Piazza Grandi, un imbuto ingorgato di macerie, posticci e pasticci

Pubblicato da Redazione il 14 giugno 2010 in Fidenza, Urbanistica |

Piazza Grandi prima della «riqualificazione».

Giugno 2010. Sull’onda del successo della Notte Rosa i commercianti di piazza Grandi si sentono emarginati dalle iniziative del centro e ricordano che la situazione  ha la sua origine dalla cementificazione della piazza.

Lamentano poi lo stato della piazza dal punto di vista della manutenzione del verde e di alcuni elementi architettonici. Tutto questo in articolo sul quotidiano l’Informazione di Parma. La prima immediata domanda è: ma ci sono ancora esercizi commerciali in piazza Grandi o più in generale nella zona Duomo?

La risposta è no, quindi probabilmente la protesta è nata altrove: commercianti dell’ultimo tratto di via Cavour? In questo caso ha ragione l’assessore Paolo Merli che risponde dallo stesso giornale: organizzatevi senza aspettare che altri supplisca alla vostra mancanza d’iniziativa.

Se così non fosse, restano una gelateria e alcuni bar all’inizio di via Abate Zani. Non dimentichiamo poi lo stretto passaggio a ostacoli che funziona da imbuto per tutto il traffico pedonale e ciclistico verso il centro per i residenti della zona ovest della città.

Resta il problema di piazza Grandi e qui il rilievo sulla piazza abbandonata, sul suo degrado, rapido o lento che sia, è legittimo. A parte la ridicola fontana mai seriamente attivata abbiamo la fetta di Pozzone, più luogo malsano che memoria storica; abbiamo delle pile di ponte di varie epoche che perdono via via i pezzi; abbiamo altri elementi, alcuni interessanti altri posticci, che ormai è difficile distinguere. Prima o poi occorrerà ripensare piazza Grandi, ridefinendole il ruolo ed apportando di conseguenza le necessarie modifiche.

Perché questa non può certo considerarsi una soluzione, né presentabile né definitiva.

Ambrogio Ponzi

Il «pozzone oggi». Le zanzare tigre ringraziano chi l’ha riesumato per aver offerto loro uno splendido habitat.

Il «geyser» voluto dall’ex sindaco Massimo Tedeschi, prudentemente imprigionato in un tombino dopo aver innaffiato parecchi cittadini e aver provocato spettacolari capitomboli.

La strettoia che collega via Cavour a via Abate Zani. Non si è mai capito per quale legge architettonica o regola estetica il passaggio debba essere così angusto.


Alcuni particolari del disfacimento dei manufatti nella zona del «pozzone» e del ponte romano


Mega World News Facebook Twitter Myspace Friendfeed Technorati del.icio.us Digg Google Yahoo Buzz StumbleUpon Weekend Joy

Tag:, ,

9 Commenti

  • avatar Capitano Achab scrive:

    …E’ ora che i commercianti inizino a pensare che sono finiti i soldi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, senza i quali, i commercianti smettono di commerciare….e questo vale per piazza grandi, piazza garibaldi, via cavour, via berenini etc.etc.etc..

    Commento molto apprezzato. Tu cosa ne pensi? Thumb up 24 Thumb down 1

  • avatar fidentino scrive:

    Si, la sistemazione di piazza Grandi non è stata un gran che. In particolare l’assurdo muretto che interrompe via Cavour, e la fontanella verso via Mazzini. Ancora peggio la manutenzione, che negli anni si è rivelata totalmente assente come testimoniano gli sgretolamenti vicino al ponte romano.
    Ricordiamo però che la situazione precedente era molto peggio, non mi riferisco alla prima foto che pubblicate e che risale probabilmente agli anni 60, ma ai decenni successivi: una fogna a cielo aperto, piena di macerie e infestata di ratti e bisce soprattutto sotto quella perenne ed enorme tettoia che copriva una ampia area a due passi dalla torre medievale e quindi dal Duomo. Insomma una sorta di discarica di fronte al maggior richiamo turistico della città.
    Quello che si dovrebbe fare ora è il recupero delle situazioni di degrado accumulate negli ultimi anni, in maniera da riavere una piazza pedonale che perlomeno è fruibile per manifestazioni e svago.

    Ti piace questo commento? Thumb up 7 Thumb down 0

    • avatar ambrogio scrive:

      Questa situazione era dovuta ai lavori per la realizzazione della nuova piazza che sono durati molti anni. La tettoia era protettiva dell’area degli scavi in area “archeologica”. L’immagine d’epoca è effettivamente inizio anni sessanta.

      Ti piace questo commento? Thumb up 0 Thumb down 0

  • avatar Capitano Achab scrive:

    …Visto che ti firmi fidentino, da buon fidentino dovresti sapere che a memoria d’homo borsano, i pungòn hanno sempre trovato terreno fertile nella zona Oriola, Duomo e zone limitrofe.
    La stessa Via Cavour è “gibbosa” per via delle innumerevoli tane ad pùngòn.
    Insomma estirpare il rattus norvegicus/borsanus da quella zone è se non impossibile quantomeno improbabile….

    Ti piace questo commento? Thumb up 1 Thumb down 0

    • avatar fb scrive:

      Achab, mi ricordo che, da ragazzino, avevo letto, mi pare sul Corriere della Sera, ma non te lo posso giurare, visto che sono passati decenni e decenni, un racconto, in cui uno scrittore locale narrava dell’immane numero di ponghe che abitavano Fidenza e zone limitrofe. Egli asseriva che di notte, nella zona da te citata, nel silenzio di epoche ovattate ed aliene da rumori molesti cittadini, ponendo attento orecchio a certe tampe o cantine, esalanti vapori di muffe, putridume e funghi, si potevano sentire il fruscio dei ratti ed il loro rosichìo sotterraneo, quasi come in una pagina gotic-horror di Lovecraft o di Poe.

      Ti piace questo commento? Thumb up 0 Thumb down 0

  • avatar Capitano Achab scrive:

    ..FB..ma certo…nelle stradine adiacenti il Duomo (es. via frate gherardo)…e quella parallella…(c.d. treil dal Dom), la stessa viuzza dove c’e’ l’osteria della Ghiozzi Gangs, l’Oriola, dal pùson ed in Cittadella…..@@@zzo che pongoni mi ricordo….altro che fruscii…facevano scappare i gatti!.

    Ti piace questo commento? Thumb up 0 Thumb down 0

  • avatar fb scrive:

    Achab, mi par di ricordare che quel giornalista era il giramondo Vittorio G. Rossi, che io ammiravo tantissimo, inviato speciale del Corriere della Sera, per ogni dove. Aveva scritto un articolo, riportato anche sul giornalino locale di Salso degli anni ’60, ma originalmente sul Corsera, su flora e fauna del Parco degli alberghi Porro e Valentini di allora. Raccontava che vi scorgeva numerosi scoiattoli, fagiani e persino, dice lui, una volta, un bellissimo esemplare di capriolo. Riporto, facendola mia e di chiunque vi aderisca, una sua frase, da riferire a Navecorsara ed a tutto il popolo che la frequenta: “”Si può amare una nave come una donna, anche di più. Certo, una nave non si ama tutti i giorni, tutt’altro; vengono giornate in cui si maledice lei e chi l’ha fatta…Ma neanche una donna amata si ama tutti i giorni…”. Honi soit qui mal y pense!

    Ti piace questo commento? Thumb up 0 Thumb down 2

    • avatar Capitano Achab scrive:

      FB,
      pur non avendo niente a che vedere con l’ecologismo perchè ispirato al day after dell’olocausto nucleare, ti posto il testo della vecchia canzone di Guccini
      Il Vecchio ed il Bambino.

      La si puo’ adattare però a quello che erano Salso e Fidenza…..prima dell’avvento del CEMENTIFICIO SOCIALE che ha interessato le nostre due cittadine.

      E’ solo una canzone ma, certe volte, le canzoni e le poesie possono fare tanto…

      Un vecchio e un bambino si preser per mano
      e andarono insieme incontro alla sera.
      La polvere rossa si alzava lontano
      e il sole brillava di luce non vera.
      L’immensa pianura sembrava arrivare
      fin dove l’occhio di un uomo poteva guardare
      e tutto d’intorno non c’era nessuno
      solo il tetro contorno di torri di fumo.

      I due camminavano, il giorno cadeva,
      il vecchio parlava e piano piangeva.
      Con l’anima assente, con gli occhi bagnati
      seguiva il ricordo di miti passati.
      I vecchi subiscono le ingiurie degli anni
      non sanno distinguere il vero dai sogni
      i vecchi non sanno, nel loro pensiero,
      distinguer nei sogni il falso dal vero.

      E il vecchio diceva, guardando lontano:
      “immagina questo, coperto di grano,
      immagina i frutti, immagina i fiori
      e pensa alle voci e pensa ai colori.
      E in questa pianura fin dove si perde
      crescevano gli alberi e tutto era verde
      cadeva la pioggia, segnavano i soli
      il ritmo dell’uomo e delle stagioni”.

      Il bimbo ristette, lo sguardo era triste
      e gli occhi guardavano cose mai viste.
      E poi disse al vecchio con voce sognante
      “Mi piaccion le fiabe, raccontane altre”.

      Ti piace questo commento? Thumb up 3 Thumb down 0

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Copyright © 2007-2012 Nave Corsara All rights reserved.
Desk Mess Mirrored v1.8.1 theme from BuyNowShop.com.