La formidabile nazionale Svizzera

Pubblicato da Redazione il 17 giugno 2010 in Sport |

Sta sulle croste a molti la vittoria del formidabile esercito pallonaro elvetico sulla Invincible armada spagnola.

Ma come si permettono questi montanari che non hanno neppure il senso dell’umorismo, che non fanno parte dell’Europa, che imboscano i soldi degli evasori fiscali, che fanno un formaggio con più buchi che polpa, che ci hanno rifilato Michelle Hunziker, che non sono una grande potenza industriale, che non hanno il mare eppure vincono l’America’s Cup, la regata velica più prestigiosa del mondo?

Sì, la nazionale di un Paesello di neanche otto milioni di abitanti, dal quale potremmo accettare al massimo lezioni di sci e di polo su laghi ghiacciati di Sankt Moritz, come ha potuto umiliare lo squadrone favorito di un Paese che di abitanti ne ha 47 milioni?

Come può la Confederazione elvetica che fornisce guardie al papa, che marchia cioccolata, aerei e temperini multiuso con la croce bianca in campo rosso, prendersi gioco dell’ex Cattolicissima ora fonte di tanti dispiaceri per il Vaticano con la proibizione di esporre crocifissi dagli edifici pubblici? Vuoi vedere che Dio, schifato dalle marachelle dei papisti, sta con i calvinisti? Che le ripicche della storia infilzano le picche dei mercenari pontifici?

L’inattesa e imprevista vittoria degli svizzeri suggella mesi di sorprendenti mosse del governo e del popolo elvetici. Si potrebbe fare risalire l’inizio simbolico della nuova era della Confederazione al fatidico luglio del 2008, quando la polizia di Ginevra arrestò e tenne al fresco per due notti Hannibal Gheddafi denunciato dai suoi domestici per maltrattamenti. Affronto che costò la rottura delle relazioni diplomatiche tra Libia e Svizzera, oltre una serie infinita di ritorsioni culminata con la detenzione dell’uomo d’affari svizzero Max Gödli per 695 giorni, quasi due anni, e conclusasi lunedì scorso.

Sia detto per inciso, mentre tutto ciò accadeva creando tensioni e trambusto nelle cancellerie dell’intera Europa, il nostro conducator, grande amicone di Gheddafi Padre, se ne stava zitto zitto quatto quatto guardandosene bene dal dare un aiutino per sbrogliare l’affaire dove era evidente chi fosse la vittima innocente e chi avesse torto marcio. Solo ora, a cose fatte (da altri), il Nostro mena vanto di essersi battuto per la liberazione dello sventurato businessman. Balle!

Per tutta la durata della vicenda, caratterizzata dai tesissimi rapporti tra i due Paesi, la Farnesina, ossia il ministero degli Esteri capitanato da quel cuor di leone di Franco Frattini, ha mostrato imbarazzo e nervosismo. Invitato a esprimersi, Frattini, infischiandosene delle libertà di cui si fregia il suo partito, manifestava fastidio ed era più propenso ad assecondare l’amore filiale del colonnello libico, e l’amicizia di questi con il suo Capo, piuttosto che schierarsi apertis verbis nella difesa dei Diritti dell’uomo, categoria che comprende anche i domestici extracomunitari.

Per quanto tradita da certi alleati e invitata a non creare grane, la Svizzera è andata avanti per la sua strada. Tant’è che non sono stati minori lo sconcerto e le seccature provocate qualche mese fa dal referendum popolare sui minareti. Volete che nel territorio elvetico, a fianco delle moschee, siano innalzati i «campanili» islamici per i muezzin? Alla domanda, la maggioranza dei cittadini svizzeri ha risposto di no. Passi la libertà di culto, ma il logo e la colonna sonora della Svizzera verace devono restare quelli dei campanacci delle mucche e delle campane delle chiese. Cattoliche o protestanti che siano.

Come se non bastasse questa Svizzera extracomunitaria, che dice la sua e non tiene in nessun conto i dettami del politically correct e della prudenza diplomatica verso i gradassi amici di altri prepotenti, ora abbiamo anche la Svizzera del pallone a rompere le scatole e inquinare le previsioni dei sedicenti esperti. Ma dove andremo a finire di questo passo?

Anni fa, il giornalista del New Yorker John McPhee intitolò un suo brillante reportage, pubblicato in Italia da Adelphi, Il formidabile esercito svizzero. Sembrava una presa in giro delle forze armate di un Paese noto per la sua neutralità, che non fa la guerra di cinque secoli o giù di lì, invece è da prendere sul serio.

Gli svizzeri, che sono circa 7,6 milioni, dispongono di un esercito in borghese di 650 mila uomini, periodicamente addestrati sull’arco di molti anni e pronti a mobilitarsi in meno di quarantott’ore. Un formidabile esercito, appunto, che, per la sua struttura e la sua efficienza, è servito da modello a Paesi bellicosi e litigiosi come Israele.

Bene, da oggi ci sembra di poter quantomeno lanciare un allarme: attenti alla Svizzera e alla sua nazionale. Potrebbe essere altrettanto formidabile. E inesorabile.

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4 Commenti

  • avatar fb scrive:

    Sono andato spesso in Svizzera, fin da piccolo, dato che avevo degli zii a CVome ed altri a Mendrisio. Ma io quel Paese non l’ho mai capito bene, a volte sembra quello di Bengodi, altre quello di Heidi e delle caprette che fanno ciao. Gli abitanti, anche gli italofoni, di solito, sono accoglienti come istrici irritati ed aperti come casseforti blindate, nei confronti del forestiero, a meno che non sia fornito di quantitativi considerevoli di pecunia -che lì non olet mai-, da depositare nei caveaux locali. Ho sempre l’impressione che il paesaggio umanizzato e naturale, che a me comunque pare sempre quello artificiale di un Presepe teutonico, nottetempo, venga ripulito e nettato a lucido da enormi spazzoloni giganti,modello Dulevo, tanto ogni cosa appare perfetta, pulita, lustra, al suo posto. Gli abitanti paiono tanti robottini con microchip nella nuca, teleguidati dai governanti dei varii Cantoni, tutti perfetti, inquadrati, sincronizzati, laboriosi, alacri e zelanti. Ma veramente poi penseranno solo a far soldi da imboscare nelle Banche, che là sono più numerose dei negozii di gastronomia a Parma e Provincia? Una volta, a Saint Moriotz, stavo per morire di inedia, povero epulone e crapulone del Parmense, alla ricerca di qualche cosa di commestibile, circondato solo da Banche e gioiellerie d’alto bordo. Gli svizzeri mi sono sempre sembrati un popolo dalla strana composizione etnica, linguistica, culrurale, con tradizioni, usi e costumi difformi e multiformi, tenuti insieme, volenti o nolenti, dal collante saldissimo dell’interesse finanziario, economico e pecuniario. Tutti per ogni tipo di moneta, tutti i tipi di moneta per ognuno! Quindi, in questo caso, non Gott mit Uns, ma Geld mit Uns; zusammen und fur immer…Ho mangiato, in Poschiavina, spaghetti alla bolognese(?) e melanzane di Parma farcite (?), milanesi di vitello panate(?); perchè non potrebbero, gli svuit-tzeri, come dicono a Lugano, battere anche la gloriosa nazionale di calcio iberica nel gioco di quella sfera gommata, a losanghe bianco-nere, ripiena di gas atmosferico terrestre, da far rotolare, in su e in giù, sull’erba, per 90 minuti? Caz-pita!

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  • avatar Max scrive:

    Ma glielo vogliamo dare o no l’Oscar del luogo comune a fb?

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    • avatar fb scrive:

      Max, (espressioni rimosse, ndr) prova allora tu a confiuarmi, in quelli che non volevano essere discorsi sui due massimi sistemi dell’Universo, quello svizzero e l’altro non, ma solo impressioni, che non sono certo solamente mie, raccolte personalmente od in via indiretta, da lavoratori italiani emigrati in Svizzera e da parenti che lì abitano da secoli. Ancora adesso m ricrdo che una coppia di medici, entrambi di idee socialisteggianti, mi avevano definoto la loro patria elvetica come una gabbia d’oro, in cui potevi vivere comodamente, con vitto ed alloggio assicurati, solo se te ne stavi buono e zitto e non ti oermettevi di criticare il Sistema politico, gretto ed egoistico. Prova tu a cimentarti, (espressioni rimosse, ndr) profondo concoscitore della situazione della Confoederatio Helvetica, in una specifica e precisa catalogazione culturale, sociale, politica, civile, nonchè eocnomica, del popolo-arlecchino elvetico; arlecchino nel senso della compagine multicolore delle loro origini etniche e soprattutto etiche, dato che fino a 2 secoli orsono erano un popolino di pastori e suonatori di corni alpini, poveracci quanto e peggio di noi italiani, che hanno poi fondato la loro ambigua ricchezza, pubblica e privata, sull’accettazione e sulla gestione di denaro di dubbia provenienza e su una neutralità interessata unicamente all’utile economico, quale ne fosse il costo morale. Sono qui ad attendere, come fosse il Quinto Evangelo, le tue dotte discettazioni in tema di storiografia della pseudonazione d’Oltralpe, mi pongo sotto il tiro infallibile della tua cultura di etnologo di chiara fama, come la mela sulla zucca del pargolo di Wilhelm Tell. E mi raccomando, sii molto originale, non vorrei doverti cedere l’Oscar dei luoghi comuni, (espressioni rimosse, ndr)

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  • avatar fb scrive:

    Degli svizzeri, che comunque non costituiscono il popolo da me preferito, posso ammirare la capacità di aver saputo salvare una delle più antiche unità politiche europee,preservandone l’indipendenza nei secoli, grazie alle loro singolari capacità di adattamento umano e politico ad un territorio montagnoso e frammentato. In una fitta trama di valli isolate le une dalle altre, gli inevitabili particolarismi sono stati coniugati all’unità nazionale con la forma federativa, nel pieno rispetto delle peculiarità di usi, costumi e tradizioni. Hanno a lungo battagliato, litigato, tra di loro, se le sono suonate di santa ragione, ma poi sono riusciti a trovare una coesione nazionale,da almeno 160 anni, pur tra quattro lingue in cui esprimersi ed almeno due confessioni cristiane con le quali rivolgersi al medesimo Dio. Non è poco, lo riconosco; può anche avere, tra le mille conseguenze positive, anche quella di battere, al football, squadre ben più famose e tradizionalmente più forti.

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