per timore di pagare multe spropositate, sono chiamati vigilare sui giornalisti affinché desistano dal ricercare la verità. Una pietra tombale sta per calare non solo sulla cronaca giudiziaria ma anche sulla cronaca nera: o forse che dietro ogni crimine non c’è un’inchiesta? Conseguenza: i quotidiani vedranno calare le vendite.
Abolendo le intercettazioni – otto reati su dieci sono scoperti proprio grazie ad esse – accadrà che processi che richiedono più indagini e più intercettazioni –  in primis, mafia, droga, crimini dei colletti bianchi, gravi reati finanziari – finiranno in pavana; mentre i crimini che comportano meno di dieci anni di carcere (per esempio, lo stupro) cresceranno esponenzialmente di numero nei prossimi anni, non essendo per essi previste le intercettazioni: la rabbia dei poliziotti nasce proprio di qui.

Come se non bastasse, la legge inventata da questi falsi garantisti si applica addirittura a processi in corso, che vedono inquisiti noti «colletti bianchi» berlusconiani.

Credo però che questa volta il Cavaliere abbia tirato troppo la corda. Napolitano potrà anche firmare la legge, ma la Corte costituzionale dovrebbe fare centinaia di salti mortali giuridici per giustificarne la costituzionalità. Ci sono poi Strasburgo e gli organi di garanzia internazionali a cui molteplici soggetti faranno ricorso. Se sarà vietato riferire le intercettazioni per iscritto, ci saranno però teatri e luoghi affini  – lo ha ricordato Marco Travaglio, ospite di Lilli Gruber – dove esporre, a voce, informazioni che sono pur sempre pubbliche. Ci saranno poi, su internet, blog all’uopo dislocati all’estero: Di Pietro e il quotidiano Il Fatto hanno già preannunciato che li vanno approntando. E voi credete che Le Monde, il New York Times, Il Times, la Süddeutsche Zeitung eccetera, tacerebbero il nome del potente di turno sotto inchiesta solo per far piacere a Berlusconi? Comunque vadano le cose all’immediato, la verità prima o poi salterà fuori e a farne le spese saranno i furbi di professione che hanno escogitato questa ignobile e non mai abbastanza deprecata machiavella. (Gazzetta di Parma, 16 giugno  2010)

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1 Commento

  • avatar Mario scrive:

    Si, la verità verra fuori, prima o poi. Ma arriva sempre tardi, Silvio nostro lo sa e ci conta; gli elettori sono di bocca buona e di memoria corta. E purtroppo in giro ci sono molti imitatori di colui che ha. Hanno imparato i trucchetti da Lui (e funzionano)…

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