E se i cinesi fossero stupidi?

Pubblicato da Redazione il 16 giugno 2010 in Parapolitica |

Moltitudini 1. Soldati dell’esercito cinese durante le prove di uno spettacolo musicale andato in scena il 1° ottobre 2009, in occasione del sessantesimo anniversario della Repubblica popolare cinese.

Leggo sui giornali che è decaduto il divieto per i cittadini calvi di Taiwan, cioè della Cina nazionalista, di entrare nella Cina popolare.

Sì, fino a oggi chiunque fosse pelato non poteva varcare la frontiera della Cina continentale. Uno dei tanti arcani della vecchia ruggine tra il gigante rosso e l’isola, un tempo chiamata Formosa, su cui si era asserragliato Chiang Kai-shek, l’inesorabile avversario di Mao Zedong durante i lunghi anni della guerra civile.

La  sorella separata, sempre a rischio di essere riunita alla madre patria con le cattive, era considerata dal fratellone comunista una spina nel fianco, una base avanzata dell’Occidente imperialista e un covo di spie che le studiavano tutte per ficcare il naso negli affari di Pechino. E quale travestimento poteva essere migliore, per un agente segreto nazionalista, se non quello di mettersi una parrucca in testa? E chi meglio di un calvo sarebbe stato favorito in questo tipo di camuffamento? Così ragionavano le teste d’uovo del controspionaggio comunista e da qui il divieto ai calvi di mettere piede nella Cina popolare. Così almeno la spiegano oggi i giornalisti, ai quali devono averla spiegata diplomatici e autorità cinesi o chissà quale altro esegeta di sinologia moderna.

Una spiegazione che si presta ad almeno un paio di obiezioni. La prima: anche una testa rasata, cioè non naturalmente pelata, può infilarsi una parrucca in testa ricavandone gli stessi discutibili vantaggi a scopo spionistico.

La seconda: perché un calvo con la parrucca deve essere necessariamente una spia anziché uno che si vergogna della propria calvizie?

Nell’apprendere questa notizia, mi sono ricordato di una memorabile mobilitazione lanciata dal Partito comunista negli anni della rivoluzione culturale, 1966 e successivi. Per salvaguardare i raccolti, messi a repentaglio dalla voracità dei passeri, le guardie rosse chiamarono a raccolta le masse affinché battendo coperchi e rumoreggiando in vario modo costringessero gli uccelli a restare in volo fino a che non cadessero a terra stremati dalla fatica. Inutile dire che i primi a stancarsi furono gli spaventapasseri.

È dal fulmineo corto circuito tra queste due pensate, la diffidenza verso i calvi e la fallimentare guerra ai passeri, frutto dell’intellighenzia cinese, che mi è venuto qualche dubbio sull’intelligenza dei cinesi.

Moltitudini 2. Una spiaggia del Mar della Cina.

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3 Commenti

  • avatar fb scrive:

    Ho l’impressione che il mondo culturale, civile, intellettuale, scientifico e tecnologico cinese, un tempo all’avaguardia ed in anticipo di secoli su quello occidentale, sia stato inesorabilmente inficiato ed avariato, intaccato e roso dall’interno al contatto con i virus importati, ed imposti, nolenti o nolenti i cinesi, dai “diavoli bianchi”, a metà dell’800, quando e essi dovettero affrontare, impreparati, le truppe coloniali europee ed americane. Quel mondo che era rimasto splendidamente isolato dal resto dell’umanità per quasi quattro secoli, ne ricevette uno shock culturale gravissimo ed irreparabile, non seppe reagire né con un netto rifuto né con una metabolizzazione positiva dei nuovi apporti, cosa che seppero invece operare i aiapponesi. Quel mondo così nobilmente dotato di menti superiori in ogni campo dello scibile umano, si trovò impotente ad affrontare le prepotenze le violenze degli europei e ne rimase come paralizzato. Dopo il disastro dell’invasione nipponica e delle guerre civili, dal ’49 in avanti, si lasciò trascinare da una cricca di pazzi criminali, a completo digiuno di nozioni circa la gestione e l’amministrazione di centinaia di milioni di compatrioti su aree smisurate, più da vasto continente che da nazione e Stato. Ed anche ora i cinesi si comportano come schegge impazzite, dopo decenni di fame nera e di povertà assoluta, alla rincorsa dell’eliminazione di un gap culturale ed economico, in gara con le manifestazioni più deteriori della civiltà occidentale,l’antico nemico da battere e da sottometter da due secoli a questa poarte, in una corsa cinica e fanatica al sorpasso, che assomiglia tanto ad una misera e tardiva vendetta collettiva, quasi da minestra riscaldata.

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  • avatar Max scrive:

    Caro f. b. (ignami?), ci erudisca sull’alto volta.ha parenti anche colà?

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    • avatar fb scrive:

      L’Alto Volta non si chiama più in tal modo dal 1984, da allora dicesi Burkina-Faso; in quelle zone abbiamo avuto tutti dei parenti, milioni di anni fa, siamo tutti stati belli neri, o abrunsàti, alla Calderoli dixit. E quel paese, un tempo, ha fatto parte di due grandi imperi, civilissimi, evoluti e fiorenti, quello del Mali prima e poi quello Songhai; entrambi si sono dissolti all’arrivo dei bravi soldatini delle truppe coloniali europee genocide ed etnocide, che hanno ridotto alla fame gli abitanti dii quel povero paese.
      f.to f.b.ignami

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