Manovra economica. Saremo noi con gli stipendi medio-bassi a pagare la crisi, come al solito
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha firmato il decreto e la manovra economica può partire. Solo nei prossimi giorni si verranno a sapere bene tutti i dettagli, ma già fin da ora si conoscono i provvedimenti più importanti. Obiettivo principale della manovra è la riduzione del debito pubblico e la categoria colpita è quella dei dipendenti pubblici, i famosi «fannulloni» tanto odiati dal ministro Renato Brunetta.
Discorso che apparentemente non fa una piega ma che merita di essere approfondito.
È un atto ingiusto: colpisce solo i dipendenti pubblici ma non tocca i privati, nemmeno quelli con redditi alti.
Bloccando ogni tipo di aumento colpisce soprattutto i lavoratori a reddito medio-basso (non adeguare nel corso di diversi anni uno stipendio che ammonta a 1000 euro ha un valore diverso che bloccarne uno di 5mila).
Limitare il turn-over al 20% vuol dire che su cinque dipendenti che andranno in pensione solo uno verrà sostituito.
La tanto reclamizzata lotta ai finti invalidi si poteva e, aggiungo io, si doveva fare prima senza aspettare il decreto. Analogamente anche la lotta all’evasione fiscale è una cosa che non va programmata ma che per uno Stato di diritto dovrebbe essere un impegno forte e costante tutto l’anno.
L’impressione che ho da una prima lettura della manovra è che come al solito si sia agito facendo della propaganda, riempiendosi la bocca di tante parole e picchiando duro solo contro i dipendenti pubblici che agli occhi della gente hanno una credibilità ridotta quasi a zero.
Si dovevano sopprimere le province ma non se ne farà niente. Si doveva colpire la casta ma per ora i provvedimenti sui politici sono quasi inesistenti. Gli introiti previsti per il 2012 sono pari a 72.165 euro per i tagli ai ministri e 30 mila euro per i tagli ai partiti.
Di sicuro un’accetta si abbatterà su comuni, province e regioni che saranno costretti a ridurre i servizi ai cittadini e ad aumentare le tasse. Già sono sotto gli occhi di tutti le conseguenze che si hanno nei comuni con la soppressione dell’Ici. Il governo continua a ripetere il patetico slogan «non mettiamo le mani nelle tasche dei cittadini» ma di fatto gli italiani pagheranno lo scotto di questa manovra.
Io lavoro nella Sanità da trent’anni e sono orgogliosa di essere un dipendente pubblico. Lavoro con impegno e non credo di aver nulla da rimproverarmi rispetto a tanti dipendenti privati. Mi è capitato di vedere molti colleghi che lavorano molto insieme anche a chi non fa tanto. Penso comunque che non saranno questi provvedimenti a pioggia che miglioreranno la situazione ma anzi la consapevolezza che tanto, che tu lavori o no, non cambierà niente e non darà molti stimoli a fare.
Il blocco del turn over provocherà un allungamento delle liste d’attesa, un peggioramento delle prestazioni e l’aumento della Sanità privata con costi più alti per i cittadini.
La mia non vuole essere una difesa d’ufficio dei dipendenti pubblici. Ritengo siano molte le situazioni da sanare. La lotta agli sprechi deve essere sempre al primo posto così come l’attenzione ai costi del personale (contratti d’oro tante volte non giustificati da risultati proporzionati). Occorre motivare i dipendenti al senso del dovere e premiare chi lavora. Gli incentivi così come le limitazioni stipendiali a pioggia non servono ma demotivano. Ottengono il risultato contrario.
Permettetemi alla fine un’osservazione.
Un governo che chiede sacrifici deve essere credibile dai cittadini e non mi pare che questo lo sia. Ci sono troppi scandali, troppi misteri non risolti, troppe scelte non condivisibili. Si è iniziato con l’indulto, si prosegue con i condoni, con la lotta alle intercettazioni… Si punisce il reddito ma non si tocca il patrimonio. Manca l’impegno per una vera trasparenza e rettitudine morale, ci si riempie la bocca di parole come amore, famiglia, ma poi chi guida il paese non va in quella direzione. Non si paga l’Ici sulla seconda e terza casa, non si pagano tasse su yatch e panfili vari, si pagano fior di quattrini a parlamentari che lavorano pochi giorni alla settimana e poi si chiedono sacrifici a chi lavora per 1000 – 1500 euro al mese. Non può andar bene così.
Giovanna Galli















La Galli ha non una, non mille, ma milioni di ragioni; putroppo, in Italia, da quanto posso ricordarmi fin da piccolo, quando ascoltavo le lamentazioni dei miei e degli adulti, e dalle tante letture delle vicende storiche dell’Italia unita da 150 anni a ‘sta parte, è sempre stato così, anche se ora il governo attuale lo fa in modi più sfacciati e scoperti. Hanno semre spremuto, avvilito e dimenticato i ceti meno abbienti, bastonandoli a morte con tasse, sovrattasse, una, mille tantum, mai paucum. Io a volte mi meraviglio della pazienza del popolo italiano, o forse non di pazienza si tratta, ma solo di rassegnazione para-islamica,umiliato e deriso da decenni nei suoi elementi migliori, i lavoratori serii ed onesti dell’agricoltura, delle industrie, del pubblico e privato impiego. Poveracci con il capo chino sul lavoro e sotto le prepotenze di coloro che hanno eletto come loro rappresentanti e difensori d’ufficio. Gente che sopporta, sopporta, e poi ancora sopporta, nella vana attesa di un Messia che li redima dalla condizione di animali da soma e da basto; un Messia che , come Godot, mai arriva e mai giungerà. Ma un altro popolo non avrebbe scatenato già una rivoluzione armata, per spazzare via questa classe bieca di sanguisughe, di mangiapane ad ufo e a tradimento che ci governano ed amministrano da molto, troppo tempo? Forse siamo tutti colpevoli, come rimproverava il Signore scaligero ai Montecchi ed ai Capuleti, che avevano provocato la morte di tanti dei loro parenti.
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“La rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezzà, con tanta grazia o cortesia, la rivoluzione è un atto di violenza”.
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—Aggiungo che il Presidente della Repubblica si dovrebbe solamente VERGOGNARE per le sue affermazioni.
Se è vero che è il Primo Cittadino, dovrebbe rendersi conto della situazione dell’80% dei suoi concittadini.
Se è vero che è il Primo Cittadino, vorrei sapere come fa a chiedere sacrifici a quel’80% che li ha fatti da generazioni.
Se è vero che è il Primo Cittadino prima di chiedere ancora sacrifici a chi non ne può più fare.dovrebbe trarre beneficio dalla brezza che spira sul Colle più Alto e pensare bene a quello che sta per succedere in Italia.
Frasi del genere, dette dal Primo Cittadino, non possono far altro che far uscire la rabbia repressa da generazioni,in un sol colpo.
Il Primo Cittadino è forse cieco e non riesce a vedere lòa situazione della Nazione?
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Io non sono un dipendente pubblico.
Non lo sono mai stato.
Io sono stato e sono un dipendente del settore privato.
A fiuto e, talvolta, a k191013 (19, 10, 13 sono lettere dell’alfabeto italiano) sono stato sempre occupato.
Into mondo del lavoro.
Per fortuna. O per disgrazia. Dipende dai punti di vista.
Ho fruito di circa 10 mesi di mobilità.
Ringrazio chi ha pagato le tasse poiché quei dieci mesi dipendevano dalle mie e vostre tasse pagate.
Mi sono stati pagati a partire dal nono mese poiché residente a Fidenza ma occupato nella provincia di Milano: i database provinciali non erano “sincronizzati”.
Argomento complesso il pubblico ed il privato.
Argomento importante, profondo.
Interessa la vita di quasi tutti ed aspetti cruciali della nostra psiche: speranze, desideri, sogni, realizzazioni, soddisfazioni.
Nel breve e nel lungo termine.
C’è un diritto del lavoro, pubblico.
C’è un diritto del lavoro, privato.
Sono diritti.
Ne riparleremo.
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Caro Capitano Achab la firma del decreto e le affermazioni fatte dal Presidente della Repubblica hanno fatto male anche a me ma parlare di rivoluzione mi sembra davvero un voler parlare alla pancia. Occorre far capire alla gente che così non può andare avanti ma senza dimenticare che quasi la metà degli italiani ripone ancora la sua fiducia nel governo Berlusconi. C’è ancora tanta gente che di fronte agli scandali lo difende e allora fai poca rivoluzione. Si tratta continuare una sorta di resistenza in cui si denunciano le cose che non vanno. Mi sembra che le manifestazioni di piazza non portino a grandi risultati. La Grecia è lì a dimostrarci dove potremo andare a finire.
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Signora Galli, noi italiani non siamo un popolo di ribelli e rivoluzionari, solo perchè da perlomeno 16 secoli siamo abituati a chinare la testa ed il groppone, come tanti animali da soma, dinnanzi a padroni esteri e nostrani, ma non sarà certo con le armi spuntate della cosiddetta democrazia, vedi cabine elettoraai, che cacceremo dal suolo italico certa gentaglia. Il fatto è che anche i migliori od i finti contestatori, vedi Lega Nord o PRC ed affini, una volta arrivati in Parlamento a Roma, definita ladrona, pure loro, se non ladroni, chiudono occhi, orecchie e si cuciono le labbra, come le famose tre scimmiette. Certo, purtroppo da noi le rivoluzioni non ci sono mai state, non siamo i francesi, gli inglesi, i russi, i cknesi o gli americani; siamo tutti italiani. Il potere non ci logora affatto, ci riempe la panza e la scarsella e ci dona, da qualche tempo, anche sollazzi sessuali, ognuno a suo gusto e piacimento, che siano poi escrts o trans, coca o erba. Invece che sesso, droga e rock’n'roll, sesso, droga, tarantella,vino e tarallucci. Non ha nessuna importanza il consenso virtuale di Berlusconi; tutti i capipopolo, dai fratelli Gracchi, a Cola di Rienzo, a Masaniello, al Duce, erano portati in palma di mano fino alla domenica, poi sono stati fatti a pezzi il lunedì. Ed anche il Duce, se non era che entravano a darci il la gli Alleati, fosse stato per noi, moriva ne suo letto negli anni ’70. Se non altro in Grecia, un tempo, avevano tenuto testa e sconfitto i Persiani; noi invece li avremmo fatti entrare in casa, svendendo il nostro alloggio nazionale, pur di diventare i leccapiedi, i sudditi, i servi ed i cani da salotto e da compagnia di qualche potente, asiatico, africano od europeo che fosse.
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…Giovanna, devo premettere innanzi tutto che la famosa frase sulla rivoluzione non è mia ma, l’ho presa per così dire”in prestito”…..
..Giovanna :
“Occorre far capire alla gente che così non può andare avanti ma senza dimenticare che quasi la metà degli italiani ripone ancora la sua fiducia nel governo Berlusconi”….A mio modo di vedere Berlusconi è il sintomo ma la malattia è un’altra.
Perchè mi sono “incattivito” con il Primus inter Pares?
Semplice, gracchia ed ammonisce e rompe i coglioni tutti i giorni su” questo non si deve dire, questo non si deve fare, questo e’ sbagliato, etcetcetc….e quando gli arriva sul tavolo ogni puttanata possibile…che fa il nostro Primus inter Pares?..Firma…Firma e firma, adducendo ogni volta scuse pelose sul suo comportamento.
Non ho alcun timore nel sostenere che tra il Presidente della Repubblica Napolitano ed il Presidente della Repubblica Pertini…in mezzo ci passano Costellazioni e Galassie intere!!!!
..Giovanna, ” guarda e rileggi” la storia italiana….
Mi dici che è un discorso di “pancia”?….
Gli Italiani sono una nazione di “pancia”
..La storia dell’Italia non è la storia della Grecia….
In Italia, a partire dalla strage degli Ugonotti per arrivare ai nostri giorni….., quando gli “amori finiscono” o ti sgozzano oppure ti mettono a testa in giù..tipo Piazzale Loreto…
E’ un popolo paziente l’Italiano ma anche molto molto sanguigno…quando scoppia……
Quello che sta “disturbando” nelle frasi del P.d.R. è l’assoluta miopia, l’ipocrisia che permea il suo comportamento.
Ammonisce e poi firma…
Per forza di cose poi le persone votano Berlusconi…Tanto poi Napolitano firma tutto quello che Berlusconi dice di fare…
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Baleniere , non mi sembra cosi semplice.
Il Presidente non puo’ rifiutarsi di firmare , ma supportato dai suoi consiglieri puo’ esprimere delle perplessita’ e rimandare alle Camere una legge.
Se poi passa la DEVE firmare , ai controlli ulteriori ci pensa la Corte Costituzionale .
Se cosi non fosse sarebbe il Presidenzialismo alla Berlusconi , quella del faccio quel catso che mi pare.
Al limite il P.d. R se non se la sente di firmare baggianate puo’ dare le dimissioni, innescando una crisi ancora peggiore.
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Puke58 scrive:
4 giugno 2010 alle 20:29
…Caro Puke, non voglio tediarti sui tantissimi poteri che ha il P.d.R.( che sono tanti, tra cui, non ultimo anche quello di essere a capo della magistratura…).
La realtà è davanti agli occhi di tutti.
Più che “ammonire” e tagliare nastri non fa. Firma e richiede sacrifici, dimenticandosi delle reali situazioni del Paese.
Presidenzialismo alla Berlusconi? Scusami ma c’è già nei fatti.
Il P.d.R. è lo scriba ed il firmaiolo ufficiale del Berlusca.
Questa è la realtà.
Fra i due, Napolitano e Berlusconi, sicuramente è più ipocrita il primo e per questo il secondo fa sempre il pieno di voti.
Fanno finta di litigare poi alla sera si trovano a mangiare insieme ed il conto lo fanno pagare a noi.
Peccato che i soldi siano finiti….
Parlano di ” Festa Finita”…ma quando mai siamo stati invitati alla ” Loro Festa”?
Recita davanti alle telecamere la parte del fustigatore di Berlusconi e poi, nei fatti, firma tutto quello che Berlusconi gli fa arrivare sulla sua scrivania.
Più che tagliare nastri e presenziare a cerimonie cosa fa? Ammonisce e firma.
” Berlusconi sbaglia, ma io firmo tutto e ti faccio pagare a te”.
Questo in sintesi è il comportamento del Primus inter Pares…
Dare le dimissioni? “Mollare” il seggiolone?
Caro Puke, questi comportamenti dettati da COERENZA MORALE, non appartengono ai rappresentanti della nostra classe politica.
Innescare crisi più grave?
Il prossimo passo è ” l’atto di violenza”….
P.S. La Frase da me citata sulla Rivoluzione è di Mao Zedong ( si pronuncia Tse Tung )…discutibile fin che vuoi, criticabile fin che vuoi..d’accordo od in disaccordo, penso che di Rivoluzioni ne sapesse qualcosa—-
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P.S. —dicunt che il sangue arrivasse alle caviglie a Firenze quando cadde ( strage degli ugonotti)….
……a Milano, la carriera del “mascellone di Predappio” iniziò e finì….iniziò in modo svafillante e finì a testa in giù in una pompa di benzina…
..Giulio Cesare si beccò 30 e passa pugnalate…
Puke, l’italiano è sanguinario e vendicativo…
basta leggere la nostra storia..è tutto scritto…
…Subisce, subisce, subisce….poi ad un tratto scoppia e succede l’”atto di violenza”…è tutto scritto nella nostra storia.
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A parziale suffragio e sostegno di quanto ho scritto in precedenza e che è stato guardato con sospetto come proveniente da soggetto guerrafondaio, bombarolo e rivoluzionario ragionante con la pancia, riporto le parole scitte 90 anni orsono da un certo Piero Gobetti, tratte da “Rivoluzione liberale”. Come allora per Mussolini, anche Berlusconi è legato alle aristocrazie industriali ed a cosche innominabili di altro genere, per cui “anche in perefetta buona fede, potrà dire di no a dieci, ma finirà per concedere a venti i favori della protezione dello Stato”; ragion per cui “non possiamo star neutrali,, in benevola attesa”, anche perchè Gobetti sa bene di essere quasi solo “in mezzo ad un popolo di sbandati, che non è ancora una nazione.” Oggi, nel berlusconismo, si rilegge, come allora nel fascismo, l’autobiografia di una nazione, l’oggettivazione di mali antichi -la faciloneria, la supeficialità, gli entusiasmi infantilisrici, il dannunzianesimo culturale e politico- e sarebbe necessaria, come preconizzava Gobetti, una radicalizzazine ed intransigenza della lotta. Credere ancora alla collaborazione tra le classi sociali è un’utopia, anche perchè oramai non ci sono che classi medie imborghesite, che si azzannano tra di loro solo per invidie e gelosie legate all’Avere e all’Apparire e non all’Essere qualche cosa e qualcuno. Già allora Piero denunciava “l’inesistenza di minoranze eroiche, la fine provvisoria delle eresie. Ad un popolo di dannunziani non si può chiedere spirito di sacrificio.” E continuava: “Gli italiani hanno ben animo di schiavi.” Anche ora non possiamo illuderci troppo di salvare o deviare la linea politica corrente, ma se non altro si può salvare il simbolo della lotta politica, come un tempo per la Resistenza. Concludeva addirittura con iperboli quali: “E bisogna sperare che i tiranni siano tiranni, che la reazione sia reazione, che ci sia chi avrà il coraggio di levare la ghigliottina: chiediamo le frustate, perchè qualcuno si svegli, chiediamo il boia perchè si possa veder chiaro.”
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