Il sugo del nocciolo

di Paolo Sirocchi

Vedi, Vascello Corsaro, come gira la vita? Anziché godermela, poniamo, in piscina od al mare, in fuga dalla canicola imperatrice, mi trovo qui intento a darti una risposta pacata e meditata sul, diciamo, «bisticcio» ultimo scorso.

Sapevo che da una qualche parte l’avrei trovata e, avendola rintracciata, mi sento obbligato assieme alla compagna canicola a svelartela. Che senso ha tutto questo? Nessuno. Mettiamoci l’animo in pace che è e resterà sempre così.

Ma il carattere, oppure il sentimento, per altri l’onore e per me l’ingenua testardaggine che qualcosa resterà, mi convincono del contrario.

Richiedesti una franca dichiarazione: sei mai stato censurato?

Opponesti un’accusa molto strana, per me: visto che tu (io) neanche tanto velatamente mi accusi di censurare.

In un modo o nell’altro, sentivo odore di incomprensione.

Perché quella domanda?

Non mi stupiva perché diretta: mi stupiva perché fuori luogo.

Vero è che occorre aspettarsi che non tutti la pensino come te oppure abbiano i medesimi sentimenti.

Vero è che un sito che si rispetti è registrato e dal quel momento vige per lui le stesse regole di, diciamo, buona convivenza (borghese dico io) che i codici impongono. È l’affiorare in pubblico che lo pretende.

Vero è che richiamare fa bene, disciplinare fa meglio.

Ma altrettanto vero è, sempre secondo me (ricordi? Molto secondo te, affermasti) che assieme a quelle norme affiora la, diciamo, linea politica. Oppure, se quel termine non piace, possiamo accordarci su «tendenza».

Con quella non concordo.

Ma ci sono modi e modi di esprimere il dissenso. Così come occorre considerare la permalosità altrui.

Permalosità, qui, significa sensibilità scolpita dall’esperienza, osservazioni e meditazioni personali allenate, rapidità di giudizio scaturente dal «già visto», tensione partorita dai diritti fondamentali minacciati. Qui, permalosità, non significa ciò che dice di essa il vocabolario.

Richiedere una dichiarazione in capo a tutto significa imporre all’interlocutore una strada obbligata, che l’interlocutore può anche non comprendere.

Esprimere insofferenza perché si guarda al passato e porre domande cogenti sul presente, tarpa le ali.

Poiché, ne sono convinto, tutto ciò che sta succedendo ADESSO dipende da quel PASSATO. Nuove generazioni comprese. Ed ignare.

Anziché soffermarmi e rispondere su post discussi e facilmente rintracciabili, sento la necessità di esprimerti lo stato d’animo.

Giuliano Ferrara, intervistando (o, forse, interrogando) a «8 e mezzo»  Vito Mancuso sul suo libro L’anima ed il suo destino, ad un certo punto gli dice: «Eh, professore, ciò che afferma è secondo il Mancuso pensiero, professore, non secondo la Chiesa Cattolica». Lo dice come fosse un rimprovero.

Caspita, ma era chiaro che Mancuso era su di un altro piano. Glielo rinfranca il cardinale Martini nell’introduzione: «Ti saranno contro in molti per ciò che scrivi, ma la tua è una riflessione seria» (il riassunto è mio).

Mi sembrò (e fu una sensazione) che il Pherrara si stizzisse poiché il Mancuso attaccava i suoi convincimenti, stravolgesse la sua bussola: come vedere la propria casa delle idee traballare. Accettando il pensiero di Mancuso, il Pherrara doveva rivedere anni di studi e solide convinzioni. Così intuii.

Tu, Vascello, credesti che attaccassi la tua etica;  io, invece,  contestavo il tuo politico sentire. Ma, te lo devo dire perché altrimenti non sarei onesto verso di te, mi apparisti un po’  Giuliano.

Insisto. Vi rifugiate sempre nel passato. Ma allora vi va bene così, che i diritti phondamentali della nosotra Costituciòn siano calpestati? Perdonami, Vascello, la battuta: mi sembra di sentire Fabio Frizzi nei Soliti Ignoti.

No, non mi sta bene. Ma, vedi Vascello, è un’opposizione molle. E non coglie il sugo del nocciolo.

Mi sta più a cuore sapere e conoscere chi ho a fianco nella lotta. Poiché, una volta vinta la guerra, ci si può dividere sulle fondamenta.

E se un direttore di giornale, poniamo si chiami «La cosa di Tutti», verga un fondo contro il Male Oscuro che ci sottrae libertà, non mi preoccupo come combattere il Male Oscuro: mi preoccupo di più la coerenza STORICA di quel giornale che, ritengo io, non si confà coll’idea che ho io di democrazia.

Ma quel giornale è un potere forte, io sarei un modesto combattente: nella Repubblica erigenda varranno più i miei diritti (che sono quelli di tutti noi) oppure i diritti dei potentati finanziatori di quel giornale? Con Guido Neppi Modona sostenne Luciano Lama ed il nuovo corso della Cgil: secondo voi, una Fabbrica Automobili che assumeva operai impiegati nel trattamento delle vernici reflue,  calzandoli di lunghi stivali e dotandoli di una mascherina di carta, facendoli svenire dentro la melma velenosa, importava di più la salute dei suoi dipendenti oppure le idee salariali moderate del Modona di allora? Che viso aveva il Leviatano?

È storia, Vascello.  Tu sai meglio di me che se non la si studia, per capire da che parte stava e sta chi, si arriva ad oggi che non si fa altro che perdere. Infatti, un’altra sconsolata affermazione che passeggia sul tuo ponte è: eppur lo votano. Seguita da una domanda vestita da monatto: Perché? La risposta non arriva.

La risposta, quella che dovevo riferirti, me la suggerisce Maria Antonietta Macciocchi nel suo libro Duemila anni di felicità.

Partigiana e comunista, poi estradata dal Partido, racconta un’avventura occorsale durante la Resistenza.

Un capo partigiano comunista (poi rivelatosi spia dell’Ovra e giustiziato) la sospetta e le domanda: come mai sei riuscita a fuggire? Tutti catturati e tu no, come mai?

Macciocchi prosegue e dice: quella domanda, nel Partido, cambiò ma la sostanza era la stessa: come ti sei comportata durante la resistenza?

E conclude: solo più tardi capii che il sospetto è l’anticamera del processo.

Ecco, Vascello, la mia ingenuità impera qui, incontrollata. Va bene che era la guerra e le antenne erano ritte. Ma anche dopo? Anche quando hai parlato più col comportamento che colle parole?

Quello che mi piace di te, Vascello, è la tua idea praticata, anche a fatica ma sempre in compagnia del buon senso, di libertà. E per libertà intendo lasciar parlare chi scrive. Cercare di capirlo nell’anima. Non sempre riesce.

Mi accorsi che Elena voleva esprimere qualcosa. Lessi e rilessi il suo scritto. Presi la tastiera e ticchettai una spiegazione. Elena rispose.

Scrivo sul tuo legno poiché penso (e «sento») che occorra svelarsi, parlarsi, trovarsi.

Chiarirsi e ritrovarsi.

Confrontarsi.

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4 Commenti

  • avatar George Clifford scrive:

    Ogni tanto faccio il manovale o l’attacchino per Nave Corsara. Mi sento, quindi, in dovere di indirizzarti questa riga e mezzo di esortazione e supplica: Paolo Sirocchi, io, di quello che hai scritto, affogato tra l’altro in una decina di citazioni, non ho capito un granché. Sarebbe possibile avere una traduzione, una specie di Bignami del tuo pensiero su Nave Corsara e sul comportamento della sua redazione? Grazie per quello che potrai e vorrai fare. George Clifford

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    • avatar fb scrive:

      George, Paolo Sirocchi, che io comprendo benissimo, ma non capisco, con il quale concordo in modo discorde, redige pensieri in libertà, ma da coatto, si libra ad altitudini underground, compie balzi da antilope, eppure resta sempre in un luogo circoscritto. A me piace incondizionatamente, perchè scrive emozoini e non ragioni, abbozza sentimenti ondivaghi e non riempie registri mastri da ragioniere e schizzi e schemi da geometra di aie e stie per polli. Per capirlo, non serve esere muniti di facoltà di decifrazione ed interpretazione del nostro idioma, ma di lettura di sogni non sognati ed ancora da sognare. Le sue frasi si intessono in trine e merletti agli occhi di chi tenta di intendere la vile realtà quotidiana, e poi si infrangono, si sminuzzano e si ricompongono come le figure di un multiforme caleidoscopio. Mi sono spiegato abbastanza distesamente o sono stato inteso o frainteso o malinteso pure io?

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  • avatar EMMECIBI scrive:

    ero preoccupato, non avevo capito una mazza ma mi sono vergognato a scriverlo

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  • avatar Rispondendo a George che mi pone una quistione interessante, Paolo Sirocchi scrive:

    Sì, George, il mio pezzo ultimo scritto sarebbe stato respinto in una qualichesiasi scuola italiana con un sonoro “4″ oppure, ben giudicare, con un inappellabile “3″.
    Mi è venuto male. E’ andata così.
    E’ mio parere che il Vascello Pirata, ultimamente, prediliga di più certi argomenti che altri.
    E’ mio parere che il Vascello Pirata tratti alcuni argomenti con più veemenza di altri.
    E’ legittimo.
    Così come il mio pensiero.
    Dopo tutto, tutto serve per creare dibattito, vuoi a causa di una notizia vuoi a causa di una provocazione.
    Mie, vostre, del Vascello, della realtà politica, della vita quotidiana.
    La domanda che io credo si ponga qui è: è il Vascello che è cambiato o cambia oppure sono io?
    La risposta richiede un’attenta e serena risposta da parte mia ma, di ritorno oggi, adesso, in quest’ora ed in questi minuti, da 900 chilometri macinati per lavoro in tre regioni italiane, credimi George, non ho il carburante necessario alla bisogna.
    Sarà mia cura provvedere allo sviluppo della risposta quanto prima.
    E’ una promessa.

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